domenica 7 ottobre 2018

PARTE SECONDA----- Donne, uomini, u’Curdu: effetti collaterali del mondialismo----- IL PECORARO FISCHIA, I CANI ABBAIANO, LE PECORE CORRONO




L’Argento di Asia e la paglia di Jimmy
 
Qui parliamo di alcuni effetti collaterali. Posso permettermi, con Facebook e gli altri padroni mondiali della verità e della morale che ascoltano, di dire che lo spiaggiato di Hollywood, Jimmy Bennett, con il suo caschetto di spighe in testa, mi ha convinto molto più della star Asia Argento, anche perché, date le sue dimensioni, il 21enne mi pare che stia alla 43enne come uno gnomo di giardino sta alle Venere della fontana; anche perché i messaggi inviati al ragazzetto da Asia paiono quelli di una Bovary in crisi di astinenza e le foto del dopo-amplesso ci rivelano una signora trasognata, molto soddisfatta, per nulla turbata dall’orrendo stupro consumato e che si sarebbe poi amichevolmente discusso durante il conviviale pranzo al ristorante chic; anche perché un ricattatore senza causa lo si manda al diavolo e non gli si fanno versare 250mila dollari; anche perché avere una relazione duratura con un orco di cui vent’anni dopo si dice di essere stata violentata (lui nega, ma non conta), non è che faccia proprio credibilità;  anche perché su un regista che ha osato rifare – per quanto male – un film di suo padre, l’indignata figliola non la manda a dire dando dimostrazione di stile, galateo e buona condotta: 


anche perché, a partire dell’armata sorosiana delle #MeToo, tutti/e coloro che si sono schierati/e pro-stupro subito da Asia sarebbero felicissimi di schierarsi pro-ulteriori rimozioni del sottoscritto da Facebook. E, secondo la proprietà transitiva, chi è amico del tuo nemico…

Mimmo u’Curdu
Posso permettermi, con Facebook e le altre sentinelle mondiali della verità, della libertà e della morale, di dire che Mimmo u’Curdo (già quel nome mutuato ai pulitori etnici con scorta Usa in Siria e Iraq) mi convince poco e ancor meno mi convince la turba scatenata dei suoi followers in marcia verso il paradiso dell’accoglienza calabrese? Non sono di quelli che si sprofondano in omaggi al Terzo Potere di questo Stato giurando “piena fiducia nella magistratura”, spesso nella speranza di tenersela buona. Sono del tutto favorevole, io che non sono un titolare delle istituzioni e relative leggi, in mancanza di altre opzioni di rovesciamento dell’ordine esistente, alla disobbedienza civile quando una legge di tale Stato, o del superstato non eletto europeo che lo controlla, mi impone di violare l’articolo 11 della Costituzione e collaborare alla distruzione del futuro di Siria, Iraq, Libia o Africa tutta. Ma non mi buggera l’equivoco dell’invocazione di tale strumento di lotta da parte di un rappresentante delle Istituzioni. E no, caro Mimmo Lucano, da eletto sei uomo di legge, sei sindaco e se vuoi fare la disobbedienza civile ti dimetti e vai in piazza insieme ai cittadini impotenti.

Lasciando alla “piena fiducia alla magistratura”, pure pesantemente insultata dagli umanitari che su tale “piena fiducia”  tentennano quando si tratta di reati imputati a chi siede in poltrone di damasco, la prova o la smentita dei reati indagati, mi allontana dal celebrato “modello Riace” anche una dimenticanza del reato più grave che, se non i giudici, se non altre istituzioni locali e globali, a Mimmo u’Curdo dovrebbero imputarlo la leggendaria società civile, depositaria di ogni umanità, bontà, giustizia. Il sindaco celebra il ripopolamento del suo paese, che non si sarebbe mai spopolato, insieme ad altre migliaia dell’interno italiano, se solo si fosse provveduto a munire quei cittadini di una politica per l’agricoltura e l’artigianato, di scuole, asili, trasporti, anziché deportarli nelle baracche di Torino a Milano e nei reparti punizione di Valletta e poi Marchionne. E gli battono le mani e gli versano la lacrimuccia di consolazione coloro che di queste incombenze (non) si sono occupati.

Ripopolare casa tua a spese dello spopolamento di casa sua?

