L’8 aprile, quando già i lanzichenecchi di Bengasi, spianata la strada dalla Nato con un diluvio di bombe su difensori e civili, tornavano alla città-chiave di Adjabiya e la mediazione per un cessate il fuoco e un dialogo, portata avanti dal presidenze sudafricano, Zuma, a Tripoli, era stato respinta dai colonialisti e dai loro ascari, Muammar Gheddafi ha diffuso questo comunicato. Un testamento? Visto che è strategia dei media occidentali occultare e soffocare le voci che non siano del proprio campo, noi, a parte ogni valutazione politica, riaffermiamo la deontologia giornalistica vilipesa e negata pubblicando questo scritto. Come facemmo con gli ultimi messaggi al mondo di altri due martiri della resistenza dei popoli: Slobodan Milosevic e Saddam Hussein. Per la ricerca dei valori umani veri, della verità e della giustizia, certe parole parlano da sole.
Nel nome di Allah, il misericordioso, il benefattore.
Per 40 anni, o forse di più, ho fatto tutto quello che ho potuto per dare al popolo case, ospedali, scuole. E quando avevano fame, gli ho dato cibo. Ho trasformato Bengasi da un deserto in terra fertile, ho resistito agli attacchi del cowboy Reagan quando, tentando di uccidermi, ha ucciso un’orfana, mia figlia adottiva, una povera bambina innocente. Ho aiutato i miei fratelli e le mie sorelle africani con denaro per l’Unione Africana. Ho fatto d i tutto per aiutare il popolo a comprendere il concetto di vera democrazia, nella quale comitati popolari governano il nostro paese. Per alcuni tutto questo non bastava mai, gente che aveva case di 10 stanze, abbigliamento e mobilio ricchi. Egoisti come sono, chiedevano sempre di più a spese degli altri, erano sempre insoddisfatti e dicevano agli Statunitensi e ad altri visitatori che volevano “democrazia” e “libertà”. Non si volevano rendere conto che si tratta di un sistema di tagliagole, dove il cane più grosso divora tutto. Si facevano incantare da queste parole, non rendendosi conto che negli Usa non c’erano medicine libere, ospedali liberi, case libere, istruzione libera, cibo garantito. Per costoro non bastava nulla che facessi, ma per gli altri ero il figlio di Gamal Abdel Nasser, l’unico vero leader arabo e musulmano che avessimo avuto dai tempi di Saladino, un uomo che restituì il Canale di Suez al suo popolo come io ho rivendicato la Libia per il mio popolo. Sono state le sue orme che ho cercato di seguire, per mantenere il mio popolo libero dal dominio coloniale, dai predoni che ci vorrebbero derubare…
Ora sono sotto attacco dalla più grande forza militare della storia. Il mio piccolo figlio africano, Obama, vuole uccidermi, togliere la libertà al nostro paese, le nostre libere abitazioni, la nostra libera medicina, la nostra libera istruzione, il nostro cibo sicuro, e sostituirlo con il ladrocinio stile Usa chiamato “capitalismo”. Ma noi tutti, nel Terzo Mondo, sappiamo cosa ciò significhi. Significa che le imprese governano i paesi, il mondo, e che i popoli soffrono. Così per me non c’è alternativa, devo resistere e, se Allah vorrà, morirò seguendone la via, la via che ha arricchito il nostro paese di campi fertili, viveri, salute e ci ha perfino consentito di aiutare i nostri fratelli africani e arabi a lavorare qui con noi, nella Jamahiriya libica.
Non desidero morire, ma se dovessi arrivarci, per salvare questa terra, il mio popolo, le migliaia di miei figli, che allora sia.
Lasciate che questo testamento sia la mia voce al mondo. Dica che mi sono opposto agli attacchi dei crociati Nato, alla crudeltà, al tradimento, all’Occidente e alle sue ambizioni colonialiste. Che ho resistito insieme ai miei fratelli africani, ai miei veri fratelli arabi e musulmani. Ho cercato di fare luce, quando altrove si costruivano palazzi, ho vissuto in una casa modesta e in una tenda. Non ho mai dimenticato la mia gioventù a Sirte, non ho sprecato le nostre ricchezze nazionali e, come Saladino, il nostro grande condottiero musulmano che salvò Gerusalemme per l’Islam, ho preso poco per me…
In Occidente qualcuno mi ha definito “pazzo” e “demente”. Conoscono la verità, ma continuano a mentire. Sanno che la nostra terra è indipendente e libera, non soggetta al colonialismo. Sanno che la mia visione e il mio cammino sono sempre stati onesti e nell’interesse del mio popolo. Sanno che lotterò fino all’ultimo respiro per mantenerci liberi. Che Dio ci aiuti.
(Muammar Gheddafi, Leader della Rivoluzione, Tripoli, 8 aprile 2011)
Dedicato a coloro che si stanno con i precari a casa loro e con i precarizzatori in arrivo in Libia
PENSIERO UNICO CONTRO “DITTATORE UNICO”
“Dittatore unico”
L’ONU ha riconosciuto alla Libia il più alto Indice di Sviluppo Umano di tutto il Continente (lavoro, casa, istruzione, sanità, aspettativa di vita, mortalità infantile, assistenza alla vecchiaia, protezione dell’infanzia, salari…)
Fino a quando una manovra occidentale non ha imposto una rimozione, la Commissione dell’ONU per i diritti umani, aveva eletto la Libia alla sua presidenza.
In Libia erano accolti, lavoravano e godevano degli stessi diritti dei cittadini libici oltre due milioni di migranti africani e di altri paesi.
In Libia i centri di raccolta dei migranti in transito sono stati sciolti. Il video di migranti uccisi in Libia è una patacca, come tante altre.
Ai servizi sociali il bilancio libico dedica il 63,8%, all’istruzione il 3%, l’analfabetismo è al 17% (Egitto 28, Tunisia 25), 800mila scuole primarie pubbliche (forse il dato è un refuso, penso che siano 80mila) e gratuite per una popolazione di 6 milioni di abitanti, 750mila scuole secondarie pubbliche, 300mila studenti frequentano l’università che vanta 100mila docenti.
L’imposizione fiscale varia tra il 5 e il 10%, ma non tocca i servizi essenziali (casa, istruzione, sanità, alimenti di base…). I prezzi per carburante e farmaci sono sovvenzionati dallo Stato con 600 miliardi di dollari. All’inizio dell’anno il Congresso del Popolo, massima istanza istituzionale, aveva incrementato fino al 50% i salari e i contributi alle famiglie. Non c’è cittadino libico, intenzionato a lavorare, che debba accettare un lavoro a tempo determinato.
In Libia è in costruzione il più grande progetto idraulico del mondo, con la creazione di una Grande Fiume Artificiale che attinge alla più vasta riserva d’acqua dolce del continente e garantisce acqua potabile gratuita a tutta la popolazione.
Pensiero Unico
Il 30% di disoccupazione giovanile. Disoccupazione generale effettiva intorno al 12%. 4 milioni di precari. Sanità e istruzione pubbliche falcidiate, sanità e istruzione privata foraggiata, in ogni caso dai costi insostenibili per la maggioranza della popolazione, in tutti i paesi della “Comunità Internazionale” e nei paesi terzi sottoposti a globalizzazione, manu militari o finanziaria. 300 imprese chiudono ogni giorno, disintegrate o fagocitate dai colossi, o dalla mafia alleata dei governi. I dirigenti guadagnano fino a 1.700 volte lo stipendio di un operaio. Agli azionisti vengono distribuiti centinaia di milioni di dividendi e ai lavoratori vengono decurtati salari, pensioni, provvidenze, tempi liberi, mense. Non si tassano i patrimoni, si tassano pochissimo le ricchezze, si taglieggia con imposte dirette e indirette la maggioranza della popolazione. I paesi, perfino quelli amici, vengono saccheggiati dalla devastazione speculativa delle elites finanziarie e poi ridotti in brandelli sociali e di sovranità dagli organismi sovranazionali, emanazioni dell’Impero, che impongono lavoro schiavistico, cancellazione di diritti, miseria (Grecia, Irlanda, Portogallo, Colombia, Messico…). Ove questo non venga accettato da paesi del Sud del mondo, il Pensiero Unico si militarizza, stermina e rade al suolo, si impadronisce, istituisce regimi autoritari di clienti e rapina. I paesi della “comunità internazionale”, guidati dal governo mondiale che spende un trilione di dollari all’anno per armi e guerre (più di tutti gli altri messi insieme), sono composti da milioni di individui abbandonati dalla rappresentanze politiche e sindacali che hanno fatto proprio il pensiero unico e, coerentemente, seppure piagnucolando pacifisticamente, affiancano la distruzione di popoli autodeterminati, guidati da chi è definito “dittatore”.
Viaggia, alta su tutti, con in capo l’elmetto puntuto della “Santa Alleanza” controrivoluzionaria (1820) rifatta Nato, con la Croce di Ferro della “Comunità internazionale” al collo e sul taschino i nastrini delle “Vittorie per la democrazia in Jugoslavia, Iraq, Afghanistan, Libia, Palestina” la vestale all’uranio Rossana Rossanda, con allo strascico le ancelle e i paggi Marina Forti, Stefano Liberti, Lettera 22, Giuliana Sgrena…Tutti impegnati a dar man forte al pensiero unico democratico nei campi di battaglia del Libero Mercato i cui moduli, valori, strategie, epistemologia, sono stati fatti propri con il contorno ornamentale di qualche riserva, come dire l’acciughina sul piatto nouvele cuisine. Saranno soddisfatti quando i “rivoluzionari” monarchici e fondamentalisti a loro cari (solo in Libia, però!) avranno portato al popolo libico questo pensiero unico, paradigma insostituibile della nostra superiore civiltà.
La strada percorsa è quella segnata dagli Usa. Tra il 2007 e il 2009, il 10% più ricco ha incamerato il 100% del reddito medio dalla crescita (Economic Policy Institute); 115 delle 500 più grandi imprese Usa, detentrici dell’80% della ricchezza nazionale, negli ultimi 5 anni hanno pagato meno del 20 per cento sui loro utili; le tasse pagate dal Kolossal General Electric (industria nucleare) erano del 7%. Il 5% più ricco delle famiglie USA vanta il 63% della ricchezza totale, l’80% il 13%; Nel 2010 i 25 manager più ricchi degli Hedge Funds hanno incassato 22 miliardi di dollari. Ci vorrebbero 440mila persone che guadagnano ciascuna 50mila dollari all’anno per uguagliare quella cifra. Il Fondo di Sviluppo Usa destinato a sostenere le comunità bisognose, ha incanalato 10 miliardi di dollari a società finanziarie come JP Morgan Chase, Goldman Sachs e Prudential, perché costruiscano alberghi di lusso, palazzi di uffici e un museo delle auto. Attualmente negli Usa, secondo il Financial Times, vivono più poveri assoluti che negli ultimi 50 anni. Ci sono stati quasi 4 milioni di chiusure di imprese nel 2010, il 23% in più rispetto al 2008. I nuovi disoccupati ufficialmente contati superano ora i 10 milioni E’ il libero mercato, bellezza. Perché privarne la Libia?
Mercenari
Ed ecco coloro che, nel nostro piccolo, il regime italiano spedisce a sostenere questo libero mercato, sia nei paesi sotto “dittatura” e sovranità politica, economica, sociale, sia a casa a nostra, fianco a fianco con le forze del controllo interno sul buon andamento del libero mercato e della repressione di chi non lo apprezza.
