martedì 15 marzo 2011

DI FIORE IN FIORE, DI STERCO IN STERCO



Tu sì mi fai male
stringendome l'ale.
Deh, lasciami: anch'io
son figlia di Dio."

 
I minzoliniani di Reporters Sans Frontieres, mignotte pseudogiornalistiche tenute  in piedi solo perché fatte passare per ”autorevoli fonti” dall’intera combutta degli embedded occidentali, “manifesto” compreso, colgono la sempre gradita occasione dei rigurgiti bellici dell’imperialismo per sparare su alcune croci rosse ancora non fatte saltare: gli orrendi manipolatori della libertà di stampa alla boss Robert Menard si avventano, apripista di macelli, su chi? Elementare, Watson: Birmania, Corea del Nord, Cina, Iran, Vietnam, Siria e Algeria (questi ultimi unici votanti NO alla No-fly-zone chiesta dai tremebondi despoti della Lega Araba, alla faccia dell’ “unanimità” sancita dal “manifesto”) e reprobi vari. In Iraq, il governo ascaro e gli occupanti hanno ucciso 350 giornalisti dal 2003, record mondiale, attaccato 160 nelle ultime due settimane, bastonato i giornalisti che seguivano la manifestazione contro sicari e mandanti Usa-Iran di centomila iracheni venerdì scorso a Baghdad. Ma RSF non ha visto, non ha sentito, non ha parlato. Ben meritati i 100mila dollari che ogni due per tre Menard riceve dal Dipartimento di Stato.


La veneranda maestra che dai salotti di Parigi tira le briglie del ronzino "manifesto", "ragazza del secolo scorso" rimasta incastrata da quelle parti, ha esercitato la frusta dello Zeitgeist eurocentrico sul groppone del quadrupede. Il cui torto era di aver impiegato quanto di giornalismo vero sopravvive nel "giornale comunista" di occuparsi in modo onesto e competente della faccenda libica. Rossa di indignazione, Rossanda ha ululato contumelie contro i suoi sprovveduti scolaretti per non "aver sostenuto la buona causa" dei ribelli di Bengasi e per avere così minato la compattezza dell'analisi e dell'azione della "comunità internazionale", ossia dell'onorata società. Nessuno nel giornale ha osato intaccare il piedistallo di somma ignoranza, proterva supponenza, sovrana arroganza, su cui si erge questo catafalco del più rozzo sinistrismo radical chic. Una genìa di meretrici imbellettate che ha sistematicamente lavorato a favore del nemico di classe tappando occhi e orecchi al suo innocente seguito sulla realtà vera delle contraddizioni di classe, sull'aspetto reale del mostro sotto la maschera della democrazia e dei diritti umani. Della marcia dei necrocrati sui corpi di milioni e milioni di esseri umani, la veneranda maestra ha fatto una promenade lungo i Champs Elysees, una fiaccolata umanitaria. Con la variante dell'invocazione finale a non fare la guerra, cosa che suona, una volta che hai concordato sui crimini del giustiziando, come la richiesta al boia di non affilare troppo la lama. Miserabile tentativo di mascherare la propria sostanziale identità ideologico-culturale con i fornitori di corda da impiccato ai popoli istigati ad abbattere governanti disobbedienti all'Impero. Che, e questo è ovviamente peggio, disobbediscono perfino ai dogmi ottusi dei tardivi rigurgiti eurorazzisti della madama delle Tuleries.


Scompaiono così dalle cronache e riflessioni del "manifesto", dopo l'infelice e prematurissima scomparsa del migliore dei giornalisti, Stefano Chiarini, le residue occhiute competenze e saggezze dei suoi epigoni resistenti. Chi richiamato da Tripoli (non sia mai che si ascolti la voce dei reprobi!) a compilare secche cronache inoffensive, chi spedito a Tunisi a ripetere, banalizzando in democrazia sindacal-borghese una rivoluzione, i suoi nefasti iracheni, chi addirittura spedito a orgasmarsi - "Arriveremo a Tripoli, l'urlo delle ragazze di Bengasi" - tra le quinte colonne di ascari monarco-fondamentalisti che invocano e ricevono il caldo supporto dei becchini imperialisti della Libia e del mondo. Grazie alle scudisciate della veneranda maestra, ancora una volta, dopo Serbia, Iraq e Afghanistan, Tibet e Myanmar, "il manifesto" ha dato il suo contributo.

La Lega Araba si inserisce nella canea imperialista che chiede l'interdizione al volo a Gheddafi, onde poter radere al suolo la Libia sfuggita alla globalizzazione delle necrocrazie occidentali e agli sguatteri che si illudono di poterne racimolare le briciole. Nessuna sorpresa. Si chiama Vertice della Lega Araba, ma si legge Congresso di Vienna 1815, con l'imperatore alla tavola imbandita e i cani europei - qui satrapi mediorientali - a razzolare sotto, in attesa dell'osso. Siamo anche al Vertice di Yalta che s'inchiappettava i popoli nel plauso di Togliatti. Siamo all'Europa che, si faceva fottere la Jugoslavia da USraele, per mezzo di bombe e ascari sauditi e Al Qaida. Possa la fantastica insurrezione anti-globalizzazione, anti-colonialismo e antidespotismo degli arabi, cui appartiene di diritto il popolo libico resistente che oggi gioisce a Ras Lanuf, Brega e Misurata, spazzare via burattini e burattinai. Con tutti i suoi abietti corifei mediatici di "sinistra".

In Giappone esplodono le centrali nucleari, costruite da delinquenti di segno berlusconiano per terremoti del 6° grado quando questo, prevedibilissimo, era dell'8°. Che i 200mila, per ora, evacuati e in fuga dalla nube radiottiva per un raggio di 200 km e le masse di contaminati e in parte morituri, possano portarsi via tutti i necrogeni che dagli schermi tentano di imbonirci sull'innocuità della catastrofe e sull'indifettibilità dei progetti nucleari. Si annidano, prezzolati, nel CNR e hanno per guru Chicco Testa, presidente del Forum Nucleare Italiano e compagno di merende nei consigli di amministrazione di vari vampiri bancari e della malthusiana Rothschild, tumore sionista che da un paio di secoli punta a divorare il genere umano e il suo habitat mediante il governo mondiale dei genocidi. Già, trattasi proprio di quel chicco di erbaccia saprofita che nasce legambientino e si accredita tra noi gonzi salutando così la vittoria referendaria contro il nucleare (1987): "Il risultato è di grandissimo interesse politico. La battaglia è stata dura per i grossi interessi in campo". Incontrai questo pappagallino delle lobbies più cannibalesche quando era presidente dell'Enel e disseminava di tralicci scuole, ospedali e borghi. Affrontato da me per il TG3, quando ancora si poteva, sull'ecatombe strisciante dell'elettrosmog cancerogeno, sdegnato agitò le braccia verso il cielo strepitando:"Ma dovi li vedi tutti questi tralicci?". Dall'alto ci mandavano la loro risposta i bimbetti che sull'incombente Monte Mario (Roma) assorbivano da anni l'elettrosmog sparatogli da mezza dozzina di chicchiani tralicci e ripetitori. Ora sappiamo perchè Gelmini e suoi padrini lavorino per scolaresche e studenterie, per ricercatori e docenti, che si rimbecilliscano in scuole private gemellate ad aziende nucleari e affini e si facciano castrare in istituti pubblici trasformati in CIE.

Nichi Svendola tentenna tra Luigi De Magistris e il poliziotto Mario Morcone. Il primo, magistrato martire per aver osato inquisire potenti, virgulti del verminaio che ci dirige, si candida a sindaco a nome di una militanza progressista che ha raccolto l'entusiastica adesione del popolo perbene napoletano. Il secondo spunta da un PD autorottamatosi con primarie sprofondate nel ludibrio dei brogli e degli scannamenti reciproci. Fallito il continuismo brigantesco e fallimentare di Bassolino con il di lui prosecutore Cozzolino, dalle maleodoranti ceneri del bassolinismo monnezzaro e termovalorizzante, è sorta la bassoliniana fenice del prefetto Morcone. Gettando nel panico e nella confusione Vendola e i suoi chierici, Gennaro Migliore, Giuseppe De Cristofaro, rigeneratisi nelle "fabbriche di Nichi" dal degrado bertinottista. L'angustia è forte: il popolo partenopeo ansioso di pulizia e rinascita, i lesionati da un ventennio di mala amministrazione, tracimata in corruzione e illegalità varie, la cosiddetta società civile che, rivoltata la moneta cattiva di Berlusconi, vi ha trovato la faccia di Bersani, la stessa base depistata, ma non del tutto decerebrata, di SEL, sono tutti come un uomo per De Magistris. Con lui a Napoli c'è il rischio di fare il grande botto del cambio. Bello, ma quello è di sinistra davvero e il PD come ci rimarrebbe? E Vendola non ha fatto la sua opa sul partito-eunuco, blandendolo con la boccuccia di rosa offerta nientemeno che a UDC e FLI? Per uno che ha intitolato l'aeroporto di Bari al gay-fobico mangiacomunisti Woytila, privatizzato il più grande acquedotto europeo, quello Pugliese, per poi lasciar languire per anni il decreto di ripubblicizzazione imposto dalla collera sociale, accolto 3, 4 inceneritori della Marcegaglia, innalzato la soglia dell'inquinamento di Taranto, messo in mano 120 milioni di euro e la sanità pugliese a quei samaritani del San Raffaele di Don Verzé, terapeuta del guitto mannaro, emulato modi e immagini del peggiore berlusconismo da mercante in fiera, per uno così intrupparsi con De Magistris vuol dire derazzare. E possibilmente perdere, uscendo dal così ben seminato, l'anelato carrozzone per il Paese dei Balocchi chiamato parlamento. Lupanare o Chiesa che sia. Tanto si tratta di equivalenze. Chissà a chi si avvinghierà quest'edera. Comunque, al nostro magniloquente fuffarolo della “nuova narrazione” rimane un sogno, una grande speranza catartica: “Che ci sia uno sciopero generale di Cgil, Cisl, Uil, tutti uniti”. L’ha espressa nel momento in cui Cisl e Uil firmavano  nel Commercio e nel Terziario l’ennesimo contratto per schiavi.

