martedì 26 settembre 2023

DAL LAVROV ANTINAZISTA AL NAPOLITANO DELL’IMMORAL SUASION

 


Visione TV , “Dietro il Sipario”, Francesco Toscano e Enrica Perucchietti con Fulvio Grimaldi e Giammarco Landi

https://visionetv.it/rigurgiti-nazisti-in-italia-germania-e-giappone-dietro-il-sipario-talk-show/

https://youtu.be/6bBmnfGoUZo

Dove ci e vi intratteniamo partendo dall’invettiva del ministro degli Esteri Lavrov contro i rigurgiti nazisti in Italia, Germania, Giappone, la famigerata “Asse”, per completare il discorso sul totalitarismo dei “Quattro Cinici” che sempre ci riprovano e, di questi tempi,nell’Occidente NATO iniziano a ritrovarsi nelle vele venti non proprio favorevoli.

In Canada governo e parlamento festeggiano una cariatide nazista ucraina, reduce dai crimini compiuti con addosso la divisa delle SS. A Milano il sindaco piddino Sala celebra con una eulogistica mostra il battaglione nazista ucraino Azov, di cui ancora ieri ONU e OSCE denunciavano, rabbrividendo, le spaventose atrocità nei confronti della popolazione civile del Donbass (poi salvata dagli “invasori” russi). La nuova Madonna Pellegrina planetaria è un despota corrotto e sanguinario, Zelensky, che s’è venduto al padrone straniero un popolo che governa, senza opposizione e senza pietà, come fosse Himmler

L’ autoritarismo con camicia bruna sottopelle è in marcia da Washington a Kiev, da Tel Aviv  alla Roma del neofascista premierato, Totalitarismo politico, istituzionale, sociale, sanitario, culturale, insomma tecnonazista, necessitato da sempre, e oggi più che mai, dall’esasperazione di masse popolari, autoctone e colonializzate, a rischio di esplosione di fronte all’evidenza del proprio annichilimento, anche tramite trasferimento sempre più irrefrenabile di sovranità e ricchezze dal basso verso l’alto.

Non solo.

Il capitalismo divenuto finanziario e a totale egemonia privata, si è gangsterizzato e protegge la sua agonia storicamente determinata attraverso una dimensione senza precedenti di corruzione. Pensate al Nobel che ha massacrato o espropriato milioni mediante una mezza dozzina di guerre d’aggressione a popoli innocenti. E ha iniziato la pratica dell’esecuzioni extragiudiziarie fondate sul proprio “sospetto”. O a Joe Biden, riferimento politico e morale del nostro mondo, e al figlio Hunter, pendagli da forca per quello che hanno sottratto al proprio e ad altri popoli. Autentici delinquenti, corrotti e corruttori, ladri e sterminatori di legalità sono al governo di alcuni dei più importanti Stati dell’Occidente e, nelle periferie, mantengono alle proprie dipendenze vassalli della stessa risma.

Pensate a come in questo contesto programmi ora di inserirsi l’OMS, facendosi dittatore planetario sotto le mentite spoglie della cura della salute, del clima, dell’ecologia, del disagio sociale.

A difesa di un simile grumo di nequizia e abiezione occorre il controllo assoluto sulla parte dell’umanità che ne è vittima. Condizione di cui si sta rendendo conto, come reso evidente dai fatti di Francia, dell’Africa al secondo tempo della sua liberazione, dei BRICS e di certa America Latina.

La puntata si chiude con un giro di considerazioni sull’appena defunto così denominato “Re Giorgio”. Alla luce di quanto discusso prima, non si può che concludere, alla francese, con “tout se tient”. Teniamoci uniti e determinati anche noi. Più di loro, costi quel che costi..

martedì 12 settembre 2023

11 SETTEMBRE, IERI, OGGI. DOMANI?

 


 

VISIONE TV, “Dietro il sipario”: 22 anni di bugie

Enrica Perucchietti con Roberto Quaglia, Gianluca Marletta, Marco De Cousandcer e Fulvio Grimaldi

https://www.youtube.com/watch?v=DLrhD48v_nc

https://youtu.be/DLrhD48v_nc

 

Chiunque avesse una qualche idea di come gruppi dominanti degli Stati Uniti hanno agito storicamente per aprirsi la strada al controllo e alla predazione globali, vedendo in TV l’esecuzione dell’operazione Torri Gemelle e Pentagono, sarebbe sbottato “E anche questa se la sono fatta da soli”.

Sospetto che diventa convinzione a seguito sia delle ricerche, indagini, prove, testimonianze, accumulate da centinaia di esperti onesti, sia da quanto da quell’operazione, utilizzata come pretesto e giustificazione, è stato avviato, nell’immediato, come negli anni a venire, fino ad oggi. E oltre.

I partecipanti al forum sono tra i nostri maggiori analisti di quel fatto epocale, catastrofico, apocalittico, di un tasso criminale senza precedenti nella Storia e che nel corso dei decenni ha cambiato il mondo, assicurando il successo ad altre operazioni truffaldine, finalizzate al dominio globale, guerra territoriale, per le risorse, e psicofisico contro gli esseri umani: guerra (dei terroristi) al terrorismo, con distruzione totale di un paese dopo l’altro, militarizzazione di ogni aspetto della vita, pandemia, cambiamento climatico, rivoluzione gender, digitalizzazione, migrazioni indotte, cancel culture, russofobia, sinofobia.