Libia


Ripopolarlo con gente del  Senegal, della Nigeria, del Mali comporta aver spopolato il Senegal, la Nigeria, il Mali di un’intera generazione giovane e forte (come si vede agli arrivi) e gli altri paesi africani e mediorientali delle forze che avrebbero dovuto costruire il futuro del loro paese, o di quelle che l’avrebbero dovuto ricostruire dopo che gli “accoglitori” di oggi glielo hanno sfasciato (Siria, Iraq, Afghanistan, Libia…). Paese che viene invece così lasciato alla mercè dei vampiri multinazionali.  
Un Riace non fa primavera e non copre campi di pomodoro.

Lusingarli con la prospettiva di un unica Riace, dove possono spingere carretti con la spazzatura, o far sposare prostitute a vecchietti rimbambiti in matrimoni non meno combinati di quelli che di solito si deprecano, significa attirarli nei campi di pomodori e negli hangar di Amazon,  in una nuova edizione della  tratta degli schiavi. Vabbè che Gesù aveva accolto la prostituta, ma mica l’aveva data in sposa a Pietro. E anche la cittadinanza onoraria alla Boldrini,  che insegna nelle scuole a guardarsi dalle news che per lei sono fake, non è proprio il migliore degli attestati di tolleranza.

Il colonialismo 2.0, quello dei buoni

BUM! Chissà cosa ne direbbero quelli del 1870 a Parigi…

E’ il colonialismo 2.0, su cui si costruisce la nuova fase dell’accumulazione del capitalismo neoliberista, nient’altro. La magistratura ti assolverà, Curdu. “L’ampia fiducia” dello tsunami finanz-buonista sarà premiata e ti solleverà fino al Quirinale (ci è arrivato Regeni, figurati tu. Chissà perché non ci arrivano mai né Cucchi, né Aldovrandi, né Uva, né gli altri morti di Stato, per loro sfiga Stato non egiziano). Hai molti amici, Curdu, di eccelsa qualità. Li hai visti sotto il balcone: Luciana-io,io,io-Castellina, Boldrini, Ovadia, l’accoglitrice senza se e senza ma, purchè non spagnoli, Ada Colau,  Adriano Sofri, una garanzia assoluta, Furio Colombo che sul Fatto, con logica ineccepibile, sposa la sua passione per Riace e i suoi migranti a quella per Israele e i suoi palestinesi… Gente che se gli dici Yemen, Palestina, Siria, ti guardano  come se avessi nominato l’isola che non c’è.  Mai Facebook li censurerà.

Sei paginoni al giorno di un “manifesto” indemoniato che, come gli altri superstiti della sinistra sinistra, di sinistra, centro e destra, se gli venisse a mancare la ciambella, di salvataggio e di nutrimento, dell’immigrazione, non saprebbero più a cosa attaccarsi. Ma lo sanno che il sudanese che, con l’asino, tira il carretto della spazzatura di Riace, lo tirava anche a casa sua, a Giuba, prima che i signori del petrolio non glielo avessero bruciato insieme a tutto il villaggio? Ma sarebbe mai stata prostituta la ragazza nigeriana e non avrebbe forse sposato un giovane del suo paese, se l’Isis incistato anche lì dai soliti del divide et impera non l’avesse fatta fuggire nella boscaglia?


Hai gli stessi amici di coloro che ho visto ripopolare il quartiere berlinese di Moabit. Quello che Brecht  ci ha raccontato spumeggiante di cultura proletaria e sottoproletaria, anche romanticamente malavitosa, svuotato dal furto di ogni capacità produttiva e dal massacro sociale inflitto da San Kohl alla Germania DDR, ma presto ripopolato da migranti scampati dagli artigli multinazionali su Egitto, Marocco, Tunisia, Iraq. Ora antichi palazzi Biedermayer e guglielmini dei tempi non solo di Brecht, di Schiller, Schopenhauer, Kleist, Brentano, Engels, hanno sui loro piedi un’ininterrotta successione di Kebab, negozi e trattorie con profumi di montone e falafel e costumi arabi imbastarditi. Si sono anche inseriti vietnamiti, via dal napalm, greci, via dalle zanne della Troika o dei colonelli, cinesi, via da Teng Tsiao Ping. Gli unici concittadini di Brecht appaiono qui fugacemente per mangiare esotico. Nessun palazzo parla più con chi gli formicola ai piedi. E viceversa. Tutti sconfitti.