Nel momento in cui la Clinton suonava la carica degli avvoltoi con bomba contro la Libia, ero a Viterbo a una conferenza sulla "primavera araba". Accanto alla Mecozzi, Cgil, che cinguettava di "società civile" libica da soccorrere, e a Parlato che, ancora dolorante per le frustate ricevute da Rossanda per aver scritto cose in difesa di Gheddafi, "antimperialista nel mondo arabo e in Africa e promotore di benessere sociale", borbottava che i libici di Allah e della bandiera monarchica erano diversi dagli insorti di Tunisia ed Egitto, dal palco si erse, con la virulenza di tutti i rinnegati dalla coscienza sporca, tale Latif Al Saadi, l'iracheno. Sbraitato il dovuto contro un Gheddafi impoveritore e stragista del suo popolo, coerentemente lo accoppiava al "sanguinario dittatore" Saddam, la cui rimozione era costata, ma questo non l'ha ricordato, il giusto prezzo di due milioni di iracheni ammazzati. L'imbelle Occidente, lamentava poi il compare dei fuorusciti che, in cambio di sterline e dollari, giuravano sulle armi di distruzione di massa di Saddam, stava esitando a saltare addosso a Gheddafi, proprio come per anni aveva abbandonato gli iracheni tra le zanne del dittatore iracheno. Un abbandono che qualche iracheno aveva subito sulla pelle sotto forma di ininterrotti bombardamenti, bombe, embargo genocida e scatenamento di Khomeini contro il suo paese. Come tutti i fuorusciti che si rispettino, Latif era andato in cerca di fortuna e compensi occidentali già alcuni decenni fa. Tuttavia dell'Iraq conosceva vita, morte e cazzate. "Quando gli americani arrivarono, assicurava, gli iracheni magari non gli gettavano fiori (e questo non poteva non ammetterlo), ma se ne restarono chiusi in casa, in speranzosa attesa di democrazia e diritti umani". Che sarebbero arrivati in forma di sterminio di una nazione, rasatura al suolo di un grandioso edificio di benessere, cultura millenaria, dignità e rettitudine antimperialista, genocidio affidato a marines stupratori e a milizie iraniane trapanatrici di teste sunnite. Il mestatore se la spassava intanto in Europa tra le coccole di intervistatori con velina Cia-Mossad. Io, invece, c'ero a Baghdad, come c'ero stato tante volte dal 1977 in poi. E gli iracheni non li avevo visti "chiusi in casa", ma in piazza o in armi in tutto il paese a infliggere all'invasore e ai suoi sgherri locali il massimo danno dai tempi del Vietnam. Dignità che sta ai Latif del mondo come un roseto a una latrina. Cosa volete, l'ominicchio rappresenta in Italia il Partito Comunista Iracheno. Già, quello che, su ordine di Mosca, nel 1979 si schierò con gli ayatollah all'assalto del proprio paese e, coerentemente, appena insediati i mezzani dell'occupante al "governo" dell'Iraq sbranato, vi si sono associati. Oggi, in quel regime, continuano a reggere bordone ai ratti e ai loro ammaestratori.

Wikileaks, che nulla ha saputo anticiparci sulle trame occidentali e indigene contro la Libia e che nulla mai ci rivela sul rosario di crimini dei sionisti e sui loro squadroni della morte operanti in tutto il mondo contro persone, organizzazioni, Stati, governi, non omologati, è stato cacciato dal "Guardian", unico organo non di destra e integrato nelle guerre imperialiste che ne aveva pubblicato il fasullame.

L'ambasciatore libico in Ghana ha rivelato intercettazioni telefoniche tra Cia e MI6 britannico e la dirigenza dei ribelli a Bengasi nelle quali si definisce l'appoggio mediatico al colpo di Stato concordato con CNN, BBC, Al Jazira e agenzia Reuters, media cui è stato dato il compito di produrre, con le falsità in parte già smascherate, il giusto clima per far trangugiare alla gente un'altra impresa staticida.


Notizia buona: il governo libico si sta riprendendo il territorio sottratto dai mercenari monarchici e integralisti, cari all'Occidente. Le città cadono come foglie, tanto sembrerebbe il sostegno dato ai golpisti dalla popolazione. Gli stessi commessi viaggiatori delle centrali della disinformazione belluina ammettono che a Misurata e addirittura a Bengasi si manifestano folle che invocano Gheddafi. I liberatori puntano su Tobruk al confine egiziano. Da tutto questo si vede quale sostegno di popolo avessero le rispettive parti, i vendipatria reazionari e i patrioti. Le motivazioni dei mercenari sono sempre più deboli di chi difende la patria, una causa giusta, la dignità. Notizia cattiva: i satrapi arabi corrotti e venduti impongono alla Lega Araba di condividere con i cannibali europei la zona di non-volo per bombaroli Nato. Domanda: in Yemen, Bahrein, Saudia, Oman, i monarchi assoluti sparano su folle inermi. Nessuna no-fly-zone?

NO-fly-zone, che vieta la sovranità sull'aria di quel paese, suona inoffensivo. Ma significa che a uno Stato viene tolto piratescamente un suo diritto. Per cosa? L'ho vissuto per 12 anni in Iraq: Bush, Clinton e ri-Bush bombardavano impunemente massacrando civili, distruggendo depositi di viveri, acquedotti, comunicazioni, radendo al suolo villaggi, colture, armenti. Difendersi era proibito. Democrazia!

Mohammed Badie, dei Fratelli Musulmani, sollecita il popolo egiziano a smetterla con scioperi e manifestazioni e a sostenere l'esercito e il suo governo, quello che vuole modificare la costituzione senza permettere la minima partecipazione degli insorti. Puntello filo-americano di Mubaraq, la fratellanza ha esteso ora i suoi tentacoli tra i salafiti e nostalgici del re-fantoccio degli inglesi a Bengasi.


In Yemen, scena di una rivolta di portata egiziana, le truppe di Ali Saleh, portinaio del Pentagono, sparano ogni giorno sul popolo: patrioti marxisti del Sud, minoranza scita del Nord da sempre esclusa, masse affamate e represse e, ieri, anche sugli studenti. Decine di morti. Com'è che i media e Rossanda tacciono e gli interventori umanitari non intervengono? Vale anche per Bahrein, Giordania e Marocco. Sarà perché lì i licantropi hanno già il controllo?  Rispondiamo e poi riflettiamo sulla Libia.

Truppe saudite sono entrate in Bahrein, il microsultanato che vede da un mese decine di migliaia di manifestanti chiedere la caduta del despota Al Khalifa e venire sparati dai giannizzeri del monarca. Lo hanno chiesto, tremebondi, tutti gli emirati del Golfo. Per i diritti umani e la democrazia, in difesa della rivolta "come in Libia"? Grulli! Per transennare Al Khalifa e appendere al pennone dell'ammiraglia della V Flotta Usa un po' di crani di donne e uomini liberi.

In Marocco continuano le agitazoni contro un dittatore vero, Mohammed VI, sovrano assoluto per grazia di dio. Gli sbirri del regime hanno massacrato i militanti del Partito Socialista Unificato, antigovernativo e antimperialista, che difendevano la loro sede di Casablanca contro l’assalto “alla Diaz” dei pretoriani del re. L’attacco è stato respinto e in tutto il paese continuano le manifestazioni contro il tiranno e la sua globalizzazione del libero mercato e della miseria. E si accentua la durissima repressione. Nessuna informazione su questo né all’interno, né nelle gazzette mignotte internazionali. Si sa qualcosa solo grazie a testimoni. Altrimenti la gente potrebbe chiedersi, perché menano alla Libia e non a questo avanzo putrescente del Medioevo?


Lo sconcio Liberti che da anni ce la mena sul “manifesto” con le sparate propagandistiche contro le nazioni africane che, ultime riserve di dignità e sovranità, si ostinano a camminare per conto proprio (Eritrea, Sudan, Libia, Costa D’Avorio, resistenti somali, Zimbabwe) e l’embedded ultrà Del Re di “Repubblica” conducono a Bengasi una nobile gara per spremere dalle rape del golpismo monarco-integralista-occidentale un po’ di sangue vero. Visto il catafascio della ribellione che ancora due giorni fa doveva sommergere l’intero paese e spazzare via Gheddafi (e, con lui, 40 anni di primato democratico e sociale in Africa), uno ripiega sulle donne (a sinistra funziona sempre) che preferirebbero il burka dei rivoltosi all’emancipazione ghedaffiana; l’altro si straccia le vesti sui poveri armamenti (ma chi glieli ha dati?) dei poveri “rivoluzionari” (monarchici): le batterie antiaeree sono “arrugginite”, i pick-up con mitraglia pesante sono “scalcinati”, i Kalachnikov sono “vecchi”. Veramente, al tempo dei trionfi vandeani, tutto risultava molto scintillante nelle immagini. Più decente del manifestaiolo, Del Re ammette che a Bengasi sono scomparse le bandiere del re-fantoccio e sono riapparse quelle nazionali verdi. Rivela addirittura che il comandante militare di piazza ora si aggira furtivo in abiti civili. Sono alla frutta. Purchè non gli imbandiscano la tavola i manovratori alla consolle.

Qualche spiritosone ha tirato fuori le foto di Hillary Clinton che, assicurando grande amicizia e augurandosi grossi affari, sorride radiosa mano in mano con il figlio di Gheddafi. Era solo due anni fa. I grossi affari non sono venuti, sono andati ad altri in Europa e Asia, gli Usa si sono incazzati e Gheddafi deve bruciare sul rogo insieme alla Libia libera. Poi, lo stesso bello spirito, ha rimesso in circolazione un rapporto sulla Libia compilato dai 47 paesi membri del Consiglio Onu sui diritti umani appena nel gennaio scorso: un peana ai risultati raggiunti e ai miglioramenti conseguiti. Elogi che si aggiungevano a quelli storici dell’ONU alla Libia per vantare quel governo il più elevato indice di sviluppo umano di tutto il continente. Meno di due mesi dopo, la stessa ONU scatta sull’attenti davanti alla megera incazzata e deferisce il benemerito dei diritti umani al Tribunale Internazionale dell’Aja. Quel tribunale dei padroni cui gli Usa rifiutano di aderire per le troppe efferatezze genocide compiute da 60 anni in qua.   