Dalla nostra discussione emergono due considerazioni di fondo da tenere presenti al fine di una definitiva demistificazione di quella operazione e delle campagne che ne sono state in vari modi derivate e giustificate.

La presa d’atto, per molti difficilissima, che in Occidente siamo governati da esseri disumani, disposti e pronti a ucciderci: rendersi conto che siamo nel tempo in cui il genitore, quel genitore, uccide il figlio.

Il vittimismo dell’assassino.  L’enorme forza persuasiva e assoggettante del colpevole che si fa vittima innocente, ingiustamente colpita e, dunque, da difendere e sostenere in tutti i suoi moti e comportamenti. E’ stato lo strumento principale per diffondere in chi ne è stato colpito, passivizzazione, infantilizzazione, assoggettamento..

Tutto questo fortunatamente, tra a noi e nel mondo, è entrato in profonda crisi. A dispetto degli immani sforzi mistificatori del mercenariato mediatico.

 

mercoledì 6 settembre 2023

9MQ intervista a Fulolvio GrimaldI. Dai BRICS che cambiano il mondo al ritorno a Ustica

 


9MQ  con Marzia di Sessa intervista Fulvio Grimaldi

 

il link della diretta di oggi.

https://fb.watch/mTYoV1FRIt/

 

https://www.facebook.com/9MQWEBTV/videos/1156538295304746

 

Argomenti

 

Chi c’è dietro alla botta data a Macron da Repubblica, riesumando un Giuliano Amato per fargli dire quello che lui e quasi tutti hanno sempre detto sulla responsabilità NATO e probabilmente francese, nell’abbattimento nel 1980 su Ustica del DC9 di Itavia, con gli 81 passeggeri morti e altri testimoni successivamente fatti sparire in vari modi, insieme aile registrazioni radar e al diario di bordo della portaerei USA Saratoga, pure impegnata in quella battaglia notturna.

Fanno capolino, dati i referenti e padrini politici del quotidiano “rivelatore”, gli USA si Biden e Israele di Netaniahu, entrambi interessati a occupare gli spazi c he la Francia ha dovuto abbandonare grazie alle rivoluzioni anticoloniali di popolo africane, democraticamente interpretate dai militari di quei paesi.

 

E’ l’ultima guerra per procura quella che gli USA, con la Nato al guinzaglio, conducono in Ucraina, “fino all’ultimo ucraino” (e mercenari anonimi vari), contro la Russia? No, è l’ennesima, dopo le disfatte degli eserciti USA direttamente impegnati in Vietnam, Iraq e Afghanistan e che hanno provocato pericolosi contraccolpi in un’opinione pubblica dissuasa dalle guerre a forza di bare avvolte nella bandiera a stelle e strisce. Ai mandatari ucraini si affiancano quelli dell’ISIS e di varie Al Qaide nelle  guerre a Libia, Siria, alla resistenza irachena e nelle destabilizzazioni-stabilizzazioni colonialiste di vari altri Stati (ve di Boko Haram in Nigeria) e settori sociali corrotti, strumentalizzati e spesso militarizzati, come in Iran, o Myanmar.

 

L’aggressione al teatro romano di Sandro Torella, attore impegnato nel fronte antisistema, con minacce e improperi rivolti a lui e al direttore d’orchestra

Andrea Colombini, indica che, a partire da obiettivi non di primissima istanza politica organizzata e, anzi, non riconosciuti da molti come protagonisti dell’antagonismo politico, sociale e culturale, ci si muove sul piano del silenziamento di ogni opinione divergente rispetto alle operazioni in merito a clima, pandemie, dittatura OMS, guerre militari e sociali. Una risposta di popolo significativa alle manovre liberticide, realizzate però in maniera ben più feroce che con scritte sui muri  contro obiettivi secondari, si avrà il 9 settembre a Trento, città scelta come cavia per forme estreme di sorveglianza, controllo, repressione.

 

I BRICS, speranza dell’umanità. Il vertice dei BRICS, ora passati da 5 a 11 membri e in predicato di diventare un blocco di 40 paesi costituenti un’alternativa radicale alla contrapposizione dei blocchi sostenuta dall’imperialismo occidentale, prefigura il vero Nuovo Ordine Mondiale, basato su eguaglianza, diritto internazionale, rispetto reciproco, sovranità e collaborazione. Un blocco decisivo, visto che in quella sua configurazione accresciuta, rappresenta la quota maggioritaria della massa terrestre, della popolazione e del PIL mondiale. 

 

E Assange? Dopo molo tergiversare, i due maggiori partiti australiani, paese di cui Julian è cittadino, si sono risolti a perorarne la causa con la Casa Bianca. La risposta di Antony Blinken, Segretario di Stato e falco di prima classe, non ha tenuto conto neanche di questo prezioso alleato nel quadrante dell’Indopacifico anticinese. Non ci può essere indulgenza per chi ha denunciato la nudità dell’imperatore e ne ha esibito il corpo in decomposizione.

