giovedì 13 maggio 2010

NEW YORK-BRUXELLES-ATENE, GUERRA MONDIALE DEL TERRORISMO AI POVERI


Il capitalismo è come un orologi odi cui bisogna sempre ricaricare la molla perché funzioni, ma alla fine la molla si rompe e si giunge a una conclusione sostanzialmente analoga a quella marxista.
(Joseph Alois Schumpeter, teorico della Distruzione Creatrice)


Norma, Norma!
Partiamo con un asterisco relativo al giornale che dovrebbe informarci su questa guerra. Ha cambiato direttore. dopo l’acuto giovinetto filo-Banca d’Italia Valentino Parlato, abbiamo come direttore la critica televisiva Norma Rangeri. Ad majora! Inaugura il suo mandato dicendosi discepola di quel Valentino, nonché di Rossana Rossanda. E si vede subito. Seguendo l’infinita teoria degli innamoramenti femministi a perdere del quotidiano comunista, recentemente per Obama, Bertinotti, Vendola, da sempre Ingrao, Norma riesuma un amorazzo antico, quello per il più cinico, fallimentare, infiltrato anticomunista della prole di Togliatti e Berlinguer, Massimo D’Alema. Promesso che d’ora in poi il manifesto dovrà ascoltare di più, raccontare meglio, criticare senza pretendere di avere tutte le risposta…inaugura questa nuova trincea rivoluzionaria con un leggiadro e umanissimo saltarello nelle antiche scuffie. Riguarda il programma Ballarò dal quale sugli italiani attoniti – ma mica tanto conoscendo lo spocchioso soggettino – è piovuto lo scontro tra un gelido e abilissimo, per quanto merdosissimo Sallusti, vicedirettore del “Giornale” e il Minimo, bombarolo con barca e appartamento da quattro soldi INPS. Quello elegante ed educato del “Ma vada a farsi fottere, lei è un bugiardo e un farabutto”. Un tonfo di gusto, autocontrollo, nevrosi acuta, già alimentata prima da un bravissimo sindaco di Firenze, Matteo Renzi, che aveva sotterrato gli inciuci dalemiani con la novella “costola della sinistra”, Fini, sparandogli beffardo sul muso le infinite giravolte e porcate commesse dalla novella ciambella di salvataggio (post)fascista di questo politico da fureria Nato.

Cosa aveva scritto sistematicamente la nostra Norma sulle “risse da pollaio” scatenate nei talk show dagli zotici energumeni della destra? Peste e corna e sommo disgusto. Cosa scrive della volgare gazzarra inscenata dall’eterna icona di una sinistra compatibile e rintronata? “Ogni tanto uscire dai gangheri è un segno di umanità”. Giuro. E di colpo sono riemersi come portatori di segni di umanità i già trogloditi caciaroni alla Bocchino, Belpietro, Lupi. Ghedini e circo equestre cantante. Ottimo come inizio.

Del resto ho anche un ricordo di Norma degli esordi. Erano i primi anni ’90. Al Tg3 avevo messo in onda filmati antivisezionisti di delinquenti che schiacciavano crani di scimmie fino a frantumarli per saggiare la capacità umana di resistere a una testata da scontro frontale, o che bruciavano gli occhi e le bocche ai conigli per testare le schifezze che chiamano colliri o rossetti. Norma mi dedicò un intera colonnina della sua epistemologia televisiva in cui, inacidita dall’indignazione, mi rimproverava di cercare ascolto facendo della bassa macelleria con gli animali. Oggi preferisce la bassa macelleria verbale. Purchè di D’Alema. Il buongiorno si vede dal mattino. Fine dell’asterisco, passiamo a cose serie.

Tre sono le guerre che piacciono a me
Nella crisi c’è chi ugolineggia chiudendosi nella torre e mangiandosi i figli (dette classi subalterne); c’è chi si arma di mitragliatore, bazooka, raggi laser e bombe al fosforo e va in giro a combinare delle Colombine; gli altri subiscono e muoiono, o subito, o un po’ per volta, a cominciare dal cervello. Nella storia figurano come estinti. Infine, a volte, ma presto o tardi quasi sempre, ci sono quelli che s’incazzano. Tra coloro di cui parlo nell’asterisco finale di questi non ne troverai mai uno. Non sparano, non muoiono e non s’incazzano. Sono come le piattole, s’attaccano.

Tre sono le guerre in corso che fanno una guerra mondiale, oltre a quella nota USraeliana al drone, al fosforo, all’uranio, agli squadroni della morte chiamati “forze speciali” contro l’ectoplasma "terrorismo islamico" e Al Qaida, fatti spuntare da Cia e Mossad ovunque ci siano giacimenti, rotte, popoli di troppo e propri cittadini da terrorizzare e rendere complici. Quella degli Usa del multipolare Obama contro l’Unione Europea, quella dell’UE contro la Grecia, quella della finanza mondiale contro i lavoratori e poveri del nostro continente. Ho già detto di quel KKE, partito comunista greco, che arriccia il naso e si tira fuori davanti alle masse delle migliaia di “provocatori” ed “estremisti” che difendono dagli sgherri dell’elite greca i propri spazi e diritti, la propria vita da estinguere a forza di “aggiustamenti strutturali” dell’FMI e dell’UE, in cambio di ulteriori niagara di denaro da far precipitare nei forzieri della criminalità organizzata occidentale. “Scontri di piazza da sempre estranei alla storia e alla pratica del movimento comunista di tutto il mondo” ha farneticato, insultando la storia del movimento operaio e anticolonialista, il KKE, coprendosi le vergogne della propria assenza di palle e di lucidità. Lasciamolo all’immondezzaio dei sepolcri burocratici imbiancati. E raggiungiamo un popolo greco che, svergognando la pavidità e il perbenismo borghese che ci trasciniamo dietro, salvo la parentesi del ’68-’77, dai tempi della rivoluzione alle calende greche del togliattiano disfattismo.



Il paese di Antigone e delle Termopili
Disfatta la Grecia del popolo con le ruberie del suo 5% rapinatore e con le speculazioni su cartacce che diventavano lingotti appena completato il giro di banca in banca, da Lehman Brothers a Goldman Sachs, da agenzia di rating ad agenzia di rating, da assicurazioni a fondi d’investimento, tutti statunitensi gli attori della carneficina, incaricati di frantumare l’euro e salvare la moneta del paese con il più alto deficit e il più grosso debito pubblico del mondo, è partito da UE e FMI qualcosa come un trilione (mille miliardi) di “aiuti” (così chiamati dai Tg). Sono destinati a fare un rapido giro nelle banche greche, lasciando spiccioli per gli affini locali, per tornare, gonfiati e riutilizzabili contro Portogallo, Spagna, Irlanda, Italia, da dove erano usciti. Le borse del mondo si sono prodotte in orgasmi da urlo. Con vendite allo scoperto di titoli che gli speculatori non possedevano, prima hanno depresso le quotazioni di azioni e bond e ora, con riacquisti a prezzi stracciati, si mettono in tasca molto qualcosa che, al confronto, il deposito di Paperone pare il mio salvadanaio. Il modello è il socialista Obama, quando ha impegnato miliardi di soldi pubblici per rimettere in carreggiata il sistema finanziario privato.

In cambio di questa miratissima bonanza, ai Greci viene riservata l’irachizzazione sociale. Già più poveri di tutti, dalla sovranità natoizzata, questi “provocatori” ed “estremistI” verseranno in cambio il loro lavoro, il loro salario, la loro pensione, la loro istruzione, la loro salute, i loro servizi, il loro cibo, le loro case. E vivranno in un paese i cui dirigenti, mafiosi e berlusconidi vari, potranno ancora abitare salotti e parchi in cambio del prezzo di un po’ di complicità e protezione da chi li abilita a uscire dopo mezzanotte per succhiare sangue nei quartieri malfamati della plebaglia. Finisce così anche la parvenza di sovranità di questo paese, fra un po’ anche degli altri sunnominati, sussunta dai franco-germano-anglosassoni, a loro volta desovranizzati da chi ha meno scrupoli a stampare dollari e metterti sotto al naso missili nucleari e terroristi di Al Qaida, oltre ad avvantaggiarsi degli spaventosi utili della droga di Afghanistan, Colombia. Kosovo e Messico occupati. E dicono che tutto questo serviva alla ripresa. Quella che dovrebbe essere alimentata dalle turbe squattrinate, tassate fino al midollo, flessibili ad oltranza per salari che gli permettono sì e no di comprare i semi per le melanzane sul balcone. Dal sottoscala della Confindustria, Bonanni e Angeletti plaudono alla manovra correttiva alla greca di Tremonti, 30 miliardi in due anni da rapinare ai lavoratori peggio pagati d’Europa, mentre sbavano alla sola idea delle combines bilaterali con i padroni per estrarre altro plusvalore dai loro soggetti: “Bisogna ridurre le spese delle amministrazioni, contenere la spesa pubblica, fare risparmi”. E Epifani, che dice al Congresso della CGIL? Tocca ricomporre l’unità sindacale, bene imprenditoriale supremo, e tornare alla concertazione. Il popolo di Grecia, marciando e anche lanciando sassi e bocce, lotta per tutti noi, ahinoi da solo, infingardi del KKE!

Quanto all’incendio alla banca Marfin del berlusconide padrone d mezza Grecia, solo un semplice e definitivo schiaffazzo di verità ai corvi della “provocazione” black bloc. Poliziotti e KKE vanno cercando i responsabili tra gli “anarchici”, mentre perfino il “manifesto” allude a infiltrati della polizia. Diversamente da altri istituti, dai quali gli impiegati erano stati lasciati andare a casa prima delle manifestazioni, il delinquente Andreas Vgenopoulos li ha terrorizzati a restare in ufficio pena il licenziamento. Non c’erano uscite di sicurezza, non c’erano impianti antincendio, l’unico portone era stato sbarrato su ordine del padrone, al punto che nemmeno gli “anarchici” sono riusciti, disperati, ad aprirlo quando è scoppiato l’incendio. I due guardioni che sostano sempre davanti alla banca erano stati mandati via. Numerosi testimoni oculari hanno visto che i lanciatori di bottiglie incendiarie erano protetti dalla polizia.