Invece nessuna rampogna dell’ONU (rimasta bruciata dalle invettive USraeliane per l’unico atto decente compiuto in decenni: il rapporto Goldstone su Piombo Fuso) per lo stillicidio di civili ammazzati in Palestina. E neanche per le condizioni degli 11mila prigionieri politici palestinesi, senza processo e con tortura. E neppure per Ahmad Sa’adat, segretario generale del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, lasciato catturare da Arafat nel 2002, chiuso in una prigione dell’ANP sotto sorveglianza Usa e britannica, rapito dai nazisionisti nel 2006 e sbattuto da allora in mostruoso isolamento. Da quella “Via Tasso”, Sa’adat incoraggia il suo popolo a manifestare compatto il 15 marzo, in patria e all’estero, in Cisgiordania e a Gaza, contro la frammentazione dei palestinesi e per la cancellazione dell’infamia degli Accordi di Oslo. Ha un bell’incoraggiare il compagno Sa’adat: la divisione palestinese è dovuta unicamente a chi, sconfitto, non ha voluto riconoscere l’esito di elezioni democratiche stravinte da Hamas, ha tentato un colpo di stato a Gaza, e s’è venduto al nemico genocida. Con questa gente non c’è nulla da unificare. C’è solo da spazzarli via. Come hanno fatto in Egitto con Mubaraq.  
Alfonso Podlech, ex giudice argentino indagato insieme a 139 persone per l’assassinio di 25 italiani durante il golpe in Argentina del 1973, è stato rimesso in libertà dal tribunale del riesame di Roma che ha accolto le richieste dell’avvocato del criminale argentino.Si capisce perchè questo "porto delle nebbie" non proceda contro D'Alema e oggi Berlusconi per crimini di guerra (Serbia, Afghanistan, Libia).
 
Tutti in piazza per la costituzione, a cantare l'inno e sventolare il tricolore. Ottimo. Togliere inno e tricolore dalle grinfie di fascisti e colonizzati, strappare il Nabucco ai trogloditi leghisti, ottimo. Ma chi strappa la costituzione alle grinfie insanguinate del venerato criptoberlusconide sul Colle, pervicace violatore dell'art. 11 e trombettiere Nato anche per l'assalto alla Libia?
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ALCUNI INTERROGATIVI SULLA GUERRA IN LIBIA 
È vero o non è vero che il cimitero mostrato il 26 febbraio 2011 per giorni a mezzo mondo perché doveva contenere migliaia di fosse comuni si è rivelato essere invece vecchio e inerente ai lavori di ristrutturazione del cimitero di Tripoli?
È vero o non è vero che Mike Mullen e Robert Gates, rispettivamente capo degli Stati Maggiori Riuniti e ministro della Difesa statunitensi hanno persino “negato che esistano prove sul fatto che Gheddafi abbia usato aerei ed elicotteri contro la popolazione”?
È vero o non è vero che le notizie della prima ora sui 10mila morti e 50mila feriti avanzate dall’emittente saudita Al Arabyia provenivano come fonte da un falso rappresentante del Tribunale penale internazionale e si sono rivelate campate per aria?
È vero o non è vero che quasi sempre le notizie di massacri di civili in Libia riportate dai media si basano su lanci della britannica Reuter, a loro volta fondati su racconti telefonici di libici del fronte anti Gheddafi?
È vero o non è vero che negli ultimi venti anni abbiamo avuto molte dimostrazioni di falsi fabbricati ad arte, come ad esempio le fosse comuni di Timisoara attribuite a Ceaucescu in Romania, rivelatesi a distanza di anni un falso; oppure l'esistenza delle armi di distruzione di massa di Saddam Hussein, inventate ad arte per giustificare con ragioni "umanitarie" l'intervento militare occidentale?
È vero o non è vero che Gheddafi cacciò dalla Libia le basi militari e le compagnie petrolifere britanniche e statunitensi, e che lo stesso Gheddafi, col sostegno a movimenti di liberazione nazionale e anticolonialisti di mezzo mondo continua ad essere una spina nel fianco degli Usa e di Israele?
È vero o non è vero che imporre una no-fly zone richiederebbe la distruzione preventiva delle difese aeree libiche, cioè la guerra?
È vero o non è vero che la Carta delle Nazioni Unite prevede una legittimazione ad interventi militari ONU unicamente se ci fosse un’aggressione ad altri Paesi, ipotesi oggi inesistente?
È vero o non è vero che proprio ieri un milione di persone in Italia si è  mobilitato a favore della Costituzione, che all'art. 11 recita proprio “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione
delle controversie internazionali '' ?

SPETTA AL POPOLO LIBICO DECIDERE DEL PROPRIO AVVENIRE SENZA INGERENZE MILITARI ESTERNE.
L'EUROPA E GLI STATI UNITI, VISTE LE LORO RESPONSABILITÀ DEL PERIODO COLONIALE, DOVREBBERO EVITARE QUALSIASI INGERENZA MILITARE IN LIBIA, FAVORENDO INVECE UNA SOLUZIONE PACIFICA TRA LE PARTI IN LOTTA.
(da Franco)

E invece. Ad un certo punto uno dei presenti in studio ha osato dire la verità. Si trattava di una ragazza eritrea, la quale ha denunciato quel che qualsiasi internettaro sa ormai da tempo: nella Libia "liberata", a partire da Bengasi, i ribelli mettono in pratica veri e propri pogrom contro i lavoratori africani, fra cui molti connazionali della giovane. Questo fatto, in tutta la sua crudezza (si parla di decine, se non centinaia, di persone ammazzate, spesso fatte letteralmente a pezzi), è ampiamente noto, e in quanto tale perlopiù sconosciuto. Di sicuro non si ammette che vanga detto in tv; poteva fare eccezione il salotto di Lerner? Il nostro conduttore, visibilmente imbarazzato, non poté fare altro che togliere la parola alla ragazza, che non sarebbe più riuscita a intervenire nel corso di tutta la serata, per darla ad una pasionaria libica dei senussiti in rivolta.  Fioccano le giustificazioni: gli eventi si erano effettivamente verificati, ma si è trattato di "legittima difesa" contro "mercenari africani". Lerner conferma: i ribelli credevano di aver a che fare con mercenari (strano, visto che le povere vittime venivano cercate casa per casa); il sottosegretario agli Esteri Mantica sposta il discorso su quanto sia orribile Isaias Afewerki, presidente dell'Eritrea, mentre qualcun'altro sottolinea come, probabilmente, tra le vittime ci fossero dei "clandestini respinti da Maroni". Insomma, colpa di tutti, di Qaddafi, del governo eritreo, di Maroni, tranne che degli assassini. Perlomeno adesso sappiamo a cosa sono finalizzate le varie balle: mentre quella dei bombardamenti aerei sui manifestanti (bum!) serve a imporre no fly zones sul cielo libico, quella dei mercenari africani è utile per coprire le stragi di neri.
Ma , come dicevo, l'Italia non ha un governo. Ciò non ci impedisce di sognare: ecco la dichiarazione rilasciata dal ministro degli esteri cubano, Rodolfo Reyes. Fingete che sia il nostro.
“Seguiamo con alta attenzione i fatti di ordine interno che avvengono in Libia e la loro ripercussione internazionale. Sono molto numerose e non poche volte contraddittorie le notizie che si stanno diffondendo. Alcuni politici e mezzi di comunicazione nordamericani stanno incitando alla violenza, all’aggressione militare e ad un intervento straniero. Gli animi sono esaltati in ogni parte e temo che possano condurre a gravi errori internazionali e interni.
Desideriamo che il popolo libico trovi una rapida soluzione pacifica e sovrana alla situazione l’a creata, senza alcun tipo d’ingerenza e senza interventi stranieri, con la garanzia dell’integrità della nazione libica.
La situazione continua ad essere confusa e si sviluppa rapidamente. Le informazioni giungono in modo frammentario, e in molti casi divergente e si nota anche uno sforzo per usarle con l’animo d’incitare una maggior destabilizzazione per provocare maggiori danni e la perdita di altre vite”.
Le preoccupazioni riflesse in questa dichiarazione, purtroppo sono divenute realtà e questo paese è già coinvolto in una guerra civile, nell’ambito d’una crisi economica mondiale di grandi dimensioni, che porta i popoli di questa regione e del mondo alla disperazione.
Preoccupa tutti la perdita di vite umane, come i danni provocati alla popolazione civile dal conflitto che avviene oggi in Libia. Nessuno, se agisce con onestà, può essere d’accordo con la morte di civili innocenti, fatto che condanniamo in maniera assoluta in qualsiasi luogo del mondo succeda, è un aspetto del quale condividiamo interamente l’opinione mondiale.
Ma non possiamo accettare il rischio che ci si approfitti in modo opportunista di questa tragica situazione per soddisfare appetiti d’interventismo, per strappare al popolo della Libia la sua sovranità e impadronirsi delle sue risorse.
Si sapeva già di un intervento umanitario al quale ci opponiamo, perchè invece di risolvere la situazione, la complicherebbe ulteriormente e potrebbe avere altre gravi implicazioni. Cuba ha denunciato dal primo momento i piani sull’occupazione della Libia, e condanna categoricamente qualsiasi manovra che favorisca questi propositi.
Sicuramente il popolo libico si oppone ad ogni tipo d’intervento militare straniero.
(Claudio Martini, pubblicato su megachip.info)

venerdì 11 marzo 2011

E LUCEAN LE STELLE, TRA BUCHI NERI (compreso quello della vestale di Rue de Rivoli)

Con qualche pillola di saggezza di Fidel Castro in calce.