 

Infine si parla di Trump e delle prospettive elettorali nel paese da cui ormai non potrà mai venire nulla di buono. Ma questo ascoltatevelo.

lunedì 21 agosto 2023

BENE FARE, PAURA NON AVERE Dove c’’è l’idea non c’è paura Dove c’è paura non c’è l’idea



https://www.youtube.com/watch?v=-lgDzSiFaq0

https://youtu.be/-lgDzSiFaq0

 

Titolo un po’ criptico quello di questa presentazione, che poi è anche il titolo dell’articolo che ho pubblicato su questo numero di “Visione-Un altro sguardo sul mondo”.

Per paura intendo ciò che tutti intendiamo: una condizione psicofisica di fronte a un qualcosa che si percepisce minaccioso, pericoloso. Condizione  che può essere positiva, se ci mette in atteggiamento di difesa e reazione; o negativa, se ci paralizza e ci toglie le capacità di rispondere adeguatamente all’evento.

La mia esperienza, tratta e maturata grazie alla frequentazione di situazioni che possono produrre paura, guerre, conflitti, catastrofi naturali, fenomeni che incombono, mi ha portato a smentire molti sociologi, psicologi, pediatri, sapientoni vari. Coloro che, denunciando gravi ripercussioni sanitarie, specie psichiche, traumatiche, in particolare sui bambini, “poveri innocenti”, di eventi drammatici o tragici, in qualche modo favoriscono e potenziano gli effetti nefasti che i promotori e responsabili di tali eventi si erano ripromessi. Magari in perfetta buonafede.

E’ che generalizzano, non distinguono, fanno di ogni erba quel fascio che in qualche modo conviene alla loro visione delle cose e, del caso, anche alle loro tasche. Che si è uno psichiatra infantile a fare, se non si diagnosticano pesanti traumi inflitti ai bambini dai costanti bombardamenti israeliani su Gaza, dalla vista di un loro fratello colpito e mutilato, dalla propria casa ridotta in briciole.

E, invece, no. Io a Gaza ci sono stato, tra la gente degli infiniti bombardamenti, delle famiglie sminuzzate, dal ritorno allo stato di cavernicoli, a sopravvivere tra le macerie di quella che era una dignitosa abitazione. Vorrei che vedeste il mio docufilm “Araba Fenice, il tuo nome è Gaza e ascoltaste quella ragazzina di 12 anni raccontarmi come la guerra israeliana detta “Piombo Fuso”, quella dei carri armati fin dentro le case, quella delle venti esplosioni al minuto, quella della decimazione di persone in fuga dalla piazza a forza di raffiche di mitraglia.

Quella ragazzina aveva la forza, la serenità, di una combattente. Aveva perso tutto, madre, fratello, zii, casa, infanzia. Aveva sofferto, soffriva, ma non era traumatizzata, resa inerme, disperata. Andava a scuola, che allora era diventata una tenda. Sapeva chi l’aveva colpita, e perché e sapeva ancora meglio che apparteneva a una gente, a una comunità, a un popolo che combatteva, intendeva restare in piedi. Sapeva che se non fosse andata a scuola, sarebbe stata sconfitta. Sapeva della Nakba, della terribile violenza degli invasori, di cosa avesse subito quel suo popolo e come era rimasto in piedi, lacero, sanguinante, ma con la luce dell’orizzonte, quello alle spalle e quello davanti,  negli occhi e nel cuore.

Aveva l’idea, non aveva paura. Se ne sarebbe vergognata, della paura, di fronte al suo popolo in resistenza. Stesso discorso per i ragazzi di Falls Roads, Belfast, Irlanda del Nord, generazione dopo generazione, per trent’anni. Stesso discorso per i siriani, massacrati e depredati da Obama, Trump, Biden, Israele, jihadisti. Stesso discorso, stessa “idea”, per i nostri partigiani, del Risorgimento e della Resistenza. Hanno l’idea, sanno chi gli è nemico e perché e che vita vuol dire resistenza. E viceversa. Altro che traumi. Resistere è anche felicità.

Quanto alla paura che c’è quando non c’è “l’idea”, basta pensare a chi correva alla disperata verso gli hub messi su dai mercanti e untori Pfizer o Moderna. Quelli che non avevano paura avevano un’idea. Si chiamava “No Vax”, o, quanto meno, “No Green Pass”.

 

sabato 12 agosto 2023

L’AFRICA PRENDE IL LARGO NETANIAHU SI RIFA’ SU PALESTINESI E SIRIA LONDRA DEPORTA, NOI ACCOGLIAMO TRENTO, PARTE IL CONTRATTACCO

 


https://youtu.be/bhNOhSsvG9I

https://www.youtube.com/watch?v=bhNOhSsvG9I

Visione TV, “Il grimaldello”: Enrica Perucchietti e Fulvio Grimaldi sui fatti della settimana

Dal Sahel parte la seconda Liberazione Africana, dopo la rivincita neocolonialista per l’indipendenza strappata sessant’anni fa. Verso il bagno di sangue di una guerra di imperialisti, ontologicamente genocidi, e mercenariato politico-militare locale, contro popolazioni all’alba della rivoluzione continentale. Di chi è la democrazia, dei fantocci installati al sottopotere a forza di ricatti, finti nemici, manipolazioni, o di militari che, esprimendo la volontà del popolo in piedi, cacciano ladri, predatori di risorse e assassini stranieri?

Il popolo di Israele è da mesi in rivolta contro il proprio regime, a difesa della salvaguardia della democrazia, della divisione dei poteri e del controllo della Giustizia sull’operato dei politici. Ma è una democrazia che vale per 10 milioni di ebrei immigrati, in una società a carattere suprematista e razzista, e non per 6,5 milioni di palestinesi autoctoni (più 1,7 milioni di profughi in attesa di rientro).