Tu non ricordi la casa di questa mia terra e io non so chi va e chi resta

E questa la tua prospettiva Mimmo Lucano? Io preferisco essere amico dei tuoi amici lasciati a casa. Non privati dello jus soli. Del LORO suolo. Non  credi, caro Mimmo, che i veri razzismo e xenofobia siano da sempre quelli dei colonialisti, missionari apripista, eserciti di occupazione e multinazionali che trattano i popoli del Sud come merce da alienare, sottomettere, spremere, derubare e, oggi, disperdere dove fa più comodo? E che il vero “discorso dell’odio” sia quello che, inveendo contro chi si oppone allo sradicamento, di questo sociocidio occulta le vere ragioni?  Non ti racconta la storia che siamo stati noi, sempre noi, con i nostri valori, le nostre croci, le nostre baionette, le nostre menzogne a distruggere un’Africa che viveva del suo e per il suo. E ora vuoi rimediare, non urlando contro questi bianchi che ci riprovano a forza di multinazionali, missionari e Ong, ma consolandoti e consolandoli accogliendo qualche sopravvissuto?

Il varco é qui? (Ripullula il frangente
ancora sulla balza che scoscende ...)
Tu non ricordi la casa di questa
mia sera. Ed io non so chi va e chi resta

(https://www.libriantichionline.com/divagazioni/eugenio_montale_casa_doganieri)

Kavanaugh, basta la parola

E allora, posso infine permettermi l’abominio, con Facebook e gli altri padroni mondiali della verità e della morale che ascoltano, di dire che sto con Brett Kavanaugh piuttosto che con la dottoressa Ford, senza essere immediatamente ridotto a un tizzone d’inferno, come augurato da Asia Argento a Luca Guadagnino?  Qualche motivo da incrinare la sacralità della deposizione di Christine alla Commissione del Senato ce l’avrei. La donna ha dalla sua la macchina della verità, detta Poligrafo. Ma ha anche dalla sua una attività professionale in cui da psicologa insegnava come rispondere a tale macchina e, dunque, come fregarla. Aveva dalla sua le turbe psichiche che la violenza del candidato alla Corte Suprema le avrebbe lasciato in dote fino ad oggi: fobia degli spazi chiusi, fobia di volare, crisi claustrofobiche. Non proprio dalla sua è che invece ha volato decine di volte perfino per venire al Senato, che nessuno dei suoi mariti, fidanzati, amici ha mai notato insofferenze a spazi angusti (al Senato saliva e scendeva lietamente in ascensore).

L’amica di una vita, con la quale avrebbe condiviso la denunciata aggressione, obbrobriosa anche se non riuscita, dello strafatto di birra Kavanaugh, non ne ha la minima memoria, neanche che il party ci sia stato, né dove, né quando. Così il presunto partner nel tumulto alcolico-erotico. Fuggita dal luogo dei turpi sgavazzamenti, e dunque non riaccompagnata a casa, la teenager  si sarebbe fatta una quindicina di chilometri non si sa come e non si sa con chi. Né del resto lei ricorda dove si trovasse la casa del party e date a periodi diversi per l’evento e per la sua età. In tutta la sua vita non ha mai fatto menzione a fidanzati o marito del tremendo fatto accaduto e shock subito. Le è tornato in mente, comprensibilmente, quando ha saputo che il candidato di Trump stava per diventare membro della Corte Suprema. E lo ha raccontato alla senatrice Feinstein, un falco democratico che, vai a sapere perchè, se l’è tenuta in grembo per due mesi per poi renderne edotto il mondo alla vigilia del voto del Congresso sulla candidatura. Poi lo ha riferito, in termini un po’ diversi, anche al Washington Post, giornale di Bezos (Amazon) di cui si conosce l’amore sviscerato per Trump, nonché l’affinità elettiva con lo Stato Profondo Usa. Ci sarebbe molto altro, tanto quanto alla procuratrice che conduceva l’inchiesta l’interrogata non pareva raggiungere neanche il 50/50 tra credibilità e non. Idem per la fulminea inchiesta dell’FBI che pure, quando si tratta di mettere fango nel ventilatore contro Trump....