A Papandreu, di fronte a un 90% di greci che si battevano contro la mattanza sociale, occorrevano dei martiri per screditare le manifestazioni macchiandole di sangue. Come alla “rivoluzione verde” Neda, come ai destabilizzatori della Russia la Politovskaya, come a Bush i 3000 delle Torri Gemelle. Que se vayan todos, urlavano nell’Argentina del crack e non avranno fatto la rivoluzione, ma del berlusconame più osceno dopo quello italiano si sono liberati. Con mesi di scontri in piazza. Si chiama Argentinazo. Io l'ho visto. Que se vayan todos: una classe dirigente occidentale assolutamente criminale, che si chiami di destra o di centrosinistra, con le sue banche nazionali e transnazionali, con i suoi apparati di provocazione, intossicazione, frode, guerra. Devono essere sequestrate le ricchezze accumulate tramite illimitati espropri e rapine, legittimate dai governi e dalle banche centrali di controllo. Il loro imperversare senza limiti e senza scrupoli determina una catastrofe economica e sociale che distrugge i sistemi produttivi locali e la domanda di mercato. E’ però un serpente che si mangia la coda. Riusciranno i dannati della Terra a estrargli il veleno e sputarglielo contro? In Grecia si potranno svegliare dal torpore legalitario le forze che si dicono rappresentanti dei lavoratori, KKE Syriza, sindacati, e fornire ai coraggiosi della piazza ciò che nelle città dell’insurrezione, nella Genova liberata dai nazisti e nella Salonnicco ribelle agli occupanti britannici, aveva messo in discussione la ricostituzione della dittatura capitalista? Presto potrà essere la volta di altri popoli del Sud Europa, oggi asserragliati nella morsa della logica “democratica” e pacifista imbastita dalla complicità subalterna dei mistificatori che ne pretendono la rappresentanza. Sapranno i lavoratori della conoscenza, lo sconfinato mondo del precariato sociale e dell’assoggettamento biopolitico, possibile soggetto rivoluzionario, con quella parte di classe operaia che non ha come orizzonte la sola salvaguardia di una condizione materiale da sopravvivenza e di rapporti di potere almeno preschiavistici, inserirsi nel marasma di un capitalismo che si strafoga nella pancia mentre si mozza le gambe che tale pancia tengono in piedi?


Dalle Torri Gemelle a Times Square e chi se la beve
C’è qualcosa, dopottutto, che differenzia Obama da Bush. Nonostante la passione che il primo mette nel superare l’inventore del terrorismo islamico e della guerra infinita, a forza di genocidi in Asia e Medioriente, colpi di Stato e guerre di bassa intensità in America Latina, traffico di droga, combinati con il rilancio della repressione interna e con le operazioni speciali per assassinii extragiudiziali in giro per il mondo. Bush, quando colpiva, non la mandava a dire: finti aerei e vere cariche esplosive a Manhattan sul World Trade Center, missili travestiti da Boeing sul Pentagono, bombe nella metropolitana di Londra, sui treni di Madrid, negli alberghi di Amman e Bali, in quelli di Mumbai (qui c’è già l’epigone Obama), tutti ovviamente da attribuire a cittadini di paesi da sminuzzare. Nel caso di Mumbai, al Pakistan atomico e ancora riottoso, nonostante gli ascari governativi si siano lasciati determinare dagli Usa a fare la guerra a metà del loro popolo. Tutta roba, per la verità, già vista a Pearl Harbour, nel Golfo del Tonchino, poi scopiazzata alla grande a Milano, Brescia, sull’Italicus, a Bologna e nei botti mafiosi del ’93, migliaia d concittadini sacrificati alla causa di Wall Street, del complesso militar-industriale e del regime Nato-DC-Cosa Nostra.

E sempre, nell’ombra, l’aiutino della superefficiente e collaudatissima manina del “migliore servizio segreto del mondo”. Obama no. Obama oltre a una spendibile Neda iraniana non va. E’ vero, ci sono un migliaio e mezzo di morti di fame di Gaza, ma quelli sono effetti collaterali di armi Usa brandite da altri. Ci sono le famiglie sterminate dai droni della Cia e nei mattatoi del generale McChrystal, ma quella è guerra al terrorismo. Ci sono gli iracheni tuttora falciati come birilli dalle milizie filoiraniane e svezzati da cibo, acqua, farmaci, lavoro, casa, ma lì è questione di subalterni che non sanno cavarsela tra di loro e neppure con Al Qaida,. Del resto gli Usa se ne stanno andando. Obama è più sofisticato, si sa, ci da giù con accortezza, anche se ciò comporta un certo grado di dilettantismo. Ha fatto sorridere il mondo quando ci ha presentato un modellino di terrorista che, su un aereo, ha acceso un mortaretto che, sì, gli ha bruciacchiato i testicoli, ma che non avrebbe fatto saltare neanche un sedile. Per la verità anche qui la manina nell’ombra s’è agitata: l’uomo ha potuto volare da Amsterdam a Chicago senza passaporto, pur elencato nella lista No-Fly dell’Antiterrorismo Usa, grazie alle benevolenza della Security aeroportuale, in mano a…israeliani. E chissà chi era quel cameraman che, irridendo eroico al’imminente conflagrazione, due fila dietro si era messo a riprendere l’operazione "palle combuste" prima ancora che iniziasse. Obama aveva cercato di fare meglio del citrullo texano che aveva messo su un aereo un tale, fornito da qualche Cottolengo, che si era messo nelle scarpe una polverina che, senza far scoppiare neanche un aeroplanino di carta, gli aveva però procurato una fastidiosa dermatite infradito. E neanche voleva, Obama, essere sopraffatto dall’inventiva del predecessore quando costui e i suoi soci britannici ci avvisarono che avevano sventato il cataclisma dell’abbattimento di ben dieci aerei di linea tra Regno Unito e Usa, grazie a un miscione di vernici e solventi che, acceso nella ritirata del velivolo, avrebbe fatto puff, ma avrebbe anche avvertito il più addormentato dei passeggeri grazie ai vapori che ne sarebbero subito scaturiti.

Così ricorse ai fumi. Quelli che sono fuorusciti dal Suv Pathfinder piazzato all’incrocio di Times Square, subito individuato, non dalle mille telecamere appese a ogni cornicione, non dai cento agenti in tenuta o in borghese mimetizzati tra lampioni e fioriere, ma da un distratto venditore ambulante di chincaglierie. Cosa ci fosse nel veicolo l’hanno dovuto ammettere, l’hanno visto in troppi per dire che si trattava di una bomba atomica sporca di Ahmadinejad (e qui un po’ di dilettantismo già si nota): bombolette da campeggio, taniche di nafta, due orologi da polso, una castagnola. Di detonatori o inneschi neanche l’ombra. Cosa avesse provocato il pennacchio di fumo non ce l’hanno mai voluto dire. Ad occhio e croce in quella partita a zecchinella quella famosa manina non è entrata in gioco. La Cia ha voluto fare da sola, fargliela vedere ai cugini tanto bravi. E ha toppato alla grande. Tuttavia Obama ha potuto dire al mondo, per bocca del sindaco Bloomberg e del capo della polizia, che un Suv “imbottito di esplosivo non aveva fatto saltare per aria il cuore di New York solo perché il meccanismo non ha funzionato” . E Clinton, rimasto risentito ai margini di questi colossi dell’antiterrorismo, con all'attivo solo qualche sceneggiata napoletana a Racak, Sarajevo o Sebrenica, ha voluto emergere dicendo la sua. Addirittura con magnifico anticipo sull’orrore vanificato di Times Square, il collega in Monica di Bertolaso aveva avvertito contro il pericolo del “terrorismo interno”, alimentato dallo “stesso odio che 15 anni fa portò Tim Veigh a piazzare la bomba di Oklahoma che uccise 168 persone”. Nientemeno. Preveggente Bill, quanto il Mossad che è solito tirar fuori suoi concittadini nell’imminenza di qualche fattaccio al tritolo. Ha ben ragione Napolitano, sempre sulla palla, anche fuori dalla frenesia di firmare berlusconismi, quando ammonisce contro “intrecci eversivi”, “intrighi internazionali”, “ciechi disegni distruttivi”… "Visto che non siamo esenti da contagi e infiltrazioni del terrorismo internazionale che potrebbe riattizzare focolai di fanatismo politico e ideologico che non sono spenti del tutto”. Chissà se parla a nuora perché suocera intenda. Quale suocera? Bella domanda, nel caso di Napolitano.

Faisal Shahzad, il giovanotto che una telecamera, inerte sul fumo ma vigilantissima sui terroristi, ha scoperto mentre si grattava i coglioni in piena Times Square (scongiuri?), naturalmente è pachistano. Naturalmente musulmano. Naturalmente una belva senza scrupoli visto che, pur con moglie e due bambinelli, voleva far saltare in aria qualche migliaio di innocenti in fila per il teatro. Naturalmente ha viaggiato molte volte tra casa sua e casa dei suoi in Pakistan, naturalmente avrà avuto qualche addestramento alla bomba dai Taliban, quelli che sanno fare degli IED (Improvised Explosive Device) che disintegrano carri armati, ma non sanno innescare una bombola a Times Square. E naturalmente ha subito ammesso le sue colpe, naturalmente confortato dalla rivendicazione anche di un capobastone taliban pachistano. Osama, nei suoi infiniti remake audio video, ogni volta che un presidente Usa è in calo di popolarità o in bisogno di soddisfare le fregole dei teppisti nel Pentagono e nelle borse, aveva dettato la procedura. Del resto, della confessione con magari un microchip in testa, non ce ne sarebbe stato neppure bisogno. Trionfante la Metropolitan Police ha esibito un video di Faisal mentre in una bottega della Pennsylvania compra dei mortaretti.