Nella crisi che colpisce il regime razzista di Netaniahu, Ben Gvir e Smotrich, la soluzione è quella classica: un nemico esterno, palestinesi e siriani, da radere al suolo e far sprofondare nel sangue.

Londra si conferma regina della ferocia colonialista. Ormai non più praticata su popolazione assoggettate a forza di Guardie Scozzesi, Compagnie delle Indie, Vicerè e Gurka, bensì rinchiudendo su un atollo fuori dal mondo quelle che volessero rifarsi di secoli di colonialismo, anelando alle bianche scogliere di Dover. L’Africa è rimasta perplessa davanti al progetto di scaricare questa umanità sul fedele protettorato Ruanda? E allora si fa come con Napoleone: esclusione definitiva dal contesto umano e planetario su un’isola, Ascensione, a 1.800 km dall’Africa e a 2,300 km dall’America Latina. C’est plus facil…

I paesi potenti, Francia, Regno Unito, USA cacciano “intrusi” a pedate, nel Canale, a Ventimiglia, sul Rio Bravo con i “cacciatori di teste”. Quelli deboli e sottomessi accolgono. 1000 “disperati” al giorno a Lampedusa, quasi 100.000 in Italia dall’inizio dell’anno, 2000 annegati. Le terre lasciate? Il destino post-sbarco? Ecchissenefrega. Occorre cancellare storia, futuro, identità. Loro e nostra. Lo chiamano meticciato.

Trento laboratorio. Della totale obliterazione della privatezza mediante sorveglianza – e punizione - di movimenti, parole, espressioni, comportamenti. Dell’impunità di stravolgere e contaminare un assetto territoriale, ambientale, urbano, a vantaggio di speculazione, spreco, profitto. Dell’incatenamento di ogni tuo frammento di vita e identità al potere di banche e gendarmi. Della libertà di uccidere prigionieri, perfino orsi. Se ne occuperà il prossimo “grimaldello”

lunedì 7 agosto 2023

Immunità/impunità: i destini paralleli dei Biden e di Crosetto --- NIGER, IL COLONIALISMO ALLE SUPPLEMENTARI --- Facciata dello pfizerista Bassetti

 



Visione TV, Rassegna stampa di Enrica Perucchietti con Fulvio Grimaldi

https://www.youtube.com/watch?v=qmAw2da-B88

https://youtu.be/qmAw2da-B88

 

Narrativa mainstream degli avvenimenti del mondo e di casa nostra alla prova di un “altro sguardo sul mondo”. Dallo guerra, forse, tra chi non si vuole più far fregare e chi non vuole restare al buio (Niger-Francia), al più grosso protagonista del più grosso conflitto d’interessi di casa nostra e al più corrotto clan presidenziale mai visto negli USA (Crosetto-Biden).

 

giovedì 3 agosto 2023

L’Africa, non tutti si fanno indurre a emigrare. MOSCA-ALGERI-SAHEL, NO AL NEOCOLONIALISMO Il rischio di un conflitto continentale

 


VISIONE TV, Marco D’Agostino intervista Fulvio Grimaldi

https://www.youtube.com/watch?v=kt-UkOMvnOc

https://youtu.be/kt-UkOMvnOc

 

L’unico paese del Sahel rimasto nell’orbita euro-atlantica è la Mauritania. Mali, Niger, Burkina Faso, Guinea sono in piena sollevazione anti-coloniale (Francia, USA, UE, Italia). Il Sudan, a cui le cospirazioni neocolonialiste hanno strappato il Sud Sudan, dove si trovano le risorse petrolifere, e dal quale si tenta da anni di separare le vaste regioni del Darfur, del Kordofan e della Nubia, è in preda a violenti rivolgimenti in cui si confrontano forze militari e sociali interne e attori esterni.

L’altro grande paese dell’area, la Nigeria, principale giacimento di idrocarburi del continente, formalmente in rapporti privilegiati con l’Occidente che lo governa attraverso le grandi compagnie petrolifere, è scosso da anni da una guerriglia feroce di segno jihadista, Boko Haram. Un terrorismo con ogni evidenza fomentato da interessi neocoloniali intesi a frantumare l’unità anche di questa grande potenza africana. Divide et impera. Per ribadire l’allineamento agli interessi dei suoi clienti, il regime nigeriano ha tagliato al Niger la corrente elettrica, il 70% del fabbisogno di quel paese.

Stanno per compiersi i sette giorni dell’ultimatum imposto al Niger, cuore strategico della regione, detentore dei due terzi delle riserve d’uranio che tengono in piedi il sistema energetico della Francia (e in parte dell’Italia che dalla Francia è approvvigionata). La minaccia dell’ECOWAS, organizzazione economica dei paesi dell’Africa Occidentale, di intervenire militarmente contro la rivoluzione nazionale, sociale e militare, in atto in Niger (dopo quelle vittoriose di Mali, Burkina Faso e Guinea Conacry), sta andando in collisione con un fronte composto non solo da rivoltosi del Sahel. Cosa che è servita a farla parzialmente rientrare.