Di ogni singola cosa chiedi cos’è in sé, quale è la sua natura.
(Marco Aurelio)
La democrazia non è la legge della maggioranza, ma la protezione della minoranza elitaria.(Albert Camus)
E lucean le stelle. La notte e buia e percorsa da vapori mefitici, alcuni , emessi dalle femministe ginocrate radical-chic la cui coscienza di classe le fa preferire alle turbe femminili antiglobalizzazione del Cairo di gran lunga le signore pro-globalizzazione dei quartieri alti di Tehran.  Ma si è accesa Venere a segnare la riconquista di terre e città strappate ai golpisti libici. Da Zawiyah e tutto l’occidente a Ras Lanuf in oriente sventola di nuovo la bandiera dello Stato libico sovrano. La maciulleranno gli artigli della “comunità internazionale”, insieme a 40 anni di Libia sovrana nell’Africa da unire contro gli avvoltoi. Ma tant’è, ora è gioia. Resiste Bengasi, con la popolazione ostaggio delle bande monarchiche e integraliste e, soprattutto, con la profondità strategica fornita dall’Egitto e garantita dalla giunta militare controrivoluzionaria. E' apparso Sirio quando al Cairo gli insorti hanno occupato i covi dei servizi segreti, dove gli sbirri tentavano di distruggere i documenti dei loro crimini, abusi, torture, e dove, a dispetto dei militari sotto comando Usa, hanno cacciato il premier clonato da Mubaraq. Vi si è aggiunta Venere quando donne vere, come quelle di Bahrein, Yemen, Tunisia, Messico, Honduras, a Piazza Tahrir hanno contrastato con i loro corpi gli sgherri della controrivoluzione. Il firmamento si è illuminato quando alla provocazioni di carattere confessionale delle bande continuiste, indubbiamente scatenate dal nuovo regime a fini di intimidazione e di un caos richiedente “polso fermo” contro i “disordini”, ha risposto la milionata di musulmani e copti uniti nella piazza degli irriducibili. In tutta la sua possanza è apparso Orione con alle sue porte i lampi di una collera che, dall’Africa, Medioriente e Asia, ha incendiato gli umiliati e offesi dal medesimo nemico in Wisconsin e Ohio, nella pancia del mostro.



venerdì 4 marzo 2011

GHEDDAFI E GLI ALTRI


La terra è tua madre, lei ti diede la nascita dal suo ventre. E’ colei che ti allattò e ti alimentò. Non disubbidire a tua madre e non tosare i suoi capelli, tagliare le sue membra, lacerare la sua carne, o ferire il suo corpo. Devi solamente aggiustare le sue unghie, fare che il suo corpo sia pulito da ogni lordura. Darle la medicina per curare ogni sua malattia. Non mettere pesi gravosi sopra la sua mammella, fango o cemento sopra le sue costole. Rispettala e ricorda che se sei troppo aspro con lei, non ne troverai un’altra. Non distruggere la tua dimora, il tuo rifugio, o ti perderai.
(Muammar Gheddafi).

 Forse è per questo che gira con una tenda. Mentre il nostro viaggia di Arcore in Grazioli in Certosa in castelli in Santa Lucia e costruisce Milano 2 e C.A.S.E.


Se è vero che il firmaiolo di tutte le sconcezze berlusconidi, salvo qualche chiavica sesquipedale, è "il più amato dagli italiani" (così dal "manifesto" a "il giornale", escluso il solitario "Il Fatto quotidiano"), vuol dire che siamo più fessi addirittura degli sciamannati libici che, sotto i vessilli di un re-scodinzolo degli inglesi, vogliono precipitarsi nel paradiso della globalizzazione, del cannibalismo multinazionale, della miseria e del degrado garantito a tutti, tranne ai futuri Karzai o Abu Mazen che guidano la rivolta, dagli strumenti della civiltà superiore: Nato, FMI, Banca Mondiale, WTO, servizi di sicurezza in mano al Mossad. Ieri, per l'ennesima volta, il venerato custode della Costituzione, ha violato la sacra carta approvando che si metta fine a un "dittatore che compie raid aerei sul proprio popolo". Traducendo: Vai Folgore! Non so se l'uomo, già capo della banda rubacchiona e collaborazionista dei Miglioristi, abbia tanti e tali scheletri nell'armadio del suo ravanare tra PCI e suo contrario, da essere preso alla gola da ricatti. O se sia nella sua natura di rinnegato della sinistra vasellinare le infamie autoctone e alloctone dell' imperialismo genocida. Ma so che le mani del custode della nostra Costituzione di pace grondano sangue afghano e iracheno. Presto anche libico.

C’è qualcuno in giro che s’è chiesto perché mai quasi tutti i governanti, i progressisti, rivoluzionari, antimperialisti del Sud del mondo, America Latina in testa, pur non negando critiche al Gheddafi degli ultimi 10 anni sotto ricatto occidentale, si schierano a difesa del legittimo governo libico e del suo leader e denunciano le mire imperialiste di una “comunità internazionale” che da vent’anni, con la scusa dei dittatori e con l’uso di provocatori e provocazioni, assalta e massacra popoli, stende sul mondo una cappa di miseria sul quale danzano alcune migliaia di ultraricchi, svuota libertà e diritti democratici, sociali, culturali, avvia ovunque Stati di polizia intrecciati alla criminalità organizzata, traffica in droga e armi, distrugge la possibilità di istruirsi e informarsi? C’è qualcuno che pensa che questi siano peggiori di Bush, Cheney, Obama, D’Alema, Fassino, Berlusconi, Netaniahu, Calderon, Karzai, Al Maliki, i golpisti killer dell’Honduras?

Coerenze. Voto bipartisan, salvo IDV, per la missione afghana nel 2010. Missione dei 36 “professionisti” italiani caduti e dei 34mila raid aerei all’anno (il doppio rispetto al 2007), per 25 miliardi e mezzo di euro tra Afghanistan, lotta ai pirati somali (in difesa di pesca di frodo e scarico di rifiuti tossici europei), Unifil, addestramento di ascari vari...62 milioni alla ricostruzione. "Per il buon nome del paese" (Pinotti, PD). Da promuovere ora in Libia.

I vernacolari del "Campo Antimperialista", collaudato il loro pluralismo nell'unione antimericana con i neonazisti di Franco Freda, manifestata la loro chiaroveggenza politica con orgasmatici applausi al trapanatore iracheno-iraniano di resistenti e sunniti, Moqtada, perfezionano la missione schierandosi "con l'insurrezione popolare" in Libia. Loro vestale, Emma Bonino, ancora zuppa di sangue serbo, iracheno, afghano.

Potenza dell’ignoranza. Andrea Camilleri, Luigi Ciotti, Cristina Comencini, Magherita Hack, Dacia Maraini, Moni Ovadia, Igiaba Scego, firmano un appello "Fermiamo il massacro in Libia". Come si compromette una vita onorata. In arrivo anche gli amici del giaguaro, Saviano, Fazio, Santoro, tutto il PD, il papa, Sgrena, l'intera celebrata "società civile" in marcia per "promuovere i diritti culturali delle popolazioni contro dirigenti corrotti e venduti". Sono bravi, chiedono di sfasciare ma senza sparare troppo.

Dall'inizio del 2011 Israele ha rapito e incarcerato 80 bambini palestinesi nella Gerusalemme Est occupata e stuprata dai coloni carburati da Obama. Ne invade le case di notte e se li porta via. Innumerevoli sono le denunce di tortura e abusi sessuali. Ieri ad altre 22 famiglie della città è arrivato l'ordine di demolizione delle loro case. Parlarne? Ma se sono riusciti anche a occultare i 500 bambini terroristi sterminati da Piombo Fuso...


Al Jazira pompa le balle dei "ribelli democratici". Gli editoriali di Al Jazira sono gestiti da agenti dei servizi segreti con targa BBC. Al Jazira trasmette ogni singola patacca del defunto Bin Laden, senza controlli di autenticità, favorendo la "guerra al terrorismo". E' dal Qatar che gli Usa lanciarono l'invasione dell'Iraq, visto che Turchia e Arabia Saudita rifiutarono. E' un pollaio che si fa difendere dal capo volpe.


 Al Jazira inventa bombardamenti aerei di Gheddafi (smentiti da tutti, compresi i satelliti russi), il delegato libico al Tribunale dell'Aja offre in pasto ai media e ai Obama 10mila morti, subito confermati da Al Jazira (e poi il Tribunale smentisce di avere tale delegato). Ma come, l'emittente del Qatar non era anti-israeliana? Sì, ma filo-americana e, da tv pagata dall'emiro, anche filo-monarchica, ovunque qualche stronzo risusciti un re.

In Sudan, distretto di Abyei, 70 ammazzati e villaggi rasi al suolo perchè il Sud secessionista grazie a USraele, UE, comboniani e Vaticano vuole anche quella regione assegnata al Nord. C'è quel po' di petrolio che è rimasto al Sudan libero. Se possono somalizzare la Libia, vuoi che non ci provino con il Sudan che, oltre agli idrocarburi, ha il Nilo? Già tengono Etiopia, Ruanda, Uganda, Kenya. Per l’Eritrea, a forza di trattamento alla Saddam, si avvicina l’ora. Usraele ueber alles anche in Africa.




Centinaia di migliaia di iracheni manifestano nel "Grande Giorno della Collera" in tutto il paese "restituito alla democrazia", ma non a luce, acqua, pane, scuola, vita. Vengono abbattuti come mosche in città militarizzate, sotto coprifuoco e proibite ai giornalisti. Il popolo di Mosul ha cacciato il generale fantoccio con i suoi 450 sgherri. Ovunque vengono costretti alla fuga governatori fantoccio installati dagli occupanti e loro sicari. La rivolta è in prima linea contro l’occupazione, causa di tutto. Ne avete sentito niente?

La Libia si difende da reazionari salafiti e monarchici ansiosi di Occidente e neoliberismo, chiamati “patrioti”. I governatori di Wisconsin, Ohio, Idaho e altri Stati Usa si difendono da centinaia di migliaia di manifestanti che assediano da settimane i palazzi del potere contro leggi neoliberiste che eliminano sindacati, contratti, diritti, chiamati “estremisti”. Un’insurrezione di lavoratori nel cuore dell’impero. Visto come ci si avventano i media?

L'ONU sanziona la Libia e fa scattare orde distruttrici su ordine Usa. L'ONU classifica il Messico primo al mondo per violazioni dei diritti umani. Mortalità materna 5 volte superiore a quella degli altri paesi. Con 35mila ammazzati in quattro anni si muore di più che in qualsiasi paese non in guerra. 2.500 donne uccise all’anno per reprimere l’opposizione e disintegrare il tessuto sociale con la psicosi della paura. 170 incarcerate per aborto con pene fino a 25 anni. 20mila migranti scomparsi o uccisi ogni anno. Zitti, da lì arrivano la droga per il mercato Usa e i dollari per le sue banche, dollari con i quali si finanziano le campagne elettorali dei presidenti. I cinque Stati Usa che risultano i massimi riciclatori di denaro da droga sono i cinque Stati che contribuiscono maggiormente alle campagne presidenziali.





Obama, vindice del diritto internazionale, decide che urge abbattere il leader di un paese sovrano. Non è interferenza. E' democrazia ai tempi dei Berlusconi e di tutti i masochimbecilli della "sinistra". Curioso: quelle del governo sono "milizie" e "mercenari" “che “sparano sulla folla”, quelle dei ribelli con istruttori Blackwater sono "truppe" e "volontari", quando non “civili inermi” (con tanto di RPG e cannoni moderni). Mentre Karzai in Afghanistan e al Maliki in Iraq hanno truppe e gli altri sono "terroristi". E dal sole piove e di notte ci si abbronza.