E’ servita a qualcosa questa “narrazione” (il termine è un’ossessione retorica vendoliana, ma esercita un contagio inarrestabile) del terrorismo islamico fattaci da Obama, attorniato da una fanfara di trombettieri mediatici nostrani da confondere tutti i bersaglieri dalla Crimea a oggi? Sarà mica servito a giustificare il mantenimento in vigore del poliziesco Patriot Act di Bush-Cheney? O gli sterminii a gogò dei droni Cia sui civili pachistani (800 uccisi nel solo 2009)? O a distrarre dalle fallite offensive Usa-Isaf a Marjah e Kandahar? O a far bypassare lo tsunami nero che, ucciso mezzo Golfo del Messico, desertificherà le coste di Luisiana, Alabama e Florida, sollevando carmi al proposito dell’ecologobama di bucare il fondo marino e installare piattaforme petrolifere lungo le coste nordamericane come fossero tante coltivazioni di ninfee? O doveva il fumacchio del Suv coprire i corpi di coloro il cui assassinio mirato, o la cui tortura, sono stati riautorizzati dal presidente del cambio, a cominciare da quell’Omar Khadr che ha denunciato come a Bagram, la Guantanamo di Obama, torturandolo gli avevano promesso che lo avrebbero mandato a farsi stuprare in una prigione Usa? Oppure trovare un terrorista confesso in carne e ossa e riprese televisive serviva a incenerire l’odiosa figuraccia fatta dai fantocci iracheni e loro padroni Usa quando hanno annunciato la trionfale uccisione dei due comandanti di Al Qaida in Iraq, Omar Al Baghdadi e Abu Ayyub Al Masri, sorvolando sul fatto che le loro morti erano già state ufficializzate in due precedenti occasioni, due e tre anni fa. E che Al Masri risulta addirittura sepolto in un carcere egiziano da molti anni. Un po’ la burla di cui fecero protagonista Al Zarkawi, il banditello giordano ucciso in Kurdistan da una bomba Usa dispersasi nel 2003, ma riuscitato varie volte per diventare capo dell’“Emirato Islamico in Iraq”.

Ce ne sono di cose che i fischiabotti di Faisal dovevano far dimenticare! Forse i 18 veterani delle guerre all’Iraq che ogni giorno tentano il suicidio? Forse l’inarrestabile crescita del movimento per la verità – almeno negli Usa - sulla balla megagalattica dell’11 settembre e seguenti? Forse l’agghiacciante rapporto dell’Accademia russa della medicina e delle scienze tecniche che attribuisce la “misteriosa scomparsa” negli Usa, e principalmente nello stato agricolo dello Iowa, di due milioni di persone per malattie polmonari in relazione a un incrocio di patologie vegetali ricollegabili a OGM della notoria Monsanto (dopo la pandemia da febbre suina e relativi vaccini a cazzo, non c’è da stupirsi di nulla).

Eugenetica? Gli Usa sono avvezzi: a forza di sterilizzazioni e cavie umane per farmaci e armi, altro che due milioni dagli anni ’30 ad oggi, anzi dallo sbarco della Meyflower in qua! Magari anche le repliche della figura di cacca sistematicamente fatte da Obama, dopo lo storico bla-bla filo-islamico al Cairo, quando, per la disperazione di alcuni suoi generali, stufi di essere messi sul carosello della bellicosità israeliana, dà la sua benedizione a ogni bastardata del socio di maggioranza mediatico-finanziario-terroristico Netaniahu, fino a rovinarsi la prospettiva di addomesticare la Siria rinnovandole le sanzioni. Eppoi come si fa a reagire al sempre più forte grido della comunità araba e anche di parte di quella internazionale che, a fronte delle costante minacce di armagheddon contro l’Iran, neanche ancora civilmente atomico, denuncia le 400 atomiche di Israele e invoca un inconfutabile Medioriente denuclearizzato, se non rispolverando la minaccia del terrorismo islamico, dei suoi rauti oggi e delle sue atomiche sporche domani? E che dire dell’Iraq affidato a democratici ladroni ex-espatriati Cia-stipendiati, che dopo una democrazia sancita da magnifiche elezioni alla scheda falsa, non solo si azzuffano a forza di ammazzamenti tra di loro, riscatenano su ordine dell’altro socio di maggioranza, il persiano, la guerra civile tra confessioni e assistono attoniti alla rinascita, alla faccia dei due milioni di sterminati e dei cinque di rifugiati, di un’insorgenza patriottica che mena colpi da matti contro i mercenari indigeni degli occupanti? Come si farebbe, senza i fumi del povero Faisal, a occultare quel trilione e passa di nuove spese militari, senza precedenti nella storia della secolare pratica bellica Usa, alla faccia di milioni di disoccupati e senza-più-casa, fregati dai subprime di banche obese e bulimiche?

Per quanto potrei andare avanti ad elencare gli utili che si vogliono derivare dalla farloccata di Times Square, come già quelli, ben più sostanziosi delle Torri Gemelle, anche se a questi ispirati per medesimi scopi? Starei qui fino a spossarvi del tutto. C’è che l’associazione a delinquere Cia-Mossad ha più intelligence sul suo Al Qaida che tutti i musulmani del mondo messi insieme. Non ci sarebbe neanche bisogno dell’uso sistematico della tortura, rinnovato da Obama, per estrarre da agonizzanti false rivelazioni. Quella si fa per il gusto di farla. Non ci credete? Basterebbe la rivendicazione di Oari Hussein Mehsud, presunto caporione e arteficiere dei Taliban pachistani, che il fallito fuocarello d’artificio di Times Square era stato fatto per vendicare l’uccisione in Iraq dei due “leader di Al Qaida in Iraq”. Quelli o catturati o ammazzati tre volte. E ovviamente mai esistiti. Basterebbe.

Posso chiudere con un altro asterisco? Uno di quelli che per punte ha degli stronzi? Additiamo al ludibrio delle genti Piero Sansonetti (Altri), già da tempo nel genere, Massimo Bordin (Radio Radicale), Ritanna Armeni (meteorina di Bertinotti e poi di Giuliano Ferrara), Angela Azzaro, Andrea Colombo (penne vendoliane), Lanfranco Pace (rigurgito della ferrariana Cia e, peggio, consorte di Giovanna Botteri) e, per colmare la latrina, Adriano Sofri, il vindice di ogni mattanza democratica di popoli. Tutti questi hanno firmato perché venisse revocato il divieto della Questura alla chiassata romana dei picchiatori ontologici del fascistissimo Blocco Studentesco. L’hanno fatto in nome della democrazia e della “libertà di espressione e manifestazione”. L’hanno fatto a celebrazioni della successione di sanguinarie incursioni di questa teppa manovrata contro cittadini, studenti, singoli sprovveduti di fisionomia da bruto. La loro intimità con le ragioni di questo verminaio, posto a copertura e distrazione dall’uscita delle pantegane dalle latrine, quelle del nazismo di sostanza, quello liftato, di “Amici”, dei fazzoletti verdi nel taschino, dello Stato bertolasizzato, sono note. A garanzia della democrazia e della libertà d’espressione hanno messo gli emuli del macellaio Graziani. Il paradosso supremo, poi, è che si tratta di nemici giurati di un antisemitismo raffazzonato dal vittimismo dei macellai di Gaza. E Blocco Studentesco e Casa Pound sarebbero i dichiarati antisemiti. Quando non c’è maggiore identità antropologica ed ideologica che quella proprio tra costoro e quei macellai! Divertente, no?

Ultimissima altrettanto divertente. Flavio Lotti, comandante in capo della Tavola della Pace, annuncia la prossima Marcia della Pace Perugia-Assisi. Il giorno prima si era consultato con il generale Vincenzo Camporino, Capo di Stato Maggiore dell’Offesa.

martedì 11 maggio 2010

KKE, Kuelli Ke Epigono, Kuelli Ke Epitaffio, Kuelli Ke Eccepiscono, Eludono, Elucubrano, Epurano, Esecrano




















Fama di lor il mondo esser non lassa / misericordia e giustizia li sdegna / non ragionam di lor, ma guarda e passa.
(Dante Alighieri, 1304-1321)



Carissimi, mamma, papà, fratello sorella e compagni tutti,
mi trovo senz’altro a breve distanza dall’esecuzione. Mi sento però calmo e muoio sereno e con l’animo tranquillo. Contento di morire per la nostra causa: il comunismo e per la nostra cara e bella Italia.
Il sole risplenderà su noi "domani" perché TUTTI riconosceranno che nulla di male abbiamo fatto noi.
Voi siate forti come lo sono io e non disperate.
Voglio che voi siate fieri ed orgogliosi del vostro Albuni che sempre vi ha voluto bene.


Cari compagni, ora tocca a noi.
Andiamo a raggiungere gli altri tre gloriosi compagni caduti per la salvezza e la gloria d'Italia.
Voi sapete il compito che vi tocca. Io muoio, ma l'idea vivrà nel futuro, luminosa, grande e bella.
Siamo alla fine di tutti i mali. Questi giorni sono come gli ultimi giorni di vita di un grosso mostro che vuol fare più vittime possibile.
Se vivrete, tocca a voi rifare questa povera Italia che è così bella, che ha un sole così caldo, le mamme così buone e le ragazze così care.
La mia giovinezza è spezzata ma sono sicuro che servirà da esempio.
Sui nostri corpi si farà il grande faro della Libertà
.
(Lettere dei condannati a morte della Resistenza)









http://www.youtube.com/watch?v=-nte6ZrCk6A

Cari amici, se fate copia e incolla con questo link, troverete un bellissimo regalo. Regalo che sa di antico e perenne, che Claudio Villa vi piaccia o no. Personalmente non ho mai sentito nessuno metterci dentro tanta anima. Regalo che suscita sentimenti e anche pensieri del tutto attuali.

Prima di addentrarmi col prossimo post nella questione dei terrorismi di Stato a New York e in Grecia, vi cito, a proposito del regalo di cui sopra, una ottusa e anche infame dichiarazione ufficiale del tanto osannato, dai suoi polverosi corifei in Italia, KKE(partitocomunista) greco. Riferendosi agli scontri dei compagni ad Atene e in altre città, il KKE dichiara: "Risposta opportuna e secca anche a quei settori di certa sinistra antagonista (noi?) italiana e straniera che, rispolverando la mistica dello scontro di piazza, estranea da sempre alla storia e alla pratica del movimento comunista di tutto il mondo, danno l'impressione di essere impegnati a fornire un sostegno alla controffensiva mediatica del potere contro l'imponente movimento di lotta greco, di cui il KKE è soggetto politico fondamentale (sic).