E’ entrata in campo, clamorosamente, l’Algeria, terza grande potenza della regione, la storicamente più coerente sul piano dell’anticolonialismo (si ricordi il suo rifiuto di sostenere le aggressioni alla Libia e alla Siria e l’espulsione di Damasco dalla Lega Araba, ora rientrata grazie ai buoni uffici della Cina e dell’Egitto). E accanto all’Algeria c’è ora, vistosamente, la Russia. Apparentemente in divergenza dalla sua iniziale condanna del rivolgimento a Niamey. Sviluppi che sembrano aver fatto rientrare i propositi più bellicosi dello schieramento neocoloniale capeggiato da Francia, Usa e UE: La sua articolazione locale, l’ECOWAS, è addivenuta a più miti consigli: da ieri si trova a Niamey, per un negoziato con il governo militare uscito dalla sollevazione popolare.

Dopo lo sbattere di sciabole, poco gradito anche nel resto del Continente, a partire da Egitto e Sudafrica, si incomincia a parlare di mediazione. Forse gli armaioli d’Occidente, che già assaporavano l’emersione di nuovi mercati, dovranno ancora limitare le proprie aspettative di profitti all’ Ucraina. E il merito, qui, non è solo della compatta risposta alle minacce di restaurazione violenta da parte dei più significativi paesi della regione, Mali, Chad, Burkina Faso, ma anche della freddezza di molti altri. Lo è soprattutto dell’entrata in campo dell’Algeria, massima potenza militare del continente, e al distacco, rispetto alle minacce di intervento, di Egitto, Sudan, Sudafrica e di molti altri Stati africani.

Al vertice russo-africano di luglio a S. Pietroburgo, al quale, a dispetto dei tentativi euroatlantici di dissuasione, hanno partecipato 50 Stati africani su 54, ha partecipato il primo ministro algerino. Era stato preceduto a giugno dall’incontro con Putin del presidente, Abdelmadjid Tebboune, e al vertice è seguito in questi giorni un incontro con le massime autorità militari russe, compreso il ministro della Difesa Shoigu, del Capo di Stato Maggiore algerino. Sul tavolo, nuovi accordi di cooperazione militare.

L’Algeria, sopravvissuta alle aggressioni neocolonialiste tramite la guerra civile islamista degli anni ’90 e la rivoluzione colorata del 2019, vanta, grazie agli armamenti fornitile da Mosca, l’esercito più moderno e potente della regione. Per dissuadere l’ECOWAS e i suoi sponsor locali ed esterni dall’intervenire in Mali in favore del fantoccio francofilo spodestato e per ricostituire la base militare franco-italo-tedesco-statunitense, servirebbero altro che gli strumenti dell’ECOWAS. Dovrebbero entrare in campo il Marocco, storico e virulento rivale regionale di Algeri, la Nigeria, qualche altro “protettorato” africano e le bombe di Parigi. Entreranno?

 

mercoledì 2 agosto 2023

 

BOLOGNA, 2 AGOSTO 1980


 
STRAGI, RICERCA DELLA VERITA’?

Basta che si guardino allo specchio.

 

Il MANDANTE STORICO E ATTUALE: L’Atlantico, genocida per origine e vocazione, sostituitosi senza soluzione di continuità a quello germanico, a miglioramento di prestazioni, durata e risultati.

I MANDATARI: Una classe dirigente stragista, mantenutasi grazie all’insegnamento CIA della “strategia della tensione” e degli “opposti estremismi”. Tutti i governi succedutisi da De Gasperi (Portella della Ginestra) a Meloni (Ucraina), con brevi interruzioni duramente pagate dai suoi incauti protagonisti. Tutti i poteri economici, escluso Enrico Mattei. Tutti i poteri politici, partecipi o complici passivi, escluso il PCI, rimasto alla finestra.

GLI OPERATIVI: Tutta la massoneria, tutte le mafie, tutti indistintamente i Servizi Segreti.

LA MANOVALANZA SUL TERRENO: Cosa Nostra e il neofascismo, che oggi si esprime a livello governativo per assolvere all’incarico storico assegnato ai proconsoli della marca imperiale..

 

COME SI ESPRIME: Ridicolizzando la pretesa dell’esistenza, mai esistita, di una “Destra sociale” e confermandosi strumento dei massimi poteri nella guerra agli altri popoli, per procura mercenaria, e al proprio, per commissione diretta.

Dal cielo della patria incombe su 60 milioni di italiani, esclusa la minoranza criminale, la verità qui sopra definita. Basta aprire gli occhi e alzare lo sguardo. Come fece Pasolini, come sappiamo fare noi.

Prima che la coscienza di questa verità si impadronisca definitivamente della mente degli italiani, superati gli scogli dei grandi inganni depistanti, sanitari, militari, climatici, di genere e migrazione, si ricorre a rimedi sempre più di infima lega.

Nel giorno del 53° anniversario della strage di regime a Bologna, crimine apicale tra Portella della Ginestra, Avola, Reggio Emilia, i trucidati degli anni ’70, Piazza Fontana, Questura di Milano, Ustica, Brescia, Italicus, Roma-Firenze 1993, magistrati da Chinnici a Falcone e Borsellino, assistiamo all’ultimo, più miserabile, più fetecchioso, dei tentativi di scrollarsi di dosso l’evidenza di un’associazione a delinquere che ci è imposta da 75 anni esatti.