Qui, come nella vicenda che ha travolto le vite di tanti, illustri e meno, mica perché ci sono stati accusa, processo, difesa, giuria, giudice, sentenza, condanna o assoluzione, è bastata la parola. Di donna. La vecchia presunzione di innocenza, nella ben concepita e condotta guerra di distrazione dallo scontro di classe, quella tra donne e uomini, è ferrovecchio da ubbie illuministe. E con essa se ne vanno allo sfasciacarrozze stato di Diritto e quanto i dominati sono riusciti a strappare ai dominanti per grazie di Dio che la giustizia se l’amministravano in nome proprio. Se il soggetto A (donna) dichiara che il soggetto B (uomo) le ha fatto cose sconvenienti, o addirittura brutte, finisce lì. Finisce con la santa martire A e con la obliterazione di B. E’ tendenza. Fa bene alla globalizzazione.
 
C’è qualcosa di più deprimente della vicenda Kavanaugh-Ford? Delle eventuali accuse infondate, sollecitate in una congiura di palazzo? Dell’eventuale elezione a una carica suprema di giustizia un mentitore e molestatore di donne? Sì, c’è ed è il fatto che un’intera società si sta affrontando a colpi di clava su una questione che riguarda SOLAMENTE l’eventuale violenza di un uomo su una donna. Kavanaugh è per questo che diventa il bersaglio di movimenti femministi e loro sponsor interessati. Mica perché si tratterebbe di un giudice supremo che, da una vita, sta al cento per cento con abusi, prepotenze, illegalità, crimini delle multinazionali. Mica perché è un fanatico sostenitore dello Stato securitario, dell’uso della tortura come licenziato da Bush e mantenuto da Obama, dello spionaggio di massa su internet, telefono, email, vita, degli High Tech e dell’NSA, dell’identificazione di un’oligarchia plutocratica come unica forma di governo.  Mica perché ha sostenuto tutte le guerre e i genocidi di Bush, Obama e Trump, con le loro decine di milioni di morti. Tutta roba condivisa incondizionatamente dalla parte politica, i democratici, che lo vorrebbero far fuori e che allestiscono le marce delle donne.

Biani sul “manifesto”; il vignettista più amato del filantropo George Soros

Tutta roba di cui non s’è vista neanche l’ombra nella celebrata marcia Perugia Assisi di domenica, organizzata del sostenitori dei “ribelli” siriani Flavio Lotti, nel nome dall’immenso valore depistatorio della “lotta al razzismo, all’intolleranza, alla xenofobia”. E pure questo è un argomento che fa tendenza. Mica la denuncia delle stragi seriali di Gaza, di 8 anni di massacri per piegare la Siria, del genocidio nello Yemen, di 17 anni di bombe sulll’Afghanistan. Questi no, non fanno tendenza. L’hanno chiamata marcia della pace? O abbiamo capito male?

Tutto questo dimostra forse niente di risolutivo, se non l’abissale sprofondamento morale, politico, culturale e giuridico, della società e delle istituzioni dello Stato guida dell’Occidente. Quello a cui, evidentemente condividendone, se non imitandone  da sottoposti l’esempio, s’inchina la stessa totalità unanime del mondo mediatico e politico italiota,con la stessa sintonia e sincronia con cui si avventa da noi contro ciò che chiama il “governo più di destra della Repubblica”, solo perché ha dirottato un po’ di pane e di rose dai ricchi a quelli che non lo devono essere. Mai.

sabato 6 ottobre 2018

PARTE PRIMA---- Scossarella all’ordine globalista ed è subito terremoto ----- IL PECORARO FISCHIA, I CANI ABBAIANO, LE PECORE CORRONO




Quando, da Capitol Hill, Giove decise di farsi Europa
Partiamo da lontano e di corsa. In molti, compreso me, abbiamo spesso ricordato, alla mano di documenti del governo e dell’intelligence Usa e degli esiti che in questi erano racchiusi e programmati, che nella costruzione dell’Europa si sono avvicendati e intrecciati i progetti geopolitici, gli interessi economici, i messaggi culturali e gli assetti sociali  che Yalta ha sancito avrebbero dovuto costituire la governance in Occidente. Assetti sociali e interessi economici che avrebbero assicurato al proconsolato borghese europeo una quota  di minoranza nell’azionariato delle corporations anglosassoni e relative banche, in cambio di una rete di protezione economica, militare, culturale che le consentiva di trasferire ricchezza dai suoi popoli e da quelli a compartecipazione coloniale dalla base della piramide alla sua guglia. Si chiamano UE, BCE e Nato. Quest’ultima intesa alla difesa armata della “supercorporation” che il presidente Eisenhower aveva definito “il complesso militar-industriale”. 