E pensare che i compagni del KKE (Ke Kazzate Esternate!) ci avevano strappato meravigliato entusiasmo quando, unici in Europa, si erano messi a bloccare rifornimenti Usa e Nato ai briganti UCK e ai serialkiller dall'aria. A essere maliziosi, si potrebbe sospettare che quella era un sabotaggio gradito al Cremlino, amico della Serbia, ma che ora ai russi uno spappolamento dell'Europa greca non gli sta proprio bene, vista la funzione di cuscinetto tra sé e gli Usa che vorrebbero attribuire all'Europa. A suo tempo, la Yalta della coesistenza (la coesistenza è truffa, per farci stare buoni, cantavamo a Lotta Continua), non gli stava neanche bene che i partigiani greci resistessero agli occupanti greci per farsi uno Stato come piaceva a loro. Ne sanno qualcosa anche le nostre brigate, felicemente intitolate a Garibaldi. Figurati adesso che, anche con Portogallo, Spagna, Irlanda, Italia, in situazione oggettivamente prerivoluzionaria (ma senza soggetto nè avanguardia rivoluzionari), rischiano di disfargli quel cuscinetto. Da qualche parte c'è sempre chi, per muoversi, deve prima porre ascolto a un "Piccolo Padre".

Mancano le parole. Ma non i ricordi storici. Anzittutto quelli del vissuto di molti di noi, non iranciditi, del '68-'77, quando rovesciammo il paese come un calzino, alla faccia di un rottamato PCI che agiva da fornitore di munizioni alla strategia repressiva del regime golpistizzante, e quando lasciammo in strada partecchie decine di quei compagni che sapevano come, senza scontri e rischio della vita, non ci avrebbe cagato proprio nessuno. Regola valida sempre. E non può non costare testa, gambe e anche pelle sfasciate. Pensate all'Honduras: l'ossessione nonviolenta inculcata ai manifestanti della Resistenza, invalsa dopo le prime settimane dei durissimi scontri contro il golpe (e che altro devi fare contro un golpe?), ha fatto scomparire nel buco nero dell'attenzione uccisa la vicenda honduregna, il golpe obamiano, gli squadroni della morte dei paramilitari honduregni guidati da istruttori israeliani, una resistenza in piazza per sei mesi di seguito, gli arresti, le sparizioni, le torture, la persecuzione dei contadini, l'abissale povertà ritrovata. Di Honduras il mondo parlò, qualcuno partecipò, finchè i media, grazie agli scontri, erano costretti a tenerci aperti occhi e orecchie e un minimo di internazionalismo. I dirigenti della Resistenza volevano risparmiare vite? Le hanno fatte bruciare dal nemico. Meglio patria o muerte.






I Ricordi dei comunisti che si sono sollevati contro l'attentato a Togliatti, contro il Congresso del MSI a Genova sotto il golpista Tambroni, ricordi di Franco Serantini, Pietro Bruno, Verbano, Zibecchi, Saltarelli, Russo... Le famiglie di queste vittime del terrorismo quand'è che le celebrano il firmatutto del Quirinale e i media di destra e manca? Sempre ammanettati prima dai bonzi del PCI che dagli sbirri. Eppoi dalla damnatio memoriae universale. Ultimo sprazzo Genova 2001. E il KKE che dice?



Gli studenti greci del Politecnico che si batterono e morirono in piazza a rovesciarono il regime dei colonelli. E il KKE che dice? Occupa l'Acropoli. Bella trovata di visibilità, alla Disobbedienti.


Le cento e cento insurrezioni e sacrifici in piazza dei proletari od oppressi di altre classi e altri popoli di tutti i continenti, da Spartaco alla rivoluzione francese, alla Comune, alle 5 giornate di Milano, alla Repubblica Romana, alla rivolta di Napoli, alle barricate dell'0ltretorrente di Parma a Caracas, La Paz, Buenos Aires, Cuba (non c'era solo la sierra) e potrei aggiungerne mille altri da seppellire sotto un Olimpo di vergogna quegli opportunisti. E poi che differenza ontologica qualitativa si può trovare tra uno scontro dei partigiani in montagna, e uno scontro di manifestanti ijn città? Ce lo vogliono far credere gli amici del giaguaro. Del resto, anche quelli in montagna, o nel deserto, quando non si tratta di napolitanesca retorica su cose d'altri tempi, ma di Afghanistan, Iraq, Somalia, oggi sono trattati alla stregua dei "terroristi" di piazza. Anche dal KKE? O si barcamena?




C'è poi anche l'immancabile accusa di esseri provocatori o utili idioti della propaganda di regime. Ce l'hanno rifilata sempre e hanno partorito gli Occhetto, Fassino, Veltroni, D'Alema, Bertinotti! Mettendo sullo stesso piano i provocatori professionisti alla Sid, Cia, Mossad, Cossiga, Digos, CC, con chi usa la sacrosanta forza del suo schieramento per impedire che gli siano negati i fondamentali diritti di libertà, la sua piazza, la sua città, la sua fabbrica, la sua scuola, il suo ambiente, il suo habitat, il suo lavoro, la sua parola, il suo futuro. Ancora più vile (lo fecero già nella prima insurrezione greca, di due anni fa) è l'allusione alla possibile responsabilità di provocatori "estremisti" nella morte dei tre impiegati di banca, quando ci sono tutti gli elementi di prova per capire che quella è stata la classica provocazione di regime, alla Piazza Fontana, al Suv di New York, zeppo di bombolette da campeggio e fischiabotti, ma anche da razzo propulsore per la guerra e la repressione infinite. Ma anche allora costoro permisero dubbi ed esitazioni su Valpreda. E l'11 settembre l'ha fatto Osama e non il predecessore di Obama.




Il KKE sarà pure l'aggregato comunista più votato, ma quanto ad avere un ruolo di avanguardia, ce l'ha come D'Alema quando era segretario della FGCI. Ed è inutile che cerchi di scaricare il dramma degli scontri sui soliti black-bloc. Sono stati più onesti Il Fatto, Il Manifesto, La Repubblica, le riprese televisive, quando hanno mostrato che alla difesa dagli sbirri e nell'assalto al Parlamento hano partecipato migliaia di cittadini comuni, quelli venuti in giacchetta.






A Quito, nel 2004, un gaglioffo fascista, Lucio Guiterrez, fu cacciato insieme alla sua cricca yankizzata, dall'assalto e dall'occupazione del parlamento. Da una folla non guidata dal PC. Del resto quei PC, le cui ossa qualcuno si ostina voler ricomporre, hanno tutti avuto qualcosa che NON è "estranea da sempre alla storia e alla pratica del movimento comunista di tutto il mondo": l'assuefazione, l'accomodamento, la compatibilità, la subalternità con chiunque gli garantisse una parvenza di sopravvivenza e partecipazione: con Pinochet, con Videla, contro Ché Guevara, contro Fidel, con il regime democristiano, con i fantocci stragisti sciti messi al governo a Baghdad dai terminator Usa. Con Khomeini quando questi assaltò l'Iraq su mandato di Reagan. Una patologia apotropaica, che cerca di allontanare gli "influssi malefici", facendo gli scongiuri contro chi tira un sasso o una boccia. Una specie di invidia del pene, sublimata in ideologia politica che afferma "tu ce l'hai più grosso di me, per cui ti metto dietro la lavagna".











Oggetto: BANDIERA ROSSA cantata da CLAUDIO VILLA >> ::: http://www.youtube.com/watch?v=-nte6ZrCk6A
Data: venerdì 30 aprile 2010 23.04

BANDIERA ROSSA cantata da CLAUDIO VILLA

http://www.youtube.com/watch?v=-nte6ZrCk6A

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domenica 9 maggio 2010

CAMPAGNE IMPERIALI, CAMPAGNUCCE CRIPTOIMPERIALI










In attesa di dire in questa sede nei prossimi giorni qualcosa di assennato sull’attentato-farsa di New York e sulla rivolta greca con annessa provocazione mortale padronale,
riproduco qui sotto la risposta di persone oneste e consapevoli a due campagne repressive e manipolatorie tra le più feroci e delinquenziali messe in atto dall’imperialismo e dai suoi scherani. Si tratta di appelli per Arundathi Roy, la grande militante e scrittrice indiana dei diritti umani “veri” e delle lotte dei popoli contro il capitalismo e colonialismo, oggi perseguitata dalle autorità indiane per la sua attività relativa alla guerriglia maoista, e di una nuova presa di posizione contro lo tsunami diffamatorio lanciato dall’Impero contro Cuba, evidentemente propedeutico a qualcosa di più “concreto”.


Aggiungo immodestamente in fondo anche la replica, già giunta a molti di voi, dell’appello a resistere, con espressioni di protesta ai responsabili e di solidarietà al sottoscritto, a un’altra campagna repressiva: la determinazione a sopprimere, perpetuando un provvedimento tirannico, la libertà d’espressione da parte di un quotidiano che si dice comunista e che è l’organo di un partito che il comunismo vuole rifondare. All’appello fa seguito anche l’astuta risposta che il direttore di “Liberazione”, Dino Greco, ha dato sul giornale a coloro che gli chiedevano come mai un ordine del giorno del Comitato Nazionale del PRC, in sostegno a Cuba e di condanna dei suoi persecutori e diffamatori, non venisse pubblicato sull’organo del partito.