Primo ratto: “Bologna? Sono stati i palestinesi”. Con i quali era stato siglato un accordo di “non belligeranza” scrupolosamente osservato. Quattro gradi di giudizio, ripetuti processi, hanno tutti stabilito l’inequivocabile responsabilità di Licio Gelli e dei sicari fascisti, protagonisti provati di tutte le stragi con indirizzamento e assistenza dei Servizi.

Secondo ratto: Il DC9-Itavia è stato abbattuto su Ustica da una bomba piazzata nel gabinetto dell’aereo.

Patetico tentativo di smentire una ricostruzione incontestabile del giudice Priore, che pone l’episodio in linea con tutti gli altri atti di terrorismo stabilizzatore antipopolare. Per essersi trovati in volo nella notte in cui un missile NATO, mirato all’aereo libico, ha colpito il DC9, e per averlo visto, i piloti delle Frecce Tricolori, Mario Naldini e Ivo Nutarelli, sono stati fatti bruciare vivi in una collisione nei cieli di Ramstein del 28 agosto 1988.

Avendo partecipato, sull’Aermacchi di Naldini, poco prima della tragedia di Ramstein, a un volo della Frecce Tricolori per una diretta di Uno Mattina (TG1), ho poi avuto modo di intrattenermi con i due piloti nella base della Pattuglia Acrobatica a Rivolto (Aviano).

!.500 attacchi terroristici, 350 vittime, oltre 1000 feriti, inclusi poliziotti, magistrati, giornalisti, imprenditori, colpiti da apparati finto-politici, manipolati dallo Stato, ma senza i mai calcolati ragazzi del ’68-’77 falciati dalle forze dell’Ordine, o dai fascisti, o dall’eroina di Stato.

Fulvio

martedì 1 agosto 2023

NIGER-SAHEL-AFRICA: UNA PARTITA CHE NON FINISCE A NIAMEY

 



Non c’è niente di sorprendente in quanto succede in Niger e attorno al Niger, se non la posizione di Mosca. Almeno quella esplicitata da Dmitri Peskov, portavoce del governo, che pare allinearsi alle posizioni occidentali, Washington, Parigi, Londra, Bruxelles, e dei guardiani degli interessi neocoloniali in Africa, Unione Africana ed Ecowas (Unione Economica degli Stati dell’Africa Occidentale), nella richiesta di restaurare l’ordine pre-giunta militare retta dal generale Abdurahmane Tchiani

Attendiamo dalla Russia atteggiamenti chiarificatori, più autorevoli ed espliciti. Intanto ci permettiamo un certo stupore di fronte a una apparente presa di distanza da Niamey da parte della nazione che da otto anni difende la Siria da una criminale invasione occidentale tramite mercenariato jihadista e bombaroli israelo-statunitensi. Una nazione invocata in soccorso – concesso – da altri paesi africani liberatisi dalle catene di una ex-potenza colonialista di ritorno, impegnata, questa, nuovamente nel dominio, controllo, spietato sfruttamento e nella pretestuosa difesa contro milizie islamiste, appositamente allevate e armate per giustificarne l’ingiustificabile presenza.

Sono gli ultimi sviluppi di una rivoluzione che ha visto la popolazione del Niger sollevarsi contro l’assolutamente antistorico revanscismo dell’ex-tirannia coloniale, inteso alla rapina delle risorse che al Niger assicurerebbero prosperità e autodeterminazione, ma che la Francia utilizza per tenere in piedi il suo armamentario nucleare civile e militare, garanzia del suo epigonale ruolo nel mondo.

Una sollevazione caratterizzata, attraverso masse con bandiere, striscioni, slogan, persino l’assalto all’ambasciata, per un lato dall’ostilità nei confronti di chi ha finora imperversato, dominato, sfruttato e, per l’altro, dall’amicizia e dalla fiducia verso chi, in Siria, in Ucraina, in Mali, Burkina Faso, in tante parti del mondo, si è schierato politicamente, diplomaticamente, economicamente e, in alcuni casi, militarmente, dalla parte del diritto internazionale, dei diritti umani, della sovranità popolare e nazionale.

A Parigi, negli organismi sovranazionali africani di segno neocoloniale, a Washington, a Bruxelles e negli uffici dei direttori di Repubblica, Corriere e Stampa (bravi, integri e autonomi giornalisti: Molinari, Fontana, Giannini) si percuotono, rispettivamente, tamburi e tamburelli di guerra. Nel fronte opposto alla manomorta colonialista di ritorno, come sempre segnata da metastasi razzista e militarista, gli Stati liberatisi negli scorsi mesi per volontà popolare e investitura dell’apparato militare nazionale, Mali, Burkina Faso, Guinea, dichiarano il proprio impegno alla difesa dei fratelli nigerini in lotta di liberazione.

In questo contesto di clangori di sciabole abusive e di sacrosanta richiesta di libertà e dignità, sorprende un Crosetto, finora presentatosi sullo scenario interno ed esterno nei panni di Crosettsky, contrappasso italiota del più noto Zelensky. Il ministro della difesa in perenne mimetica, con elmetto in testa, bombe a mano al cinturone e, al laccio, il generale tuttofare Figliuolo, dalla corsa in sesta marcia e ridisceso al rallentamento della seconda. Alla fregola militarista, che ha contrassegnato ogni suo passo da quando era a capo della lobby delle armi, a quando di quella lobby è diventato ministro, ha sostituito uno stupefacente “calma e gesso”, in merito a eventuali incursioni sui “golpisti” del Niger. Vedremo se dura, o se l’ha detto prima del caffè.