Complesso che oggi va aggiornato in Stato Profondo Usa, composto dalla costellazione Pentagono, servizi di intelligence e sicurezza, capitale finanziario e media.
Questi ultimi passati da cani da guardia a sorveglianza sullo Stato, a cani da guardia che controllano i propri lettori e spettatori. Media perlopiù agli ordini e nella proprietà degli attori protagonisti del finanzcapitalismo, tipo Jeff Bezos, o Blackrock Inc,o AT&T, tra i più grossi investitori del mondo. Il nostro caporalato proconsolare nella Nato, in cambio di una rete di protezione economica, militare, culturale che le consentiva di trasferire ricchezza dal popolo allo zero virgola qualcosa, si sarebbe reso disponibile a fare da ruota di scorta, palesemente contro gli interessi del continente che gli era stato affidato, all’imperialismo delle potenze vincitrici.


Se non si conosce questo retroterra, mantenutosi saldo sotto sorveglianza di Washington-Bruxelles e del proconsolato partitico-accedemico-mediatico-ecclesiale nostrano, non si capirebbero le origini e ragioni del tifone abbattutosi sul governo di 5Stelle e Lega da ogni parete, angolo, interstizio, sottoscala  di questo Stato e dell’UE, con una veemenza e fregola di stringere gole che neanche e manco per niente ai tempi della resa dei conti con il fascismo. E, visto che non-sorpresa?,  nell’uragano saettano gli stessi venti e lampi che si sprigionano pro Argento, pro Mimmo o’Curdu, pro Christine Ford e contro chi ne mette in dubbio l’illibatezza al profumo di violetta. I missili arrivano da oltreoceano, le cannonate dalla Commissione (“piccoli Mussolini”, “Xenofobi”, “peggio della Grecia”) dove chi comanda più alza il gomito e più fa alzare lo spread e inebriarsi le agenzie di rating (leggi: i portavoce della Cupola). Con la lettera che vorrebbe stoppare il DEF, I draghi di Bruxelles e di Francoforte (uno s’è precipitato addirittura in Quirinale, di nascosto dal governo, cosa mai vista) hanno espettorato fiamme e fiele, diconsi “hate speeches”, sui barbari violatori di dogmi e liturgie.

Non lo hanno mai fatto quando altri avevano commesso le stesse sconsideratezze, tanti più deficit, tanti più debiti, però con la differenza dirimente che le avevano perpetrate a fini buoni: l’ordine globale dei soldi nella loro marcia unidirezionale dal basso in alto. Qui, invece, tra reddito di cittadinanza, demolizione della Fornero e altre intemperanze, si andava “in direzione ostinata e contraria”.

Guerra mondiale contro il governo “più di destra della Repubblica”
All’arma bianca i resti dei partiti che furono, con pagine al tritolo giornali e tivù. Per il “manifesto”, un gufo anti-gialloverdi come Renzi non se l’era mai trovato addosso,  la bocciatura dell’UE è equivalsa a un orgasmo come quelli che i vegliardi ricavano dalla memoria. Bersaglio di tutti, “il governo più di destra della Repubblica” che, con maglio non proprio dissimile dalle vecchie falce e martello, osa picconare l’ordine nato dal ratto d’Europa. Ne danno testimonianza, nella gazzetta ormai monotematica (governo di fascisti e razzisti) detta “manifesto” , mosca cocchiera dell’assalto mediatico universale,  con unanime spirito conservatore, direttori, vicedirettori, editorialisti, cronisti, correttori di bozze, poligrafici, portinai, strilloni.