Come vedrete, Greco spiega che è stata la direzione del partito a non inoltrare tale presa di posizione al quotidiano. Io, come al solito immodestamente, una spiegazione ce l’avrei. Nel momento in cui si insiste a infliggere ulteriori insulti economici e ingiustizie giudiziarie a chi è stato cacciato da Liberazione per aver espresso su Cuba, sette anni fa, posizioni che allora contrastavano con la linea Bertinotti, ma che oggi quell’ordine del giorno sembra sostanzialmente condividere, la diffusione a un pubblico di lettori di tale paradosso risulterebbe piuttosto imbarazzante. Soprattutto alla vista dei tanti lettori, iscritti e, in genere, difensori della libertà d’espressione, che in questi giorni hanno manifestato a partito e giornale tutta la loro indignazione. Fatte le debite proporzioni o, come dicevano i padri latini, si parva licet…, sempre di imperialismo, grosso o piccolo, e di repressione della verità si tratta. E di una sacrosanta battaglia per la libertà.
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Comitato contro la Guerra contro il Popolo dell’India
Via Cimatori 4/r – Firenze
Tel. 338 4381531
e-mail ccgcpi.italy@gmail.com
29/04/2010

Solidarietà ad Arundathi Roy

Arundathi Roy è una scrittrice e un’attivista dei diritti umani molto nota in Italia e in tutto il mondo. È impegnata intensamente, negli ultimi tempi, nella denuncia della barbarica guerra, la cosiddetta “Operazione Green Hunt”, contro gli indigeni che il governo indiano ha intrapreso per espellerli dalla loro terra e consegnarla alle compagnie minerarie, che intendono sfruttarla e attuare una devastazione ambientale di portata continentale.
Arundathy Roy si è recata poco tempo fa nella terra dove gli indigeni vivono e resistono, in molta parte aggregati nelle file dell’esercito del Partito Comunista dell’India (maoista), che da trent’anni opera in questa zona ampia come mezza Europa e popolata da cento milioni di persone.
Al suo ritorno, ha scritto un reportage, dal titolo Walking with the Comrades, [Camminando con i compagni]. Siamo stati informati che lo scritto sarà pubblicato in italiano nella rivista Internazionale ai primi di giugno. Invitiamo a leggerlo: siamo sicuri che si tratta di uno scritto eccellente, per il contenuto e per lo stile.
Il governo dello stato dell’India di Chattisgargh ritiene che con il suo scritto Arundathi Roy abbia violato l’Atto di Pubblica Sicurezza speciale, varato per impedire ogni voce di dissenso e di sostegno ai popoli colpiti dalla guerra. È un atto che prevede le misure repressive più dure in una nazionè che ha il più alto numero di prigionieri politici al mondo, dove i prigionieri sono sottoposti a ogni genere di vessazione, di violenza, di tortura e dove vivono in condizioni che li portano alla morte.
Esprimiamo il nostro sostegno ad Arundathi Roy e invitiamo a intraprendere ogni iniziativa di solidarietà a sua difesa contro questo ultimo attacco del governo indiano, e a mobilitarsi contro la guerra che il governo indiano ha inizato contro il popolo dell’India, contro l’Operazione Green Hunt.
In particolare, ci associamo all’iniziativa intrapresa da ATIK, Confederazione dei Lavoratori Turchi in Europa, che ha iniziato una raccolta di firme on line. Invitamo a firmare la petizione contro la persecuzione di Arundathi Roy in http://www.ipetitions.com/petition/stoppersecutionroy99/.
Riportiamo, di seguito, due interviste ad Arundathi Roy pubblicate ultimamente sui media del nostro paese, un’intervista da Peace Reporter e un’altra dal Manifesto.

Il Comitato di Solidarietà Contro la Guerra Contro il Popolo dell’India
Firenze – 4 maggio 2010
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Redazione Esteri TG1
- Caporedattore, sig.Pino Caserta
In riferimento al servizio mandato in onda nell’edizione del TG1 di ieri, sabato 8 maggio, firmato da Marilù Lucrezio, presentata da studio come “inviata” a L’Avana, vogliamo comunicare la nostra indignazione e un grande stupore per avere assistito ad una montatura cinematografica più che ad un servizio giornalistico.
Premettiamo che, da un lato, già il titolo del servizio -che annunciava il crescere della repressione- è di per sé una montatura, visto che non è giustificato da niente di quel che viene detto nel servizio medesimo e, dall’altro, la presentazione da studio della intervistata, signora Yoani Sánchez, come “giornalista” dimostra capziosa falsità, visto che Sánchez non è una giornalista, a meno che tale attestato, o titolo di studio, o qualifica le venga riconosciuta solo in quanto titolare di un proprio blog... (forse che ogni italiano che gestisce un proprio sito web è classificabile come giornalista?).
Le verità vere dietro queste due prime mistificazioni sono:
1. tenere alta l’attenzione sulla repressione continuando ad annunciarla –nella speranza che alla fine arrivi per davvero...
2. inserire la signora Sanchez fra i giornalisti per indicare che la categoria è perseguitata e vittima

Venendo al merito di quanto abbiamo visto al TG1, la montatura cinematografica si avvale, come si conviene ad un film, di immagini e testo:
• telecamera inquadra gambe e piedi in movimento e pavimento stradale (secondo le tecniche dei thriller)
• plotoni di poliziotti o militari ripresi per le strade della capitale (cioè, una città in mano ai repressori)
• passano fotogrammi di stampelle e s’intravvede un livido
• la voce della sig.ra Lucrezio intanto ci informa –e il thriller prende corpo- che è saltato il primo appuntamento con Sanchez perchè la medesima la avverte che è pedinata, poi anche Lucrezio è pedinata... infine decidono di vedersi in un posto molto riservato, lontano dagli occhi e dalle orecchie dei pedinatori... in piazza della Cattedrale...
dove comincia il servizio vero e proprio, o ciò che avrebbe dovuto essere il servizio vero e proprio, cioè l’intervista, su cui non ci soffermiamo perchè già tutto noto, solite cose della sig.ra Sánchez, che raccolgono tanto entusiasmo negli USA e in Europa, tutto è dello Stato, sì la Sanità ma... ecc ecc.

Torniamo invece alla montatura, ponendo solo due domande:
1. Sánchez è stata vista nei più prestigiosi hotel de L’Avana da centinaia di corrispondenti di testate mondialmente conosciute, mentre conversava, sostava nei salotti, si connetteva a internet; è stata intervistata più e più volte nei medesimi luoghi, è stata visitata e intervistata più volte nella sua casa. Come mai Marilù Lucrezio non ha percorso queste vie “normali” per intervistarla, visto che, supponiamo, fosse legittimata a farlo da un regolare visto giornalistico di ingresso a Cuba?
2. al corrispondente della REUTERS che la vide senza alcun segno fisico dopo il famoso sequestro corredato da percosse, Sánchez disse che i segni erano nascosti, poi dichiarò che erano spariti, poi che non aveva pensato a fare delle foto. Ora Marilù Lucrezio mostra addirittura una registrazione video in cui appare Sánchez che si muove a stento fra aiutanti e stampelle, poi scosta la frangia per mostrare un livido.
Non aveva letto niente la nostra giornalista sulle precedenti dichiarazioni di Sánchez ? (e non ha quindi potuto cogliere la grottesca contraddizione...)

A proposito di Yoani Sánchez, una spregiudicata falsaria, già presa con le mani nel sacco più di una volta, vale ancora e anche qui in Italia, per la nostra stampa, quella tristemente famosa valutazione del Governo USA sul dittatoriello panamense Noriega: è un delinquente... ma è il nostro delinquente

Ancora una volta impelle un dubbio: ma dov’è l’etica professionale? con quale diritto si trattano gli utenti come bambini tonti da imbottire con le farse?

Perugia, 9 maggio 2010 Anna Serena Bartolucci
AsiCubaUmbria
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Appello per Fulvio Grimaldi: contro una sentenza iniqua e una censura inaccettabile



A: Quotidiano Liberazione e Partito della Rifondazione Comunista

CONTRO UNA SENTENZA INIQUA E UNA CENSURA INACCETTABILE
Vogliamo che la voce del giornalista e documentarista Fulvio Grimaldi non venga spenta, come avverrebbe se “Liberazione”, giornale comunista, insistesse nell’esecuzione della sentenza d’appello che ha condannato Grimaldi a restituire a “Liberazione” i 100mila euro avuti in primo grado come risarcimento del danno subito dall’editto bulgaro di Bertinotti che ne ha determinato il licenziamento su due piedi in occasione della pubblicazione di un suo articolo su Cuba nel 2003, non gradito all’allora segretario del PRC.

Di quel licenziamento Grimaldi non ha mai ricevuto né comunicazione né motivazione ufficiali. Alla reazione di protesta di oltre duemila lettori, il giornale ha risposto con spiegazioni non veritiere, negando a Grimaldi il diritto di replica. Grimaldi è un giornalista controverso le cui posizioni a volte non sono condivise da molti, ma volterianamente ne affermiamo il diritto ad esprimerle, oggi come quando le illustrava nel TG3 o le pubblicava sul giornale di un partito che in gran parte le condivideva e che, comunque, affermava nei suoi principi costitutivi la libertà di espressione, il pluralismo delle opinioni, il diritto di critica. Da molti anni questa voce di un’informazione non in linea con il “senso comune” dominante ci ha fatto conoscere realtà di conflitti e popoli in lotta contro l’imperialismo, dal Medioriente all’America Latina, dai Balcani all’Africa e all’Asia, dal terrorismo di Stato a quello ingannevolmente attribuito agli aggrediti e demonizzati, realtà che non avevano diritto di presenza nei media ufficiali. Andando contro una giurisprudenza consolidata, che raramente rovescia una sentenza in materia di diritto di lavoro, il giudice d’appello ha annullato una condanna a chi lo aveva estromesso da “Liberazione”, per cui da cinque anni lavorava con rubriche e reportage dalle aree di crisi, sostenendo in prima persona le spese di quegli impegni. I firmatari di questo appello vogliono continuare a leggere e a vedere i reportage di Grimaldi sulle lotte dei palestinesi, iracheni, jugoslavi, latinoamericani, già visti da migliaia di persone in Italia e fuori. Grimaldi ha proposto una soluzione transattiva che il giornale ha respinto. Ciò significa inesorabilmente la fine di una voce che riteniamo preziosa e insostituibile.

Chiediamo a “Liberazione” e al PRC, che tanto si sono spesi per l’articolo 18 e contro ogni censura, a partire da Santoro, Luttazzi e Biagi, di recedere da un accanimento rivendicativo che ha il sapore della rappresaglia padronale, incompatibile tra soggetti che si definiscono compagni.