Fa riflettere che il redivivo maresciallo italico, solitamente così pronto a piazzare i suoi soldatini di qua e di là sul mappamondo, dove le supreme autorità glielo indicano, perfino sulle cattedre delle elementari, qui non condivida il prurito di mani altrui praticato dai Molinari e compari. Non è che qui si tratti di non agevolare troppo quel Macron, che ogni tanto ci rifila qualche sberla su migranti ed Europa, e in compenso di sottrargli qualche striscia di sabbia (e uranio, oro, petrolio, manganese, zinco, diamanti….) in Africa?

Non è questo che abbiamo percepito nelle effusioni, al limite dell’accoppiamento porno, tra Giorgia e Joe, quando Joe sussurrava a Giorgia che le avrebbe concesso in dote una garitta e una spingarda in Nord Africa? Ovviamente a scapito e scherno di Macron? E allora, se dei soldatacci golpisti risultano sostenuti dall’intera loro popolazione e, quindi, sarebbe un po’ problematico affrontare il lago di sangue che comporterebbe un assalto della Legion, con concorso di afroregimi subalterni, perché non tenersi di riserva la carta del “golpista” Tchiani?

Potrebbe venire buona, una volta che nell’ottusità colonialista occidentale si fosse inserita quel barlume di buonsenso da farle capire che, al di là delle bombe con l’insegna del gallo, che nulla risolverebbero contro un’intera regione in rivolta, il faccia a faccia tra invasori africani “buoni” e “cattivi” di esercito e popolo uniti di Niger, Mali, Burkina Faso, Guinea e forse Repubblica Centroafricana, al meglio destabilizzerebbe mezza Africa. E al peggio, se questi dalla faccia nera si abbracciassero, anziché spararsi, segnerebbe un altro passo (”step”, come dicono gli analfabeti) verso la sconfitta, stavolta decisiva, del neocolonialismo euratlantico.

A vantaggio di chi? Ci sta pensando Mosca? Pechino, zitta, sembra averci pensato. Tra l’una e l’altra sono già i garanti del riscatto del Continente.

lunedì 31 luglio 2023

 


Mentra Zanotelli e Save the Children avvelenano i pozzi

 L’AFRICA PRENDE IL LARGO

 Fuori i francesi, Biden ci riprova con Melonsky

 Fulvio Grimaldi. Storia e geopolitica dell'Africa: ultimo capitolo, il Niger

 https://www.youtube.com/watch?v=nfsVsrzXcS8

 https://youtu.be/nfsVsrzXcS8

 

Paolo Arigotti intervista Fulvio Grimaldi

 Il peggio di quanto il colonialismo ha fatto e il neocolonialismo sta facendo all’Africa si rispecchia nelle operazioni di fiancheggiamento del missionario comboniano Alex Zanotelli come in quelle dell’ONG Save the Children.

Di quest’ultima bastano gli spot di vera pornografia della carità dai quali vengono mitragliati ricatti allo spettatore tramite raccapriccianti esibizioni di bambini africani ammalati, agonizzanti, imploranti, per estrargli l’obolo del senso di colpa.

 

STC è quella ONG dei veleni guerrafondai che si fece onore NATO quando, a promozione del massacro della Libia, affermò che Gheddafi distribuiva Viagra ai suoi soldati perché stuprassero con maggiore vigore le donne e i bambini del proprio popolo. Evidentemente c’è da fidarsene, come quando ti aggredisce con bimbetti morenti.

 

Il comboniano Zanotelli ha recentemente indirizzato l’ennesima lettera-appello spaccacuore “alla stampa italiana” perché questa rompa un silenzio complice e si schieri finalmente accanto a chi si preoccupa di salvare l’Africa dai suoi feroci.dittatori, dalle sanguinose e insensate guerre civili, insomma dall’ endemica condizione di regressione alla barbarie del continente. Sembra di leggere Rudyard Kipling quando, a proposito delle colonie, lamentava “il fardello civilizzatore dell’uomo bianco”.-

 

Invano aspettarsi da questo missionario, al di là di invettive e lamentazioni, indicazioni su chi fomenta cosiddette guerre civili (esempio: in Somalia, lotta di liberazione di un popolo contro fantocci USA sostenuti da bombardamenti USA), o perché un governante debba essere definito “spietato dittatore” (esempio: il governo eritreo che si rifiuta di condannare “l’invasione” russa dell’Ucraina e di votare per le sanzioni a Mosca).

 

Chi di questi tempi si vede sottrarre controllo, dominio, predazione, sterminio, di africani e delle loro risorse, trova consolazione nei depistaggi del frate e delle ONG su un’Africa che si farà a pezzi da sola, ora che i civilizzatori sono costretti alla fuga da folle inferocite, o vengono emarginati da chi all’Africa si propone come partner rispettoso e mutualmente benefico.

 

Disintegrata l’Africa, nella seconda metà del secolo scorso, dal Congresso di Berlino del 1984-85, in cui gli europei si erano spartiti la torta africana (tutte le materie prime necessarie alla costruzione del capitalismo e relative guerre), nella seconda metà del ‘900 i popoli africani hanno conseguito liberazione e indipendenza da poteri costruiti sul genocidio. E fu l’epopea della decolonizzazione conseguita con la lotta armata e indicibili sacrifici, lutti, sofferenze, Ricordiamoci la martirizzata Algeria.