‎2010: 10mila afghani, all'80% civili, uccisi da USA e Isaf (160mila mercenari nella più lunga e costosa guerra dell'era democratica), 712 militari occupanti, migliaia di contractors, di cui 36 italiani, morti per le lacrime tossiche del mandante La Russa. 1000 civili pakistani, fatti passare per "taliban", massacrati dai droni Cia nell'alleato Pakistan. Bombe Cia-Mossad a tutto spiano nelle moschee e città pakistane per destabilizzare un paese dal popolo ostile. Exit strategy di Obama svaporata e quattro enormi basi permanenti annunciate. Ma che mascalzone quel Gheddafi!

Nello Stato di Chihuahua hanno appena ucciso tre famigliari di una donna, Maria Magdalena Reyes Salazar, che si batteva per la giustizia per l'assassinio di suo figlio. Poi le hanno incendiato la casa. I narcos minacciano di sgozzare i bambini di un asilo a Ciudad Juarez. Qui sono state uccise in gennaio-febbraio 79 donne, il 32% in più rispetto ai due mesi del 2010. Quando qualche biasimo al presidente complice o un bell’ "intervento umanitario"?



Israele, che detesta gli anti Ben Ali, anti-Mubaraq, anti-Saleh, anti-Abdallah, adora (infiltra) i "rivoluzionari", anche un po' linciatori, di Bengasi. Portatrice, come questi, di diritti umani e democrazia, ha ammazzato altri tre palestinesi a Gaza e ha raso al suolo per la 20esima volta un villaggio beduino nel Sinai, 19 volte ricostruito, per far spazio ai coloni. Chiede ai beduini il costo degli smantellamenti

Antropologia imperiale, ovvero quando le facce spiegano. A Tehran le belle gnocche "verdi" ingioiellate e fresche di stilista. A Brega, Cirenaica, dove lealisti e ribelli si contendono il terminale petrolifero, i "rivoluzionari libici" di Anno Zero. Una turba barbuta armatissima, parossistica, schiumante, urlante in una specie di ballo di S.Vito alla salafita "Allah u Akbar". Del tutto simile a studenti, operai, donne, poveri del Cairo e Tunisi...

Le lotte nelle piazze arabe sono una lotta transnazionale di proporzioni epiche. Si combatte per dignità, diritti, giustizia e sovranità. Sono lotte che non possono prescindere della consapevolezza del nemico: l'imperialismo globalizzante che sta attaccando la Libia che quelle lotte le aveva vinte. L'ordine globale vive o muore con la rivoluzione pan-araba. Ne fa parte il popolo libico, non chi lo frantuma.

Fidel Castro: "La campagna colossale di bugie sparse dai mezzi di comunicazione di massa, ha creato una grande confusione nell'opinione pubblica mondiale. Passerà del tempo prima di poter ricostruire ciò che è successo realmentre in Libia e di separare i fatti reali dai falsi che sono stati diffusi". Già, nel frattempo le armate barbare passeranno sulla nostra coscienza nel viaggio verso Tripoli.



Il ”satrapo” Gheddafi, che non ha manco un palazzo d'oro o ville in Sardegna e Santa Lucia. L'ONU pone la Libia al primo posto nel Continente per Indice di Sviluppo Umano, reddito, longevità, istruzione, sanità (tutti gratuiti), distribuzione della ricchezza, la più bassa mortalità infantile, la maggiore partecipazione popolare al potere. Il Libro Verde garantisce la proprietà della terra a chi la lavora e della casa a chi ci abita. Coinvolge i lavoratori nella gestione delle aziende. Ogni decisione politica è presa dai Comitati Popolari e dal Congresso del popolo. Ma la burocrazia era corrotta e faceva affari con i capitalisti. Come a Cuba. Allora diamo addosso a Gheddafi, più tardi a Cuba, noi del popolo sovrano e benestante grazie alla "porcata" di Calderoli, la modernità di Marchionne, la gentilezza di Maroni, il patriottismo di La Russa, la sobrietà di Berlusconi, il socialismo di Bersani. Sono nostri i diritti umani!


Gheddafi ha sottratto la sua gente al vampirismo neoliberista e alle basi Usa, ha sempre avversato i monarchi arabi venduti, ha sostenuto la liberazione di Nicaragua, Cuba, Angola, Mozambico, Sudafrica, Palestina, baschi, irlandesi, ha preso uno spezzatino tribale e ne ha fatto una nazione moderna laica, si batte per l'unità africana. Ma i suoi burocrati erano corrotti e lui pazzo. Diamogli addosso.

Quando Gheddafi, dal solito "bunker" alla Hitler, articolato in ristoranti sul mare, palazzi di congressi e piazze pubbliche, accusa Al Qaida, sa bene cosa dice. Al Qaida in Afghanistan, in Kossovo e Bosnia, Cecenia, Yemen, Somalia, Maghreb, Latinoamerica, Europa. Sempre un bonus per l'imperialismo e un'inculata per arabi e musulmani. Possibile che l'illuminante "cui prodest" non interessi nessuno?

Hanno sequestrato decine di miliardi del "tesoro di Gheddafi". Fondi del commercio estero del governo libico depositati in banche occidentali. In vista del furto del petrolio finora negato agli Usa, la criminalità organizzata "comunità internazionale" esegue una rapina con scasso (di sicari armati locali) dei beni di un popolo cui i futuri fantocci garantiranno sopravvivenza con Marchionne e narcotraffico. 700 miliardi, invece, Obama li ha cavati dai cittadini per darli alle banche che li avevano rovinati. In 40 miliardi di euro si calcola il “tesoro” del guitto mannaro, questo sì personale.

Il presidente Chavez che, per demonizzare due disobbedienti, era stato inventato ospitante di Gheddafi, ha espresso solidarietà a Gheddafi contro le belve imperialiste. Ha detto: "Sarei un codardo se, sulla base di falsità, condannassi chi è stato mio amico". Uomo vero. Berlusconi e Frattini, nella tomba dei morti viventi, hanno avuto un sussulto.

La balla risolutrice per i genocidi imperiali: "Il dittatore ha massacrato il proprio popolo". Chi non interverrebbe umanitariamente, vero D'Alema, Prodi, Berlusconi? Così con le false stragi di Milosevic a Sarajevo e in Kosovo, con i massacri di curdi e sciti da parte di Saddam, con lo sterminio di donne per mano taleban. Ma mai con le Torri Gemelle, il metrò di Londra, il treno di Madrid. Ma quelli li ha fatti Al Qaida, mica i loro governi.

Tre commandos dei marines olandesi, cioè Nato, sono sbarcati dalla nave "Tromp" a Sirte, tuttora in mano libica, per innescare la rivolta anche lì. Le truppe regolari li hanno catturati. E' spontanea un'insurrezione "Allah u Akbar", guidata a Bengasi da istruttori e armatori Usa-Nato, coperta da false stragi mediatiche di Gheddafi, incitata dalla moglie di colui che sbranò la Jugoslavia, zeppa di commandos imperiali?

Provasto a normalizzare con militari e fantocci le potenziali rivoluzioni anti-globalizzazione in Egitto e Tunisia, scatenati i secessionisti salafiti in Libia e berberi in Algeria, la Libia, che contrattava alla pari con il mondo e respingeva gli Usa, è bella e incastrata. Si torna, come in Jugoslavia, a mafia-narco-statarelli, come ai bei tempi del colonialismo. Qui Cirenaica, Tripolitania e Fezzan a sbranarsi per gli sghignazzi e il petrolio Usa

Cirenaica come Kosovo. "Consiglieri" Usa a Bengasi stanno già ponendo le fondamenta per una nuova base Bondsteel da cui intervenire sull'Africa tutta, in culo a UE, Cina e Russia. Prima la creazione di una quinta colonna di invasati e banditi islamici, poi le false stragi di Slobo e Gheddafi sovrapposte a quelle vere degli ascari, quindi criminalizzazione del "dittatore", bombe e squartamento del paese. La globalizzazione funziona. Oddio, se la dovrà vedere con Attac e I Social Forum. Paura!!!

Frattini, amico di Mubaraq, Ben Ali e gaglioffi sanguinari vari, manichino Standa, baciatore di deretani arcoriani, a nome del baciatore di anelli sollecita Piombo Fuso su Gheddafi. Meglio del moralista Chavez.Astuto! Le sanzioni Usa-UE hanno messo sotto scacco Eni, Finmeccanica, banche, cordate varie. Con un colpo gli Usa fanno fuori Libia e Italia, nel giubilo dei nostri media, sinistri e destri. E il guitto mannaro offre le basi d'attacco, come D'Alema con il Kosovo. Taffazzi al posto di Mattei. Che scaltri! Appunto masochimbecilli.

martedì 1 marzo 2011

LIBIA, ARRIVANO I LORO. INVECE IN IRAQ,,,


Credo in un'adeguata difesa della linea di costa e nient'altro. Se una nazione arriva qui per combattere, ebbene combatteremo. Il guaio con l'America è che quando il dollaro guadagna solo il 6% da queste parti, diventa inquieto e va oltremare per guadagnare il 100%. Poi la bandiera segue il dollaro e i soldati seguono la bandiera.
(Smedley Darlington Butler)

Con la comparsa di nuovi condizionamenti biopolitici, l'altro non è più considerato un alter ego, ma nemmeno un eventuale nemico con cui la riconciliazione è sempre possibile, bensì una preda assoluta. A suo tempo Nietzsche aveva predetto la venuta imminente di una nuova misantropia, un'antropofagia senza alcun particolare rituale.
(Paul Virilio)

Come le pecorelle escon dal chiuso / a una, a due, a tre, e l'altra stanno / timidette atterrando l'occhio e il muso; / e ciò che fa la prima e l'altre fanno, / addossandosi a lei, s'ella s'arresta, / semplici e quete, e lo 'mperché non sanno...
(Dante Alighieri, Purgatorio III, 79-84)

La tragica scomparsa del diritto internazionale segnala il completo ribaltamento che è in procinto di prodursi su un pianeta in rovina in cui presto  non ci sarà più nulla da guadagnare.
(Paul Virilio)