E’ successa una cosa gravissima, intollerabile, che minaccia l’ordine del cosmo come allestito fin dai predecessori degli attuali reggenti e messo in questione solo nel breve arco che va dal 1968 al 1977: la piramide che s'inclina e minaccia di rovesciarsi,  il sistema di trasferimento della ricchezza dal basso verso l’alto, come concordato con la mafia e relativi referenti politici da allora ad oggi, fin dallo sbarco americano del ’43. Un “popolo disperso che nome non ha” s’è stufato di essere “non donna di provincie ma bordello”, s’è dato un nome, da inaudita sovranista ha rivendicato la sua provincia nell’ordine globale e, il 4 marzo 2018, ha votato diverso e dissonante. Ne è scaturito un governo affatto differente rispetto a quelli di tutta la storia prima. Un governo casinaro, di opposti e affini, di sguaiataggini e tonfi (verdi) e farloccherie e cedimenti (gialli), ma anche di provvedimenti solo sognati e che, per la prima volta, ha provato, timidamente, debolmente, a rovesciare il paradigma e restituire qual cosina del maltolto. Dai soldi strappati agli eurolicantropi non benefit e guiderdoni alla cricca del 10% che ha la ricchezza del 50% (a proposito del disarmante  “dove prendere i soldi?”), ma stampelle a chi zoppica. Dei 5,5 milioni di persone in miseria, dei 12 che non si possono curare, dei 18 che hanno un piede nella povertà e l’altro periclitante al limite, di cui non gliene doveva fregare niente a chi era proposto al famoso trasferimento globalista da sotto a sopra, da chi suda a chi sta al fresco,dalla natura al cemento, dalla pace alla guerra, dall’aria al gas, qualcuno un gialloverde, più giallo che verde,  ha iniziato a occuparsi. Abominio!


Ad accapigliarsi su chi schiuma di più e meglio ci sono tutti, da Propaganda Live in giù. L’intero cuccuzzaro dei talkshow, dei TG, dei programmi d’opinione, di intrattenimento, di schifo, gli esposti nelle vetrine del Grande Fratello, gli spiaggiati sulle isole delle baruffe al perizoma, le strisce dei coltivatori di pensieri importanti, quelli delle inchieste che non sbagliano mai bersaglio, con le rispettive compagnie di giro in transito dall’uno all’altro. Oltre ovviamente agli scontatissimi  ripetitori a stelle e strisce e stella di David sulle antenne di carta stampata.

Il turbamento è pari all’ira. E l’OSS (Office of Strategic Services) allora, e il colonello Donovan che impostò l’Italia postfascista come doveva essere facendo da lenone tra toro-Giove ed Europa?? E tutti soldi da lui e poi dalla Cia riversanti nei movimenti paneuropei? E allora il piano Marshall, foriero dell’americanizzazione di colture e produzioni? E Yalta e De Gasperi e i suoi nipotini tutti chiesa, servizi e strategie della tensione? E poi, in assenza di opposizione vera o finta, la stretta alla cinghia per opera delle Larghe Intese, di Monti, degli euroligarchi dalle porte girevoli tra Commissione e banche, un luminoso cammino verso la più forte diseguaglianza sociale d’Europa, la corruzione più grande d’Europa e la 70esima nel mondo, l’evasione degli amici degli amici  a 270 miliardi l’anno?  E i migranti estirpati dalle loro terre per abbattere un po’ i costi e non avere problemi nelle miniere d’oro, o per lo spostamento di popolazioni in vista della diga, o nella destinazione di terre dell’autosufficienza a feudi Monsanto dall’intensità in estensione e tossicità  ? Tutto inutile? E vuoi che non succeda un Casamicciola?

domenica 30 settembre 2018

BOGSIDE STORY A FIRENZE




  Mia foto di Jack Duddy, 16 anni, ucciso dai parà britannici il 30 gennaio 1972, “Domenica di Sangue”. Un racconto dettagliato di “Bloody Sunday” è nel mio libro “UN SESSANTOTTO LUNGO UNA VITA”, seconda edizione, editore Zambon.


 Mia foto di Padre Edward Daly e soccorritori mentre cercano di sottrarre alle pallottole dei parà britannici il corpo senza vita di Jack Duddy



Il filmato mostra il mio incontro con Martin McGuinness, già comandante dell'IRA e poi vice primo ministro dell'Irlanda del Nord, morto pochi giorni dopo la commemorazione del 45° anniversario di Bloody Sunday. Martin, un grande e valoroso amico, salvò la mia pelle e il mio materiale audiovisivo la notte dopo la strage, sottraendomi alla caccia dei militari britannici e contrabbandandomi nella Repubblica, a Dublino.


https://www.comingsoon.it/film/bogside-story/54853/video/  Trailer del film “Bogside Story”

Dall’8 al 25 ottobre il docufilm “Bogside Story” verra proiettato a Firenze nello storico cinema “LA COMPAGNIA”, in Via Cavour 50, a due passi dal Duomo. Orari e date in calce a questo comunicato.