(per i particolari della vicendawww.fulviogrimaldicontrobloginfo)

Chi lo desidera può inviare il testo della petizione al quotidiano Liberazione all'indirizzo segreteria@liberazione.it

per firmare l'appello: qui
su Facebook

Annalisa Melandri
www.annalisamelandri.it
http://boicottaisraele.wordpress.com

La rivoluzione è un fiore che non muore
La revolución es una flor que no muere

L'uomo è nato libero ed è ovunque in catene
J.J. Rousseau



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Ogg: Risposta del Direttore di Liberazione DR: Dino Greco sulla mancata pubblicazione del ODG pro Cuba della Direzione Naz.le PRC.
RISPOSTA INVATACI DAL DIRETTORE DI LIBERAZIONE DINO GRECO CON DOCUMENTO PDF (vedi allegato):


Cari compagni/e, rispondo congiuntamente ad alcune lettere, tutte dello stesso tono, che
protestano per la mancata pubblicazione, da parte di Liberazione, di un ordine del giorno
sull’embargo indecente che gli Usa ancora impongono a Cuba. In qualche caso si allude ad un
nostro presunto intendimento censorio, riflesso di «atteggiamenti del recente passato».
Ebbene, del recente passato qui trovo soltanto perduranti pregiudizi. E mi prende il sospetto
che alcuni fra i nostri compagni abbiano mantenuto l’abitudine di criticare il giornale non avendo
però ripreso quella di leggerlo. Se lo facessero sarebbe agevole scoprire che contro il blocco ci
siamo espressi più volte, nel modo più severo e inequivoco. Da ultimo con un bell’articolo di Fabio
Amato, in prima pagina, che potete rileggere (o leggere, se fosse sfuggito), sul giornale del 30 aprile
scorso. Per non dire delle splendide pagine che Maria Rosa Calderoni ha dedicato alla campagna
per la liberazione dei Cinque.
Nei prossimi giorni, inoltre, daremo conto delle iniziative di solidarietà che l’Associazione
Italia-Cuba sta preparando per la metà di questo mese. Quanto agli atti delle riunioni e delle
risoluzioni relativi agli organismi dirigenti del partito, questi vengono predisposti e a noi consegnati
dal partito medesimo per la pubblicazione. Che noi garantiamo, senza omissioni. Quando ciò non si
verifica è, semplicemente, perché il partito non ne ha previsto la divulgazione. Infine, vi invito a
rimuovere il fantasma di una presunta inclinazione anticubana di Liberazione che – se è esistita nel
passato – certo non c’è più oggi.
Dino Greco


RISPOSTA C.LO AMICIZIA ITALIA CUBA "ITALO CALVINO" PIOMBINO/ELBA/...

Grazie Direttore per i sui esaurienti chiarimenti, sicuramente noi siamo tra quelli cattivi che a suo tempo ci siamo indignati con Liberazione per gli articoli contro Cuba, Venezuela, Bolivia ..scritti dalla Nocioni e non solo ,... non è assolutamente vero che non leggiamo Liberazione , ci sono compagni che lo comprano e lo leggono tutti i giorni, ....secondo la sua risposta che entra più sul merito dell'embargo che sull'aggressione mediatica in atto verso CUBA (Su cui infatti si concentra l'ODG),... tra le righe si legge chiaramente che per la mancata pubblicazione dobbiamo rifarcela con la direzione del nostro partito che non vuole la divulgazione. Se fosse così come dice lei la cosa è molto grave, anzi lo è ancora di più ,perchè adesso dovrebbe essere la dirigenza PRC ha dare certe spiegazioni .... ci pare illogico, irreale che il direttivo di un partito fa un comunicato unanime, poi ha paura delle proprie azioni e non lo divulga..... se questa è la realtà gentile dottor Greco sarebbe meglio chiudere bottega e andare tutti a casa...non le pare?....per affrontare questo difficile momento politico ci vuole dignità e palle............
Ah !!deve sapere inoltre che per l'articolo di Fabio Amato su Cuba, abbiamo fatto il TAM TAM ,infatti attraverso internet lo abbiamo inviato ovunque.
In ultimo noi non abbiamo mai considerato Liberazione anticubano.antivenezuelano, antiboliviano,... però è pur vero che nella redazione qualcuno che rema contro c'è e magari dovrebbe scrivere per qualche altra testata e non di sinistra.
Grazie di nuovo e
Saluti C.lo ANAIC PIombino

mercoledì 5 maggio 2010

AMERICA LATINA, LAMPI DI GUERRA E DI RIVOLUZIONE























Dal punto di vista dell'Oriente del mondo, il giorno dell'Occidente è notte / In India coloro che portano il lutto si vestono di bianco / Nell'Europa antica il nero, colore della terra feconda, era il colore della vita e il bianco, colore delle ossa, era quello della morte / Secondo i vecchi saggi della regione colombiana del Chocò, Adamo ed Eva erano neri e neri erano i loro figli Caino e Abele / Quando Caino uccise suo fratello tuonò la collera di dio / Davanti alla furia del Signore l'assassino impallidì di colpa e paura e tanto impallidì che rimase bianco sino alla fine dei suoi giorni. Noi bianchi siamo, tutti, figli di Caino.

(Eduardo Galeano)


Al link in basso troverete un breve video della cerimonia svoltasi a Roma nell'anniversario dell'indipendenza del Venezuela, girato da Marco Diotallevi, con intervista all'ambasciatore Luis José Berroteràn Acosta. Ricordarci del Venezuela e sostenerlo spetta a tutti gli internazionalisti ed antimperialisti, specie ora che Obama, preparando il terreno con una forsennata campagna mediatica di menzogne e diffamazioni contro i paesi latinoamericani affrancatisi dal colonialismo Usa, minaccia azioni di forza e manovre di destabilizzazioni contro questa punta avanzata del movimento di emancipazione latinoamericano.


Sette basi Usa nel narcostato uribiano della Colombia, dalle quali i gangster yankee possono spaziare impunemente per tutto il paese requisendo aeroporti, porti, centrali elettriche, centri strategici, alla faccia della sovranità nazionale, esonerati dal controllo della giustizia colombiana. Quattro nuove basi Usa in Panama, due basi Usa nelle Antille Olandesi, Haiti occupata e trasformata in base d'assalto a due passi da Cuba, operazioni secessioniste innescate facendo leva su settori reazionari in Nicaragua, Bolivia, Ecuador, Paraguay. Costanti provocazioni contro il Venezuela con invasioni dello spazio aereo da parte di jet militari Usa e incursioni di paramilitari colombiani. Nuovi accordi militari con Perù e Brasile.


Lo scatenamento contro Cuba e contro Hugo Chavez dei media e dei politici di regime e di finta opposizione, in Italia, obbedisce agli input che provengono dalla Casa Bianca e da Israele, i cui esperti Mossad sono gli istruttori degli squadroni della morte e delle bande terroristiche che da decenni imperversano nei paesi latinoamericani da addomesticare.


Non dimentichiamoci del segnale dato dall'imperialismo in controffensiva con il colpo di Stato in Honduras, piattaforma Usa tradizionale per le aggressioni e il terrorismo di Stato contro i paesi del Centroamerica e dei Caraibi. Mentre al mondo si cerca di dare, attraverso la cortina fumogena di finte elezioni, l'illusione della normalizzazione, in Honduras si accentua la repressione della resistenza antifascista popolare, si intensificano gli assassinii mirati di esponenti della Resistenza, di giornalisti, di semplici militanti, si cacciano con la violenza i contadini dalle terre per restituirle ai grandi latifondisti che se ne erano impadroniti con la frode e ne hanno fatto un uso devastante di pura speculazione monoculturale. Le multinazionali agroindustriali, forestali e minerarie sono tornate al loro regime di sfruttamento feroce, dopo che il presidente fantoccio, Pepe Lobo, anche lui garantito da teste di cuoio israeliane, ha per primo atto politico cancellato le limitazioni imposte a questi predatori dal presidente destituito Manuel Zelaya.


Il silenzio su quanto avviene in questa regione, dove si sta lottando per sostituire alle devastazioni e predazioni del "libero mercato" un modello di giustizia sociale, uguaglianza, salvaguardia dell'ambiente, sovranità nazionale, solidarietà tra i popoli, è frutto della cospirazione imperialista e dei suoi ascari europei, come dell'ignavia e del degrado politico e morale delle sedicenti sinistre. E' un silenzio che abbiamo la responsabilità storica di rompere: l'avanzata dei popoli dell'America Latina, come esemplarmente documentata anche a Cochabamba nei convegni mondiali del clima, dell'acqua e della madre terra, in contrapposizione ai demenziali abusi dei cosiddetti "Grandi", è la garanzia di una possibile, di un'indispensabile, sconfitta del capitalismo nelle sue feroci convulsioni agoniche, delle sue rapine, dei suoi genocidi ed ecocidi. E' la luce in fondo al tunnel. Indica la via della salvezza per l'umanità.



martedì 4 maggio 2010

EDITTI BULGARI E SEGUITO

Cari amici e compagni, vi inoltro l'interessante e significativa risposta che l'amministratore di Liberazione ha dato ad alcuni dei tantissimi che hanno protestato con il giornale per l'accanimento persecutorio nei miei confronti, successivo a una sentenza d'appello che, come sapete, ha premiato Liberazione per aver conculcato la libertà di stampa, d'espressione e di replica e per avermi licenziato su due piedi per aver deviato dalla summa anticubana di Bertinotti.



Nessuna meraviglia.
La stessa "Liberazione" che mantiene ancora, se non mi sbaglio (è da tempo che non la leggo più, per salvare quel che mi resta di fegato), dei personaggi come Nocioni, o Bocconetti, o Mazzonis, o Rossi...
O che censura Losurdo, e caccia Apicella...
Che taglia le copie ai compagni del sud, non degni di ricevere le buone novelle del "giornale comunista"..... perché dice che lì si vende poco, invece com'è noto nel nord-est (per esempio) se ne vende una valanga, di copie, eccerto.
Che butta i soldi a fare un giornaletto "su la testa" che poi non stampa neanche la metà delle copie del giornale con il quale dovrebbe essere distribuito.
Che ci mette più di un anno a fare un sito web appena passabile, che chiunque con un minimo di conoscenze ed entusiasmo farebbe in una giornata, con una sezione chiamata "il dibattito sì" ma dove i commenti sono chiusi.
Che è un incrocio tra "Manifesto" e "Repubblica", o meglio ci prova scimmiottando entrambe e non essendo né carne né pesce, salvo lampi nel deserto che appunto, questo sono, lampi nel deserto.
E dico la "Liberazione" quella "nuova" di Greco, non certo quello schifo di Sansonetti, che era proprio al di là dell'umano sentimento dello schifo. Ma di sansonettiani ne è ancora piena, di nome e di fatto.
Espressione di un partito che è ancora pieno di bertinottiani o peggio, di nome e di fatto.
Nessuna meraviglia.