Il professionista semplice delle Forze Armate italiane guadagna 141,11 euro al giorno (nel 1990 i coscritti di Leva, precedenti alla riforma di D’Alema, prendevano l’equivalente di 2,89 al giorno (e scuole e sanità venivano prima); Quando in missione all’estero l’ulteriore appannaggio mensile forfettario, per la decimazione di popolazioni straniere e la diffusione del libero mercato e spesso il furto della propria vita, è di 6000 euro, per uno stipendio complessivo di 10.233.30 euro. Volete che non si identifichino in tutto e per tutto con parlamentari da 22mila euro al mese, sorvolando sul dettaglio che gli fanno violare la Costituzione uccidendo e facendosi uccidere? Chi diceva che l’importante sta nel dettaglio? Quella vecchia maestrina di Maria Montessori. Libero mercato, quanto ci costi!
Terzo bombardamento sui propri mercenari da parte di aerei Usa. Secondo comandi e media embedded; "fuoco amico", "errore", "effetto collaterale". Balle!
Il capo dei briganti ha esautorato il comandante militare speditogli dalla Cia e ha messo al suo posto un altro. Sia costui, che il "presidente" del Consiglio Transitorio, lavorano per i colonialisti francesi.. E’ dunque guerra tra Usa e Francia per chi divora di più della Libia. Guerra tra sciacalli su interposte vittime innocenti.
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Notizie fantastiche dalla Libia 2
Il fatto: Dei giornalisti occidentali vengono accompagnati nella città di Zawiyah riconquistata da poco dalle truppe dell'esercito regolare (le "truppe del raìs", tanto per intenderci) per mostrare le rovine e e i danenggiamenti. I giornalisti vengono portati a visitare anche una stazione locale di polizia devastata, e (verosimilmente) vengono mostrate delle foto. Ripeto: gli accompagnatori sono fedeli di Gheddafi.
La notizia riportata dai media occidentali: "Trovate [in una stazione di polizia di Zawiyah ] foto di torture sui ribelli". Ohibò, ma se questi giornalisti erano accompagnati dagli "sgherri del regime" che mi immagino occhiutissimi, com'è?
Appena si entra in qualche particolare la notizia inizia a farsi fumosa. Eccone un esempio: "In altre foto si vedono le armi bianche usate dai torturatori, tra cui bottiglie rotte e polveri (sic!)" (La Repubblica. it). Doppio ohibò: la polvere (che diventa un inquietante "polveri" al plurale) è adesso uno "strumento di tortura". Non so per le "bottiglie rotte", d'altra parte gli "sgherri" stavano proprio mostrando le devastazioni.
Ancora più enigmatico il dettaglio aggiunto su Libero.it: “un inserviente fa il segno di un mitra con le mani e mormora 'Gheddafi' a suggerire che quella era una camera di esecuzione”. Triplo ohibò: a me sembra proprio che il solerte cronista statunitense abbia capito dai “suggerimenti” dello “sgherro” (per giunta stupido: non si suggerisce!) quello che voleva già capire.
Non è invece che lì si uccidevano i fedeli di Gheddafi? Perché non sarebbe la prima volta che una mattanza cambia di segno grazie ai trucchetti dei nostri pennivendoli occidentali.
Con cronisti del genere probabilmente non sapremo mai la verità.
Non faccio fatica a pensare che Gheddafi usi anche mezzi brutali. Se fosse mostrata una prova provata non me ne stupirei più di tanto. Però, per Giove, fate vedere le prove provate, che non possono essere i “si dice” della Repubblica: “Le notizie di feroci torture contro i ribelli circolano da tempo. Le emittenti satellitari arabe hanno raccolto le testimonianze, eccetera eccetera”.
Ma come, ormai ci sono decine di giornalisti in tutte e due le zone. Ad esempio il giornalista del Manifesto (quotidiano comunista, meglio ripeterlo prima che ce ne dimentichiamo!) Stefano Liberti è ospite fisso dei "rivoluzionari cirenaici" targati ex Ministro degli Interni di Gheddafi, ex Ministro di Giustizia di Gheddafi, ex ufficiali di Gheddafi e fondamentalisti del Al-Jamaa al-Islamiyyah al-Muqatilah bi Libya (Gruppo Islamico Combattente Libico), fondato in Afghanistan, allineato ad Al Qaeda, voce QE.L.11.01. della "Consolidated list" delle Nazioni Unite delle organizzazioni terroristiche, foraggiato fin dagli inizi degli anni Novanta da CIA e MI6 e oggi spina dorsale degli insorti libici (si veda http://www.megachip.info/tematiche/guerra-e-verita/5953-terroristi-islamici-sponsorizzati-in-libia.html).
Il reporter "comunista" (già noto per avere vedute sull'Eritrea molto simili a quelle di CIA e National Security Agency) è stato inviato lì sostanzialmente per dar man forte mediatica italica a questi galantuomini; e insomma, per farla breve, con tutto questo po' po' di investigatori della penna in loco, ancora bisogna affidarsi ai “si dice, si mormora, pare che” delle emittenti satellitari arabe (che in quanto usano il satellite - sono proprio dei diavoli! - e sanno l'Arabo sono onniveggenti; è “ovvio” ed è questo in fondo che ci vogliono far credere: il medium è il messaggio, come diceva Marshall McLuhan)?
Ma nonostante la masochistica tendenza all'autosputtanamento di tali reporter, mi aspetto che prima o poi si trovi veramente qualcosa, perché so da me, senza bisogno di "suggerimenti", che la ferocia è nel DNA dei detentori del potere. Per la legge del contrappasso mi viene in mente d’acchito Abu Ghraib - così faccio subito arrabbiare quelli che dicono che due torti non fanno una ragione. E infatti sono d'accordo, solo che qui per ora abbiamo le prove provate di uno solo.
Quali prove? Bene, se vi va leggete l’ultimo articolo che ho pubblicato su Megachip (http://www.megachip.info/tematiche/democrazia-nella-comunicazione/5942-le-anime-impagliate-della-sinistra-italiana.html) e se vi regge lo stomaco, ma solo in quel caso, aprite anche i link. Comunque non sono adatti a donne in stato interessante (non sto scherzando).
E' il Potere, bellezza!
Piotr
lunedì 11 aprile 2011
giovedì 7 aprile 2011
Fattarelli e Pensierini
Noi non pensiamo di dover curare i bambini di Jenin perché sono violenti contro i soldati israeliani. La nostra sfida è cercare di essere produttivi. Ma essere produttivi non è un’alternativa alla Resistenza. Ciò che noi facciamo nel teatro non vuole essere un sostituto della resistenza palestinese nella lotta di liberazione. E’ il contrario… Noi stiamo unificando, con ogni mezzo, la lotta per la liberazione del popolo palestinese… Nessuno si è unito a questo progetto con il proposito di curare. Non siamo guaritori. Non siamo buoni cristiani. Siamo combattenti della libertà. (Juliano Mer-Khamis, cineasta e drammaturgo di Palestina)
I membri della società jamahiriyana proibiscono l’azione clandestina e il ricorso alla forza in tutte le sue forme, alla violenza, al terrorismo e al sabotaggio. Queste azioni rappresentano un tradimento dei valori e dei principi della società hamahiriyana, la quale afferma la sovranità dell’individuo in seno ai Congressi popolari di base che gli garantiscono il diritto di esprimere pubblicamente la propria opinione. Essi rifiutano e condannano la violenza come mezzo per imporre idee e opinioni. Adottano ilo dialogo democratico come unico mezzo di dibattito e considerano ogni azione ostile alla società jamahiriyana legata a un’istanza straniera, sotto qualsiasi forma, come alto tradimento nei suoi confronti. (Muammar Gheddafi, “La Grande Carta Verde dei diritti dell’uomo dell’era jamahiriyana”)
C’è chi, nell’era dei cartoni, dei servizi tv da 2 minuti, dei videoclip, della fretta disperata con cui ci rubano perfino il fiato, mi rimprovera di essere troppo lungo. Ecco qua: tanti pezzi brevi, fattarelli e pensierini. Se non li sommate, ma li dividete, sembreranno un veloce videogioco.
Juliano Mer-Khyamis
Un killer mascherato della Gestapo dei nazisionisti ha ammazzato davanti al suo “Teatro della Libertà” a Jenin, con cinque colpi di pistola alla testa, Juliano Mer-Khamis, un grosso frammento di spirito umano. E’ nel loro DNA, come in quello di un nostro connazionale che a sentire la parola “cultura” metteva mano alla pistola.. Per nascondere l’olocausto palestinese, questi transfughi dal Caucaso, fin dall’inizio si sono travestiti da mediorientali rubando agli autoctoni costumi, musica, vesti e cibi. Poi sono passati alle vie di fatto trucidandoli, gli autoctoni. DOPO UN PO’, vista l’occasione allestitagli dagli assassini di massa Bush, si sono dedicati a eliminare dalla coscienza umana il contributo iracheno: migliaia di intellettuali, scienziati, accademici, artisti, ammazzati dagli squadroni della morte sionisti. Decerebrare i popoli decapitandoli. Una missione alla Mengele elevata all’ennesima potenza. Roba che Robespierre e Himmler si mangiano le mani per non aver raggiunto simile vette.
Juliano aveva 53 anni ed era il figlio di due comunisti, un’israeliana e un palestinese, unione indecorosa e oscena per i pulitori etnici dell’invasione, che aveva dedicato la sua vita alla difesa e alla rinascita della cultura in Palestina, a cominciare dai suoi cittadini più reietti e massacrati, nella Jenin dell’assalto stragista israeliano dell’aprile 2002. Regista e attore di alcuni dei più bei film palestinesi ((“La piccola Tamburina”, “I bambini di Arna”), insieme a Zakariya Zubeidi, comandante delle Brigate di Al Aqsa e difensore di Jenin, e a due militanti ebrei, ha fondato e fatto vivere dall’inizio del secolo il “Teatro della Libertà”, una scuola di recitazone e un cinema a Jenin. Intollerabili spine nel fianco dei terminator israeliani. Eroico resistente dello spirito e del corpo, Juliano, era l’espressione vivente di quanto l’entità razzista e colonialista più teme: l’invincibilità dell’intelligenza, coloro che ingravidano la loro gente con l’amore per la conoscenza, la cultura, la creatività, il dialogo. Coloro che prefigurano con la loro opera e, nel caso di Juliano con il loro sangue, il giusto futuro per queste terre e per coloro che ci vivono: l’unità degli esseri umani veri nello Stato democratico pluriconfessionale e plurietnico di Palestina. Anatema per i nazisti.
Vittime e boia. Neri.