Sanzioni dall'ONU, congelamento dei beni libici all'estero, incriminazione di Gheddafi  al Tribunale dell'Aia che ha incriminato il sudanese Bachir, ma mai Bush, Clinton, D'Alema, Blair, Olmert, Peres, Netaniahu, o i fantocci sanguinari Al Maliki dell'Iraq, Calderon del Messico, Mubaraq, Uribe della Colombia, Kagame del Ruanda (vero responsabile del genocidio), flotta della "comunità internazionale" in arrivo, No-fly zone decretata con la scusa dei mai avvenuti bombardamenti di Gheddafi sulla folla, gli epigoni londinesi del criminale di guerra Blair in arrivo dal cielo con bombe vere, portaerei e marines Usa pronti alla sbarco sulle strade aperte dalle migliaia di "consiglieri" militari americani e inglesi e di forze spciali tedesche già in Cirenaica, visto che gli ascari di Bengasi, nonostante i rinforzi e le armi della giunta militare egiziana non bastano, la solita caccia al "tesoro di Gheddafi" (30 miliardi solo negli Usa) che  si scopre essere fondi dello Stato (come il "tesoro" di Milosevic, che poi era lo stipendio di presidente, più modesto di quello di tutti i governanti europei). Uno tsunami mondiale di menzogne e diffamazioni Cia, con tra i capifila il "sinistro TG3 con  Lucia Goracci che chiama "milizie" l'esercito regolare e "truppe" gli ascari dell'imperialismo e tal Nico Piro, embedded in Afghanistan per glorificare le imprese degli occupanti italiani, a cui scappa un "vogliamo la sharia" del fuoruscito sul confine tunisino.Tutto per riprendersi, dopo aver a lungo preparato la sedizione delle tribù occidentali filomonarchiche, secessioniste e filoccidentali e lanciato in Libia i mercenari egiziani, la colonia tolta da Gheddafi a inglesi e italiani e farne una nuova Somalia, uno Stato fallito frantumato, zona franca per il furto di petrolio e acqua, l'assedio all'Africa, l'estromissione di Cina e Europa da investimenti, mercati e risorse. L'Italia viene risarcita dell'esclusione-riduzione di Eni, Finmeccanica, Fiat, Impregilo e Cogefar, con il risparmio dei 5 miliardi di euro a suo tempo concordati dal reprobo e agonizzante Berlusconi per coprire con un pannicello caldo l'oceano di sangue allestito da Mussolini e predecessori in Libia.

Tutto questo, ricordatevelo sempre e chiamate a rinforzo il ricordo della guerra mediatica a precedenti paesi disobbedienti, senza un'indagine sul luogo dell'ONU, delle Commissioni dei Diritti Umani, di qualche organismo giuridico internazionale, per quanto venduto, di un Gruppo dei Cinque (con Russia e Cina), senza aver mai dato voce a un solo rappresentante della parte demonizzata. Ma esclusivamente sulla base di servizi dei media alleati ed eterodiretti, facenti capo allo stesso sistema di potere che gestisce i marines, gli alpini, il fosforo, l'uranio, la Exxon e la Monsanto, di fuorusciti ansiosi di riconoscimenti, di miliziani integralisti e filomonarchici, pagati, modernamente armati, pratici di linciaggi e delle mignotte giornalistiche che vi si abbeverano per il piacere dei De Benedetti e delle lobby Usraeliane in capo ai media


Tutto questo, infine, nel momento critico per gli aggressori della Jamahirja Popolare Socialista perché si vedono finalmente testimoni credibili senza la captatio benevolentiae presso Lerner, Minzolini, Botteri e fasulli dirittumanisti vari, una controffensiva delle forze del governo che hanno bloccato i rivoltosi a Misurata, l'uscita di verità sulla natura e sugli obiettivi della guerra civile scatenata su comando imperiale  e i dubbi che iniziano a circolare sull'intera operazione grazie a qualche analisi onesta del quadro geopolitico, geostrategico e geoeconomico. I fumi tossici diffusi dai terroristi mediatici rischiano di svaporare. Da testimoni autentici, preparati, come Paolo Pazzini, che in Libia vivono da anni e hanno altre fonti affidabili, ma che si devono accontentare di lettere ai giornali, riceviamo valanghe di conferme a quella che, per gli onesti, è una semplice operazione di logica. Le navi di disertori mai arrivate a Malta. Nessuna bomba mai lanciata da Gheddafi su nessuno. I governativi, chissà perchè chiamati "miliziani", di cui nessuno ha potuto constatare le "irruzioni casa per casa", gli immancabili stupri (suscitano l 'adesione delle donne e richiamano i 200mila stupri serbi per i quali si sarebbe dovuto impegnare l'intero esercito serbo giorno e notte per tutta la guerra), le uccisioni di feriti negli ospedali mai perpetrate se non nella fantasia di "testimoni" che spurgano quello che a loro si chiede. Pieno controllo lealista su gran parte del paese. Armamento pesante arrivato ai rivoltosi e che non può essere stato tolto in tali quantità alle forze regolari, visto che queste non sono state ancora impegrnate contro gli insorti (c'erano solo i disertori e gli ammazzati della polizia e della guarnigione locale). Lo sbarco di unità di paracadutisti tedeschi portati dall'Afghanistan all'aeroporto libico di Al Nafoura (Der Spiegel), la nave da guerra britannica HMS Cumberland e altre navi lanciamissili che il 24 febbraio hanno sbarcato centinaia di militari francesi, britannici e statunitensi a Bengasi con il compito di armare e addestrare i ribelli, dirigerne i comitati, predisporre infrastrutture per ulteriori sbarchi (sito israeliano Debka).  

Diventa manifesto il carattere antinazionale e filo-occidentale di questa "primavera araba" (ben diversa da quella di Tunisi, Cairo Yemen, Bahrein, Baghdad, dove nessun umanitario si è sognato di fornire armi e marines ai manifestanti inermi massacrati e imporre sanzioni ai massacratori, anzi). Allo scoppio delle bufale vanno aggiunti la smentita delle iperboliche cifre di vittime (10mila morti e 50mila feriti per i quali non basterebbeo tutti gli ospedali del Nord Africa), la scoperta che i famigerati "mercenari" sono cittadini libici immigrati e da tempo inquadrati nell'esercito. Un'ecatombe di vittime spalmata su tutti i media che si rivela il cimitero della città. Lo smascheramento dell'astuta scemenza della "fuga in Venezuela", mirata a coinvolgere l'altro "demonio" Chavez. E anche, per i meglio informati, la percezione del ruolo incendiario della ONG Usa Human Rights  Watch, la prima ad inondarci di atrocità gheddafiane, ma anche l'organizzazione finanziata e ispirata dal sionista "filantropo" George Soros che sosteneva la quinta colonna imperialista in Serbia e le "rivoluzioni colorate" ovunque e s'era inventata i 400mila curdi ammazzati da Saddam.  

La tecnica degli uni e degli altri, intendendo i media di destra e sinistra e i loro padrini, è quella collaudata di buttare nella stessa zuppa mediatica  le capre e i cavoli. I  cavoli ogm delle "rivoluzioni colorate" o "dei fiori" (Iran, Tibet, Georgia, Serbia...) mescolate  alle capre DOC delle insurrezioni contro tiranni servi dell'Impero e zimbelli del FMI globalizzante. Con la nobiltà e la sincerità delle seconde cercano di coprire il mercenariato vendipatria delle prime. E in questa brodaglia, resa tossica dalla contaminazione con la mutazione genetica, ci sguazzano tutti: i soliti amici del giaguaro, i soliti utili idioti (o finti tali) e, ahinoi, la maggioranza bue del popolo. Esplicitando: coprono con le insurrezioni di massa, spontanee o piuttosto innescate ed alimentate da anni di lavorio sotterraneo di gruppi antagonisti repressi, cioè con l'autentica primavera araba in Egitto, Iraq, Tunisia, Yemen, Bahrein, Somalia, Giordania, Marocco, le operazioni sporche, per quanto "colorate", con gran tempismo organizzate dalla criminalità organizzata detta "comunità internazionale", un percentuiale infima dell'umanità, ma dotata del quasi monopolio dell'informazione e del controllo di menti e corpi. Danno, così, un'immagine seducente alle carognate di Impero e ascari al traino, appiccicandovi il logo e gli slogan della rivoluzioni che contro l'impero e la sua globalizzazione della miseria e sottomissione lottano..

L'elemento tragicamente funzionale  per questo contesto sono i trogloditi dell'informazione "di sinistra" che vestono la propria decerebrazione, o criptocomplicità, con le candide tuniche del moralismo dirittoumanista. Una furbata imperialista che, accoppiata alla "guerra al terrorismo" e alle manette della nonviolenza, è servita negli ultimi vent'anni a far fuori buona parte del quadrante geopolitico resistente all'imperialismo: Jugoslavia, Serbia, Iraq, Afghanistan, Honduras, Palestina, Pakistan, come a tenere in piedi narcostati e satrapie clienti, dal Messico all'Egitto, dal Kosovo alla Colombia, dall'Indonesia alle Filippine. Eccelle per imbecillità nella colonna di cavernicoli che lubrificano il rullo dei bulldozer mediatico-militare occidentale, tale Gennaro Carotenuto. E' seccante fargli pubblicità, anche negativa, ma mi serve come modello per tutta una vociferante, spocchiosa, disinformata, ipocrita, quinta colonna che, ahinoi, vantando qualche credibilità tra l'incolto e l'inclita per meriti genericamente umanitari, spesso autoassegnatisi all'ombra di figure di autentico valore, fa più danno alla verità e, dunque alla coscienza e all'azione liberatrici, dello stesso uragano di menzogne sollevato dal nemico evidente. Sono il tarlo che mina il mobile dall'aspetto  integro, sono la tarma che ti fa ritrovare il bel maglione tutto sforacchiato, sono il roditore che corrode la pianta  alla radice.

Questo Carotenuto coltiva un certo pubblico interessato all'America Latina, di cui, mescolando verità scontate e le classiche stronzate degli ipocriti dai distinguo grilloparlanteschi, si proclama esperto. Dopo aver infangato della sua bigotta religione dei "diritti umani", versione cattolico-dalailamesca-obamiana, ogni movimento che allo sterminio imperiale si oppone con un minimo di forza, ora, sulla Libia, sbertuccia l'intero mondo progressista e rivoluzionario dell'America Latina. La colpa dei vari Chavez, Lula, Ortega, Kirchner, Castro, come delle coalizioni latinoamericane, Mercosur, Unasur, sorte in reazione all'assalto neoliberista e militare di USA-UE, e dei loro media Telesur, La Jornada, Pagina 12, Resumen, sarebbe di non essersi inseriti nella gigantesca campagna di disinformazione di Cia e Mossad e relativi velinari e di avergli fatto il controcanto della verità.