Un abbraccio compagni

Mario



From: iiognaprat@zlv.lu
To: visionando@virgilio.it; eberlinguerprc@hotmail.com
Date: Mon, 3 May 2010 13:33:02 +0200
Subject: TR: M.Belisario su caso Grimaldi


Per informazione

De : Ivano Iogna Prat
Envoyé : lundi 3 mai 2010 13:31
À : 'Silvia Di Giacomo - Area Organizzazione nazionale Prc-Se'; segretario@rifondazione.it; organizzazione.prc@rifondazione.it; collegionazionaledigaranzia@rifondazione.it; LIBERAZIONE segreteria; Greco Dino - Direttore di Liberazione
Objet : RE: M.Belisario su caso Grimaldi

Cari compagni,

Preferisco non qualificare questa risposta, perchè non vorrei diventare volgare. Non pensavo che in questo giornale si raggionava in questo modo. Si vede che, una volta ancora, mi facevo delle illusioni su come funziona e su come si agisce a Liberazione. Se è con questo che il Signor Mauro Belisario pensa giustificare una tale attitudine, con le conseguenze che già conosciamo, credo che questa volta sia lui a farsi delle grande illusioni. Pero, questa risposta avra per lo meno avuto una utilità: è quella di farmi aprire gli occhi e vedere che, purtroppo, Liberazione funziona come qualsiasi altra Spa, con la diferenza che si ritiene ancora di essere «comunista»!
Un saluto comunista

Ivano Iogna Prat


De : Silvia Di Giacomo - Area Organizzazione nazionale Prc-Se [mailto:silvia.digiacomo@rifondazione.it]
Envoyé : jeudi 29 avril 2010 19:07
À : segretario@rifondazione.it; organizzazione.prc@rifondazione.it; collegionazionaledigaranzia@rifondazione.it; LIBERAZIONE segreteria; Greco Dino - Direttore di Liberazione; Ivano Iogna Prat
Objet : M.Belisario su caso Grimaldi



ED ECCO IL BRILLANTE INTERVENTO DI MAURO BELISARIO. TENETE CONTO CHE, PER MASCHERARE IL LICENZIAMENTO SU DUE PIEDI DAL GIORNALE, DOPO CINQUE ANNI DI COLLABORAZIONE, IL DIRETTORE AMMINISTRATIVO PARLA INGANNEVOLMENTE DI MERA "SOSPENSIONE DELLA RUBRICA MONDOCANE". Il bello è che quando duemila lettori e iscritti protestarono contro la cacciata dal giornale, la Direzione risposte che ciò era avvenuto perchè non mi ero attenuto al tema "ambiente" e il giudice d'appello perchè "avevo deviato dalla linea del partito", confermando quindi il licenziamento.

From: Mauro Belisario

Date: Thu, 29 Apr 2010 13:12:05 +0000 (GMT)

Rispondo per quanto di mia competenza, essendo attualmente Direttore amministrativo di Liberazione e all'epoca Amministratore delegato della società editrice.

Il contenzioso legale con Fulvio Grimaldi ha avuto origine nel Maggio 2003 quando l'allora Direttore di Liberazione, Sandro Curzi e la condirettrice responsabile, Rina Gagliardi decisero la sospensione della pubblicazione "Mondocane" che era stata curata da Grimaldi fin dal 1999.

Si trattò di una decisione assunta dalla Direzione di Liberazione cui compete per legge e per contratto assoluta autonomia decisionale nella scelta dei collaboratori e dei contenuti di ciò che viene pubblicato.

Grimaldi ricorse al Giudice del lavoro per richiedere il pagamento dei compensi professionali che avrebbe percepito fino alla scadenza naturale del contratto (6 mesi dopo, ndr) ed il "danno professionale, alla personalità e dignità, alla reputazione e all'onore, alla libertà di pensiero, ecc" per complessivi € 150.890.

Il Giudice di primo grado accolse il ricorso proposto da Grimaldi condannando la società editrice di Liberazione al pagamento di € 100.000 in ragione del "discredito alla competenza e serietà professionale di Grimaldi".

La MRC, editrice di Liberazione in ossequio alla sentenza pagò a Grimaldi l'intera somma stabilita dal Giudice, riservandosi la facoltà di ricorrere in Appello in quanto la condanna al risarcimento del danno era - a nostro avviso - sfornita di ogni fondamento probatorio, sia in fatto che in diritto. Detto in termini più semplici: se si sostiene di aver subito un "danno", bisogna anche essere in grado di fornire la prova che il danno ha una tale entità (100 mila euro!)

Il Giudice di Appello con sentenza del Marzo scorso ha riconosciuto fondato il ricorso della MRC ed ha condannato Grimaldi alla restituzione alla MRC Liberazione di tutte le somme a suo tempo versate a titolo di "danno"

A questo punto, alla società editrice ed i suoi amministratori spetta unicamente il dovere e la responsabilità che il Codice Civile gli attribuisce di recuperare le somme che il Giudice di secondo grado ha riconosciuto a favore della MRC.


EdoMauro Belisario - Direttore amministrativo MRC spa Liberazione






From: Ivano Iogna Prat

Date: Thu, 29 Apr 2010 13:37:26 +0200

To: Segretario; 'organizzazione.prc@rifondazione.it'<'organizzazione.prc@rifondazione.it'>; collegionazionaledigaranzia@rifondazione.it; segreteria@liberazione.it

Cari compagni,



Una settimana fa vi ho inviato questo mail qui sotto, perchè mi sembra che questo caso è gravissimo, e per questo mi sono permesso di scrivervi. Finora non ho ricevuto risposta vostra, a parte quella di un membro del collegio nazionale di garantia (Stefano Alberione) che mi ha risposto a titolo “del tutto personale", pero non è la sua posizione che mi interessa, ma quella del consiglio di garanzia. Sinceramente, mi aspetavo a qualcosa di più. So che avete molto lavoro, pero quanto tempo ci vuole per una risposta? Come vi ho detto, sono membro dal 1991, e non ho mai chiesto nulla in vent’anni.

Spero che per una volta che scrivo per fare una domanda su una cosa gravissima, ricevero una vostra risposta.



Nell’attesa di questa risposta, vi invio un saluto comunista



Iogna Prat Ivano

Giornalista alla Zeitung vum Lëtzebuerger Vollek (Organo dela Partito comunista lussemburghese)






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De : Ivano Iogna Prat
Envoyé : mercredi 21 avril 2010 09:58
À : 'segretario@rifondazione.it';; 'collegionazionaledigaranzia@rifondazione.it'; 'segreteria@liberazione.it'
Objet : Questo si è inqualificabile!
Importance : Haute



Cari compagni,



E dal 1991 che sono membro di Rifondazione. Anche se sto vivendo attualmente in Lussemburgo, sono ancora iscritto al Circolo di Tarcento (UD). Durante tutti questi anni ne abbiamo viste di tutti i colori nel PRC, e ancora oggi, certe cose sono difficili da accettare. Pero quello che sta succedendo a Fulvio Grimaldi, è inqualificabile e del tutto inacettabile. Credo che i risponsabili della situazione nella quale si trova Fulvio Grimaldi oggi, non hanno il loro posto nel PRC, ne a Liberazione.

Nell’attesa di una vostra risposta, vi invio un saluto comunista



Iogna Prat Ivano

Giornalista alla Zeitung vum Lëtzebuerger Vollek (Organo dela Partito comunista lussemburghese)

domenica 2 maggio 2010

CUBA-PRC-FULVIO: PARADOSSI DELLA LIBERTA'











Cari amici e compagni, scusate se vi rompo ancora con la mia, peraltro politicamente significativa e drammatica, questione personale. Queste sono le righe, accompagnate dalla dichiarazione della Direzione Nazionale del PRC e da un articolo del responsabile esteri, Fabio Amato, dalla prima pagina, che ho inviato al segretario Nazionale Paolo Ferrero e al direttore di Liberazione Dino Greco.

Caro Paolo, caro Dino,
la presa di posizione del partito e del giornale, qui sotto riprese, mi hanno rallegrato per la correttezza e il coraggio, e al tempo stesso reso attonito di fronte a un paradosso di proporzioni impressionanti. Qui si esprime esattamente la stessa posizione, a distanza di sette anni esatti, che io assunsi nel mio articolo su Cuba, nella rubrica di Liberazione “Mondocane”, del 9 maggio 2003. Il giorno dopo la pubblicazione di quell’articolo, che allora differiva dalla posizione di Bertinotti e di altri dirigenti del partito, i quali stavano conducendo la stessa campagna diffamatoria che voi oggi contrastate, l’amministratore Belisario mi comunicò per telefono la fine della mia quinquennale collaborazione a Liberazione. Oggi, senza curarsi dello strepitoso paradosso insito nel provvedimento, giornale e partito insistono a pretendere da me la restituzione della riparazione che mi venne assegnata dal giudice di primo grado nella causa da me intentata per l’ingiustizia subita, la censura imposta, la libertà d’espressione negata, la deontologia giornalistica e il diritto del lavoro violati, il danno morale ed economico subito. Mi auguro, credo con i tantissimi che in questa vertenza mi hanno sostenuto e vi hanno espresso la propria indignazione per una persecuzione che comporterebbe il silenziamento definitivo di una voce libera a difesa degli oppressi e resistenti, che vogliate rivedere una linea di azione che non è mai stata giustificabile, ma che ora, alla luce di quanto avete dichiarato su Cuba, avvallerebbe un editto bulgaro del tutto incompatibile con quelle dichiarazioni.
Cordiali saluti,
Fulvio Grimaldi


ODG DIREZIONE NAZIONALE PRC: INCONDIZIONATO SOSTEGNO E SOLIDARIETA' ALLA RIVOLUZIONE CUBANA
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Oggi alle 12.37
ODG Direzione Nazionale PRC 29-4-2010

In questi ultimi due mesi stiamo assistendo ad una campagna politico mediatica di attacco contro Cuba e la sua Rivoluzione senza precedenti. Questa campagna è condotta dalle grandi major delle comunicazione e sostenuta politicamente dalla destra neo conservatrice statunitense ed europea. Il vero obiettivo di questa vera e propria aggressione politico mediatica è impedire alla presidenza di turno dell’Unione, la Spagna, di cambiare la posizione comune dell’UE su Cuba e di eliminare le sanzioni volute dal governo Aznar. Si tenta di impedire una normalizzazione delle relazioni, di colpire Cuba per dividere e indebolire tutto il processo di cambiamento in atto in America Latina. Gli stessi che puntano l’indice contro Cuba sono stati silenti quando non complici di fronte al colpo di stato in Honduras e alla farsa delle elezioni post golpe.
Il Partito della Rifondazione Comunista ribadisce il suo sostegno e solidarietà alla Rivoluzione cubana,cosi come alle esperienze progressiste e di cambiamento dell’america latina, e impegna le proprie strutture nel rilanciare l’obiettivo della rimozione immediata del blocco economico, commerciale e finanziario, che strangola l’economia cubana da cinquant’anni.
Un blocco immorale e ingiustificato, la cui fine è stata richiesta per ben 18 volte dalla quasi totalità tutte le nazioni dell’assemblea dell’ONU, cosi come da tutti i paesi dell’america latina.

approvato all'unanimità, con una astensione

Fabio Amato
Da oltre due mesi, con particolare enfasi in Europa e nel nostro Paese, si è scatenata una campagna politico mediatica, di natura coordinata e sistematica, contro Cuba e la sua Rivoluzione. Non è naturalmente una novità, ma vale la pena cercare di capire il perché di questa tempistica. Non sfuggirà a nessuno, infatti, che i protagonisti delle campagne sono in gran parte sempre gli stessi: destra neoconservatrice statunitense ed europea, con l'immancabile Frattini e vari altri diversamente collocati che si svegliano per l'occasione.

L'obiettivo non è solo di colpire Cuba, ma tutto il processo di cambiamento che sta mutando la faccia di un intero continente, quello latinoamericano. I nostalgici di Batista e del colonialismo vorrebbero riportare le lancette della storia indietro, a quando gli Stati Uniti facevano e disfacevano a loro piacimento tutto ciò che avveniva in quello che consideravano il loro cortile di casa.

dalla prima
Fabio Amato
Non a caso questi pseudo-paladini della libertà di casa nostra, favorevoli ai bombardamenti umanitari e grancassa delle menzogne delle guerre in Iraq e Afghanistan, nulla hanno avuto da ridire pochi mesi fa nei confronti del colpo di stato in Honduras, della destituzione del suo legittimo presidente. Né si sono sognati di imporre ai golpisti un blocco commerciale come quello che colpisce da cinquant'anni Cuba, con danni ingenti alla sua economia. L'obiettivo della campagna di aggressione mediatica contro Cuba è, in questo momento specifico, quello di distruggere il tentativo, svolto dal ministro degli Esteri del governo Zapatero, Moratinos, teso a cambiare la posizione comune dell'Unione Europea che aveva introdotto delle limitazioni e sanzioni nelle relazioni Ue-Cuba. Una posizione sbagliata, voluta da Aznar, e quantomai singolare, visto che in nessun altro caso l'Ue ha una posizione comune in politica estera. Brilla, all'opposto, per divisione su tutto. Questa è la ragione per cui la campagna si scatena proprio ora, nel semestre di presidenza dell'Unione Europea della Spagna e alla vigilia del vertice Ue-America latina, per impedire che si possa arrivare alla rimozione del blocco, per far sì che l'Unione Europea mantenga questa assurda posizione, nonostante tutti i paesi dell'America latina, dal Brasile di Lula all'Argentina, passando per Morales e Chavez, chiedono a gran voce all'Ue, ma in primo luogo agli Stati Uniti, di rimuovere il blocco commerciale contro Cuba. Una richiesta che per 18 volte di seguito la quasi totalità dell'assemblea delle Nazioni Unite ha fatto propria. Questo accanimento è spiegabile solo con l'intenzione politica di voler eliminare quest'anomalia che è Cuba. L'anomalia di chi difende la propria sovranità e dignità, il diritto alla non ingerenza da parte dell'imperialismo e all'autodeterminazione, il diritto a poter decidere senza il consenso preventivo di Washington del proprio futuro. E' questa la ragione per cui tutta la sinistra latinoamericana sostiene Cuba e la sua richiesta di porre fine all'embargo. Noi siamo con loro, nel sostenere Cuba e la fine del Bloquero . Il vero scandalo nella vicenda di Cuba è il permanere di un embargo indegno e immorale. I nostalgici della guerra fredda sono coloro che fanno finta di non vedere l'ingiustizia che subisce da 5 decenni tutto il popolo cubano, coloro che accampano scuse per perpetrarlo, chi vuole mettere sotto processo una rivoluzione che sicuramente ha tanti limiti, imperfezioni, difetti, errori, che non vanno taciuti, ma che ha anche meriti troppo spesso sottovalutati. Li ricordiamo, visto che non lo fa nessuno, con le parole, insospettabili, di una relazione della Banca Mondiale: «Cuba viene riconosciuta... per i suoi successi nel campo dell'educazione e della sanità; ha un servizio sociale che supera quello della maggior parte dei paesi in via di sviluppo e in alcuni settori è comparabile a quello dei paesi sviluppati. Questo modello ha permesso a Cuba di raggiungere l'alfabetizzazione universale, di eliminare alcune malattie; ha favorito l'accesso all'acqua potabile e alla salute pubblica di base, uno dei tassi di mortalità infantile tra i più bassi della regione e una delle più lunghe speranze di vita… Secondo gli indicatori dello sviluppo del mondo del 2002, Cuba supera ampiamente alcune volte l'America Latina e i Caraibi e altri paesi con entrate medie, nei più importanti indici dell'educazione, della sanità e della salute pubblica». Per alcuni queste conquiste sono solo propaganda. Per Cuba, la sua Rivoluzione e il suo popolo, il frutto di una lotta che dura ancora oggi.

giovedì 29 aprile 2010

PETIZIONE PER LA LIBERTA' D'ESPRESSIONE


















La libera ricerca esige che si tolleri la diversità d'opinione e che si rispetti il diritto dell'individuo di esprimere le sue credenze per quanto impopolari possano essere, senza divieti sociali o legali, senza timore di successo.
(Paul Kurtz, "Sulle barricate")
In teoria questo è ancora un paese libero, ma i nostri tempi del politicamente corretto e della censura sono tali che molti di noi tremano all'idea di esprimere le loro giuste idee per timore di essere condannati. In questo modo la libertà di parola viene messa a repentaglio, grandi questioni non vengono dibattute e grandi menzogne vengono accettate come grandi verità.
(Simon Heffer, giornalista britannico)
Cari compagni e amici, invio l’annunciata petizione, che ora si trova collocata qui a destra, in cima al mio blog.
Vi sarei grato se vorrete firmarla. Mi sento abbastanza imbarazzato a chiedervi di impegnarvi in questa battaglia che vi sottrarrà un po’ di tempo. Mi incoraggiano a farlo le numerosissime attestazioni di solidarietà che mi sono pervenute da quando ho diffuso la notizia di questa vertenza legale – e morale ! – con Liberazione e il partito di cui è l’organo. Per questo partito ho militato per sette anni, impegnandovi tutte le mie energie e gran parte delle mie sostanze. Le posizioni politiche che esprimevo sulle grandi questioni internazionali erano anche quelle di una forte componente del PRC, fatto che rafforzava il mio diritto di manifestarle sul giornale, anche quando non fossero in linea con le valutazioni dell’ allora segretario nazionale. Il mio articolo su Cuba, che conoscete o che potete leggere nel mio blog (post “Il corpo del reato”), nel maggio 2003, ha determinato il mio licenziamento su due piedi. Di questa cacciata non mi è stata data mai alcuna comunicazione e spiegazione formale. Ne mi è stato riconosciuto il diritto di esprimermi sul giornale. Alle migliaia di proteste dei lettori, si è risposto con giustificazioni false o statutariamente improprie: non mi sarei attenuto al tema ambientale, avrei deviato dalla linea del partito. Affermazioni grottesche se si guarda alle centinaia di miei articoli e reportage che parlavano di Balcani, Medio Oriente, politica interna, cultura, costume, ogni immaginabile argomento, pubblicati tra il 1999 e il 2003.

Anche di fronte alla sentenza d’appello, che mi impone di restituire una cifra per me irraggiungibile a Liberazione, e di fronte alla pervicacia con cui il giornale persegue l’esecuzione di tale sentenza, nonostante mie offerte di transazione, vi sono state moltissime proteste a giornale e partito ed espressioni di solidarietà nei miei confronti. Mi incoraggia a questa iniziativa l’evidente volontà di molti, che da tanti anni seguono il mio lavoro, di non far scomparire dalla minuta scena dell’informazione “altra” la mia voce. E anche l’impegno che ho preso da sempre nei confronti delle verità dei popoli e delle classi oppressi.

Qui sotto troverete l’unica risposta data ai miei sostenitori da un alto esponente del PRC. Chiediamoci cosa ne direbbero, non solo un Santoro reintegrato dal giudice del lavoro contro l’editto bulgaro, ma i mille e mille lavoratori, che il PRC pretende di rappresentare, cacciati senza giusta causa da un padrone e rivoltisi alla magistratura del lavoro.
Una giustizia del popolo, per le mie ragioni e le loro ragioni, purtroppo non l’ho ancora trovata.



Rispondo a titolo del tutto personale. Nel Partito della Rifondazione Comunista sono stato ieri, lo sono oggi e mi auspico anche domani. Ritengo che sia stato sbagliato (in quanto eccessivo) allora privare Liberazione della collaborazione di Fulvio Grimaldi per dissenso politico, ritengo che ancora più grave sia stato il fatto che Fulvio Grimaldi abbia adito la giustizia borghese per tutelare i propri pretesi diritti economici, così facendo ponendosi fuori irreversibilmente dalla comunità politica di Rifondazione Comunista. Il seguito ne è la mera conseguenza: chi di giustizia borghese ferisce, di giustizia borghese mette in conto di perire.

Stefano Alberione (Vice Presidente del Collegio Nazionale di Garanzia)