 

Vennero il neocolonialismo, il revanscismo, il recupero delle ricchezze perse. Primavere arabe, AFRICOM, il comando Sud di USA e NATO, l’emigrazione indotta, quando non forzata, la presa multinazionale di controllo delle risorse tramite regimi corrotti e il pretesto di una lotta al jihadismo, fomentato, armato, addestrato da chi pretendeva di combatterla. E si ristabilì la manomorta francese sul Sahel: oro e uranio a garanzia della grandeur militare, geopolitica ed energetica.

 

Oggi gli africani stanno felicemente assistendo al secondo tempo di una partita in cui si trovano costantemente in area di rigore avversaria. Dopo la decolonizzazione, la de-neocolonizzazione. Esempio clamoroso, il Sahel, la fascia di paesi subsahariani nella quale un paese dopo l’altro si libera dall’occupante, a forza di sollevazione delle masse, interpretata dalle forze armate nazionali e la cacciata dei fantocci allevati da Parigi. Nel resto del Continente, poi, la liberazione cammina sui nuovi rapporti militari ed economici con Russai e Cina, sostitutivi di quelli della rapina e predazione. Prima la Repubblica Centrafricana, poi il Mali, poi il Burkina Faso, ora il pezzo forte della presa  militare francese (con partecipazione di circa 500 militari italiani in “missione di pace”), il Niger.

 

Sono paesi, soprattutto Niger e Mali, che oltra a garantire a Parigi cruciali posizioni strategiche e risorse energetiche e minerarie fondamentali, svolgono un ruolo cruciale nel controllo, o piuttosto, nella promozione dei flussi migratori dall’Africa subsahariana. Sono i canali lungo i quali le forze promotrici dello sradicamento di giovani generazioni produttrici e riproduttrici e dello svuotamento di territori da depredare (ONG e altre), offrono alle classi dirigente del Sud Europa manodopera che deprima i salari degli autoctoni e contribuisca al meticciato indistinto universale, caro al Grande Reset.

 

Veniamo alle ultime. Nel Sahel sventolano bandiere tricolori russe su slogan antifrancesi di masse impegnate e promuovere cambi di governo tramite le forze militari nazionali. In tutta l’Africa, la Cina, con gli investimenti nelle infrastrutture (ma anche in progetti culturali, umanitari, sanitari) e la Russia, con l’intervento in agricoltura e industria alimentare, tecnologie, cereali, fertilizzanti, miniere, entrambe con una politica dei prestiti che prescinde dalle condizioni capestro degli organismi sovranazionali, si vanno sostituendo a una presenza euro-atlantica percepita sempre più chiaramente come predatoria.

 

Ne sono indicatori il dimezzamento degli scambi USA col continente negli ultimi 15 anni (da 120 a 60 miliardi di dollari), mentre già nel 2021 la Cina aveva raddoppiato il fatturato commerciale (254 miliardi di dollari, il doppio rispetto a un decennio prima). Ma non è che un’egemonia di controllo si sostituisca all’altra. Scambi e rapporti con le due grandi potenze dell’Eurasia sono tali, dopo secoli di sbilanciamenti a totale favore dei colonizzatori occidentali e a totale detrimento della popolazione africane, da garantire anche sovranità e autodeterminazione.

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L’ ECOWAS, organizzazione degli Stati dell’Africa Occidentale e l’Unione Africana, entrambe allineate ai vecchi dispositivi neocoloniali, hanno intimato alla giunta che ha defenestrato l’amico di Macron, Mohamed Bazoum, un ultimatum di rispettivamente sette e 15 giorni, pena un ventilato intervento militare, ribadito poi anche da Macron (che dovrebbe ricordarsi della Quinta Colonna maghrebina che ha in casa).

 

L’Algeria, sovrana e autodeterminata come sempre, dai tempi del rifiuto di partecipare alle aggressioni a Iraq, Libia e Siria, alla recente vittoria su una prolungata rivoluzione colorata, ha offerto il proprio sostegno al generale Abdelrahman Tchiani, nuovo capo del governo. Un intervento militare diretto dei francesi, o per interposti residui sujbalterni africani, magari con concorso di AFRICOM, incendierebbe non solo il Sahel.

 

A dispetto del tentativo dei media di servizio di sminuire la portata del vertice Afro-russo a S. Pietroburgo, 50 Stati africani su 54 hanno confermato e potenziato la propria collaborazione con Mosca. 43 hanno concluso accordi con Rosoboronexport, l’ente russo per l’export militare. Ricavandone protezione militare (Wagner), là dove richiesta, forniture gratuite di cereali e, soprattutto, una remissione di debiti che dall’FMI gli africani si possono sognare.

 

Il futuro del continente sembra segnato. E in questo futuro, le quote di sabbia concesse da Biden alla Melonsky in Nordafrica, nella recente occasione del bacio della pantofola a stelle e strisce, a sostituzione di quelle di seta cinese le sono state tagliate, non modificano in nulla il ruolo di servo sciocco attribuito storicamente all’Italia dal nostro maggiore alleato. Sempre agli “scatoloni di sabbia” restiamo.