 Bogside story” verrà introdotto e commentato dal sottoscritto Fulvio Grimaldi che nel film rappresenta una specie di filo rosso tra gli eventi del 30 gennaio 1972, “Bloody Sunday”, e la Derry e l’Irlanda del Nord non pacificata di oggi, anche alla mano degli splendidi murales con cui un trio di artisti di Derry , a volte riproducendo  le fotografie di Grimaldi  del massacro di civili manifestanti, compiuti dai parà di Sua Maestà, hanno fatto di Derry un’impressionante e affascinante galleria d’arte e di storia della lotta contro  l’occupazione britannica e la repressione unionista. Una vicenda rivissuta al presente e splendidamente raccontata dagli autori del film, Forte e Laino. Un documento particolarmente prezioso e di grande drammaticità è la registrazione audio che ho potuto fare della quasi intera sparatoria, un elemento di prova decisivo della esclusiva responsabilità britannica della strage.


 La”Domenica di Sangue”, che ha visto trucidare 14 cittadini inermi che manifestavano pacificamente per elementari diritti civili – casa, lavoro, sanità, ambiente, scuola, libertà d’espressione – da sempre negati alla popolazione autoctona repubblicana, è stata una vera svolta nella mia vita di giornalista e di essere umano grazie alla rappresentazione emblematica della ferocia  del potere, del cinismo, della capacità di uccidere innocenti e di avvolgere tutto questo nella nebbia della menzogna. Ne trassi l’occasione, essendo l’unico giornalista, insieme a un fotografo francese, riuscito a superare le barriere militari con cui il governo di Londra aveva tentato di bloccare ogni sguardo e ogni udito sulla strage programmata, per uno scoop internazionale che annichilì le versioni ufficiali dell’accaduto e ristabilì la verità, poi confermata da una serie di inchieste giudiziarie a cui le testimonianze mie e dei cittadini di Derry costrinsero il governo. Ritorno oggi in una Derry che non dimentica.
 Il resto sul film ve lo dice la scheda qui sotto.
 Il link in testa porta a un trailer del film.

Bogside Story
Titolo originale: Bogside Story
Bogside Story è un film di genere documentario del 2017, diretto da Rocco Forte, Pietro Laino, con Fulvio Grimaldi e Tom Kelly. Uscita al cinema il 20 settembre 2018. Durata 75 minuti. Distribuito da Distribuzione Indipendente.
DATA USCITA: 20 settembre 2018
·         GENEREDocumentario
·         ANNO2017
·         REGIARocco FortePietro Laino
·         PAESE: Italia
·         DURATA: 75 Min
·         DISTRIBUZIONE: Distribuzione Indipendente

TRAMA BOGSIDE STORY:

Bogside Strory, il documentario diretto da Rocco Forte e Pietro Laino, narra la storia dell'autorevole giornalista Fulvio Grimaldi, unico foto-reporter italiano a documentare la pacifica Marcia per i diritti civili del 30 Gennaio 1972 a Derry, culminata con il massacro tristemente noto con il nome di Bloody Sunday.

Fulvio Grimaldi torna in Irlanda del Nord, 45 anni dopo, per testimoniare alla terza inchiesta sul Bloody Sunday.
A Derry scopre che sulle mura esterne delle case del Bogside, il più importante quartiere cattolico della città, sono dipinti dei murales che raccontano gli eventi più significativi della recente storia nordirlandese. Affascinato dalla potenza comunicativa dei murales, uno dei quali ispirato alla sua fotografia divenuta icona della “Domenica di Sangue”, Fulvio entra in contatto con The Bogside Artists, gli autori dei murales, e con le persone che furono coinvolte negli eventi dipinti.

Prende vita così un viaggio tra passato e presente intriso di arte, storia e profonde emozioni. Gli incontri, i ricordi e le testimonianze determinano una drammatica immersione nella realtà di quel luogo e ne raccontano la sua storia: Bogside Story.