Meglio Minzolini o il Manifesto, con la loro rappresentazione dei fatti libici come la carneficina del suo popolo da parte di un tiranno sanguinario, uscito di senno. Meglio inondare la gente delle atrocità inventate a carico di un governo sotto assalto da parte di bande guidate e armate da chi non tollera neanche quel grado di indipendenza nazionale che consiste in una collaborazione economica senza costi di sovranità e senza vampirismo sociale, che non la "stolta analisi ideologica e geopolitica" degli avvenimenti fatta da quegli incompetenti dell'antimperialismo di Chavez,  Evo, o Fidel. Come se non fosse proprio quell'analisi di chi la prestidigitazione dei predatori la sperimenta - e smaschera - da decenni, a sgretolare l'edificio di fango e di menzogne costruito dagli agenti immobiliari della cementificazione imperiale. Avessimo noi una Telesur, una Jornada e i tanti altri organi d'informazione del Sud del mondo. E invece abbiamo chi il cervello di informatore lo porta all'ammasso  e il petto agli elargitori di medaglie ai bravi ragazzi. Tipo Fazio e Saviano.


Lasciamo perdere questo galoppino alla rincorsa di credibilità in ambito benpensante, le cui eclatanti scemenze alla fin fine tolgono forza al mulino dei liquami tossici e dedichiamo una parola al Manifesto. Mai s'era visto in un giornale una tale strepitosa opposizione sui fatti libici, nelle medesime pagine, tra versioni di segno contrario. Da un lato bravi giornalisti, della scuola di Stefano Chiarini, che combinano la visione della realtà sul posto, Matteuzzi  a Tripoli, in tutte i suoi chiaroscuri, con l'analisi di Manlio Dinucci, uno che meglio di tutti studia e illustra i meccanismi geopolitici e geostrategici dell'imperialismo alla riconquista di paesi, risorse, mercati; dall'altro, le quinte colonne della lobby, Rossanda, Sgrena, Forti, Lettera 22, Battiston, impegnate in tutte le aree di scontro tra popoli e aggressori a sostenere le ragioni umanitarie e "democratiche" della piovra imperialista. Come pensi la direttrice, Norma Rangeri, a offrire in tal modo ai suoi sconcertati e quindi fuggitivi lettori strumenti di conoscenza, riflessione, azione, resta un mistero. 

Li vediamo dappertutto i limiti di queste fonti alle quali tocca abbeverarsi all'affannosa ricerca di qualche barbaglio di verità. Il guerrafondaio e ballista Nigro, di Repubblica, che ci vuol far credere che i funzionari di Gheddafi l'avrebbero accompagnato a intervistare i rivoltosi nella Zawiya da loro occupata, per poi, tutti contenti, andarlo a riprendere tra i nemici e riportarlo nell'albergo di Tripoli ( e, coerentemente, nella pagina a fianco, il titolo "Menghistu, Bokassa e gli altri, così l'Africa salva i suoi dittatori" e giù contumelie razziste contro i governanti africani, sorvolando su chi, avendo ammazzato gente come Lumumba o Sankara e carcerato Mandela, ha installato questi suoi clienti); Santoro che sulla Libia ci rifila un logoro e sputtanato arnese del peggiore razzismo militarista come Luttwack; Fazio che, in pieno raptus savianeo-sionista, rasenta l'orgasmo a sentire squittire il gioiello della satira coprofila e sessuomane, Littizzetto, i borborigmi della propaganda sul "pazzo furioso" di Tripoli, sui suoi 50 cavalieri berberi, sulla sua tenda a Villa Pamphili, sui suoi fantasiosi addobbi.  Perchè, anzichè esibire la sua anticultura razzista su turbanti, cavalieri e tenda, astuti gesti simbolici di rivalsa nei confronti degli ex-colonizzatori, la pierre del "walter" e della "jolanda" non si occupa del satrapo inghirlandato e ingioiellato del Vaticano, delle scintillanti uniformi dello sterminatore Balbo, delle grottesche sconcezze di Dolce e Gabbana, o delle smaglianti fattorie dei coloni italiani che nelle tende dei campi di concentramento e di sterminio del governatore Graziani, modello copiato agli inglesi e proposto ai nazisti, ridussero e uccisero metà della popolazione libica? 


Se vi va di stare nel calduccio del coro dallo spartito obbligato, sbeffeggiate pure Gheddafi per le sue eccentricità di modi e vesti, infierite dall'alto della vostra aristocratica democrazia sull'assenza di partiti e sulle astruserie della costruzione statale, rampognate gli episodi di dura repressione, sdegnatevi delle piroette di un rivoluzionario anticoloniale che si riduce a condividere consigli d'amministrazione e pozzi con gli avvoltoi del capitalismo (che altrimenti gli avrebbero reso il paese come l'Iraq o Haiti). Ma, magari, confrontate la vita di un qualunque libico, beduino o operaio, scolaretto o infermo, omosessuale o donna, con quella del fratello arabo e africano della porta accanto. Studiatevi il Libro Verde e rintracciatevi Marx e Gramsci, Averroè e Fidel. Affiancate i burka di Bengasi alle donne della scorta di Gheddafi, o dell'università di Tripoli. Giudicate chi ha conquistato più dignità, la Libia di Gheddafi o quella del Senussi accovacciato ai piedi della Regina. Pensate all'indefesso lavoro di Gheddafi, creatore dell'Unione Africana - e di questa è espressione la legione dei "mercenari", per unire il continente in un fronte politicamente ed e conomicamente in grado di constrastare i monopoli occidentali del potere. E poi immaginate cosa di quel popolo fiero e ricco faranno gli F16, i carri Abraham, gli azionisti della Shell e le immancabili mafie di armi, droga ed ecocidio nella loro marcia da Tripoli a Pretoria. Altro che Graziani.   

Noi ci vantiamo di obbedire alla sacra legge "non avrai altro dio all'infuori di me", o "chi non ama Gesù nei suoi ottantanni va all'inferno per l'eternità". Legge più orrida di quella sul fine-vita che va allestendo la coppia santo satrapo-guitto mannaro. Gheddafi, tuttavia, ci ha offerto l'arma di distrazione di massa: "Chi non ama Ghedddafi deve morire", gli è stato fatto dire nella Piazza Verde da un squinternato interprete. E se con Gesù la pistola alla tempia dei mortali è almeno maneggiata dal divino, con Gheddafi è in mano a un delirante psicopatico.Peccato che poi siamo rimasti inchiodati al familiare ricatto cristiano allorchè la traduzione corretta è risultata: "Se il popolo non lo ama più, Gheddafi deve morire". Pensate a quali mezzucci da tre carte ricorre questo giornalismo gigolò.

 Del resto, per il razzismo eurocentrico che accomuna nella stessa visione di valori destre e "sinistre", non c'è governante che si opponga al cannibalismo della "civiltà superiore" il quale non sia folle, non assomigli a Hitler, non deliri: Milosevic, Saddam, Castro, Chavez, Nasrallah, Ahmadi Nejad... Basterebbe un minimo di rispettoso approfondimento delle culture in questione per rendersi conto che nei discorsi di costoro, espressi nell'oratoria delle proprie tradizioni, il "delirio" e la "follia" sono la denuncia dei complotti e crimini imperialisti, l'affermazione di come stanno veramente le cose, la determinazione a resistere. Si sono mai sentite dai rivoluzionari o resistenti citati le davvero demenziali inversioni tra realtà e falsità, di atti e intenzioni, ontologicamente proprie di illusionisti come Berlusconi, Bush, Obama, Blair, Ratzinger? 

In ogni modo ci deve essere, oltre all'insipienza maturata nella lunga contiguità all'ideologia del padrone, una buona dose di malafede in chi non scorge l'evidenza abbagliante della ripetitività delle grandinate di menzogne e calunnie nell'era della restaurazione coloniale. Paesi sottratti al dominio del socialismo reale, a lavoro, sanità, istruzione per tutti, al benessere dignitoso, così vengono consegnati al cannibalismo della globalizzazione neoliberista, a partire dall'invenzione dei "trucidati" da Ceausescu a Timisoara (cadaveri sottratti all'obitorio); dalla Jugoslavia anti-Nato e antiliberista fatta a pezzi con la bufala della "pulizia etnica" e di Sebrenica; dall'Iraq cancellato dalla geografia umana grazie alle fandonie dei "neonati del Kuweit strappati alle incubatrici", delle armi di distruzione di massa, dei curdi gassati; fino all'Honduras golpizzato perchè un presidente avvicinatosi al processo liberatore dell'ALBA "voleva farsi presidente a vita"... Avete presente i 300mila profughi libici che starebbero per avventarsi sulle nostre sacre sponde? I 10mila martiri inermi massacrati da terra, mare, aria tra Tripoli e Bengasi? I mercenari africani macellai di Gheddafi (e invece dal 1980 nella Legione Araba, integrata all'esercito)? Il proprio popolo bombardato dal dittatore? Riconoscete quell' Antonio Cassese che invoca una condanna del tribunale internazionale, ma, da magistrato osservante dell'innocenza fino a sentenza definitiva, esige che prima  sulla Libia si scagli la Nato? Allora tirate fuori dal cassetto i ritagli che urlavano (con Giovanna Botteri del Tg3, strega di Haensel e Gretel, al confine tra Albania e Kosovo): mezzo milione di kosovari in fuga dalla pulizia etnica serba (ed erano alcune migliaia inseguiti dalle bombe Nato), 400mila curdi sterminati da Saddam (tutti ricomparsi vivi), le milizie scannamusulmani di Arkan, e ancora Saddam che spara gas nervino sul suo popolo ad Halabja (gas invece iraniano, visto che, come documentato da governi e Cia, fin dal 1991 Baghdad aveva distrutto tali armi). E nel dossier Cassese troverete lauree ad honorem imperiali per aver incastrato e lasciato morire Milosevic da presidente del Tribunale sulla Jugoslavia, per aver condannato il presidente sudanese Bashir, vittima del complotto contro il Sudan, da magistrato del Tribunale dell'Aja e per aver spostato dall'ovvio  responsabile Israele agli Hezbollah la paternità dell'assassinio di Rafiq Hariri, nella qualità di presidente del tribunale ad hoc. Un benemerito che non si fa mancare nessuna infamità. 

Si vuole un "intervento umanitario"?  Madamina il catalogo è questo. E così Mike Mullen, capo di Stato Maggiore Usa, si è fiondato in zona, e così Hillary Clinton "non ha escluso nessuna opzione", e così il vertice Nato a Budapest, con l'infojato Rassmussen, inalbera scimitarre e uranio, e così le flotte tedesca, italiana, britannica e Usa e, ci scommetto, i sommergibili nucleari dei nazisionisti, si avventano sulle coste libiche, e così una fonte israeliana ci rivela che forze speciali Usa, a dire squadroni della morte, sono già a Misurata e agenti di Cia e Pentagono stanno istruendo il neonato "governo transitorio libico" su come combinare la secessione della Cirenaica (nuovo Kosovo) con l'assalto finale a Tripoli e su come, nel caso occorresse, in quanto "Comitato Nazionale", in effetti "governo democratico provvisorio", invocare il "soccorso umanitario"  alle forze armate che stanno salivando ai confini. IL deja vu è accecante, ma pochi lo guardano e ne colgono la lezione.

Del resto, agenti infiltrati e mercenari locali, solitamente chiamati "dissidenti", devono, come suole, aver lavorato da lunga pezza tra le maglie del controspionaggio libico. Strumenti? Quelli tradizionali e collaudati: la frantumazione del tessuto sociale unitario con l'inoculazione del virus tribale, etnicista, religioso, sociale. In Libia di religioso c'era l'attrito tra Oriente a forte tradizione islamista e l'Occidente laico e modernista e, come risaputo, l'integralismo islamico, dai tempi in cui in Texas si stampavano manuali che insegnavano la jihad alle madrasse afghane, è stato uno strumento privilegiato di USraele con Reagan e seguenti. Nel sociale c'era poco da sfrucugliare, visto lo standard di vita e di servizi sociali che faceva l'invidia di tutti i paesi della regione e vista anche la partecipazione alla gestione della cosa pubblica dei Comitati Popolari Rivoluzionari, indubbiamente più vicini a un governo di popolo di quanto non lo siano molti Stati amici dell'Occidente. Nell'etnico si poteva sfruttare un antico rimasuglio di altezzosità dei chiari del Nord vero gli scuri del Sud. A rafforzare questo diaframma, solo parzialmente intaccato dalla costruzione della nazione, ci si è anche inventati la turba selvaggia dei "mercenari africani".  Ma il campo della più fertile coltivazione è sembrato quello tribale. Tra le tribù suscettibili, per antiche divergenze con lo Stato centralizzato, di porgere un orecchio alle sirene della dissoluzione dell'assetto attuale, i Warfallah, mentre impermeabili sono rimaste le tribù dei Magarha e dei Gaddadfa, maggioritarie nel paese e dalle cui parti non sono arrivati né i "volontari" egiziani che hanno invaso Bengasi, né le armi.

Ora, dunque, il Nuovo Ordine Mondiale tocca alla Libia, paese di tribù disperse e  a volte in conflitto, sottratto al burattino degli inglesi, di cui i rivoltosi oggi innalzano la bandiera coloniale, e fatto nazione, in fattiva sintonia con tutti i processi di liberazione e finalmente rivendicatore dei risarcimenti dovuti dallo stupratore genocida italiano. Libia sottoposta di conseguenza a pressioni mortali ininterrotte, circondato da paesi clienti del nemico, sanzionato, boicottato, additato all'obbrobrio internazionale, aggredito, implicato in atti di terrorismo fabbricati dagli assedianti. Libia che, nella scomparsa di un equilibrio tra superpotenze rivali che ne garantiva la sopravvivenza, non aveva altra scelta che quella di evitare la obliterazione del suo popolo accomodandosi a una convivenza con gli interessi economici esterni, più europei, cinesi, russi che statunitensi. Convivenza che, comunque, non permetteva che si rapinassero al popolo, come successo in Vietnam e come si rischia a Cuba, le sue conquiste, i suoi diritti, il suo benessere e anche, checchè si voglia negare, la sua partecipazione al processo decisionale. Corruzione? Probabile, come in tutte le burocrazie che nel tempo si ossificano a salvaguardia della propria inamovibilità. Autoritarismo? Niente di paragonabile a quello che l'Occidente installa e protegge nei suoi dominii e, aggiungo, nemmeno alla nostra "democrazia" dove il "demo" di "crazia" ne sa tanta quanta glie ne concede la manipolazione delle menti e il controllo dei corpi, al punto da festeggiare "libere elezioni" senza scelta vera e col botto maggioritario che ti espropria. Democrazie come, a forza di brogli e bombe, le mettiamo in piedi in Afghanistan, Iraq, Messico, Honduras.


Genocidio? Meglio rivedersi Piombo Fuso a Gaza, lo stillicidio quotidiano di stermini in Afghanistan e Pakistan, i 36mila morti ammazzati in quattro anni della "guerra al narcotraffico" messicana, condotta dagli stessi sponsor del narcotraffico, il mattatoio Colombia. Ne avete visti, lì, interventi "umanitari"? Uno statista folle che delira? E già, noi invece abbiamo l'assennato e composto eloquio dei Berlusconi, La Russa, Gasparri, o le cosmiche ipocrisie di Obama. Dal Lerner dell'Infedele ho ascoltato il primatista assoluto del doppiopesismo sottrarsi all'analogia tra quello che ci vorrebbero far credere della Libia e le vere mattanze nazisioniste in Palestina, sbalordendoci con l'aporia di un "Israele che saluta con gioia il movimento di rinascita arabo". Sarebbe stato più facile credere a una soddisfazione di Maria Antonietta per la proliferazione di sanculottes attorno alla Bastiglia. Dalla nebbia sistematicamente sparsa da questo buonista a strappi, è poi uscito il pigolìo di un'imberbe eccellenza "storica" che ha consolato il pubblico con l'assicurazione che non sono "mai le democrazie a fare le guerre". Giusto. Quelle belligeranti e predatrici di Bush, Clinton, Obama, Netaniahu, Saakashvili, Blair e Cameron, D'Alema, Berlusconi e Prodi non sono, infatti, demo-crazie.  Della capacità mistificatrice di questo ex-rivoluzionario, della sua attitudine a mescolare i contrari, si aveva visibile manifestazione nella scenografia che mostrava accanto a un Garibaldi con la bandiera italiana in mano, un militante della "rinascita araba", intesa in senso israeliano, che sventolava la bandiera del re-travicello Idris, fantoccio e fantaccino britannico. Al posto del nostro Peppino sarebbe stato coerente porre Emanuele Filiberto con il vessillo di Carlo Alberto.


In Oman, altro feudo della Regina, contro Qabus, sultano assoluto già quando io, quasi ancora adolescente, bazzicavo da quelle parti, sono andati a fuoco palazzi governativi e gli ascari del tiranno hanno sparato su grandi folle inermi, uccidendo. Nello Yemen, protettorato Usa-saudita, siamo a un mese di ininterrotta rivolta di studenti di Sanaa e di Taiz, di minoranze escluse del Nord, di indipendentisti dell'ex-repubblica popolare del Sud, e Ali Saleh, installato dagli Usa nel 1979, dopo l'assassinio del presidente progressista Ibrahim El Hamdi (per aver denunciato il complotto fui espulso da quel paese), spara e uccide a decine. In Bahrein siamo a due settimane di rivolta contro l'emiro oscurantista ma sodale di palazzinari, biscazzieri e finanzieri occidentali. In Egitto gli scioperi vengono banditi dalla dittatura militare che ha preservato l'intero governo fantoccio di Mubaraq, onde per cui Piazza Tahrir torna a riempirsi di rivoluzionari non cooptati, Movimento 6 Aprile e Kefahya, che non si fanno turlupinare dalla "transizione" obamiana, nè intimidire dalle mazzate dei "fratelli" militari. In Tunisia l'indomabile e sempre più matura rivolta provoca la caduta del premier di Ben Ali, Ghannuchi, mentre si rafforza l'organizzazione di base. 


Ma è in Iraq dove succedono le cose più grandi e gravi, sulle quali è obbligatorio l'occultamento da parte dei "missione compiuta". I morti in una settimana di manifestazioni e repressione erano una sottostimata, dal regime, trentina. Tre a Mosul, tre a Kirkuk, quattro a Tikrit, altri tre a Basra, i rimanenti a Baghdad. Sono stati dati alle fiamme dozzine di edifici del governo e innumerevoli stazioni di polizia, tre governatori, compresi quelli di Basra e di Falluja, hanno dovuto darsela a gambe. Il fantoccio iraniano-statunitense, Al Maliki, scaturito dall'ennesima farsa elettorale, con accanto l'ex-rivale, trapanatore di sunniti, Moqtada Al Sadr, ha prima invocato ordine, poi proibito le manifestazioni, poi sparato sulla folla dei centomila in Piazza Tahrir, poi imposto il coprifuoco totale, infine dato un ultimatum di 100 giorni perchè si ponesse fine a ogni protesta. Non è servito a niente. Come non sono servite a stroncare una resistenza armata, che, negli ultimi due anni e nel silenzio di tutti i media, ha inflitto più perdite all'apparato dello Stato fantoccio di quante sofferte dagli Usa ora in ritirata, le mattanze dei tagliagole di Moqtada, delle milizie agli ordini di Tehran, o delle varie bande criminali dei signori della guerra. Alla guerriglia si è ora affiancata una popolazione stroncata dal totale collasso di ogni parvenza di organizzazione sociale, priva di cibo, lavoro, acqua, elettricità, scuola, cultura, sanità, consapevole delle inenarrabili rapine di ogni risorsa del paese compiute da delinquenti rimpatriati per condividere i propri appetiti con gli interessi predominanti dei loro sponsor, vuoi Usa, vuoi iraniano. Consapevole, dunque, che all'origine della sua disperazione sta l'invasore straniero, sta l'imperialismo. Le manifestazioni che dilagano in tutto il paese vedono uniti sciti, sunniti, cristiani, assiri e perfino curdi, rivoltatisi in massa contro i despoti del PDK, Barzani, e del APK, Talabani, che dell'autonomia sotto controllo e sfruttamento israeliano hanno fatto l'occasione per trasformare la regione in bottino personale. E' un bel contraccolpo alla strategia della frantumazione delle comunità nazionali perseguita dall'imperialismo-sionismo, come lo è stata l'unità egiziana anti-tiranno e anti-liberismo tra copti e cristiani, Nord e Sud, campagna e città, università e fabbrica. Non tutte le ciambelle vengono con il buco, come sono purtroppo venute in Sudan, o come cercano di cucinarle in Libia. C'è una "società civile" che sa più di Gramsci che non di "Un ponte per...", o delle Ong da furto senza scasso, di "Carta" e di Marcos, di Casarini e dei vari guru del pacifismo compatibile e di supporto.  E' questa la "primavera araba". Che è anche la primavera "latinoamericana", la primavera dei combattenti in Afghanistan e dei resistenti in Palestina. Una primavera dei popoli dopo l'era glaciale dei mostri. Che questa primavera salvi la Libia.