Non solo Libia. Costa d'Avorio, area strategica nel Golfo di Guinea, ricchissimo, appetibile produttore di cacao (Il 40% del mondo, più altre ricchezze). Il presidente legittimo, Gbagbo, antimperialista, è sotto assalto delle milizie del rivale Uttara, uomo di Washington e del FMI, sostenuto da 10mila mercenari ONU, spediti da Ban Ki-moon su ordine dei suoi padroni, e da 1500 invasori francesi che, nel pieno rispetto della sovranità del paese, hanno occupato l'aeroporto e bloccato il paese. La presa dell'Africa da parte dei "giovani rivoluzionari" venerati dalla pseudosinistra, continua. E qui si marcia, nel plauso di tutti gli autentici despoti e terroristi della "comunità internazionale", contro i "dittatori". Ma i "pazzi sanguinari" stanno tutti dalle nostre parti: Obama, Alain Juppé e Francois Villon, noti combattenti per l’autodeterminazione e la sovranità dei popoli, si stanno riprendendo un paese che il colonialismo aveva depredato per secoli. Ringraziano l’ONU che li ha autorizzati a intervenire per “salvare vite umane”, quelle che il loro accolito, Uttara, ha sterminato a migliaia nell’avanzata su Abidjan. Unici a protestare, i russi, quelli di Putin, non del “moderato” gorbacioviano Medvedev. Ma per Gbagbo, almeno per ora, non pare esserci partita contro “la comunità internazionale”. E, dunque, neanche per il suo ricco paese che, tra gli artigli degli avvoltoi bianchi cristiani, verserà tutto il suo sangue nei forzieri di Sarkozy e dell’uomo nero del “cambio”. E, come capita ai paesi un tempo liberi e prosperi, della libertà e della pace di un tempo, “i ricordi svaniranno nel tempo come lacrime nella pioggia”.
Ci voleva proprio un presidente nero per tornare a schiavizzare l’Africa, quello osannato dalle “sinistre” fino a quando non gli ha sprangato il cervello con il diluvio di missili su Libia, Afghanistan, Pakistan, Yemen, Somalia, fino a quando non ha mantenuto in piedi Guantanamo e potenziato l’equivalente afghano Bagram, fino a quando non ha confermato il Patriot Act per il quale chiunque può essere sbattuto in cella senza imputazione e processo, fino a quando non ha salvato i masnadieri delle banche a scapito di milioni di senza casa, disoccupati, impoveriti, fino a quando non ha dato alla Cia licenza di uccidere cittadini Usa, fino a quando non ha deciso che gli infelici a Guantanamo incarcerati e torturati non debbano essere affatto processati da tribunali civili, ma da corti speciali militari, all’israeliana, che obbediscono a un solo ordine, quello del boia. Anche se nero. Primo tra tutti Khaled Sheik Mohammed, il detenuto che, sottoposto a 150 episodi di annegamento (waterboarding), ha “confessato” di essere la mente dell’11 settembre, sostituendosi così ai veri mandanti USraeliani, e davanti a una giuria civile avrebbe magari potuto raccontare in che modo gli avevano estratto quella “confessione”.
Scudi umani
L'ultima schifezza giornalistica dei trombettieri Nato (come Stefano Liberti del "manifesto") è che a Misurata, dove i mercenari Nato si stanno spappolando, i lealisti avanzano con "scudi umani incatenati ai loro tank" (naturalmente nessuna prova video, solo le famigerate "fonti anonime"). Mancava nell'elenco della macchina dell'informazione all'uranio. La dovevano rilanciare, dopo che la storia degli scudi umani di Gheddafi era stata ridicolizzata da migliaia di tunisini liberamente saliti sui tetti della residenza del leader. Scudi umani, mercenari, soldati-bambino, stupri di donne, torture, capi che uccidono il proprio popolo... L'armamentario delle satanizzazioni cotte nell'aria fritta degli sparaballe di guerre Nato, Cia-Giulianoferrara-manifesto, è stancamente ripetitivo. Dai tempi delle guerre mondiali e coloniali viene appioppato a ogni governante da abbattere per predarne il paese. E si tratta pure di classico transfert. Ci si scansa dalle proprie efferatezze facendole precipitare sull'altro: Israele da sempre lega bambini palestinesi ai propri blindati e li costringe ad aprirgli la strada verso presunti combattenti nascosti. Mercenari al soldo degli Usa massacrano anonimi e impuniti in mezzo globo. Non c'è campagna bellica dei marines, dall'Iraq all'Afghanistan, di cui non si siano potuti documentare gli stupri di minorenni con lo sterminio delle loro famiglie. Senza parlare di Abu Ghraib, Bagram, o Guantanamo. Soldati-bambino sono stati usati in massa dalla Liberia alla Costa d'Avorio, dal Congo al Darfur, nelle formazioni ribelli agli ordini del nuovo colonialismo. Quanto a coloro che ammazzano il proprio popolo, ne sono testimoni 3mila cittadini disintegrati con le Torri Gemelle. Altro che il bue che dà del cornuto all'asino. Qui siamo all'F-16 che dà del bombarolo all'aquilone.
Nella Libia anti-globalizzazione ognuno, immigrati compresi, aveva una casa esentasse, non pagava sanità e istruzione, aveva il reddito e l'aspettativa di vita più alti del continente e la mortalità infantile più bassa. Come poteva sopportarlo, senza intervenire con le bombe, un paese con il 30% di disoccupazione giovanile, 30 imprese che muoiono ogni giorno, una tac dopo 16 mesi, il 15% in povertà e un 25% che la rasenta, un'istruzione baraccata che costa quanto un Cinque Stelle? Il nostro. Dunque, rifacciamo lo "scatolone di sabbia". Mal comune mezzo gaudio, no?
Centinaia di profughi affogati nel Mediterraneo, centinaia di civili libici disintegrati dalla Nato, decine di civili ammazzati in Yemen e Bahrein e, prima, in Egitto e Tunisia, altri dementi o banditi massacrati, insieme ai patrioti lealisti, nella guerra civile libica, milioni di sradicati allo sbando. Su chi ricade questo sangue e questa miseria? C'è anche Napolitano.
Le "forze speciali" Usa ed Europee, che da molti mesi bazzicano in Cirenaica per innescare la rivolta, sono uscite allo scoperto. Sono centinaia e, dopo la richiesta dei Quisling di aiuti militari, si mostrano ora ai giornalisti mentre, con veicoli e armi modernissimi, addestrano e sostengono al fronte i "giovani rivoluzionari. E’ questo che d’improvviso li ha resi simpaticissimi a “sinistra”.
CAROGNE
Sapete cosa si prova ad aprire una bara e trovarvi una carogna putrescente in cui formicolano vermi e scarafaggi? Repulsione, ripugnanza, conati di vomito, vero? Quello che qualsiasi persona dotata di una briciola di buongusto deve provare a vedere un cosiddetto ministro degli esteri, il lift-boy da cerimonia Frattini, precipitarsi tra la feccia di mercenari e sciacalli di Bengasi per essere il terzo, dopo i serialkiller di libici, Qatar e Francia, a riconoscere la cosca criminale di Bengasi e a elemosinare qualche goccia di petrolio, qualche sbuffo di gas, in cambio delle bombe dei nostri Tornado su Tripoli. Fino a ieri l'Italia, guidata da un gormito che, alla vasa vasa, baciava anelli e culi, navigava a gonfie vele grazie agli idrocarburi concessigli da Gheddafi in cambio del sacrosanto risarcimento per lo sterminio di due, tre generazioni libiche. Questo Stato di zoccole e prosseneti, "non donna di provincia, ma bordello", ammaestrato dalla Chiesa al tradimento, alla pugnalata alle spalle, al cambio casacca, al vendolismo, stavolta s'è picconato i coglioni. S'illude che la sua lap dance attorno ai pozzi di petrolio libici gli conservino qualche tanica di carburante. Sai le risate di Sarkozy, Cameron e Obama quando vedranno il guitto mannaro in mezzo a 60 milioni di automobilisti italiani inferociti, rimasti a secco, appesi allo sgocciolio da oleodotti chiusi o aperti secondo gli umori di Exxon, Total e BP. Dovrebbe essere peggio per il guitto e il suo lift boy che con Ruby. Ma ci penseranno i sinistri a levarli d'imbarazzo, convincendo tutti che la colpa è del "pazzo sanguinario" Gheddafi. Intanto, subito dopo Frattini, a prendere in mano la situazione e insegnare ai propri ascari con chi fare affari e con chi no, a Bengasi è giunto l’inviato di Obama, terzo, ma il più grosso, tra francesi, qatarini e il manichino Upim. I “generali” dell’insurrezione gli si sono aggrappati allo strascico di ermellino schiamazzando disperati per più armi, più missili, più sfracelli di popolo libico, dato che, marmaglia di venduti e mercenari che sono, bastano quattro gatti gheddafiani a farli cagare sotto. Pare che, di fronte al costo economico imposto alla “comunità internazionale” dalla forza e dalla volontà del popolo libico di non farsi sodomizzare dalle zoccole di Bengasi e dai loro papponi e alla luce della crisi politica scoppiata con alleati strategici come Turchia e Germania, emerga la soluzione B: vediamo di tenerci la Cirenaica con il più di petrolio e lasciamo per ora ai gheddafiani la sabbia dell’Ovest e del Sud. Presto o tardi faremo partire anche laggiù una qualche bella “rivoluzione colorata”
Mercenari
I briganti scatenati dall'imperialismo a Bengasi, oltre a dimostrarsi inetti e codardi in battaglia, si stanno azzannando tra di loro per la primazia al banchetto colonialista. E' scoppiata una contesa "fratricida" tra diversi referenti degli aggressori: Khalifa Hiftar, un manutengolo Cia arrivato da Langley, Usa, e nominatosi comandante militare, e il filofrancese vicepresidente del Consiglio di Transizione Abdul Hafidh Ghoga, il quale gli ha subito contestato la carica e gli ha opposto tale “generale” Abdul Gatah Yunis, causando grande smarrimento tra i fornitori di armi accorsi. Che si scannino tra di loro questi "giovani rivoluzionari, cari agli utili idioti. E' un classico tra mercenari.
Come diceva Gheddafi. L'inglese Daily Telegraph conferma la presenza di terroristi di Al Qaida in Libia, reduci dagli incarichi imperialisti assolti in Bosnia, Kosovo, Cecenia e Afghanistan antisovietico, che insieme alle bombe, ai missili all'uranio, ai droni Nato, lavorano alla distruzione della Libia e alla consegna del paese agli avvoltoi occidentali. Come ovunque, queste unità Al Qaida sono formate e guidate da agenti Cia.
Come diceva Gheddafi e come volevasi dimostrare. Il governo del Chad e altri del Sahel hanno chiesto ai mercenari di Bengasi di cessare la caccia puramente razzista a cittadini di questi paesi, fatti passare per "mercenari" di Gheddafi, catturati e uccisi in massa, mentre si tratta di lavoratori dei 2 milioni immigrati in Libia. Osservatori, senza fette di prosciutto sugli occhi, parlano di genocidio.
Acqua!!!
C'è il petrolio e c'è la posizione geostrategica a capo dell'Africa e in mezzo alle turbolenze insurrezionali arabe. E non è poco. Anche perchè se metti la mano sul rubinetto degli idrocarburi, tieni per la gola tutti i tuoi vassalli e valvassori. Ma c'è dell'altro, anche perchè, se non a tutti e magari a quelli che non vanno bene, come Cina e India, Gheddafi il petrolio lo vendeva. Avete sentito il ministro dell'Agricoltura libico avvertire che, siccome gli stavano cadendo vicino, se missili e bombe avessero colpito gli acquedotti, il 70% della popolazione (sgherri imperiali di Bengasi compresi) sarebbe rimasto a secco completamente. Cioè votata a morte sicura. E immediata, non come quella strisciante all'uranio, bell' e in atto. Accertato che in Occidente non ci si mette proprio niente a rubare acqua per sé e a privarne tutti gli altri, vedi Israele, resta il fatto che, se per ora l'Occidente delle guerre per petrolio, rotte e posizioni di forza, nell'acqua ci può ancora sguazzare, tutti sappiamo che le scelleratezze future dell'uomo bianco saranno per l'acqua. Sotto la Libia c'è un mare d'acqua dolce che sta lì da 38mila anni, è fresca, buona e purissima, come nessun farabutto dell'acqua minerale si sognerebbe mai. Gheddafi ne ha voluto fare la garanzia di vita e di scambio per il suo popolo e per l'Africa, anche una volta che gli idrocarburi fossero finiti e non avrebbero più portato gli introiti che oggi garantiscono alla Libia il più alto standard di vita del continente.
Sulla base del progetto "Grande Fiume", elaborato molti anni fa, nel settembre del 2010 il governo libico ha impegnato 33 miliardi di dollari per realizzarlo. Se volete leggere per il lungo il valore in dollari di tutta quell'acqua, calcolato ai prezzi di oggi (e non a quelli inimmaginabili di domani), ecco qua: 70.000.000.000.000. Zero più zero meno. Poteva lasciare indifferente la banda di predoni chiamata "comunità internazionale"? I lavori sono iniziati il 1 settembre dell'anno scorso. Più o meno il periodo in cui la Libia incominciava a pullulare di teste di cuoio e spie statunitensi, francesi e britanniche e si allertavano i vari burattini libici annidati nello Stato, o a libro paga di Londra e Washington. Se gli Usa non erano iperentusiasti dell'immediato sfascio della Libia e puntavano ai più accessibili bacini idrici latinoamericani, si sono fatti convincere da altri che avevano una sete fottuta, quella che già gli aveva fatto fare tre guerre contro il Libano per il fiume Litani, annettersi il Giordano, spaccare il Sudan per controllare il Nilo e mirare, grazie ai clienti curdi, ai grandi fiumi mesopotamici (uno passa anche per la Siria). Indovinate un po' chi? Quelli ai quali un acquedotto dal Grande Mare Dolce, attraverso l'Egitto, arriva subito subito. Fateli pure saltare, gli acquedotti libici (vedi mappa), fateli pure morire disseccati, tutti quanti, i cittadini di quel paese. Tanto il mare dolce sotterraneo resta a disposizione e meno gente c’è attorno, meglio è.
Il Pulitzer dei rettili
Quando condivide il copyright con qualche luminare del giornalismo anglosassone, "il manifesto" dà il meglio di sé. Stavolta l'articolone è del noto Immanuel Wallerstein ed è l'ennesima dimostrazione che alcuni commentatori ed editorialisti del "quotidiano comunista" (ha-ha-ha) sono una manica di coglionazzi, quale tanto arrogante quanto incompetente, quale tanto osservatore neutrale quanto amico del giaguaro. Esordisce il Pulitzer dicendo che Gheddafi e leader occidentali concordano nel voler stroncare la "seconda rivolta araba". Puttanata cerchiobottista che vorrebbe fare dell'agnello libico, azzannato dai lupi occidentali, il complice dell'affossamento delle rivoluzioni arabe. Solo che quelle autentiche di Bahrein, Yemen, Egitto, Somalia, Tunisia, Giordania, sono rivolte contro quei lupi, mentre l'opera buffa dei gaglioffi prezzolati di Bengasi è stata lanciata proprio contro quelle rivoluzioni. E contro colui che ne è stato per decenni, con Egitto, Iraq e Siria, uno degli iniziatori e il costante punto di riferimento. La specialità di questi Badoglio del giornalismo è di atteggiarsi a colombe e a strisciare e mordere come rettili. Dice bene, Wallerstein, quando dice che gli arabi si stanno muovendo con motivazioni e obiettivi simili al '68 del Nord, contro l'autorità, l'arbitrio, l'esclusione, la corruzione. Dice malissimo quando a questo assimila i vendipatria maneggiati da Cia, MI6 e Mossad, che puntano a tramutare il benessere e la dignità del popolo libico in risorse di Wall Street e della City. Altra stronzata: sarebbe stata la Lega Araba, col suo consenso alla no-fly-zone (di 9 governi su 22), ad aver convinto un riluttante Pentagono a entrare in campo, trascurando il dettaglio che gli Usa avevano fatto sapere ai despoti arabi che, se non avessero acconsentito alla no-fly-zone, non gli avrebbero consentito di andare a massacrare i rivoluzionari di Bahrein o Yemen. Anzi.
Pagato l'inevitabile obolo alle centrali imperiali dell'intossicazione, delirando su un governo Usa che sarebbe andato in Iraq per "fermare i massacri di Saddam Hussein", l'ominicchio s'impegna nell'operazione di tutti i sinistrati: frullare insieme capre e cavoli. La sollevazione libica contro "un leader particolarmente feroce" (non menziona Mubaraq, Ali, Saleh, Abdallah) sarebbe stata innescata dalle rivolte nei paesi vicini. Quindi parimenti nobile. No, Pietra del Bastione (Wallerstein), il pogrom libico l'hai, l'hanno, voluto tirare fuori dalla melma della sua fellonia al servizio dell'invasore, cucendogli addosso i panni dei rivoluzionari e martiri del Cairo e di Tunisi. Il tuo bastione è di pastafrolla e la tua pietra manca il segno. Chiude umanitariamente, il guru del "manifesto" e lamenta che non si intervenga anche quando gli ammazzati non sono 10mila (ovviamente quelli uccisi di Gheddafi), ma solo una decina. Forse pensa alla Siria. Il minchione non si chiede: chi uccide chi e perchè. Ai giusti, che siano uccisi dieci tagliagole yankee in Afghanistan, sta benissimo. E che a Bengasi paghino la loro fellonia gli sguatteri dell'Occidente, pure.
Messico e nuvole di tutti noi
Non solo Libia. In Messico, dove con Calderon negli ultimi quattro anni sono state uccise quasi 40mila persone in quella finta guerra al narcotraffico che è la militarizzazione del paese su mandato Usa, si è scoperto che la ditta Usa L-3MPRI, appalto del Pentagono, sta reclutando mercenari Usa per assistere i militari messicani nella cura del narcotraffico e nei bagni di sangue perlopiù di civili innocenti.
Fratelli arabi
I mercenari sauditi e del Qatar (paese di Al Jazira e del suo padrone, il sovrano assoluto, che ha ordinato alla sua emittente di stravolgere la verità sulla Libia), penetrati in Bahrein su mandato Usa per stroncare la rivolta di massa, puntellare il sultano e salvaguardare la base-anti-Iran della V Flotta, dopo aver ammazzato a cannonate 40 manifestanti inermi che, nella capitale Manama, occupavano egizianamente Piazza Perla, ieri hanno ucciso altri tre dimostranti. La rivoluzione nel Bahrein annega nel sangue e si attendono mercenari e F-16 all'uranio della "comunità internazionale" che, umanitariamente, per salvare i civili, intervengano contro il "pazzo sanguinario". Non sono ancora arrivati. Come mai? Forse perché, come raccontano gli autocrati di Bahrein e Arabia Saudita, i rivoltosi non sono che fanatici settari sciti, istigati dall’Iran, Stato canaglia numero uno e da Hezbollah, e cosa non si deve fare per impedire che gli ayatollah non polverizzino il mondo con le loro atomiche (come già aveva tentato di fare Saddam con i suoi falafel di distruzione di massa e Milosevic con i suoi cevabcici ). Guai a far sapere in giro che gli sciti sono il 70% della popolazione, represso ed escluso dal 30% sunnita accoccolato attorno all’emiro e che a Piazza della Perla c’erano quasi tutti i bahreiniti, sciti e sunniti fusi contro il despota parassita, puntellato dalle armi Usa. Meglio coprire il tutto con la “cospirazione persiana contro i paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo” e dare così un senso alla V Flotta Usa ancorata lì davanti e ai propositi USraeliani di arrivare al redde rationem con l’ultima nazione sovrana musulmana ( e, a seguire e precedere, con Hezbollah e Hamas).
Sanaa, Yemen
In Yemen a due mesi dall'inizio di una rivoluzione anti-despota e anti-neoliberismo imperialista, siamo a più di 200 morti, in parte da missili Usa. Con i rivoltosi del Sud progressista e del Nord da sempre escluso e represso, con l'avanguardia studentesca di Sanaa, Taiz e Aden, si sono schierati alcuni degli alti comandi militari. Il regime del fantoccio Usa-Saudita, Ali Saleh, in una sola giornata ha ucciso oltre 50 studenti. Ieri, tre caduti negli scontri tra gli sbirri ancora fedeli al tiranno e rivoltosi appoggiati da militari. Il rischio ora è che, come in Egitto, l'imperialismo cerchi di sostituire l'indifendibile ex-fantoccio con i nuovi fantocci, "moderati", dell'esercito e così fottere la rivoluzione. Nessun intervento umanitario occidentale a difesa dei civili ansiosi di democrazia e libertà, massacrati dal regime. Come mai?
L’intemerato giudice Goldstone
Un civile ucciso e due feriti nella quotidiana decimazione del popolo di Gaza. Siamo a quasi 2000 morti ammazzati a partire dell'inizio di Piombo Fuso, compresi gli infermi che sono morti perchè non lasciati uscire per curarsi. Continua l'assedio a Gaza, la proliferazione delle case israeliane in Gerusalemme Est, le violenze e i furti dei coloni contro gli abitanti titolari di quella terra. A Gaza la gente vive nella fame e tra le macerie, perchè gli aguzzini non lasciano passare un etto di cemento, viveri e farmaci. Il Nuovo Egitto della Giunta Militare egiziano-yankee, che cerca di rubare la rivoluzione al popolo, continua la collaborazione genocida con Israele mantenendo serrato il valico di Rafah. Gli occupanti nazisionisti vessano senza soluzione di continuità la popolazione palestinese con cittadinanza israeliana, continuando anche a sottrargli terre. Il 61,3% delle famiglie palestinesi vive sotto il livello di povertà (l'80% a Gaza), Israele spende ogni anno 1.100 dollari per ogni studente israeliano e 192 dollari per quello arabo. Ruba ai palestinesi l'80% dell'acqua, pratica l'apartheid più razzista e feroce, è il più grande pulitore etnico dell'era presente e ha creato uno Stato teocratico etnicamente puro, con leggi razziali peggiori di quelle tanto deprecate del nostro 1938.
Tutto questo e le continue guerre d'aggressione, massimo crimine contro l’umanità, rimane da 60 anni, a dispetto di decine di risoluzioni ONU finite nel cesso dei premier sionisti, totalmente impunito. Come restano impuniti, nazionalmente e internazionalmente, gli assassinii, i rapimenti, le detenzioni abusive, le violenze corporali e sessuali, le torture, tutti crimini documentati dalle stesse organizzazioni israeliane. Su questo sfondo, dopo l'olocausto di Gaza, si era erta per conto del Consiglio dei Diritti Umani dell'ONU, la figura di un onesto e coraggioso giudice ebreo sudafricano, Richard Goldstone, che aveva realizzato un'inchiesta shock sui crimini di guerra e contro l'umanità compiuti da Piombo Fuso. Per un anno e mezzo dopo il suo rapporto, che aveva suscitato la rabbiosa reazione di Israele, su Goldstone si sono avventate le lobbies ebraiche mondiali, con tutta la loro impareggiabile potenza di fuoco, di ricatto e di diffamazione. Pochi avrebbero resistito nella difesa della verità. Tra questi pochi non abbiamo trovato il giudice ebreo. Voce del sangue? Effetto di minacce irresistibili, tipo killer professionisti del Mossad? Povero Goldstone, alla fine è crollato: "Se avessi saputo allora ciò che so oggi, non avrei scritto quel rapporto, ora vado subito nell’amata Israele per una bella vacanza (gratis)".
Però ciò che sa oggi, l'intemerato Goldstone non ce lo dice... Invece ciò che sapeva ieri e che oggi sembra rinnegare, lo hanno inciso nel cervello e, spesso, nella pelle, un milione e mezzo di palestinesi di Gaza. E noi che l'abbiamo visto succedere.
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Corea del Nord
Pyongyang, 22 marzo. Un portavoce del Ministero degli Esteri della Repubblica Popolare Democratica di Corea ha così risposto alla domanda sollevata dal KCNA riguardo l’attacco militare americano in Libia:
“Il 19 marzo scorso, gli Stati Uniti hanno lanciato un attacco militare sulla Libia in collaborazione con alcuni paesi occidentali. Hanno apertamente interferito negli affari interni della Libia, scatenando una guerra civile ed architettando poi un’ingannevole risoluzione abusando dell’autorità del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Hanno infine organizzato un indiscriminato intervento armato andando oltre i limiti della risoluzione.
La RPDC denuncia energicamente quanto avvenuto come un orribile crimine contro l'umanità ed una deliberata trasgressione alla sovranità ed all’integrità territoriale di uno stato indipendente, in grave violazione della dignità del popolo libico e del proprio diritto all’esistenza. Tale azione di guerra non può assolutamente essere giustificata e dovrebbe essere interrotta immediatamente.
Il mondo assiste quasi quotidianamente all’insopportabile morte di tantissimi civili ed agli indicibili disastri causati dalle due guerre avviate dagli americani nel nuovo secolo. Non contenti di tutto questo, gli Stati Uniti hanno incoraggiato una nuova disastrosa guerra allo scopo di portare ad un cambio di regime in Libia, con il falso pretesto di “proteggere i civili”, per porre poi le risorse naturali libiche sotto il proprio controllo.
Gli USA non hanno esitato ad interferire negli affari interni di altre nazioni e ad attuare interventi armati, abusando del nome dell’ONU, noncuranti della sovranità di stati indipendenti. Tali prepotenti ed arbitrarie pratiche sono divenute attualmente il motivo principale di rischio per la pace e la stabilità mondiale.
L’attuale crisi libica insegna un’importante lezione alla comunità internazionale.
Era già evidente agli occhi del mondo come la tanto strombazzata “dismissione nucleare in Libia” era l'inizio della strategia di aggressione architettata dagli americani, che prevedeva di persuadere lo stato-rivale con suggestivi appelli a “garantire la sicurezza” ed al “miglioramento delle relazioni” allo scopo di disarmarlo e poi attaccarlo in forze.
Questo dimostra ancora una volta la verità storica che la pace possa essere preservata solo costruendo ciascuno la propria forza finché nel mondo continueranno queste pratiche ingiustificate e prevaricatrici. La RPDC era pienamente nel giusto quando intraprese la politica del Songun, e la capacità di difesa militare costruita grazie ad essa fa da preziosissimo deterrente allo scoppio di una guerra, garantendo pace e stabilità nella penisola coreana”.
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STOP THE WAR
stopwar.altervista.org
MANIFESTAZIONE NAZIONALE
NAPOLI, 16 APRILE
CONTRO L’IMPERIALISMO, AL FIANCO DEL POPOLO LIBICO E DI TUTTI I POPOLI IN RIVOLTA
Ci risiamo. L’Italia - che a parole ripudia la guerra - si è lanciata in una nuova aggressione militare, al fianco di Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti; la quinta in vent’anni, la terza nel giro di un decennio.
I motivi? Per questa, come per altre guerre, sono chiari e precisi: la rapina di risorse energetiche e materie prime - di gas e petrolio - e gli affari delle grandi aziende e della grande finanza. L’attacco alla Libia di Gheddafi, fino a ieri “nostro miglior alleato”, rappresenta anche la possibilità di gestire un territorio-chiave, di addomesticare tutte le rivolte che stanno agitando il Nord Africa e il mondo arabo, di controllare un pezzo di mondo che si è risvegliato e cerca da sé la sua libertà.
Questo attacco ha già causato già centinaia di morti fra i libici, e tanti ancora ce ne saranno non appena l’uranio impoverito, utilizzato in questa come in tutte le altra guerre degli ultimi anni, comincerà a mostrare i suoi terribili effetti. [continua]
ASSEMBLEA CONTRO LA GUERRA
per info e contatti: stopwar.altervista.org
appello per la mobilitazione
lista adesioni (in continuo aggiornamento)
il manifesto
lunedì 4 aprile 2011
PERCHI SUONA LA CAMPANA DEI PACIFINTI - IL TRIDENTE AFRICANO
Più qualche prezioso contributo altrui, con l’elenco degli utili idioti e degli amici del giaguaro che il 2 aprile hanno cerchiobottato a Piazza Navona. E’ più folto questo elenco degli sciagurati né-né, che non la loro presenza in piazza. Segno, o che delle nostre carneficine non gliene frega più molto a molti, o, bicchiere mezzo pieno, che l’ambiguità di chi lamenta le bombe, ma avalla le infamie demonizzatrici dell’imperialismo, non tira più.
Gli italiani ridono della vita: ne ridono assai più e con persuasione intima di disprezzo e freddezza, che non fa niun’altra nazione… Le classi superiori d’Italia sono le più ciniche di tutte le loro pari nelle altre nazioni. Il popolaccio italiano è il più cinico dei popolacci. (Giacomo Leopardi)
I parlamenti, escludendo le masse dall’esercizio del potere e riservando a proprio vantaggio la sovranità popolare, sono divenuti una barriera tra popolo e potere. Al popolo non resta che la falsa apparenza della democrazia che si manifesta nelle lunghe file di elettori venuti a mettere nelle urne i loro voti. Il parlamento è costituito formalmente come rappresentante del popolo, ma questo principio è in se stesso non democratico, perché democrazia significa potere del popolo e non potere della rappresentanza di esso. L’esistenza stessa del parlamento significa assenza del popolo. La vera democrazia non può esistere se non con la presenza del popolo stesso e non con la presenza di suoi rappresentanti. (Muammar Gheddafi).
I bombardamenti colpiscono quartieri, città… fermate questo massacro, qualcuno nel mondo faccia fermare questo massacro e rispettare il popolo libico, la sua indipendenza e la sovranità dei popoli di questa terra. … La Libia è la Libia, si deve rispettare la sovranità dei popoli e esigere il diritto alla vita, alla pace, al diritto internazionale e alla causa umana. Fino a dove arriva la follia dell’imperialismo? Bisogna fermare l’imperialismo yankee, è una minaccia enorme che ha annegato nel sangue e nella miseria un mondo che pretende libertà. (Hugo Chavez).
(Articolo imperdibile di Giulietto Chiesa sul complotto antilibico anglofrancese)
A questo documento va aggiunto l’altro che ci rivela come nel 2008 gli Usa stabilirono a Stoccarda il nuovo comando militare per l’Africa, AFRICOM, in vista di garantire militarmente (bombe, missili, marines, torturatori, quisling indigeni assoldati) l’assalto economico alle risorse del continente. Gheddafi rifiutò di partecipare a questo piano antiafricano e imperialista, lo denunciò come tale, sollecitò l’Unione Africana, da lui promossa a non aderire e, infatti, nessun paese africano, nemmeno i più servili e assoggettati, concesse la sede ad AFRICOM sul suo territorio (per cui ora è previsto il trasferimento a Napoli, nella sovrana colonia Italia (di cui si irride il Risorgimento antimperialista). Per lo stesso motivo i franco-Usa buttano per aria la geostrategica Costa d’Avorio, in Africa Occidentale, disconoscendo la vittoria alle presidenziali dell’anno scorso del presidente uscente, l’anticolonialista Gbagbo, e avallando i brogli e la sedizione dell’uomo dell’Occidente, Uttara, reduce da una lunga permanenza negli Usa e Alto funzionario del Fondo Monetario Internazionale, il noto vampiro dei popoli. Ora questo rinnegato fantoccio è all’attacco sostenuto dalle tribù del Nord (opportunamente da tempo bengasizzate), ma anche da 8000 effettivi dell’ONU, assicurategli dal superquisling Ban Ki-moon.
A proposito delle prove fornite da Chiesa per una guerra alla Libia pianificata dai franco-inglesi da mesi e mimetizzata da una presunta “esercitazione” militare negli stessi giorni dell’attacco, propagandisticamente preparata dalla rivolta dei banditi di Bengasi, integrati da centinaia di spie e teste di cuoio occidentali, ricordiamo l’analoga fenomenologia dell’11 settembre e degli attentati a metro e bus di Londra del 2005. Anche in questi casi erano in corso nelle stesse ore “esercitazioni” che, a New York, mimavano un’incursione di terroristi aerei contro proprio quegli obiettivi e, a Londra, una serie di attentati nella metropolitana. Qui fu una società israeliana a organizzare il tutto. Stupefacente coincidenza. Come quando, subito dopo una minaccia di Osama di colpire centri nevralgici Usa, ad Amsterdam, grazie all’intervento della sicurezza israeliana, un tipo bizzarro senza passaporto e senza visto per gli Usa, fu fatto imbarcare sul volo a Detroit, Natale 2009, durante il quale si bruciò le mutande tentando di innescare un mortaretto, mentre qualcuno lo riprendeva da due file dietro con la telecamerina. Lo sprovveduto strumento della provocazione era un nigeriano proveniente dallo Yemen. Magnifica occasione per denunciare la presenza nello Yemen colonizzato, squassato dalla rivolta delle sue popolazioni contro un fantoccio dell’Impero, della solita Al Qaida da debellare prima che facesse saltare per aria la Casa Bianca. Meditate gente, meditate.
Tra i numerosi precedenti della “rivoluzione” monarco-integralista-mercenaria di Bengasi, oltre ai preparativi per l’attacco franco-britannico dal 21 marzo in poi, partiti mesi prima, c’è anche l’accordo concluso con alcuni satrapi della Lega Araba dalla strega di Haensel e Gretel, Clinton: se avessero consentito alla zona di interdizione al volo sulla Libia, gli Usa avrebbero autorizzato i vassalli sauditi e degli Emirati di invadere il Bahrein e schiacciarne la rivolta degli oppressi contro il monarca, custode della base della V Flotta Usa.. Sulla carta, tale consenso ci fu, ma fu un consenso, appunto di carta. Un mito. Infatti dei 22 Stati membri della Lega, solo 11 si presentarono. Di questi due, Siria e Algeria, rifiutarono. Votarono per la no-fly-zone, però strettamente limitata a inibire i voli dei lealisti (s’è visto), solo 9 membri. Abbastanza per far proclamare ai carnefici: “Anche gli arabi stanno con noi”.
IL TRIDENTE AFRICANO ANGLO-FRANCO-USA
I boccaloni e volponi che si sono riuniti a Piazza Navona, formalmente per la pace in Libia, in sostanza in appoggio ai motivi adotti per la controrivoluzione di Bengasi e l’aggressione dei “volenterosi” (volenterosi di revanscismo colonialista), erano per fortuna quattro gatti, a dimostrazione che quel doppiogiochismo inchiappetta sempre meno gente. Oggi basta dare un’occhiata alla mappa dell’Africa, vedere i tre focolai di destabilizzazione con intervento occidentale (sempre quello: francesi, britannici, statunitensi e chaperon ONU) e, capire, sempre che non si sia oligofrenici alla Rossanda, o quinte colonne tipo una qualunque ONG, l’operazione geostrategica per la quale l’imperialismo ha approntato i suoi interventi. Siamo nella “Fase Tridente”, una strategia che punta ad accerchiare il Nord e Centro Africa, largamente già assoggettati (Marocco, Egitto, fascia sahariana e subsahariana dal Corno d’Africa al Senegal), facendone saltare le tre cerniere: Libia, Eritrea-Somalia (con allegato Yemen) e Costa d’Avorio.
In Somalia sono all’opera i mercenari di paesi satelliti come Uganda, Etiopia e Ruanda (del quale ultimo qualche finto fesso in Italia celebra ora la “giornata della memoria del genocidio Tutsi”, colossale falsificazione franco-Usa di quanto avvenuto veramente in quel paese ridotto a zerbino occidentale). Non riuscendo a eseguire il mandato di debellare la rivolta patriottica degli Shabaab, mercenari e quisling si limitano alla soluzione imperialista B di trucidare più gente possibile e mantenere il paese nelle condizioni di Stato fallito e di caos permanente. Condizione che consente all’Occidente di praticare i suoi flussi criminali, militari e petroliferi, lungo la rotta strategicamente più cruciale del mondo.
L’Eritrea, sotto Isaias Afeworki bastione di indipendenza e autodeterminazione, nonostante i ripetuti assalti bellici del despota etiopico, Meles Zelawi, le criminali sanzioni occidentali e l’accanimento demonizzante dei soliti media-puttana (anche qui eccelle il purulento manifestaiolo Stefano Liberti, ora a invocare missili sui civili di Mishrata, già massacrati dai mercenari controrivoluzionari), è nella fase dei prodromi propagandistici mirati a convincere l’opinione pubblica di marca Gino Strada, Rossanda e Morgantini, ad accompagnare quella che sarà l’ennesima guerra umanitaria contro un “dittatore, pazzo sanguinario” e per la “democrazia”. Lo dovrebbero facilitare, oltre al cliente del lupanare occidentale, Etiopia (nel quale la nostra “Salini” sta compiendo l’ennesimo crimine ecologico, con una megacentrale idroelettrica che sottrarrà acqua ai paesi a valle, Sudan ed Egitto, così ricattabili), i secessionisti del neo-Stato fantoccio Sud Sudan. Un Kosovo africano allevato da Israele, Vaticano, Usa, UE, creato per sottrarre petrolio e acqua del Nilo agli effettivi o potenziali disobbedienti a valle e per fornire basi logistiche e mercenariato ad altri interventi (Darfur e, appunto, Eritrea). Con il Sudan, non è finita. Non contenti della separazione del Sud, ora si tratta di strappare al paese ostinatamente renitente alla ricolonizzazione, anche l’enclave di Abyei, che gli accordi del 2005 avevano assegnato al Nord. E ad Abyei che si trovano i giacimenti di petrolio più ricchi ed è la Cina, che ne riceveva la massima quantità, che ne deve essere esclusa a vantaggio di Exxon, BP, Total e Shell.
Sostenitori del presidente Gbagbo
Al momento l’aggressione più feroce e scoperta è quella contro la Costa d’Avorio, antico feudo francese, conservato, a dispetto dell’indipendenza formale, nella sfera d’influenza del padrone coloniale, fin dal “padre della patria” e fantoccio Houphouet Boigny (arteriosclerotica tartaruga da terrarium francese, che intervistai una trentina d’anni fa). Fu il successore Laurent Gbagbo a porre fine a questo vergognoso vassallaggio e a utilizzare la ricchezza del paese, principalmente cacao, per un’effettiva indipendenza e il miglioramento delle condizioni di vita di una popolazione stremata e di un paese saccheggiato dal neocolonialismo. Immediatamente fu messa in atto la classica destabilizzazione frazionistica, facendo leva su fin lì sopite differenze confessionali e tribali tra Nord e Sud e provocando una guerriglia strisciante, dove alle popolazioni largamente nomadi del Nord vennero fatte le solite promesse di Bengodi e forniti i mezzi per una sollevazione armata. Si arrivò così alle elezioni presidenziali dell’anno scorso, con il paese infestato dalla guerriglia, da 9000 mercenari caschi blù “di pace”, ovviamente schierati contro Gbagbo e, ultima ora, da un contingente di 1.500 truppe del solito farabutto-gigolò di Parigi. Diritto d’ingerenza ovviamente garantito dall’ONU alla banda genocida anglo-franco-israeliana in gara per l’Africa con i collusi-collisi Usa. Tanto genocida che oggi una Geraldina Colotti del “manifesto”, giornalista onesta e consapevole, che aveva raccontato le stragi in atto per mano del candidato presidenziale, Alessane Uttara, sconfitto (per la Corte Suprema avoriana, ma non per la “comunità internazionale”), è stata sostituita dalla solita mosca cocchiera di Lettera 22, in attesa, magari, che, sciolto dal compito Nato in Libia, arrivi il filo-pogromista Liberti. Uttara, in queste ore, sta avventandosi sulla capitale economica Abidjan, annegando nel sangue con in suoi tagliagole coperti dal mercenariato franco-ONU quanto va incontrando. In sintonia con i gaglioffi Cia messi a capo dei “giovani rivoluzionari” monarco-integralisti di Bengasi, Uttara offre ogni garanzia per il programmato saccheggio e la riduzione in colonia di un paese irrinunciabile per la sua posizione strategica nel gomito del Golfo di Guinea. Come ricordato sopra, è l’ennesimo burattino imperialista allevato nelle università statunitensi e negli alti gradi del Fondo Monetario Internazionale. Sicuramente un soggetto “democratico”, da sostenere contro il “pazzo sanguinario Gbagbo”, anche per gli accoliti dei guru pacifisti di Piazza Navona, una volta che il loro sguardo strabico si sarà allungato dalla Libia e dalla Siria fino a al cuore dell’Africa Nera.
Della Siria parleremo la prossima volta. Intanto due notiziole sul santo subito Gino Strada. Non v’è dubbio che al capo di Emergency vanno riconosciuti meriti anti-guerra e per le vittime dell’Afghanistan, ma qualche ombra sull’immacolata figura non dovrebbe essere trascurata, a partire dalla sua vergognosa marcia al traino dello tsunami anti-Gheddafi. Ero nell’Iraq squartato dall’invasione dei “volenterosi”, quando Strada si presentò a Kerbala con la proposta di erigervi uno dei suoi ospedali (un altro lo aveva messo su, chissà perché, nel Kurdistan iracheno, del tutto pacificato e sotto controllo dei capibanda narcotrafficanti Barzani e Talabani, a loro volta tentacoli della penetrazione israeliana). Nonostante i mirati bombardamenti alleati, l’Iraq conservava allora ancora quella struttura sanitaria dell’era Saddam che era considerata la più avanzata dell’intera regione. Ogni città pullulava di ospedali e di medici di altissimo livello. I quali spiegarono a Strada che di un suo ospedale non v’era alcun bisogno, ma che piuttosto facesse arrivare macchinari e farmaci, visto che embargo e missili ne avevano falcidiati la gran parte. Una richiesta che al nostro non interessò per cui, insalutato ospite, se ne andò. Mancanza di resa pubblicitaria e, quindi, economica, per Emergency? A pensar male… Strada ci spieghi. E ci spieghi anche perché avesse ritenuto necessario creare in Sudan un sofisticato centro d’eccellenza cardiologico, non certo destinato alle masse impoverite di quel paese, da anni sotto sanzioni occidentali e mutilato dalle aggressioni belliche, piuttosto di un più popolare centro per gli endemici guai sanitari di massa della popolazione: malaria, patologie da denutrizione, tubercolosi…
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E qui di seguito qualche notizia interessante di Enrico Piovesana sul grembo dal quale sono usciti i “ragazzi rivoluzionari libici” cari agli apripista di sinistra delle carneficine imperialiste.
25/03/2011
Rivelazioni sul coinvolgimento dei servizi segreti francesi nella pianificazione delle rivolte anti-Gheddafi e sulla presenza in Cirenaica di forze speciali angloamericane fin dalle prime fasi della ribellione, se non da prima
Se non fosse per l'aspro scontro diplomatico in atto tra Italia e Francia sulla Libia, difficilmente saremmo venuti a conoscenza degli imbarazzanti retroscena della 'rivoluzione libica' pubblicati ieri dalla stampa berlusconiana, che dimostrano come la rivolta popolare contro Gheddafi sia sta orchestrata da Parigi fin dallo scorso ottobre.
Il quotidiano Libero, citando documenti riservati dell'intelligence francese (ottenuti dai servizi italiani) e basandosi su notizie pubblicate dalla newsletter diplomatica Maghreb Confidential, racconta come l'uomo più fidato del Colonnello, il suo responsabile del protocollo Nouri Mesmari (nella foto con Gheddafi), lo abbia tradito rifugiandosi a Parigi lo scorso 21 ottobre.
Lì, nel lussuoso hotel Concorde Lafayette, questo inquietante personaggio ha ripetutamente incontrato i vertici dei servizi francesi, fornendo loro informazioni politiche e militari utili per rovesciare il regime libico e contatti libici fidati per organizzare una rivoluzione.
In base a queste indicazioni, il 18 novembre agenti francesi al seguito di una missione commerciale a Bengasi hanno incontrato il colonnello dell'aeronautica Abdallah Gehani, pronto a disertare. Gheddafi scopre qualcosa e dieci giorni dopo chiede alla Francia di arrestare Mesmari, ma lui chiede asilo politico e continua a tessere le sue trame.
Il 23 dicembre arrivano a Parigi altri tre libici: Faraj Charrant, Fathi Boukhris e Ali Ounes Mansouri, ovvero al futura leadership della rivoluzione libica. Mesmari, sempre sorvegliato/protetto dai servizi francesi, si incontra con loro in un lussuoso ristorante degli Champs Elysèe.
Subito dopo Natale arrivano a Bengasi i primi ''aiuti logisitici e militari'' francesi.
A gennaio Mesmari, soprannominato dagli 007 francesi 'Wikileak' per tutte le informazioni che rivela, aiuta Parigi a predisporre i piani della rivolta assieme al colonnello Gehani. Ma i servizi segreti libici scoprono le intenzioni di quest'ultimo e lo arrestano il 22 gennaio.
Qui finiscono le rivelazioni di Libero, ma cominciano quelle sull'arrivo di commando di forze speciali britanniche e statunitensi a Bengasi.
Tra il 2 e il 3 febbraio, secondo ''informazioni raccolte in ambienti ben informati'' dal blog Corriere della Collera (dell'analista politico Antonio De Martini, ex responsabile del movimento repubblicano 'Nuova Repubblica'), uomini delle Sas e delle Delta Force sarebbero giunti in Cirenaica per inquadrare e addestrare i futuri ribelli.
Il 17 febbraio scoppia la rivolta in Cirenaica.
Secondo fonti di stampa vicine ai servizi segreti israeliani e pachistani, una settimana dopo, nelle notti del 23 e 24 febbraio, sbarcano a Bengasi e a Tobruk centinaia di soldati delle forze speciali britanniche, statunitensi e anche francesi per aiutare i rivoltosi a sostenere la dura reazione militare del regime di Gheddafi: i gruppi ribelli vengono organizzati in unità paramilitari e addestrati all'uso delle armi pesanti catturate dai depositi governativi.
La consistente presenza di forze militari inglesi in Cirenaica fin dalle prime fasi della rivolta anti-Gheddafi (almeno da fine febbraio) verrà successivamente confermata dal giornale britannico Sunday Mirror.
I primi di marzo, secondo il settimanale satirico francese Le Canard enchainé, i servizi segreti francesi della Dgse hanno fornito ai ribelli libici un carico di cannoni da 105 millimetri e batterie antiaeree camuffato come aiuto umanitario e accompagnato da addesratori militari.
I mesi di pianificazione portata avanti dall'intelligence francese e il tempestivo, se non preventivo, sostegno militare anglo-americano-francese sul terreno, gettano nuova luce sulla natura della 'rivoluzione libica'.
Enrico Piovesana
Stiamo assistendo, noi, cittadini dell'italiota colonia, allo spettacolo di un'ultrasinistra rivoluzionaria asfittica e gaudentemente persa in riti orgiastici di una rivoluzione (tutta interna al loro unico neurone) delle masse operaie in cerca del paradiso “socialista”. Gli attori di questa rivoltante rappresentazione, prodotti composti da merce avariata, si sono gioiosamente amalgamati nel puzzolente miscuglio mefitico-velenoso del favoreggiamento all’ intervento “umanitario dei volenterosi” contro la Libia di Geddafi, evento neocoloniale e imperialista sviluppato e voluto dal gigolò con la “r“ moscia Sarkosion e dal massone sionista Cameron, con la supervisione interessata del serpente nero con testa di Giano bifronte, Obamomo. Quadro assomigliante sempre più ad un grande esilarante dramma satiresco, in cui attorucoli e attricette imbandierati a festa con chitoni e tuniche rosso stinte, stipati sul carro del famoso commediante attico Tespi, s'impegnano in una pièce tragicomica scritta per loro dai summenzionati vampiri e dalle “umanitarie” 7 Sorelle.
(Antonio d’Angelo)
2 aprile, ore 17, manifestazione in piazza della Vittoria
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Ecco, per chi fosse interessato a ravanare nella palude pacifinta per vedere chi c’è e chi non c’è, un elenco di chi s’è intruppato nella combriccola cerchiobottista sotto l’appello di Strada e compagni che metteva in testa la parola d’ordine dei barbari ante e intra portas: “Porre fine alla guerra di Gheddafi contro il suo popolo e contro i migranti”. Teneteli a mente questi nomi e queste sigle. Saprete su chi non contare nella lotta per la liberazione dell’uomo. Anteponiamo a questa lista dell’ipocrisia una calzante espressione di pacifismo Imperialista, come espressa da tale Ugo Onelli sul solito “manifesto” (dove, da Mishrata, ancora insiste l’antigiornalista Stefano Liberti, inviato del “quotidiano comunista”, ma anche di qualcun altro, perché questa mollacciona di Nato intervenga a sostegno dei “giovani rivoluzionari” e dei “civili massacrati da Gheddafi”): Un’idea sarebbe quella di impegnarci nel paese e nel mondo, nelle nazioni e nelle organizzazioni internazionali come l’ONU perché siano comminate sanzioni economiche, embarghi totali nella fornitura di armi a quei paesi che non rispettino diritti umani e democrazia, a quei paesi che non osservino le risoluzioni dell’ONU…” Questo integerrimo dirittoumanista e democratico, a prescindere dal classico culto dell’ONU che, come Napolitano, da sempre firma tutte le scelleratezze belliche dei potenti e a prescindere dall’affidamento della pace a organizzazioni internazionali, magari FMI o BM, o OCSE, o Trilateral, o Bilderberg, o massoneria, o mafia, non si avvede che stupra alcuni principi fondamentali del diritto internazionale: quelli che hanno consentito ai briganti vincitori di processare i briganti sconfitti a Norimberga: sovranità e autodeterminazione dei popoli. Ciò di cui, forse con soddisfazione, si avvede è che cosa abbiano causato all’Iraq 12 anni di sanzioni ed embargo: un milione e mezzo di morti, di cui 500mila bambini. Ma Onelli la pensa come quella tra le ginocrati immancabili a cavallo delle bombe, Madeleine Albright, quando dichiarò che quello “era un prezzo giusto da pagare per eliminare Saddam Hussein”.
Giornata nazionale di mobilitazione contro la guerra. Centinaia le adesioni al Coordinamento 2 aprile
Il primo aprile si manifesta all'Aquila. Il 2 aprile iniziative a Roma, Aviano, Manduria, Ventimiglia, Milano, Genova, Firenze, Vicenza e in altre 35 città.
Il 3 a Sigonella e Mineo.
Il 3 a Sigonella e Mineo.
Sono centinaia le adesioni di organizzazioni, associazioni e movimenti
all'appello del coordinamento
all'appello del coordinamento
Nel Coordinamento 2aprile si riconoscono organizzazioni, associazioni, movimenti, singole persone unite dal rifiuto della guerra e dalla convinzione che sia necessario impegnarsi per fermare i bombardamenti e imporre il cessate il fuoco in Libia, sostenere le rivoluzioni e le lotte per la democrazia e la libertà dei popoli mediterranei e del mondo arabo, garantire accoglienza e protezione ai profughi e ai migranti, opporsi alle dittature , ai regimi, alle occupazioni militari, alle repressioni in corso.
Il coordinamento lancia un appello per fare del 2 aprile una giornata di mobilitazione a Roma e in tante altre piazze d'Italia, avviando un percorso di iniziative diffuse sul territorio.
Di seguito il testo dell'appello con le adesioni fin qui raccolte. In allegato un primo elenco delle iniziative già programmate in più di 40 località. Oggi si manifesta all'Aquila, il 2 aprile iniziative a Roma e nelle principali città, ma anche ad Aviano, a Manduria, a Ventimiglia. Il 3 aprile a Sigonella e a Mineo.
APPELLO
Le persone, le organizzazioni e le associazioni che, in questi giorni, hanno sentito la necessità – attraverso appelli, prese di posizioni e promozioni di iniziative – di levare la propria voce contro la guerra e la cultura della guerra, per sostenere le rivoluzioni e le lotte per la libertà e la democrazia dei popoli mediterranei e dei paesi arabi, per l'accoglienza e la protezione dei profughi e dei migranti, contro le dittature, i regimi, le occupazioni militari, le repressioni in corso, per il disarmo, un'economia ed una società giusta e sostenibile chiedono lo stop ai bombardamenti e il cessate il fuoco in Libia, per fermare la guerra, la repressione ed aprire la strada a una soluzione politica coerentemente democratica.
Il 2 aprile 2011, sarà una grande giornata di mobilitazione e partecipazione attiva a Roma e in tante piazze d'italia. A partire da quella data ci impegniamo a dar vita ad un percorso diffuso sul territorio di mobilitazioni, iniziative, informazione, assemblee, incontri e solidarietà con i movimenti dei paesi arabi.
Prime adesioni:
Arci, Action, Associazione Ya Basta Italia, Associazione Mediterranea, Associazione per il rinnovamento della sinistra, Associazione per la pace, Associazione Senzaconfine, A Sud, Attac Italia, AteneinRivolta, Comitato Fiorentino Fermiamo la guerra, Cobas, Democrazia Chilometro Zero, Donne in nero, Emergency, ESC, FIOM-CGIL, Gruppo Abele, Horus Project, Lega diritti dei Popoli, Legambiente, Libera, Lunaria, Rete@Sinistra, Rete della Conoscenza, Rete Romana Solidarietà al Popolo Palestinese, Rete Studenti Medi, Sinistra Euromediterranea, Stryke-Yomigro, UDU, Un ponte per, Forum Ambientalista, Altragricoltura, IPRI, ASCIA, Comunità Somala Lazio, Amig@s Sem Terra, Associazione Obiettori Nonviolenti, Punto Rosso, Senzaconfine, Rete Antirazzista Firenze, Gruppo Sconfinate, Terre del Fuoco, Iniziativa Femminista Europea
FedS, FGCI, GC, PCL, PdCI, Prc, Sinistra Critica, SeL
Altre adesioni:
Rete Nazionale Radiè Resh, Associazione Donne Brasiliane in Italia, Associazione Sopra i ponti Bologna, WILPF, Associazione Ecoinformazioni, perUnaltracittà-Firenze, Centro ligure di documentazione per la pace, Rete controg8 per la globalizzazione dei diritti, Comitato intercomunale per la Pace nel Magentino, Movimento Nuovi Profili, Collettivo Byzantium Onlus, Associazione Spirit Romanesc, Coordinamento Donne contro il razzismo – Casa Internazionale delle Donne di Roma, Rete Internazionale delle Donne per la Pace, Associazione Casa Rossa – Spoleto,
Convergenza delle Culture – Milano, Rete delle donne Anti Violenza onlus – Perugia, Comitato Piazza Carlo Giuliani Onlus, Comitato Internazionale di Educazione per la Pace – Ciep, Servizio Civile Internazionale, Consorzio Città dell'Altraeconomia, Reorient Onlus, Associazione Trama di terre – Imola, Centro di Solidarietà Internazionalista Alta Maremma, Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute, Associazione "Periferie al Centro" – Fuori Binario, Associazione Amici della Mezzaluna Rossa Palestinese, Associazione Convergenze, Il Cavatappi – Rivista Online, Comunità in Resistenza – Empoli, Comitato "Lo sbarco della nave dei diritti di Genova", Freedom Flotilla Italia,
Rete Nazionale Radié Resh, Chiama l'Africa, Presidio No Dal Molin -Vicenza, CISDA – Coordinamento italiano sostegno donne afghane, Associazione Dimensioni Diverse Onlus, Osservatorio Europa, Collettivo studentesco universitario Napoli, Centro Francescano di Ascolto -Rovigo, Comitato per la Pace "Rachel Corrie" – Genova, il Popolo Viola – Genova, Unione Inquilini, Associazione Campania Europa Mediterraneo, Assemblea studenti del corso di laurea in scienze per la pace – Università di Pisa, Genova laica, Fabbrica di Nichi – Genova, a-sinistra.blogspot.com, U.S. Citizens for Peace & Justice – Rome, Casa per la Pace Milano, Laboratorio politico Alternativa, Dna Altomilanese, Cgil Genova, Cgil Milano, Fp-Cgil Emilia Romagna, La CGIL che Vogliamo – Campania, Cipax, Associazione Ayusya, Associazione Usciamo dal Silenzio – Genova, Rete Antirazzista Catanese, Campagna per la smilitarizzazione di Sigonella, Blocchi Precari Metropolitani, Associazione Amici di padre Roberto Maestrelli, Tavolo della Cooperazione Internazionale -Empoli, ACS Associazione di Cooperazione e Solidarietà, Tavolo Interventi Civili di Pace, USB – Unione Sindacale di Base, Anpi provinciale Roma e Lazio, Fundacion Gentes de Yilania, Mondo Senza Guerre e Senza Violenza – Firenze, Rete Antirazzista IV Municipio Roma, Centro di accoglienza "E. Balducci" – Zugliano Udine, Csp-Csu (Comitato in difesa della Scuola Pubblica – Coordinamento Studentesco Universitario), il manifesto, Stelle Cadenti- artisti per la pace, Luoghi Comuni – San Benedetto del Tronto, Associazione Dimensioni Diverse, associazione per la pace Novara, Laboratorio per la pace di Galliate, Yakaar Italia Senegal, associazione Sinistra per Matera,
comunità cristiana di base San Paolo – Roma, Coordinamento Kurdistan – UIKI, Unicommon, Altra Mente – scuola per tutti, Comitato contro la guerra – Treviso, Greenpeace – gruppo locale di Genova, Tavola della pace e della cooperazione – Pontedera, Coordinamento Pace – Cinisello Balsamo, Associazione Liberate Barabba – Assago (Mi), Comitato Pace, Disarmo e Smilitarizzazione del Territorio – Campania, Associazione Nevo Drom, Associazione Città Migrante – Reggio Emilia, Adesso basta!, Comitato Salvagente, Gruppo Sconfinate Romano di Lombardia, Comitato genitori dell'Istituto "Casa del Sole" del Parco Trotter – Milano, Centro Studi Difesa Civile, DAS_Dimensione Autonoma Studentesca – Siena
Partito Umanista Internazionale, Comunisti Sinistra Popolare – Venezia e Treviso, Lista Civica Un'Altra Provincia-Milano, Comunisti Uniti del Friuli Venezia Giulia, FdCA, PML di Fucecchio, Collettivo Comunista di Nuoro
Adesioni individuali:
Silvana Amati, Enrico Gasbarra, Giuseppe Giulietti, Paolo Nerozzi, Sabina Rossa, Vincenzo Vita, Grazia Scuccimarra, Luciano Muhlbauer, Lido Giampaoli, Barbara Ferrazzo, Tiberio Tanzini, Gian Carlo Bandinelli, Renata Lovati, Simone Lepore, Franco Russo, Agostino Giordano, Francesca Fabbri, Loris Viari, Francesco Cassotti, Paolo Limonta, Mimmo Pantaleo, Maria Silvia Parolin, Franco Origoni, Anna Steiner, Paola Manduca, Moreno Biagioni, Bruno Roveda, Giorgio Nebbia, Angelo Giampietri, Angela Mary Pazzi, Giovanni Capuzzi, Barbara Accetta, Mario Cocco, Maria Carolina Oro, Raffaella Chiodo, Alessandra Carelli, Mario Palmieri, Severina Berselli, Mafalda Bonetti, Veronica Zegarelli, Nicola Vallinoto, Erica Erinaldi, Ilde Ascani, Enrico Calamai, Pilar Anita Quarzell Castel
Il coordinamento lancia un appello per fare del 2 aprile una giornata di mobilitazione a Roma e in tante altre piazze d'Italia, avviando un percorso di iniziative diffuse sul territorio.
Di seguito il testo dell'appello con le adesioni fin qui raccolte. In allegato un primo elenco delle iniziative già programmate in più di 40 località. Oggi si manifesta all'Aquila, il 2 aprile iniziative a Roma e nelle principali città, ma anche ad Aviano, a Manduria, a Ventimiglia. Il 3 aprile a Sigonella e a Mineo.
APPELLO
Le persone, le organizzazioni e le associazioni che, in questi giorni, hanno sentito la necessità – attraverso appelli, prese di posizioni e promozioni di iniziative – di levare la propria voce contro la guerra e la cultura della guerra, per sostenere le rivoluzioni e le lotte per la libertà e la democrazia dei popoli mediterranei e dei paesi arabi, per l'accoglienza e la protezione dei profughi e dei migranti, contro le dittature, i regimi, le occupazioni militari, le repressioni in corso, per il disarmo, un'economia ed una società giusta e sostenibile chiedono lo stop ai bombardamenti e il cessate il fuoco in Libia, per fermare la guerra, la repressione ed aprire la strada a una soluzione politica coerentemente democratica.
Il 2 aprile 2011, sarà una grande giornata di mobilitazione e partecipazione attiva a Roma e in tante piazze d'italia. A partire da quella data ci impegniamo a dar vita ad un percorso diffuso sul territorio di mobilitazioni, iniziative, informazione, assemblee, incontri e solidarietà con i movimenti dei paesi arabi.
Prime adesioni:
Arci, Action, Associazione Ya Basta Italia, Associazione Mediterranea, Associazione per il rinnovamento della sinistra, Associazione per la pace, Associazione Senzaconfine, A Sud, Attac Italia, AteneinRivolta, Comitato Fiorentino Fermiamo la guerra, Cobas, Democrazia Chilometro Zero, Donne in nero, Emergency, ESC, FIOM-CGIL, Gruppo Abele, Horus Project, Lega diritti dei Popoli, Legambiente, Libera, Lunaria, Rete@Sinistra, Rete della Conoscenza, Rete Romana Solidarietà al Popolo Palestinese, Rete Studenti Medi, Sinistra Euromediterranea, Stryke-Yomigro, UDU, Un ponte per, Forum Ambientalista, Altragricoltura, IPRI, ASCIA, Comunità Somala Lazio, Amig@s Sem Terra, Associazione Obiettori Nonviolenti, Punto Rosso, Senzaconfine, Rete Antirazzista Firenze, Gruppo Sconfinate, Terre del Fuoco, Iniziativa Femminista Europea
FedS, FGCI, GC, PCL, PdCI, Prc, Sinistra Critica, SeL
Altre adesioni:
Rete Nazionale Radiè Resh, Associazione Donne Brasiliane in Italia, Associazione Sopra i ponti Bologna, WILPF, Associazione Ecoinformazioni, perUnaltracittà-Firenze, Centro ligure di documentazione per la pace, Rete controg8 per la globalizzazione dei diritti, Comitato intercomunale per la Pace nel Magentino, Movimento Nuovi Profili, Collettivo Byzantium Onlus, Associazione Spirit Romanesc, Coordinamento Donne contro il razzismo – Casa Internazionale delle Donne di Roma, Rete Internazionale delle Donne per la Pace, Associazione Casa Rossa – Spoleto,
Convergenza delle Culture – Milano, Rete delle donne Anti Violenza onlus – Perugia, Comitato Piazza Carlo Giuliani Onlus, Comitato Internazionale di Educazione per la Pace – Ciep, Servizio Civile Internazionale, Consorzio Città dell'Altraeconomia, Reorient Onlus, Associazione Trama di terre – Imola, Centro di Solidarietà Internazionalista Alta Maremma, Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute, Associazione "Periferie al Centro" – Fuori Binario, Associazione Amici della Mezzaluna Rossa Palestinese, Associazione Convergenze, Il Cavatappi – Rivista Online, Comunità in Resistenza – Empoli, Comitato "Lo sbarco della nave dei diritti di Genova", Freedom Flotilla Italia,
Rete Nazionale Radié Resh, Chiama l'Africa, Presidio No Dal Molin -Vicenza, CISDA – Coordinamento italiano sostegno donne afghane, Associazione Dimensioni Diverse Onlus, Osservatorio Europa, Collettivo studentesco universitario Napoli, Centro Francescano di Ascolto -Rovigo, Comitato per la Pace "Rachel Corrie" – Genova, il Popolo Viola – Genova, Unione Inquilini, Associazione Campania Europa Mediterraneo, Assemblea studenti del corso di laurea in scienze per la pace – Università di Pisa, Genova laica, Fabbrica di Nichi – Genova, a-sinistra.blogspot.com, U.S. Citizens for Peace & Justice – Rome, Casa per la Pace Milano, Laboratorio politico Alternativa, Dna Altomilanese, Cgil Genova, Cgil Milano, Fp-Cgil Emilia Romagna, La CGIL che Vogliamo – Campania, Cipax, Associazione Ayusya, Associazione Usciamo dal Silenzio – Genova, Rete Antirazzista Catanese, Campagna per la smilitarizzazione di Sigonella, Blocchi Precari Metropolitani, Associazione Amici di padre Roberto Maestrelli, Tavolo della Cooperazione Internazionale -Empoli, ACS Associazione di Cooperazione e Solidarietà, Tavolo Interventi Civili di Pace, USB – Unione Sindacale di Base, Anpi provinciale Roma e Lazio, Fundacion Gentes de Yilania, Mondo Senza Guerre e Senza Violenza – Firenze, Rete Antirazzista IV Municipio Roma, Centro di accoglienza "E. Balducci" – Zugliano Udine, Csp-Csu (Comitato in difesa della Scuola Pubblica – Coordinamento Studentesco Universitario), il manifesto, Stelle Cadenti- artisti per la pace, Luoghi Comuni – San Benedetto del Tronto, Associazione Dimensioni Diverse, associazione per la pace Novara, Laboratorio per la pace di Galliate, Yakaar Italia Senegal, associazione Sinistra per Matera,
comunità cristiana di base San Paolo – Roma, Coordinamento Kurdistan – UIKI, Unicommon, Altra Mente – scuola per tutti, Comitato contro la guerra – Treviso, Greenpeace – gruppo locale di Genova, Tavola della pace e della cooperazione – Pontedera, Coordinamento Pace – Cinisello Balsamo, Associazione Liberate Barabba – Assago (Mi), Comitato Pace, Disarmo e Smilitarizzazione del Territorio – Campania, Associazione Nevo Drom, Associazione Città Migrante – Reggio Emilia, Adesso basta!, Comitato Salvagente, Gruppo Sconfinate Romano di Lombardia, Comitato genitori dell'Istituto "Casa del Sole" del Parco Trotter – Milano, Centro Studi Difesa Civile, DAS_Dimensione Autonoma Studentesca – Siena
Partito Umanista Internazionale, Comunisti Sinistra Popolare – Venezia e Treviso, Lista Civica Un'Altra Provincia-Milano, Comunisti Uniti del Friuli Venezia Giulia, FdCA, PML di Fucecchio, Collettivo Comunista di Nuoro
Adesioni individuali:
Silvana Amati, Enrico Gasbarra, Giuseppe Giulietti, Paolo Nerozzi, Sabina Rossa, Vincenzo Vita, Grazia Scuccimarra, Luciano Muhlbauer, Lido Giampaoli, Barbara Ferrazzo, Tiberio Tanzini, Gian Carlo Bandinelli, Renata Lovati, Simone Lepore, Franco Russo, Agostino Giordano, Francesca Fabbri, Loris Viari, Francesco Cassotti, Paolo Limonta, Mimmo Pantaleo, Maria Silvia Parolin, Franco Origoni, Anna Steiner, Paola Manduca, Moreno Biagioni, Bruno Roveda, Giorgio Nebbia, Angelo Giampietri, Angela Mary Pazzi, Giovanni Capuzzi, Barbara Accetta, Mario Cocco, Maria Carolina Oro, Raffaella Chiodo, Alessandra Carelli, Mario Palmieri, Severina Berselli, Mafalda Bonetti, Veronica Zegarelli, Nicola Vallinoto, Erica Erinaldi, Ilde Ascani, Enrico Calamai, Pilar Anita Quarzell Castel
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