SPETTACOLI | VAI AL PROGRAMMA

LUNEDI' 8 OTTOBRE, ORE 17.00
MERCOLEDI' 10 OTTOBRE, ORE 15.00
MARTEDI' 16 OTTOBRE, ORE 19.00
SABATO 20 OTTOBRE, ORE 19.00
DOMENICA 21 OTTOBRE, ORE 17.00
LUNEDI' 22 OTTOBRE, ORE 21.00
MARTEDI' 23 OTTOBRE, ORE 15.00
GIOVEDI' 25 OTTOBRE, ORE 17.00

lunedì 17 settembre 2018

PRIMA MONDIALE DI “BOGSIDE STORY”, il film che racconta la storia di Derry (Irlanda del Nord) e mia dalla "Domenica di sangue" a oggi alla mano dei murales che della città resistente hanno fatto una galleria d'arte e di storia.

PRIMA MONDIALE DI “BOGSIDE STORY”


Il 20 settembre al nuovo cinema Aquila, Roma, Via l’Aquila 68 (Pigneto), alle ore 20, verrà presentato il film “Bogside story”.

Verrà introdotto e commentato dal sottoscritto che nel film rappresenta una specie di filo rosso che unisce gli eventi del 31 gennaio 1972, “Bloody Sunday”, alla Derry e all’Irlanda del Nord non pacificata di oggi, anche alla mano degli splendidi murales con cui un trio di artisti di Derry , a volte riproducendo  le mie fotografie del massacro di civili manifestanti, compiuti dai parà di Sua Maestà, hanno fatto di Derry un’impressionante e affascinante galleria d’arte e di storia della lotta contro  l’occupazione britannica e la repressione unionista.

La”Domenica di Sangue”, che ha visto trucidare 14 cittadini inermi che manifestavano pacificamente per elementari diritti civili – casa, lavoro, sanità, ambiente, scuola, libertà d’espressione – da sempre negati alla popolazione autoctona repubblicana, è stata una vera svolta nella mia vita di giornalista e di essere umano grazie alla rappresentazione emblematica della ferocia  del potere, del cinismo, della capacità di uccidere innocenti e di avvolgere tutto questo nella nebbia della menzogna. Ne trassi l’occasione, essendo l’unico giornalista, insieme a un fotografo francese, riuscito a superare le barriere militari con cui il governo di Londra aveva tentato di bloccare ogni sguardo e ogni udito sulla strage programmata, per uno scoop internazionale che annichilì le versioni ufficiali dell’accaduto e ristabilì la verità, poi confermata da una serie di inchieste giudiziarie a cui le testimonianze mie e dei cittadini di Derry costrinsero il governo. Ritorno oggi in una Derry che non dimentica.

Il resto sul film ve lo dice la scheda qui sotto.

Il link in testa porta a un trailer del film.

Spero che ci vedremo al cinema Aquila il 20 settembre.

Fulvio Grimaldi

Bogside Story

Titolo originale: Bogside Story
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Bogside Story è un film di genere documentario del 2017, diretto da Rocco Forte, Pietro Laino, con Fulvio Grimaldi e Tom Kelly. Uscita al cinema il 20 settembre 2018. Durata 75 minuti. Distribuito da Distribuzione Indipendente.
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Bogside Strory, il documentario diretto da Rocco Forte e Pietro Laino, narra la storia dell'autorevole giornalista Fulvio Grimaldi, unico foto-reporter italiano a documentare la pacifica Marcia per i diritti civili del 30 Gennaio 1972 a Derry, culminata con il massacro tristemente noto con il nome di Bloody Sunday. 

Fulvio Grimaldi torna in Irlanda del Nord, 45 anni dopo, per testimoniare alla terza inchiesta sul Bloody Sunday.
A Derry scopre che sulle mura esterne delle case del Bogside, il più importante quartiere cattolico della città, sono dipinti dei murales che raccontano gli eventi più significativi della recente storia nordirlandese. Affascinato dalla potenza comunicativa dei murales, uno dei quali ispirato alla sua fotografia divenuta icona della “Domenica di Sangue”, Fulvio entra in contatto con The Bogside Artists, gli autori dei murales, e con le persone che furono coinvolte negli eventi dipinti.

Prende vita così un viaggio tra passato e presente intriso di arte, storia e profonde emozioni. Gli incontri, i ricordi e le testimonianze determinano una drammatica immersione nella realtà di quel luogo e ne raccontano la sua storia: Bogside Story.

IL CAST DI BOGSIDE STORY: