venerdì 4 febbraio 2011

AVVISI AI NAVIGANTI


Dagli atri muscosi, dai fori cadenti
Dai boschi, dall’arse fucine stridenti,
Dai solchi bagnati di servo sudor,
Un volgo disperso repente si desta;
Intende l’orecchio, solleva la testa
Percosso da novo crescente romor.
(Alessandro Manzoni, Adelchi)


L'unità ideale rivoluzionaria dei popoli arabi (l'Iraq è in lotta antimperialista da anni) è la risposta all'annosa strategia sionista di frantumare la nazione araba lungo linee etnico-religioso-tribali, condizione per il suo dominio e per legittimare l'esistenza del mostro razzista che è lo "Stato degli ebrei". I complotti secessionisti contro Sudan, Libano, Iraq, Algeria, Siria falliranno. Dopo l’America Latina, gli arabi. Rinasce la grande forza che sconfisse i predatori coloniali. Presto o tardi toccherà anche al carcinoma sionista di essere asportato e la tolleranza e cultura pluralista, solidarista e antirazzista di questi popoli farà convivere le diversità. La misura della globalizzazione dei vampiri è colma. La salvezza verrà dal Sud del mondo. Andiamogli appresso.

Ai monaci trappisti del trotzkismo e di tutti i dogmi ciechi o strabicamente interpretati. Le scosse in America Latina e nel mondo arabo - donne, studenti, intellettuali, contadini, operai, professionisti - puntano in prima linea alla sovranità nazionale contro l'abiezione del servaggio, sapendo benissimo che è un'istanza di popolo e il prerequisito per lotta di classe e rovesciamento sociale Non lo sanno i nostri "sinistri" che della sovranità si sono scordati dal 1945. Ricordo dei farlocconi polverosi che, ad Algeri, nella sfilata di tutte le nazioni partecipanti al Congresso Mondiale della Gioventù e degli Studenti, si rifiutarono di portare la bandiera italiana. L’immenso pubblico si chiedeva chi cazzo fossero questi senzapatria e, invece, applaudirono entusiasti la bandiera Usa, innalzata da americani che quella bandiera la volevano sottrarre all’artiglio pervertitore della borghesia capitalista. E i nostri partigiani, non ventilavano forse un paese sovrano, giusto, libero, con il simbolo tricolore da restituire alle sue origini repubblicane e rivoluzionarie?


Porta Pia, assalto al nemico pubblico numero uno dell'Italia e di Garibaldi: lo Stato, la cultura, la menzogna della dittatura cattolica e del suo satrapo.

Italia sì, Italia no, Italia bum, la terra dei cachi
E, a questo proposito, quei microsinistri da soffitta, incartapecoriti nei comunicati, nei “report” (elegante anglicismo) e nelle assemblee per la rifondazione del “glorioso Partito Comunista Italiano” (toccatevi!), tanto ripetitivi quanto inattuali e distanti anni luce da un comunismo vivo, dalle realtà in movimento nel nuovo Zeitgeist, spirito del tempo, mummie autoconsolanti e pipparole, galletti strepitanti, preoccupati solo di singultare tonanti chicchirichì per tenere abbioccati intorno a sé i quattro polli. Fanno rimpiangere per modernità l’Esercito della salvezza, soddisfatti e inutili come gli Amish con i loro carri e gonnelloni. Li avete sentiti pigolare qualcosa sull’operazione disintegratrice e retrograda chiamata “federalismo”, o sulla mannaia del federalismo fiscale che si abbatterà sulla ormai largamente maggioritaria parte forzatamente anoressica della popolazione. E se questi tacciono, i loro cugini PD, astuti quanto frolli, tornano a cianciare della Lega, ottuso rigurgito nazista eterodiretto dall’impero, come di una “costola della sinistra” (formula dell’intelligente D’Alema) cui, pur di strapparla al guitto mannaro in decomposizione, si spalanca la sfera anale alla penetrazione di Radezky, travestito da Alberto da Giussano. Ancora, li avete visti allestire una qualche mobilitazione di solidarietà, che so, un picchetto, un presidio, un appello, chiamare a raccolta i migranti fuggiti da quei paesi per significare in Italia e trasmettere al sangue e fuoco delle insurrezioni arabe solidarietà, condivisione, internazionalismo, spazi di rete? La loro dimensione, alla faccia di tutte le revisioni e di tutti i recuperi, resta irrimediabilmente quella togliattiana, menscevica, di quel terzinternazionalismo che, sotto la camicia sfolgorante della solidarietà di partiti e popoli per la rivoluzione socialista mondiale, occultava la pelle di zigrino della sovranità nazionale e dell’autodeterminazione in via di liquidazione. E da lì in poi non ci fu più partita, Yalta l’aveva chiusa, ognuno per sé e il Patto Atlantico ai fottuti. E se insistevi con la rivoluzione – che oggi gli arabi ci ribadiscono unico modo per estrarre le zanne all’orco – da Pecchioli-Berlinguer venivi deferito agli sbirri e ai tribunali speciali di una borghesia inferocita dalle sue angustie. L'autodeterminazione, per questi, è quella roba che portiamo in Kosovo spianando paesi e fabbricando narcostati.



Garibaldi
La storia del rifiuto della nostra prima bandiera repubblicana, che cancellava quelle bianche cattoliche e stemmi e stendardi dei monarchi, fa il paio con l’indifferenza alla sovranità nazionale e, dunque, al servaggio che consente ai delegati dell’Impero di fare di noi carne di porco, un volgo disperso che nome non ha. Chiedere a coloro che sono riusciti a farcela, o che ancora ci stanno provando, prima a liberare il paese e poi la classe, ai cubani, ai russi, ai venezuelani, cinesi, jugoslavi, iracheni, palestinesi, Sud del mondo tutto, quale energia pulita e rinnovabile nel motore della liberazione sia stato e sia la patria, “patria o muerte”, la sovranità di una comunità di destino e volontà, quella roba che noi abbiamo ceduto a fascisti, demagoghi e razzisti, che, da colonizzati ontologici, ne sono i pervertitori. Succede che quando da qualche parte si menzioni, di questi tempi celebrativi, Garibaldi, subito si scatenano irrisioni e vituperi. E non solo della ridicola feccia neoborbonica, che nasconde violenze, bigottismi e soprusi sotto le macerie di Bronte o la rivolta dei briganti. La sinistra, pure, a sentire il nome Garibaldi reagisce come una zitella che si scopra tra le organze e crinoline un topo. Non così ancora nel 1948, quando i partiti della sinistra borghese si videro costretti a guadagnare il consenso di un’Italia rigenerata dai partigiani mettendo Garibaldi a capo delle armate popolari. Eppoi hanno in casa il poster del Che. Il quale Che considerò Garibaldi uno dei massimi eroi di ogni tempo. Costoro sono gli stessi che Saddam o Chavez li vorrebbero stritolati nel vestito emme-elle, nelle sue varie fogge, confezionato dal sarto di corte. Abbacinati dal catechismo, non vedono, conoscono, capiscono il contesto. E dunque non lo rispettano e si ritrovano in marcia con le schiere di scarponi che quei paesi calpestano. Li senti blaterare di unità delle classi operaie palestinese e israeliana come conditio sine qua non per realizzare un Medioriente libero e socialista. Ma lasciamo che prima i combattenti palestinesi estirpino da quegli “operai” il cancro sicuritario, egemonista e razzista. Furono gli operai delle manifatture inglesi a correre in soccorso ai contadini indiani? Come? Alla maniera della Morgantini, amica dell’ANP (bella schifezza con la quale si ritrova ora !)?



Dulce et decorum est pro patria mori
Una rivoluzione succede quando un popolo che, ricordiamolo, è nella stragrande maggioranza lavoratore, oppresso e sfruttato, caccia l’oppressore imperiale, tedesco per i partigiani, austroungarico per gli italiani del Risorgimento (meraviglioso scatto patriottico e progressista di avanguardie e seguito di massa), yankee per tanti altri. E quando per quella lotta mette in conto la vita, prima ancora del posto di lavoro e della mensa aziendale. Credete che senza i probabili 500 morti d’Egitto, si sarebbe increspata la coscienza universale, si sarebbe ridotto con le spalle al muro il pitbull al guinzaglio dell’addestratore? Vi illudete che quella Piazza Tahrir del Cairo abbia potuto essere presidiata per giorni contro lo scatenamento degli sgherri di regime senza la disponibilità di quegli eroi di offrire incolumità e vita alla causa di tutti? Vale anche per i famigerati kamikaze, massima espressione simbolica dell’antindividualismo, di coscienza e responsabilità collettiva, di popolo o di classe. Penso proprio che a coltivare la malapianta del pacifismo dialoghista siano da noi le cacate di paura per il proprio culo. Patria o muerte gridavamo con i rivoluzionari cubani. Finchè fosse la muerte loro.


Il “pericolo islamico”
Non fatevi fottere dal "pericolo islamico" che coverebbe tra le fiamme della rivolta popolare. E' un truffa per esorcizzare, mettendogli addosso il burka, una rivoluzione di massa per libertà, dignità, giustizia, sovranità, contro Israele e l'imperialismo. Quello che sta dilagando, invece, è la seconda rivoluzione anticoloniale di una grande nazione da sempre alla ricerca della sua unità e della vittoria sull’invasore sionista. Non fatevi fregare neanche dalla “minaccia antisemita” che verrebbe generata dalla vittoria dei rivoluzionari, visto che sono tutti, anzi il popolo intero, contro il golem israeliano. L’antisemitismo non è conosciuto nel mondo arabo-islamico dove da secoli le comunità, dopo le aggressioni crociate, vivono in armonia. E sarebbe anche un bel paradosso, visto che pochissimi ebrei sono semiti, mentre lo sono tutti gli arabi. Che, tra l'altro, antisemiti non lo sono mai stati. Antisraeliani sì (e, Napolitano, non cirulare nel manico, mescolando sionisticamente religione e deformazione colonialista!).

 Al “manifesto” sono rimasti lettori che, recependo tutte le balle su Battisti e su un processo all’ombra della Gestapo dell’Arco Costituzionale, sbavano forcaiolate di indignazione perché quel giornale s’è permesso di pubblicare un’intervista del soggetto, peraltro ambiguo assai, ma che c’entra, senza accompagnarlo dai vituperi di prammatica. O lettori che, in fila dietro a Minzolini e Obama, impongono alla rivoluzione araba la mordacchia del “pane e libertà”, negando, o piuttosto scongiurando, “schemi ideologici”, o “motivazioni nazionali”: “Siamo ben oltre la rivendicazione dell’indipendenza nazionale di natura anticoloniale” scrive un fesso spaventato. E ovviamente è tra gli ultimi moicani che seguono i venerandi maestri del “manifesto”. Quelli che offendono le vere rivoluzioni di popolo chiamandole “dei gelsomini”.

I disperati dell'Occidente colonialista cercano di vendere “rivoluzioni colorate” tipo Iran, Ucraina, Georgia, Serbia, Libano… cioè Cia, dove esplodono rivoluzioni vere. Cercano di coinvolgere Libia e Siria nell'incendio che divampa nel mondo arabo. Come se l'odiato tiranno Mubaraq, servo di USraele e della UE, fosse uguale ad Assad e Gheddafi, antimperialisti e socialmente infinitamente più giusti dei satrapi, perciò rispettati e amati dal proprio popolo. Trucchi da illusionisti. Illusi. Il Fondo Monetario Internazionale, devastatore di quei paesi, promette aiuti a Egitto, Tunisia e altri paesi in rivolta. Sente che quei popoli gli stanno bruciando gli "aggiustamenti strutturali", quelli che servono a trasferire la ricchezza dai poveri ai ricchi e a schiavizzare il mondo. E' come se Jack The Ripper avesse offerto alle prostitute londinesi di proteggerle.



Il mio amico, giornalista di Al Jazira, Tariq Ayub, ucciso a Baghgdad da un missile Usa, poco dopo aver preso l'ultimo té con me

Studiate l'inglese e collegatevi ad Al Jazira, o lo spagnolo per la venezuelana Telesur. Vi renderete conto che è solo dal Sud del mondo che dalla tv vi viene un'informazione corretta. Informazione che innesca rivoluzioni. Il guaio è che nè al manifesto, nè a Liberazione, ne all'Unità sanno l'inglese o lo spagnolo. Quando andai al Tg3, redazione esteri, non c’era un cane che sapesse l’inglese. Lo capiva meglio il mio bassotto Nando, cane cosmopolita e internazionalista. Sapendo io quattro lingue, fui subito spedito alla cronaca nera. Sono provincialotti burini e spocchiosi come D’Alema o Frattini, che non sanno, ma neanche vogliono sapere, la verità. E' scomoda..

La penna più veloce del West



La penna più veloce del West
Il migliorista Napolitano: "Basta contrapposizioni, basta con le esasperazioni della stampa e dei magistrati, abbassare i toni..." Questo padre nobile dei più cialtroni del PCI non fa che offrire degli assist al guitto mannaro. Primato assoluto di cerchiobottismo. Quella virtù cardinale cattolica, e dunque nazionale, che infligge buffetti al cerchio e sfascia la botte. Pare gettare acqua sul fuoco e invece butta benzina sui lanciafiamme del guitto mannaro. Tutti uguali, picchiatori e picchiati. E per i coglioni del "centrosinistra-sinistra" è il venerando padre della patria! A sentire ancora la parola “pacatezza” vien voglia di assegnargli una badante taliban.

Un lettore del manifesto lamenta oggi che l'Unione Europea non prende in mano la situazione e si estende al Nord Africa, con tutti i suoi “benefici democratici”. L'Unione Europea! Questa fabbrica di élites sempre più ricche e poliziesche e di masse escluse e represse, ascaro degli Usa! Ecco perchè il manifesto è rimasto con 15mila lettori. Mutazione genetica sua e dei suoi lettori.


Nato e Usa in Afghanistan-Pakistan spianano ogni giorno villaggi e vite, rapiscono e torturano in carceri segrete, devastano e depredano. Contano di ridurre la dimensione delle loro stragi inventandosi, come esercito e narcos in Messico e in Colombia, “combattenti nemici” abbattuti. Il sistema è scoperto: si stermina una comunità e poi ai morti si mettono accanto delle armi. Rovesciando il trucco, a Razak, nel 1999, i briganti UCK e i consiglieri Usa misero in fila una quarantina di loro morti, caduti in combattimento con le forze regolari jugoslave, e li vestirono di panni civili, con il plusvalore di un colpo alla nuca: esecuzione sommaria da parte dei “pulitori etnici serbi”. Fu la pistola fumante per l’aggressione Nato. D’Alema l’aspirò meglio che fosse una striscia di coca. E così che nascono le storie tipo Sebreniça. Per fortuna lì capitò una squadra di patologi finlandesi che rettificò le cose. Intanto la Serbia era stata distrutta, il mondo aveva perso una bella esperienza di società diversa e 15mila serbi furono uccisi, un milione resi profughi all’infinito. Ma a chi "il manifesto" attribuisce la maggioranza dell'uccisione di civili in Afghanistan? Ai Taliban che difendono popolo e patria. La fonte, un organismo collaborazionista degli occupanti. Così ripete anche sistematicamente la conta dei trucidati da Usa e milizie fantocce in Iraq, affidandosi a Iraq Body Count, organismo Usa che rivela solo i morti menzionati nella “libera stampa” del locale regime di Vichy. Almeno tre ricerche scientifiche occidentali hanno portato il conto a 2 milioni. Troppo per il Giornale comunista?
A chi ha ieri inflitto sanzioni la democratica Europa? Al satrapo Mubaraq? Ai monarchi sauditi? Al Messico del femminicidio? All'Albania del brigante Berisha? Ai genocidi nazisionisti? Ma scherziamo? Alla Costa d'Avorio di un presidente che resiste alla colonizzazione, alla Bielorussia che difende il suo socialismo, buono o meno buono che sia, ma sempre infinitamente meglio del capitalismo di Wall Street e Maroni. Sorpresa? Macchè, i lettori del “manifesto” invocano la civiltà europea in Nord Africa. Quella di Goffredo da Buglione.



Nell'attraversare il cuore dell'azzurro / insondabile, in un groviglio di rotte,
ma accompagnato da speranze / insignificanti però certe,
osservo la geografia silente / sommersa in un fulgore di neve,
territorio dell'indefinito, / miraggio della libertà./ Stanco, non mi arrendo.
Ferito, non sanguino. / Tanta fatica, tanti dolori: / li calmo con l'amore dei miei sogni,
materia invincibile / che i guardiani non sanno riconoscere

(Antonio Guerrero, uno dei cinque cubani incarcerati negli Usa)



sabato 29 gennaio 2011

GELSOMINI 'STA MINCHIA!

L’internazionalismo non è un principio astratto, ma un riflesso teorico e politico del carattere internazionale dell’economia, dello sviluppo mondiale delle forze produttive e del livello mondiale a cui è giunta la lotta di classe.
(Che Guevara)

Dai rozzi rimestatori / falsi paladini, / e spiriti fini e blandi e vili, / dalla feccia che sazia / la sua canagliocrazia / prendendosi gioco della gloria, la vita, l’onore, / dal pugnale di grazia, liberaci o signore!
(Rubén Darìo. Dalle letture preferite del Che. Il “signore” cui si riferisce è Don Chisciotte)

Se il manichino Standa, vestito da maggiordomo di Barbie, è l’unico ministro degli esteri dell’Anonima Omicidi chiamata Comunità Internazionale che insisteva a puntellare prima Ben Ali e poi Mubaraq quando già l’energumeno Hillary Clinton (un “angelo” per il “manifesto” del 2008) aveva buttato a mare questi satrapi-ascari dell’Impero, non è solo perché lui e tutto il verminaio governativo sono degli oligofrenici, incompetenti se non su questioni di mafia e bordelli. Il dramma che vivono, al di là e al di sopra del casotto da trogloditi della politica, della morale e dell’estetica che stanno rappresentando, sfugge alla sinistra tutta, pure a quella dai nomi tautologici “sinistra ecologia e libertà”, “sinistra critica”, “sinistra popolare” e via arrabattandosi tra termini inediti che mascherino l’inanità del contenuto, come se “sinistra” non dovesse già contenere libertà, ecologia, critica e popolo.

E’ peggio, molto peggio, è decisivo, conclusivo. E’ quello dei gaglioffi zannuti che si sono logorati a spadroneggiare rozzamente e incontinentemente sui propri paesi e che, assaliti dalla marea montante della coscienza e della collera delle masse, si sentono d’un tratto sospesi a mezz’aria e poi precipitare: il filo che li appendeva ai burattinai dietro le quinte era stato tagliato dagli stessi burattinai, pronti a riannodarlo alla nuova marionetta, bella lucida e scattante, scovata nel retrobottega. Tutt’intorno al Mediterraneo, fino alle sue propaggini nel Mar Rosso, la rivoluzione covava (e questo nessuno lo racconta perchè darebbe altra profondità strategica alle “proteste per il pane e per la democrazia”) fin dai tempi del mercimonio di Sadat con Usraele, del rovesciamento del nazionalista Burghiba (Tunisia), della liquidazione del percorso di Boumedienne (Algeria), del golpe contro il presidente progressista Al Hamdi (Yemen), delle guerre o aggressioni Usraeliane a cuori e arti della nazione araba (Iraq, Libano, Siria), del genocidio in Palestina fino al megamarzabotto di Piombo Fuso, degli scorpioni secessionisti infiltrati in Sudan dai colonialisti già espulsi, insieme al loro terrorismo etichettato Al Qaida, sparso come alibi per l’ intervento imperialista dal Maghreb all’Asia.






Prima ancora che da bisogni economici, la rivolta è alimentata dal senso di frustrazione di una nazione che è pienamente e universalmente cosciente della sua identità, vocazione e del suo destino di unità, esigenza politica e culturale dell’animo e poi strumento necessario per contrastare il ritorno dei colonialisti e svolgere il ruolo dovuto a livello planetario. Un fantasma, quello dell’unità di mezzo miliardo di arabi, congiunti da lingua, costumi, storia, credo, volontà, che tanto terrorizzava l’Occidente imperialista da occultarne sistematicamente ragioni ed espressioni. Come le enormi manifestazioni che in tutti i paesi arabi rispondevano ai crimini dei necrocrati occidentali in Iraq, Palestina, Libano. Su questo tessuto di base si sono poi inseriti ricami come il disgusto-disprezzo per dirigenti predatori, inetti e asserviti al nemico ontologico, le spaventose condizioni di vita imposte dagli associati a delinquere del FMI e della Banca Mondiale che qui, nel quadro della globalizzazione, affondavano ancora più a fondo che da noi la ruspa del più feroce trasferimento di ricchezza dal basso in alto della storia umana.



E’ razzismo eurocentrico non riconoscere ai rivoluzionari di Tunisi, del Cairo, di Amman, Algeri e Sanaa la dignità di una visione politica e ideologica che alle rivendicazioni di pane, correttezza, trasparenza, diritti umani, fornisce le ali della visione di una nuova società. L’urlo “libertà”, che media e politicanti fantoccio restringono alla scopiazzatura delle truffaldine “libertà” delle nostre democrazie bancarie e dei nostri brogli elettorali indiretti (ma ormai anche scopertamente diretti), per questi giovani che, avendo nel cuore Nasser, Ben Bella, Saddam, Michel Aflak, Hamas e Hezbollah e perfino Averroé e il Saladino, è anzitutto libertà dall’oppressore straniero, secolare e attuale. Libertà da fame, esclusione, despotismo, divisione, come dettati dalla cricca mondialista al vassallo locale. Un vassallo che per forza deve essere delinquente, malfattore ricattato con mille scheletri tra armadio e salotto, tonnara e bordello, cassaforte e cimitero. Vedi l’afghano Karzai, l’iracheno (si fa per dire) Al Maliki, l’albanese Berisha, il kosovaro Hashim Thaci, il pachistano Zerdari, il libanese trombato Hariri, l’honduregno Pepe Lobo, il messicano Calderon…Scheletri da estrarre alla luce quando lo imponga la fase, come quella di un popolo che dice basta ma che si deve assolutamente mantenere nell’ordine imperiale costituito, facendo finta di condividerne le richieste. Quelle compatibili. E dunque, dopo Ben Ali, un suo sodale meno compromesso, dopo Mubaraq magari Mohammed El Baradei.


E i nostri faceti bavosi? Uguale. Dopo Andreotti, Craxi e dopo Craxi, oltre e contro la mannaia dei magistrati onesti di Mani Pulite, riflesso della nostra ultima volontà sovversiva prima del 14 dicembre e prima della Fiom (altro che consapevoli strumenti “giustizialisti” del gattopardo), Berlusconi. Si scaldano ai bordi del campo, osceni fiduciari come Fini, Casini, Montezemolo, Draghi, perfino Bersani. Evitato per ora il turbine epocale che sta scaraventando verso l’immondezzaio della storia i sodali d’oltremare, il rigurgito di fogna che ha saputo installarsi sulla carogna putrescente della prima repubblica sa comunque di avere i giorni contati alla Ben Ali e Mubaraq, alla Karzai e Abdallah, alla Buteflika e Mohammed VI e che alla dittatura mondiale vagheggiata dai necrocrati della cupola mafiocapitalista serve un nuovo, meno sputtanato argine allo tsunami della collera e della lucidità di popoli e classi.


Secessionisti del Sud Sudan con la bandiera di chi
             li arma e manipola

Oggi la partita si gioca tra questi popoli-classe proletaria, la loro volontà di palingenesi, e le manovre di restaurazione operate attraverso l’infiltrazione, la manipolazione che facciano tutto cambiare senza che nulla cambi. I complottisti – questi, sì, autentici, altro che chi rivela il demonio sotto i paramenti del prelato che brandisce la croce dell’11 settembre - nel mondo arabo-islamico sono stati presi in contropiede. Con i finti Al Qaida sparsi da Cia e Mossad per ogni dove si voglia intervenire, massacrare e rubare, con le stragi dinamitarde contro copti e cristiani, con le operazioni secessioniste di Sud Sudan, Darfur, curdi, sciti, beluchi, bande drogatrafficanti di Myanmar, con la compravendita dei gaglioffi palestinesi, con i tribunali internazionali-truffa in Libano, Jugoslavia, Ruanda, Sudan, finalizzati a criminalizzare un settore sociale e innescare frantumazioni nazionali, l’associazione criminale “comunità internazionale” mira al divide et impera del recupero coloniale e del governo capitalista mondiale su quattro quinti dell’umanità polverizzati e imbelli. Ma, dopo quelli latinoamericani, ora anche i popoli della nazione araba, di colpo riunificata nell’insurrezione rivoluzionaria, si sono messi di traverso. C’è da sperare che prevalgano, lo faranno in ogni modo nel lungo termine. Hanno nella memoria collettiva la rivoluzioni vittoriose contro colonialisti e proconsoli di appena mezzo secolo fa. I loro combattenti hanno accettato il prezzo ineluttabile della rivoluzione, la morte. Noi abbiamo alle spalle il Risorgimento, rilanciato dalla guerra partigiana (anche quella tradita dal nostrano equivalente dell’ANP). Ma nella memoria collettiva non abbiamo che nebbie. Quanto al prezzo, per ora ci basta quello che serve a pagare un piatto di fettuccine.


Perché il titolo “Gelsomini’sta minchia”? Perché quella “dei gelsomini” emana il fetore delle rivoluzioni colorate, delle rose, dei gerani, di Ucraina, Georgia e via elencando le messinscena di imperialismo, oligarchie saprofite e plebi obnubilate. Sperano, infangando la rivoluzione con gli slogan dei “diritti umani” e della “democrazia”, dell’”innovazione” bertinottiana, dell’ecumenismo vendoliano e del pacifismo ONG, di recuperare i contenuti incompatibili appiccicandovi l’insegna del mercato delle patacche. La prima della fila? Giuliana Sgrena del “manifesto”. Quella che nella sua “narrazione” (termine-fuffa vendoliano) dei fatti di Tunisi o Algeri, non ha saputo fornirci uno straccio di analisi geopolitica, geoeconomica e geostrategica, preferendo baloccarsi con “rimpasti maghrebini”, la “riduzione della vendita di benzina per evitare suicidi” e l’ottimo Canadà “che userà tutti i mezzi a disposizione per cooperare con la comunità internazionale contro i membri dell’ex-regime”, impedendo, tra le altre cose, “il viaggio di Ben Ali e di sua moglie per assistere in Canadà al parto di una figlia”. Veri compagni, questi canadesi.


Si aprono le tombe, si levano i morti. Ci fosse tra loro pure Stefano Chiarini!

sabato 22 gennaio 2011

MESSICO, UN PROGRAMMA PER L'ITALIA? Il nuovo docufilm





Dalla fine di gennaio è disponibile il mio nuovo documentario MESSICO, ANGELI E DEMONI NEL LABORATORIO DELL'IMPERO (90'), girato interamente in Messico nei mesi scorsi.
Si tratta del primo esaustivo lavoro su un grande paese che, nel concorso tra i padrini USA, da sempre devastatori e spoliatori del Messico, mafie governative, narcotrafficanti e apparato di sicurezza addestrato e guidato da specialisti statunitensi, ha ridotto il paese della prima grande rivoluzione del '900 a un mattatoio umano, sociale e ambientale, senza confronti neppure nei paesi assaltati dalle armate dell'imperialismo.

Nella guerra di classe scatenata, per il più grande e spietato traferimento di ricchezza della storia umana, contro popoli e classi classificati subalterni da una ridottissima e feroce elite mondiale, con cuore e mente negli Stati Uniti, il Messico rappresenta, insieme ai narcostati Colombia, Afghanistan, Kosovo, l'esperimento più avanzato.

Sarà sconcertante constatare come quanto messo in campo in Messico - dominio narcos, militarizzazione capillare, macelleria sociale, collusione e scambio tra istituzioni (e loro vertici) e criminalità organizzata, femminicidio e stragi di Stato, per l'imposizione di un terrore passivizzante e, su tutto, la gestione USA, rafforzatasi con Obama - abbia termini di paragone inconfutabili con quanto accade in altri paesi di obbedienza Usa. In particolare vi troviamo i riferimenti, lì sollevati al parossismo - a un'Italia dove intrecci mafia-istituzioni, autoritarismo, corruzione generalizzata, devastazione morale e giuridica, paraschiavismo sociale, stragi di Stato e di forze occulte, prefigurano un esito di pari tragicità. In questo senso il racconto del Messico ha la valenza aggiunta di un' allarmante lezione per noi.

Nel documentario, che abbraccia il Messico in tutta la sua dimensione geografica e nei suoi aspetti  più rilevanti, storici, politici, sociali, ambientali, accanto a una documentata analisi della situazione, vi sono le voci dei protagonisti: i migranti, vittime di narcos, estortori e bande di assassini, che a centinaia di migliaia ogni anno da questo paese e dal Centroamerica perserguono, il sogno di una vita negli Usa, nel paese che ha depredato e ridotto in miseria il loro; le donne di Ciudad Juarez, mare di sangue al  confine con il Texas, e di tante altre località le cui figlie, sorelle, amiche sono finite nel gorgo senza fine del femminicidio; le stesse donne schiavizzate nelle maquiladoras USA, fabbriche dell'assemblaggio, che sono servite da modello ai Marchionne; i campesinos del Chiapas e di altri territori rurali espropriati, esclusi, perseguitati da forze armate più o meno istituzionali al servizio delle poche decine di latifondisti che controllano il 97% della terra; i giovani senza lavoro, senza diritti, senza paura.

Ma parlano anche, e con voce forte, intellettuali, militanti, organizzazioni, eredi della grande rivoluzione di Zapata e Villa, associazioni di donne che sfidano il terrorismo di Stato e dei narcos, i protagonisti delle rivolte rivoluzionarie di Oaxaca e Atenco, i campesinos zapatisti che hanno colmato il vuoto politico e sociale, anche a livello nazionale, provocato dallo svaporamento dell'EZLN del subcomandante Marcos. Tutta una società messicana con in testa le donne, che, pur nella debolezza dei partiti della sinistra tradizionale, non sembra rassegnata, quanto lo risultiamo noi, alla distruzione della propria nazione, all'obliterazione dei propri diritti, a un modello economico imperiale fondato su miseria e sangue. E anche questa è una lezione.

IL dvd è ottenibile richiedendolo all'indirizzo visionando@virgilio.it,
o tramite il tel/fax 06 99674258.
Verrà inviato, una volta ricevuto l'indirizzo postale, con allegato bollettino di cc postale per €15.00 più spese postali da pagare in Posta.

Per presentazioni con l'autore sono validi gli stessi riferimenti.
Questa  la manchette sul "manifesto":

domenica 16 gennaio 2011

PAPE SATA'N, PAPE SATA'N ALEPPE! E ricordiamoci dell'Honduras.


Quanti si tengono or là sù gran regi
che qui staranno come porci in brago,
di sé lasciando orribili dispregi!
(Dante Alighieri, Inferno, VIII, 49-51)


Tra nazi ci si intende
Ma che sorpresa! Il Nazinger beatifica - contro i regolamenti, ma il socio Marchionne garantisce che non contano nulla - il predecessore amico di Pinochet e Videla e cappellano della Cia con i finanziamenti del mafioso (probabile assassino di papa Luciani) Marcinkus all'infiltrato Walesa. Urla contro coppie di fatto e nascite e morti autogestite, fa dei cristiani, millennari persecutori di tutti gli altri, le vittime massime (all'israeliana), sprofonda nel silenzio sui musulmani massacrati in giro per il mondo dalla cupola di cui fa parte. Addobbato come un incubo di Bulgari, ripropone il modello del satrapo bizantino. La romana Chiesa si conferma carcinoma dell'umanità. Perfetto socio colluso-colliso della cupola genocida mondiale.




RIVOLUZIONI IN MAGHREB? OCCHIO!
Figuratevi se uno come me, che gira il mondo a raccontare le lotte e vittorie di masse violente in sacrosanta rivolta, possa non sentirsi anima e corpo parte delle rivolte maghrebine. Ma fermarsi lì, senza guardare un attimo dietro le nebbie dei gas, è come accontentarsi di una donna truccata per la serata senza volerla vedere la mattina al risveglio. O come leggere "il manifesto" e le piatte e superficiali cronache tunisine dell'innominabile islamofoba Giuliana Sgrena. O come quei chierici di Cuba che plaudono alla "revolucion" anche quando quella si mette giacca e cravatta. Dubbi? Mai! Intanto fa rabbrividire il confronto tra le rampogne inflitte dai media imperiali ai "violenti" della rivolta studentesca europea e la benevolenza riservata ai ben più violenti (evviva) oppositori di Ben Ali (al quale era rimasto un solo amico, lo sprovveduto manichino Upim, Frattini). Buttato a mare da tutti i suoi sponsor, come fosse un Noriega qualunque, insediato un compare del satrapo, presidente del parlamento, bollati di estremismo islamico coloro che non si rassegnavano al trasformismo gattopardesco allestito dalla "comunità internazionale", elogiati sindacati e partiti di sinistra, quelli sì "ragionevoli", pronti al "dialogo" e all'"unità nazionale" quanto da sempre i nostri e quasi tutti quelli del Terzo Mondo, ecco che un'insurrezione di popolo di segno rivoluzionario viene sfilata ai suoi protagonisti e messa nelle mani di qualche normalizzatore. Un vassallo logoro e screditato sostituito dalla cupola con un vassallo "democratico". Come Obama dopo Bush, come Menem dopo Videla, come Santos dopo Uribe, come Montezemolo o Draghi dopo Berlusconi. Cambiare tutto perchè nulla cambi.

In più c'è da guardare alle origini dei moti maghrebini, che poi sono anche nordafricani e mediorientali: proteste del pane e della libertà negli stati di polizia, travestiti da democrazie e venduti a USraele-UE, in Algeria, Marocco, Tunisia, Giordania, attentati Mossad contro copti in Egitto, provocazioni giudiziarie anti-Hezbollah ad opera del solito tribunale di comodo (Milosevic, Bashir...) che, dopo averci provato con la Siria, fallendo grottescamente, ora cerca di addossare il crimine Mossad dell'uccisione di Rafiq Hariri, ai vincitori dei cannibali israeliani, fino alla secessione del Sud Sudan, del suo petrolio e delle acque del Nilo. Sono tutti fenomeni inerenti a una strategia di destabilizzazione e frantumazione del mondo arabo. Con dunque la manina visibile o meno visibile dei superspecialisti in provocazioni e terrorismo: Mossad-Cia-NED-Freedom House e affini. Dice, ma se le masse si rivoltano contro despoti corrotti, affamatori del popolo e servi dell'Occidente colonialista! Già, gli potrebbero pure star bene, quelle masse oggi, agli strateghi del divide et impera., purchè le si faccia rientrare poi nell’ordine costituito, liberista e imperiale. Come sanno che gli Abu Mazen, gli Abdallah, i Ben Ali, i Bouteflika sono merce a disposizione del migliore offerente, sanno anche che si tratta di merce marcia galleggiante sopra terremoti sociali in fieri e che li travolgeranno. Non è allora più saggio sostenere le rivolte popolari, preparare fin da prima la soluzione gradita e che possa radunare i "moderati", prima che spunti un nuovo Nasser o, meglio, un nuovo Saddam, a fare rivoluzioni vere? Intanto per l'Egitto e il Pakistan bastano alcune bombe tra i copti. Come da noi quelle del '92-'93..... Come da noi dopo la liberazione la nuova Italia tradita.


Il corollario sudanese-libanese del disfacimento arabo
Il governo libanese, che si reggeva sul fragile equilibrio tra la destra dei pupazzi dell'Occidente e lo schieramento patriottico di Hezbollah, cristiani di Aoun e PC libanese (uno dei pochi degni del nome), si è disfatto. Gli 11 ministri di Hezbollah, formazione maggioritaria nel paese, si sono dimessi. Con la secessione del Sud Sudan, in attesa di quella del Darfur, due Stati arabi strategicamente decisivi per il Nuovo Medio Oriente pianificato da Israele, con gli Usa all'ottuso traino, sono sotto schiaffo imperiali-sionista e rischiano la disintegrazione. Dopo l'Iraq ridotto all'età della pietra (come chiesto da Kissinger) e messo in mano a quattro farabutti, oltre tutto venduti più all'Iran che agli Usa, dopo lo Yemen bombardato e affidato agli squadroni della morte Cia, dopo il collocamento dei fiduciari Al Qaida anche in Nord Africa-Sahel per giustificare interventi atti a garantire petrolio e uranio all'Occidente, si azzannano pezzi forti: è il tuirno del più grande paese arabo e africano e del cuore geostrategico del Medio Oriente. In attesa che i sommovimenti maghrebini e le bombe Mossad contro cristiani qua e là mandino per aria il resto.

In Libano, dopo l'attentato di destabilizzazione e criminalizzazione delle sinistre a Hariri nel 2004, dalle chiare impronte Mossad come da prove esibite da Hezbollah, un giudice Nato tedesco aveva cercato di incastrare la Siria. Tanto grossolano era il tentativo che è fallito sul nascere e di fronte alle confessioni in tv di testimoni subornati dal gaglioffo in toga. Si è dunque alzata l'asticella giuridica e ci si è inventati il solito tribunale Onu in divisa Nato. E, di colpo, grazie alle debite pressioni dell'angelo Hillary Clinton (così il manifesto) e dell'ultrà sionista Sarkozy, l'imputato è diventato Hezbollah. Che in vita sua mai aveva compiuto attentati che non fossero i sacrosanti razzi sugli israeliani, macellai di Sabra e Shatila e del Sud Libano, a fronte di uno Stato sionista che, dalla nascita, si regge sugli assassinii mirati, sulle stragi di massa, e sul terrorismo bombarolo ovunque. Basta pensare ai tribunali ONU su Ruanda e Jugoslavia per afferrare a quali abissi di infamia e servilismo si sia ridotto il diritto internazionale. Non per nulla questi tribunali sono di solito presieduti da personaggi come Antonio Cassese. Ora questo tribunale fa volare balons d'essay che ventilano la paternità di Hezbollah e, accreditati da Hariri figlio, manutengolo saudita, hanno provocato la caduta di un governo condizionato in senso patriottico dalla Resistenza, il caos, il probabile scatenamento di tumulti e massacri e  l'urgente bisogno che Israele, o gli Usa, o la "Comunità Internazionale", intervengano per salvare la pace e ristabilire l'ordine.

Nel  Sudan della secessione, dopo aver alimentato e armato per mezzo secolo la rivolta di tribù animiste o rintronate dal cristianesimo, comboniani in testa (vero Zanotelli?), per disgregare un Sudan riottoso alla sudditanza, Israele, Vaticano, Usa e Germania, innescato anche il Darfur, si stanno avventando sulle ricchezze minerarie e idriche della martoriata nazione, da decenni sotto sanzioni peggio di Cuba. Ricchezze di cui gli illusi dell'"autodeterminazione" non vedranno neanche una goccia. In più, l'associazione a delinquere internazionale agli ordini dei nazisionisti, chiamata "comunità internazionale", si assicura una posizione strategica che, già garantiti i servizi dei clienti Uganda, Ruanda, Burundi, Etiopia, la pone in condizione di rinnovare, stavolta in chiave stragista, i fasti del colonialismo africano dell'800-900, dal Congo in sù e in giù. Quello  contro il quale l'Africa aveva versato fiumi di sangue, riscattando una storia terrificante di spoliazione e schiavismo. Peccato che il sorridente Nelson Mandela, uomo del riscatto dall'apartheid (prima di razza, ora di classe) non abbia nessuna edificante dichiarazione da rilasciare in merito allo stupro del suo continente da parte di gente che l'aveva tenuto in carcere per vent'anni. E anche lì ha fatto la sua parte il solito tribunale dell'Aja quando ha incriminato Omar El Bashir, presidente sudanese, imperdonabile amico dell'Iraq d'un tempo, per genocidio in Darfur. In quel Darfur dove una contesa per l'acqua tra pastori e contadini era stata sfruttata (al pari di quella tra sciti e sunniti, copti e musulmani, tutsi e hutu...) dalla comunità internazionale, con le solite ricche ricadute sui mercenari umanitaristi delle ONG, per armare e scatenare una guerra civile "tra bande assassine arabe agli ordini di Khartum e poveri africani inermi", con le consuete cifre di vittime tanto iperboliche quanto false. Ricordiamoci dei 400mila curdi trucidati da Saddam, mentre tutta la popolazione curda è ancora lì, a parte qualche centinaio caduto nella rivolta secessionista voluta da Bush senior, da Clinton e dagli israeliani. E anche "l'autodeterminazione" del Darfur è all'ordine del giorno delle democrazie occidentali. Hai visto mai che un Sudan unito e libero continui a trafficare con la Cina vendendogli petrolio e importando infrastrutture sfuggite a Impregilo o Halliburton.




“UNA TRUFFA CHE LAVORA PER IL NEMICO"
Dunque Wikileaks, così caro ai crociati della libertà d'informazione, l'aveva detto! Prima ancora che se ne accorgessero quei posapiano di Tunisi. Il messaggio "rivelato" dell'ambasciatore Usa aveva già scoperto che Ben Ali era un gaglioffo rubacchione e corrotto. Mica se ne erano accorti, in 23 anni di stato di polizia e satrapismo spinto, i morti di fame del paese. E così, ne deducono i crociati, Wikileaks sta rivoluzionariamente al fianco dei rivoltosi. E se invece quell' agenzia della Cia, diretta dal martire con le mesh, avesse voluto, per conto dei suoi mandanti, istigare una rivolta contro il vassallo decaduto e divenuto controproducente, per liberarsene e sostituirlo, nel nome di pacificazione e unità nazionale, col vassallo nuovo, travestito da vindice delle rivendicazioni popolari, però in salsa moderata, degna della "comunità internazionale"? Complottismo? Dietrologia paranoica, come direbbe il "manifesto" e come ha detto rispetto ai dubitatori della manifesta bufala dell'11 settembre?

Assange negli anni '90 collaborava con la Nasa e i Laboratori del Centro Militare Fort Alamo. Nel Consiglio di Consulenza di Wikileaks ci sono, o c'erano: Philip Adams, dirigente dell'Ufficio Media del governo australiano, collaboratore dei giornali sionisti "The Times" e "Financial Times" e della catena tv del sionista Murdoch, dirigente del Centro per la Mente di Sidney insieme al criminale di guerra Tony Blair; Michael Spence, membro dell'ente di estrema destra USA incaricato della destabilizzazione dei paesi disobbedienti, Council for Foreign Relations, dove era socio del figlio di Murdoch; Steven Aftergood, esperto di segretezza per il governo USA; Ben Laurie, direttore di Open Rights Group, finanziato da Open Society, la vetrina accademica dello speculatore internazionale e finanziatore di "rivoluzioni colorate", il sionista George Soros. Arricchisce di garanzie imperiali questo Consiglio dei Consulenti di Wikileaks una muta di dissidenti cinesi e tibetani: Tashi Namgyai Khamsitsang, già presidente della Washington Tibet Association, vetrina Cia; Wang Youcai, fondatore del Partito Democratico Cinese, sempre vetrina Cia; Xiao Qiang, dirigente del Movimento Mondiale per la Democrazia, vetrina Cia, collaboratore (come la Politovskaja) delle radio Cia Free Europe/Liberty e ampiamente foraggiato dalla NED (National Endowment for Democracy) che affianca Soros nella destabilizzazione violenta di governi sgraditi a USraele; Wang Dan, editore negli Usa del giornale Bejing Spring (Primavera di Pechino), pure messo in piedi dalla NED. Oggi gran parte di questi nominativi e le loro ascendenze sono stati eliminati dai documenti Wikileaks.

John Young, già collaboratore di Assange, ne ha denunciato i rapporti di collaborazione (con finanziamenti richiesti fino 5 milioni di dollari) con due degli enti governativi Usa più impegnati nel terrorismo antislamico, guerrafondaio e sovvertitore di ordinamenti altrui: Freedom House e NED. Oggi Assange, in attesa di estradizione, è ospite nel castello del giornalista Vaughan Lockhart Smith. Costui, già capitano delle Guardie, inviato embedded in Afghanistan, è oggi corrispondente della rivista NATO "NATO Review". Ci si meraviglia allora che Assange abbia dato l'esclusiva delle sue "rivelazioni", non ai media di opposizione all'impero, ma a quattro pubblicazioni imperialsioniste dell'ambito NATO - New York Times, Spiegel, El Pais e il rosa Guardian - tutti pro-guerra e che ci hanno fatto un mare di soldi? Stupisce che Netaniahu abbia accarezzato le mesch di Assange ringraziandolo per il lavoro svolto? Stupisce che le "rivelazioni" Wikileaks, a parte la montagna di irrilevanze e scontatezze, sostengano tutte le mire scoperte o coperte di USraele, sia avallando falsi teoremi su nemici come Iran, Cina, Russia, Yemen, Afghanistan, sia smerdando fantocci non più reddititzi e minacciati dalla collera popolare? Stupisce che l'ex-partner Young abbia dichiarato: "Wikileaks è una truffa... che lavora per il nemico"?
Per molto altro, sapendo l’inglese, vedi : www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=22437 .

FASTI DEMOCRATICI ISRAELIANI
L'ottimo e strabico Travaglio, pur accennando a qualche eccesso di troppo, insiste: "Israele, vera democrazia", perchè manda sotto processo i corrotti e stupratori di ragazze al vertice dello Stato. Neanche un riflesso condizionato della sua perspicacia per lo stupro sessantennale dei nazisionisti al popolo titolare della terra rubatagli in nome di "Gott mit uns". E allora segnaliamo alla sua provata capacità investigativa applicata ai farabutti di regime qualche grano della giaculatoria democratica recitata dal popolo eletto. Il più autorevole bollettino dei rabbini israeliani, Ma'yanei Ha'yeshua ("Fonti della Salvezza"), invita ad allestire "campi della morte" per coloro che danno noia a Israele. Costoro sono paragonati agli Amalechiti, tribù che al tempo del fantasioso esodo dall'Egitto aveva infastidito gli ebrei. Si ripete il modulo del collaborazionismo nazi-ebrei collaudato a suo tempo tra Himmler e il Bund ebraico. Il ritmo degli assassinii di contadini di Gaza e di gassati o fucilati da Gestapo e coloni in Cisgiordania, è di uno al giorno. Ancora largamente sotto quello messicano, gestito anche da specialisti israeliani, di 20 al giorno, ma ci arriveremo. Per aver risposto alle torture israeliane con lo sciopero della fame, modello della nonviolenza tanto cara ai necrofagi della civiltà superiore, la Gestapo israeliana ha chiuso in isolamento totale gli ennesimi prigionieri palestinesi: Ahmed Sa'adat, segretario del FPLP, e Jamal Abu Al-Haija, capo di Hamas nella Palestina occupata. Com’è che Amnesty, tanto pronta su Cuba, Tibet o Myanmar, non se ne occupa? Saddam non ha mai gassato nessuno, come dimostra la stessa Cia (New York Times 31/1/2003). In compenso i nazisionisti hanno ripreso alla grande la guerra chimica pratica dalla Civiltà superiore, Italia in Libia e Etiopia, Austria e Italia nella Grande Guerra, Churchill in Iraq, Usa in Vietnam...
Ieri un candelotto ha quasi decapitato un palestinese a Nilin. Poco male, Cossiga me ne aveva fatto lanciare uno sul ginocchio, che da allora funziona alla giacomo-giacomo. Ma cammino. Ma questi non solo sparano candelotti di ferro ad altezza d'uomo. Li riempiono di gas CS e li sparano in bocca, uccidendo (ultima Jawaher a Bil'in), o nei cortili di scuole e case. E il gas CS me l'hanno somministrato pure a me a Ramallah e sono stato male per giorni e chissà che, se facessi un figlio, non verrebbe stortignaccolo di mente e corpo. Già perchè quel gas, prodotto negli Usa, non è un semplice lacrimogeno. E' un veleno proibito dalla Convenzione di Ginevra che impedisce la respirazione, fa morire di asfissia, provoca spasmi spaventosi allo stomaco, danneggia permanentemente polmoni e intestini, attacca il sistema endocrino e riproduttivo. Insomma, come fa la Gelmini e come si propongono coloro che gestiscono la denutrizione (chiamata AIDS) tra le plebi inutili del Sud del Mondo, mira non solo a eliminare dalla scena manifestanti, ma anche a comprometterne per sempre la progenie. Come l'uranio, il napalm, il fosforo, i gas serra e i farmaci diffusi a piene mani là dove occorre sfoltire l'umanità che non consuma, non produce e magari protesta. E non vogliamo noi stare all'altezza delle migliori tecnologie? Il CS di Israele lo usano anche da noi. Dal G8 di Genova in qua.


NAZISIONISTI A TUTTO GAS
Come tutte le guide della Superiore Civiltà, Israele ruba e rapina a mano armata. Dal Libano da squartare, all'Egitto da far saltare, a Gaza da sopprimere, davanti alle coste si estende un giacimento di idrocarburi da 3.500 miliardi di metri cubi di gas e da 1, 7 miliardi di barili di petrolio. Le parti più cospicue stanno davanti a Gaza, Libano e anche Cipro. E' una fonte di energia che potrebbe fare la fortuna del disastrato Libano e di Gaza agonizzante per fame e sete. E' roba delle loro acque territoriali ai termini del diritto internazionale. Ma se i pescatori di Gaza devono smetterla di pretendere di nutrire sè e gli altri pescando oltre la bagnarola di acciughe delle tre miglia, sennò li mitragliano, così sarebbe il colmo se questi arabi, "scimmie, cani, bastardi" sulle mura di Israele e nelle parole di Ben Gurion e del Talmud, potessero avvantaggiarsi di qualcosa che è loro. Jahve non lo consente, come non consente che fra mezzo secolo, ci siano ancora bastardi arabi tra Nilo ed Eufrate. Tutto il gas e il petrolio sono nostri, hanno sentenziato Pinochet-Netaniahu e Himmler-Liberman. Ma anche Olmert e madama Livni, che lo sterminio di "Piombo fuso" lo fecero apposta, Abu Mazen plaudendo (se permettete, nel 2009 in italiano lo raccontai solo io. Il manifesto c'è arrivato ora). E chi si avvicina a quel dono di dio al suo popolo, muore. Con le armi che il subordinato Usa gli fornisce al ritmo dei 3 miliardi e passa l'anno. Ma chi se ne fotte dei "Protocolli dei Savi di Sion", balla o non balla. Stanno ai nazisionisti di oggi come un gabbiano sui rifiuti sta a un avvoltoio su una gregge di pecore.



GRILLI PARLANTI
L'ultima invettiva di Grillo è contro coloro che se la prendono con il mercenariato sessuale femminile del guitto mannaro, piuttosto che occuparsi delle sue malefatte "vere". Per Grillo ci vorrebbe a volte il martello di Pinocchio. Se un mafioso dinamitardo e stragista non può, per ora, essere beccato su mafia e bombe, ben venga che lo si becchi sul modello morale che offre ai nostri giovani. Eppoi, far passare una ragazza prostituita da minorenne per nipote di Mubarak e come Marchionne che fa passare per sindacati degli sciacalli che rosicchiano le ossa finite sotto il suo tavolo. O no?

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Comunicato stampa, 14 gennaio 2011Honduras, il reality show e la dittatura
Altreconomia lancia un appello all'Isola dei famosi, che tra un mese torna ai Cayos Cochinos. Verrà inviato alla dirigenza della Rai ed alle più alte cariche dello Stato

Milano –
L'Isola dei famosi torna in Honduras a venti mesi dal Colpo di Stato, mentre il Paese centroamericano soffre la repressione di un governo non democratico. La rivista Altreconomia promuove un appello in vista dell'inizio della trasmissione, con l'obiettivo di portare in prima serata su Rai2 la realtà che vive la popolazione honduregna, una realtà che rischia di venir distorta dalle immagini di cartolina che entreranno nelle nostre casa dai teleschermi. “Da lunedì 14 febbraio le isole dei Cayos Cochinos, al largo della costa del Paese centroamericano, tornano ad ospitare 'l'Isola dei famosi'. Lo scorso anno il circo del reality show, prodotto da Magnolia e trasmesso da Rai2, si era dovuto sposta re in Nicaragua per cause di forza maggiore: il colpo di Stato che il 28 giugno 2009 aveva deposto ed espulso il presidente costituzionalmente eletto Manuel Zelaya -si legge nell'appello, che potete leggere integralmente sul sito di Altreconomia-. Tornare in Honduras, oggi, significa riconoscere che nel Paese c'è democrazia, e tranquillizzare al contempo i cittadini italiani, che potranno considerare nuovamente le spiagge e le isole di Honduras tra i 'paradisi tropicali' da raggiungere per godersi le meritate vacanze”.

Nell'appello si elencano alcune notizie relative all'Honduras che i media italiani hanno mancato di raccontare a partire dal 28 giugno 2009: “Non sanno, i dirigenti di Rai e Magnolia, che l'Honduras non è ancora stato reintegrato nell'Organizzazione degli Stati americani e che numerosi Paesi continuano a ritenere totalmente illegittimo l’attuale governo; non sanno che l'ex presidente della Repubblica, Manuel Zelaya, non è ancora potuto rientrare nel Paese; non sanno che il Fronte nazionale di resistenza popolare ha raccolto oltre 1,3 milioni di firme (più della metà degli aventi diritto al voto, su una popolazione di meno di 8 milioni di persone) per chiedere la convocazione di un'Assemblea popolare costituente per riscrivere la Costituzione del Paese; non sanno che nel corso del 2010, in Honduras, sono stati assassinati 10 giornalisti; non sanno che, a pochi chilometri dalle isole dei Cayos Cochinos, nella regione del Bajo Aguan, si è realizzata nelle ultime settimane una vasta operazione di repressione nei confronti dei movimenti contadini, ad opera di militari e paramilitari al soldo dell’oligarchia locale, che hanno lasciato sul terreno numerosi cadaveri e almeno 5mila persone senza casa”.

Tra tre settimane, a sette giorni dall'avvio della trasmissione, l'appello, con l'elenco di tutte le adesioni, verrà inoltrato ai presidenti della Camera e del Senato, della Commissioni esteri di Camera e Senato, al presidente del Consiglio di sorveglianza della Rai, al direttore di Rai2.

Leggi
qui l'appello. Le adesioni all'indirizzo appelloisola2011@altreconomia.it

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Per informazioni e interviste: Luca Martinelli - Altreconomia, tel. 02-89.91.98.90 - cell.: 349-86.86.815, luca@altreconomia.it - http://www.altreconomia.it

Altreconomia è l’editore che dal 1999 racconta, con la rivista mensile e i suoi libri le iniziative più coraggiose di un’economia nuova e soli- dale, fondata sulle relazioni, il rispetto dell’ambiente e delle persone, la forza della società civile.
Altreconomia è un caso unico d’informazione indipendente, senza finanziamenti pubblici e senza padroni. L’editore, il consorzio Altra Economia è infatti una cooperativa, formata da 450 soci, in gran parte lettori, persone e realtà vicine all’economia solidale. Una nuova chiave di lettura della realtà. La redazione è in Corso Lodi 47, a Milano Tel. 02.89.91.98.90 - fax 02.54.01.96.55 -
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domenica 9 gennaio 2011

PILLOLE DIURETICHE

Non dubitare mai che un piccolo gruppo di persone pensanti e impegnate non possa cambiare il mondo. In effetti è sempre successo così.
(Margaret Mead, antropologa)

Anche il migliore dei Goyim (non ebrei) dovrebbe essere ucciso.
(Talmud, Abhodah Zarah, 26b)

Che cos’è una prostituta? Ogni donna che non sia ebrea.
(Eben ha eser, 6, 8)

Il Messia darà agli ebrei il dominio del mondo, al quale serviranno e saranno sottoposti tutti i popoli.
(Tal.Bat. Trattato Schabb, fol. 120 c.1; Sanhedrin, fol. 88 c. 2)

Tutti i gentili sono solo degli animali. Quindi tutti i loro bambini sono bastardi.
(Talmud, Yebamoth, 98a)

Al sentir certi lepidi giornali / l’Italia non fu mai sì lieta e ricca: / intanto son ricolmi gli ospedali / e chi geme, chi piange e chi s’impicca.
( Antonio Baratta, epigrammista, 1863)



Un'amica di ottima fede, ma ingenua assai, vorrebbe convincermi che quegli ambigui chierichietti dei diritti umani in salsa occidentale del "Ponte per...", che io lasciai a seguito di frodi private e pubbliche (Scelli e le due Simone, vedi foto), è cambiata in meglio, ora che ne hanno tolto di mezzo il presidente a vita, Alberti. Nel documento che allega a riprova, si legittima il regime dei fantocci linciatori, si parla di "violenza" cieca degli insorti, si ripetono le giaculatorie bugiarde su Saddam tiranno sanguinario. Pare un lancio dell'Ansa-Cia.  Al peggio, su quel Ponte, non c'è mai fine. Ong, mercenarie degli assassini di massa e dei bugiardi matricolati.


In Iraq, dopo tre anni di addestramento mascherato da pippe religiose in Iran, il trapanatore massimo di crani sunniti e saddamiti, Moqtada al Sadr, colui che ha infierito a calci sul cadavere di Saddam, è tornato in Iraq a rivitalizzare le sue bande di teppisti e psicopatici, onde contendere al delinquente Maliki qualche pezzo di tappeto persiano. I suoi schiamazzi anti-USA, oltre a voler rubare consensi alla Resistenza vera, ribadiscono che il controllo iraniano sul paese è a spese di Washington. E, peggio, del più nobile dei popoli.




Al posto di Sakineh, uxoricida che non si capisce perchè dovrebbe girare libera, suggerisco di mettere in bacheca la foto di Tariq Aziz. Aziz significa "nobile" e mai nomen fu più omen. E' stato il grande ministro di una grande e giusto paese, diffamato peggio di Nerone per far accedere gli sciacalli al petrolio. Al processo-farsa gli hanno offerto libertà ed esilio purchè accusasse Saddam. Seviziato e malato, si è sempre rifiutato con sdegno. Ha avuto tre infarti, ha pochi mesi di vita. I tagliagole al governo insistono per impiccarlo. Dove sono gli specialisti umanitari di “Nessuno tocchi Caino”? A parte che Aziz, semmai, è Abele. Infatti Caino sono gli occidentali.


C'è ancora, nonostante i vituperi lanciati dall'assassina fedifraga contro i suoi idolatri, chi esibisce l'icona di Sakineh. Ha voglia la donna a dire che ha ucciso suo marito, non è stata fustigata, non si lapida da 30 anni! Vogliamo sostituirla con qualche ritardata mentale giustiziata negli Usa, qualche donna sterminata dalle nostre bombe in Afghanistan, la quattrocentesima donna assassinata nel 2010 a Ciudad Juarez, l'infermiera senza lavoro che s'è dissanguata da noi?




Max D'Alema, barbierino di Gallipoli che giustamente guarda il mondo e i suoi poveri bipedi da altezze spaziali, è il più grande virtuoso dei fichi per fiaschi. Sotto un'abbagliante e un po' nauseata spocchia ha saputo celare la statura meschinella di un nanetto che come cammina inciampa: “Mediaset, grande risorsa del paese”, Bicamerale, ribaltone di Prodi, Merchant Bank di Telecom, stermini in Serbia, Kosovo narcostato, sodalizio con Consorte-BNL, “la magistratura è la più seria minaccia allo Stato” (Wikileaks), “Pool Manipulite il soviet di Milano”, approvazione della bozza Boato-P2, “il metodo delle intercettazioni apre lo spazio alle barbarie”, “la Forleo fa saltare per aria il sistema democratico”. Parrebbe un infiltrato, se non fosse troppo stupido. Che, oltre ai 20 milioni presi da un malavitoso, sia premiato anche da qualche pensierino del premier? Lo merita.


Gianni Riotta è l'ennesimo virgulto del "manifesto", dopo tipacci come Barenghi (La Stampa), Annunziata (RAI), Menichini (Corsera), Gagliardi (Il Riformista) ecc., che danno grosse soddisfazioni ai reggenti del mafiastato Italia. L'ex-direttore del TG1, dall'italiano sparuto e zoppicante, a forza di spippettarsi per Marchionne, ha fatto perdere al Sole-24Ore metà dei suoi lettori. Così ci piacciono!




Da quando c'è l'Uomo del Cambio, in Nord Waziristan si muore cento volte di più che sotto Bush. Visto che il fantoccio Zardari non se la sente di sterminare proprio tutti i pashtun pakistani, nel 2010 i droni di Obama con 134 attacchi solo nell'angolino nord della zona hanno ucciso 929 persone, quasi tutti civili. Ma per "Lettera 22", Emanuele Giordana, Marina Forti-Sion, sul "manifesto", sono i Taliban a uccidere di più la propria gente...



Abbastanza sconcia e ridicola, come tutto ciò che da sempre connota i militari italiani, la rissa La Russa-Comandi delle FFAA su chi, con le tre versioni (e non è finita), ha sparato le balle più grosse sull'uccisione del povero mercenario di destra, Miotto, in Afghanistan. Vertice della comicità, quando tutti hanno spergiurato sulla "trasparenza" dei serial killer in "missione di pace".


Ida Dominijanni, intellettuale di punta del "manifesto" e dell' "Infedele", è facile a turbamenti erotici. Tali sono i suoi trasalimenti via via per i gran fichi Bertinotti, Obama e Napolitano, ciechi a ogni evidenza e dunque ovviamente non politici, ma femministicamente uterini. Ora spasima per il roccioso baluardo contro le leggi vergogna, il quale, difatti, le ha firmate tutte e ogni giorno intossica di banalità il colto e l'inclita, Ida compresa.


Nella vicenda Brasile-Battisti-avvoltoi, la figura più squallida è quella del figlio di Torreggiani e dei suoi corifei, a partire dalla custode di Villa Triste, Santanchè, e a finire al Tg3. Tutti a far credere che Torreggiani stia paralitico in carrozzella perchè colpito da Battisti o compagni. Invece è stato colpito dal padre che, pensandosi nel West, sparacchiava contro gente in fuga. Ma zitti e mosca!


Imperialisti e nazisionisti in pieno spolvero. Un palestinese al giorno ucciso, cristiani dinamitati qua e là per squartare paesi arabi e islamici, scienziati iraniani e iracheni liquidati, guru finto-buonisti reclutati, il Sud Sudan ricolonizzato, squadroni della morte per tutta l'America Latina sotto scuola e guida di ex-Mossad. Per fortuna in Algeria e Tunisia arabi reagiscono mordendo i calcagni ai satrapi collaborazionisti.



Lo Stato nazisionista è anche, nell’ininterrotta tradizione erodiana e talmudiana, uno Stato infanticida, con ciò esaltando al parossismo l'odio per bambini e giovani che caratterizza le geronto-clepto-necro-crazia capitalista. A parte i 400 trucidati da Piombo Fuso, li spara, arresta, picchia, imprigiona e cattura. 1.200 bambini arrestati nel 2010. Specialità raffinata: il bambino-scudo umano sui blindati e nelle perlustrazioni. Altra raffinatezza: bambini di 12 anni interrogati per ore in posizioni insopportabili e terrorizzati con la minaccia di esecuzione dei loro genitori. Dice, che avevano gettato sassi. Loro gli avevano invece gettato la casa, via o addosso.


Nello Stato nazisionista i Gestapo di Yisrael Beiteinu hanno fatto passare alla Knesset una legge che permette di reprimere le ONG che denunciano i crimini delle SS sioniste. In USA, l'FBI di Obama ha assaltato i "covi" di gente che si oppone alle guerre e li ha schedati in liste nere. Nella rincorsa alle Grandi Democrazie, a Maroni viene a mancare il fiato. Ma ci sono sempre un D'Alema o un Fassino pronti a passargli la borraccia.


Israele in Sudan come a Gaza. Per democrazia e diritti umani. Infatti nel Sud Sudan da staccare dal disobbediente Sudan antimperialista, ci sono petrolio, minerali, legname ed il Nilo da controllare e predare. Poi ci si tornerà a concentrare sulla bufala Darfur. Davanti a Gaza, acque palestinesi, c'è il più grande giacimento di gas del Mediterraneo Est, che, se non ci mette le mani il rinnegato Abu Mazen, caporale di giornata di Israele, farebbe la ricchezza dei palestinesi. Valgono bene una guerra civile in Sudan e una bella copia di Auschwitz a Gaza.


Le vergogne del "manifesto". Un paginone di stronzate colonialiste sul Sudan, affidata alla lobby degli infiltrati "Lettera22" che, non spiegando niente sul Sud Sudan, spara veline Mossad-Cia senza menzionare nè Israele, nè gli Usa, nè i Comboniani, nè l'UE, che da mezzo secolo istigano, foraggiano e armano la secessione del Sud, con il suo petrolio, la sua acqua, i suoi analfabeti cristiani e, soprattutto animisti, mirati con la bava alla bocca dal Vaticano. Una volta di più, pur allineato sugli storti binari della propaganda imperialista, “Il Fatto quotidiano” ha saputo fare di meglio, con due pagine piene di dati storici, economici, sociali, antropologici, sociologici e geopolitici. Eppoi al “manifesto” piangono miseria. Quando la politica estera è appaltata, salvo per De Francesco e Dinucci, ai panciafichisti e cerchiobottisti delle lobby sioniste e cattoliche, c’è poco da piangere sui lettori versati.





Marchionne è il fuori di testa che, nel pianeta che va a fuoco, conta di vendere milionate di fetenzie Fiat all'anno quando l'automobile sarà attuale quanto oggi lo è il Landau. Per un prodotto obsoleto e letale che va a esaurimento, gli operai CISL e UIL si godranno un nuovo '800 alla Dickens. Fuori di testa, ma mica scemo: nel 2009 ha succhiato per sè 4,7 milioni di euro, quanto basterebbe a mantenere in vita, in condizioni umane, una linea di montaggio degli osceni SUV dei gaglioffi. E il PD plaude, con Vendola a reggere lo strascico a sinistra e Casini a destra.


Dunque quei terroristi di brasiliani, Lula in testa, non ci ridanno il criminale Battisti. Chissà, forse hanno azzardato uno sguardo sulle carte di un processo senza prove e con testimoni falsi, oppure hanno sentito le urla dietro le mura delle carceri italiane dove si entra sani e si esce frantumati. O forse hanno visto le foto segnaletiche di Maroni e Alfano. Bene fecerunt.



Il divo Obama, che tanti scomposti orgasmi aveva suscitato tra le demenziali ginocrate del "manifesto" e della "sinistra", ha messo a capo del suo staff William Daley, già direttore dell'associazione a delinquere bancaria JP Morgan. Prima c'era tale Emanuel, nazisionista, già assassino in divisa israeliana, a farne il sacrestano dei nazisionisti. Ora Daley lo guida alla mattanza dei lavoratori dentro e fuori gli Usa. Accanto a quella bellica, prosegue la sua macelleria sociale. Ma, scusate, non siamo forse all’altezza con Mario Draghi, ex-vicepresidente della Goldman Sachs, famelica compagnia di vampiri, e dal PD auspicato “premier tecnico”, che rovinò l’Italia complottando con George Soros la polverizzazione della lira a fini di svendita del patrimonio pubblico?


Così i delinquenti politico-mafiosi capeggiati da Tarantino hanno deciso per altre due megadiscariche addosso a Napoli. I miracolati da Berlusconi sono camorra e Impregilo che campano grazie alla monnezza negli sversatoi, la prima, e grazie agli inceneritori, così divenuti urgentissimi, la seconda. A puttane raccolta differenziata e riciclaggio e, insieme, la salute e l'ambiente della Campania. A quando una Terzigno generalizzata?


L'Associazione Nazionale Italia-Cuba, riprendendo i comunicati ufficiali cubani, garantisce per la continuità del processo rivoluzionario, del socialismo, del benessere e della letizia di tutti i cubani, compresi il milione e passa che verrà licenziato dallo Stato, nei prossimi due anni, onde “il privato (dicesi capitale) controlli almeno il 50% dell’economia nazionale” (Raul Castro). Maggiore rispetto avrebbero mostrato per Cuba questi amiconi sdraiati a tappetino davanti al governo cubano più che davanti alla rivoluzione, nonché per l’intelligenza di tutti noi, se avessero anche riferito di ansie, dubbi, critiche che animano il dibattito nell'isola e in tutta l’America Latina.