martedì 13 marzo 2012

Sulla via di Damasco (con un appello di CSP)





Una stampa libera non esiste. Voi, cari amici, ne siete consci e io anche. Nessuno fra noi oserebbe dire la propria opinione liberamente e apertamente. Noi siamo le marionette che saltano e ballano quando quelli tirano i fili. La nostra abilità, la nostra capacità e la stessa nostra vita appartengono a quegli uomini. Non siamo altro che prostitute intellettuali. (John Swainton, nel suo discorso di commiato da direttore del New York Times).


Per il sollievo di molti, sono alcune settimane che non carico il blog. Non che mancassero gli spunti, soprattutto per invettive. In particolare contro quei sottopancia dei cannibali imperialisti che fanno girare appelli a sostegno degli scannatori della libera Siria e addirittura partecipano alle sparute chiassate allestite da cialtroni che si dicono pacifisti e poi sostengono il Consiglio Nazionale Siriano, il verminaio messo in piedi da Nato, Turchia e Fratelli Musulmani che insiste a invocare sulla Siria un intervento tipo Libia. Ho firmato, ma con riluttanza, l’appello per la Grande Marcia a Gerusalemme. Accanto a maleodoranti come il Campo Antimperialista, ci sono firme decenti. Tuttavia trovo non del tutto innocente l’intenzione degli ideatori di questa iniziativa. Come già al tempo dell’assalto e sterminio della Libia, trovai straniante che l’intero mondo della solidarietà con i popoli si concentrasse su una flottiglia per Gaza che, votata all’ovvio fallimento, puzzava di autoreferenzialità e di cortina fumogena per la propria ignavia sulla Libia fatta a pezzi.

Ora, mentre Nato e despoti del Golfo allestiscono in Siria, con la soldataglia Al Qaida, l’ennesimo bagno di sangue, l’ennesimo assalto della cupola mondialista alla sovranità nazionale, ecco che anziché marciare sulle ambasciate dei paesi boia, si marcia verso Gerusalemme. Sarà che qualcuno intende depistaggi dall’aria innocente? Sarà che la solidarietà con vittime che non lottano più (“viva la nonviolenza!”), e le cui organizzazioni, tutte, si arrendono e si pongono sotto tutela dei satrapi del Golfo, fiduciari di Israele e degli Usa (vedi Hamas e Abu Mazen, e le sinistre che tacciono), non costa assolutamente niente e ti guadagna pacche sulle spalle perfino dai licantropi.


C’era da dire dei fantastici No Tav, vera avanguardia di lotta e perciò massacrati da sbirri con la bava alla bocca come i Marines di Kandahar. Pretoriani di un regime, detto di tecnici, ma in effetti di razziatori fascistoidi, protervi quanto incompetenti e ignoranti, atti solo al furto con scasso, e perciò sodali dei partiti da sempre impegnati nella truffa e nel saccheggio. Monti, Bersani, Alfano, Casini fanno sembrare Crispi un eroe della democrazia e della giusta distribuzione del reddito. E quanto all’atteggiamento verso i sudditi, sfigati, stupidamente non ricchi, Goebbels era più educato.
C’erano tante altre cose da discutere con voi, ma mi è sembrato prioritario occuparmi, finendo di confezionare il docufilm, dello scenario siriano, quello dove oggi si consuma la guerra dei mondi, propedeutica all’apocalisse finale cercata dagli ipernazisti nichilisti del nuovo ordine mondiale. Ne avrò fino a Pasqua. Intanto riproduco qui alcune cose: un condivisibile appello di Marco Rizzo e dei “Comunisti-Sinistra Popolare”, finalmente non ligio alla vulgata dei carnefici del popolo siriano libero, laico, antimperialista e antisraeliano; una drammatica lettera di Gianni Vattimo sulla riduzione del nostro paese in Stato di polizia (con Pinochet travestito da banchiere di Goldman Sachs); un elogio dei "Comunisti-Sinistra Popolare" al KKE greco, che invece non condivido e in capo al quale ho messo una mia considerazione su questi tardivi e ritardati eurostalinisti; e una schifezza degli schifosi di Amnesty, in cui si sollecita appoggio a Obama e al suo intervento militare in Uganda (ottava guerra del Premio Nobel per la pace), per sconfiggere la cosiddetta Armata del Signore e impedirne il reclutamento di soldati bambini. L’Armata del Signore è la rivolta endemica di popolazione nel Nord del paese, da sempre escluse e decimate dal governo-ascaro degli Usa, e i bambini-soldato sono una specialità di tutte le fanterie islamiste della Nato. Queste fetecchie di Amnesty e HRW, alimentate da Soros e dal Dipartimento di Stato, rifattasi una verginità ammettendo tardivamente di aver sparato sanguinose balle su Gheddafi, ora si sono scatenati contro la Siria, mettendo nel ventilatore tutta la merda spurgata dai tagliagola al soldo di Nato e tiranni del Golfo. Rettili sulla testa della Gorgone.
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Appello contro la guerra imperialista a Siria ed Iran.
11 mar, 2012


CONTRO LA GUERRA E I SUOI MEGAFONI.
DOPO LA LIBIA, ORA TOCCA A SIRIA E IRAN.
INTERNAZIONALISMO CONTRO L’IMPERIALISMO USA E UE.
per adesioni scrivere a:
nazionale@comunistisinistrapopolare.com


Questo non è il solito general-generico appello contro la guerra del pacifismo di sinistra che serviva a pulirsi la coscienza, ma anche a tenere legate, con una montagna di ovvietà e false interpretazioni, esauste generazioni di militanti, a cui riproporre rapporti unitari col PD ed altri servi del partito più congeniale all’attuale governo del capitalismo.
Vogliamo invece prenderci la responsabilità netta e precisa, quanto breve e sintetica, delle amare verità di questo ultimo periodo.
All’imperialismo americano si è affiancato un imperialismo europeo che, con la guerra contro la Libia, ha dimostrato sul campo il salto di qualità dell’asse neocarolingio che governa il nostro continente.
Siamo totalmente contrari a ciò che i “megafoni” nostrani hanno raccontato, anche a sinistra, di una “primavera araba” che aveva lo stesso colore delle provocazioni “arancioni” nei paesi del vecchio blocco dell’Est. In realtà con la stessa origine nei centri di potere che hanno determinato la controrivoluzione nell’URSS e nei paesi suoi alleati.
Analizziamo con gli occhi della verità il “colpo di stato” realizzato dall’Unione Europea (governo francese in testa) nei confronti di Gheddafi, verso cui non abbiamo esitato a svelare la montagna di menzogne (dalle “fosse comuni” alla copertura militare totale della Nato e della UE nei confronti dei cosiddetti “ribelli”).
La stessa cosa facciamo parlando di Tunisia ed Egitto, passate dalle mani di burattini dell’Occidente al mix devastante fatto di estremismo islamico e forze armate corrotte.
La nostra buona vista non ci impedisce di vedere le provocazioni che vengono imbastite nei confronti di Siria ed Iran. Paesi guidati da governi che non hanno certo la caratteristica socialista che noi auspicheremmo, ma che tuttavia detengono un valore oggi molto apprezzabile: quello dell’indipendenza dall’imperialismo.
Non ci stupiamo di quanto accade, perché le crisi strutturali del capitalismo hanno avuto altre volte sbocchi in guerre devastanti contro cui è giusto ribellarsi. Per farlo efficacemente è però giusto partire da un’analisi oggettiva, priva di ogni influenza del revisionismo di sinistra che troppi danni, specie verso le nuove generazioni, ha fatto in questi ultimi anni.
Vogliamo esser espliciti: non si è coerentemente contro la guerra e contro l’imperialismo USA e UE se tra Gheddafi ed i cosiddetti “ribelli” si sta con questi ultimi, così come stride la contraddizione vergognosa nel vedere bandiere con la “falce e martello” sventolare in manifestazioni inneggianti ai colori monarchici di re Idris.
Adesso che siamo arrivati al conto alla rovescia per Siria ed Iran, non vogliamo avere al nostro fianco “pacifistoidi” più entusiasti della vittoria di un “nobile” alle primarie di Genova, che non al rigore e alla linearità della lotta antimperialista.
L’Italia è in guerra da tempo. Le nostre forze armate sono state inviate in numerosi teatri di conflitto, sia dai governi di centrodestra che da quelli di centrosinistra, per non parlare di quello “tecnico” attuale. Ad oggi, in totale spregio dell’articolo 11 della Costituzione Repubblicana, truppe italiane sono presenti in ben 22 paesi del pianeta.
Costruiremo la mobilitazione partendo da questi punti chiari e determinati, per questo Vi vogliamo in tanti, ma solo se con grande convinzione di queste necessità.


Roma 12 Marzo 2012
Di seguito la lista dei promotori,
per adesioni scrivere a: nazionale@comunistisinistrapopolare.com


Marco RIZZO, segretario CSP-PARTITO COMUNISTA
Luca MARTINELLI, operaio Rsu Dalmine.
Gianni VATTIMO, filosofo e parlamentare europeo.
Massimo ZUCCHETTI, docente Politecnico Torino.
Fulvio GRIMALDI, giornalista, documentarista.
Giuseppe TULLI, cameriere Perugia.
Pietro ANCONA, già segretario generale CGIL Sicilia.
Canzio VISENTIN, manutentore stradale Ravenna.
Aldo BERNARDINI, docente Università Teramo.
Alessandro MUSTILLO, studente Università Roma.
Enzo PELLEGRIN, avvocato collegio NO TAV.
Alessandro D’ALESSANDRO, studente Università Palermo.
Massimo CATALANO, ricercatore CNR.
Fabio Massimo VERNILLO, operaio manutentore Roma.
Alfonso GALDI, avvocato del lavoro Roma.
Giovanna BASTONE, disoccupata Milano.
Alberto LOMBARDO, docente Università Palermo.
Guido RICCI, operatore artistico Genova.
Giuseppe DONEDDU, docente Università Sassari.
Marco DELLE ROSE, ricercatore CNR.
Monica PERUGINI, presidente cooperativa sociale Mantova.
Mario ALBANESI , giornalista Roma.
Franco COSTANZI, ispettore generale Ministero Salute.
Denis VALENTE, impiegato pubblico Forlì.
Maria FIERRO, consigliere Corte Costituzionale.
Luciana COLETTA, impiegata pubblica Potenza.
Laura BERGAMINI, coordinatrice USB Parma.
Mauro BONAZZI, pensionato Ferrara.
Walter TUCCI, costituzionalista Roma.
Yuri APOSTOLOU, operaio RSU Fiom Parma.
Giorgio BOTTIGLIERI, funzionario sicurezza lavoro Torino.
Massimo PELLEGRINO, impiegato pubblico Lecce.
Edoardo CASTELLUCCI, ingegnere Latina.
Giovanni DENARO, docente precario Palermo.
Roberto DELOGU, funzionario Amiu Genova.
Silvia ANTONELLI, tassista Trieste.
Luciano FAVARO, già segretario CGIL Venezia.
Umberto RUGGIERO, impiegato pubblico Torino.
Michele GIAMBARBA, medico Campobasso.
Pasquale Costantino LEVOTE, insegnante Potenza.
Antonino MOSAICO, bracciante agricolo Brindisi.
Dario ORTOLANO, già deputato XIII legislatura.
Franco SPECCHIO, insegnante Napoli.
Rolando SORRI, piccolo imprenditore Firenze.
Alessandro ZINGONE, operatore marittimo Napoli.
Massimiliano FE, impiegato Roma.


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Gianni Vattimo
Cari amici NoTav,


Se nei prossimi giorni mi capiterà di non venire alle manifestazioni in Valle non sarà (solo) a causa di altri impegni, sarà principalmente perché ho paura. Lo confesso senza pudore, e tanto più esplicitamente quanto più mi sembra un sentimento nuovo, che non avevo più provato da tanti anni, almeno dai fatti di piazza Statuto (governo Tambroni, un millennio fa), anche perché ai tempi del G8 di Genova ero, fortunatamente per me, all’estero per lavoro. Dagli anni di Tambroni porto sempre con me il ricordo di un suggerimento a cui penso con un certo umorismo: quando stai per andare alla manifestazione non mangiare o mangia poco, perché se ti sparano nello stomaco vuoto è più facile che la ferita si rimargini. Non ho mai avuto modo di verificare se è vero.


Comunque, non si sa mai, dato il clima che il governo sta deliberatamente creando per costruire il TAV. Rifletto su questa faccenda della paura fisica pensando all’immagine di Perino trascinato via e con il gomito rotto a manganellate; pensando ai dimostranti inseguiti nelle strade del paese e fin nel bar, quando ormai la manifestazione era dispersa e si trattava solo di “punirli” a botte. Che cosa posso aspettarmi da un governo che dice di voler “andare avanti a tutti i costi”? E comunque: è normale una situazione in cui un cittadino decide di restare a casa per paura? Non paura dei violenti black bloc – credo ce ne fossero anche sabato passato che marciavano in Valle del tutto inermi, allegri e amichevoli. No, ho paura delle “forze dell’ordine”, non dei singoli carabinieri e poliziotti, che, lo penso anch’io, “fanno solo il loro dovere”. Ma paura di chi questo dovere glielo impone in forme e modi fuori da ogni legalità. Difficile pensare che la caccia all’uomo di lunedì sera a Chianocco e Bussoleno, come la carica di sabato a Porta Nuova, sia stata una iniziativa di singoli agenti scatenati e assetati di vendetta.


Paura, dico. Certo può capitare di trovarsi in un tafferuglio dove si prendono anche manganellate. E la prudenza consiglia sempre di non fermarsi sul luogo in casi come questi: “circolare”… Ma qui si tratta davvero di tafferuglio casuale, di ristabilimento dell’ordine? In Valle la faccenda dura da più di vent’anni, il dialogo è stato sempre rifiutato: mente Virano sapendo di mentire, da quando ha deciso – con il pieno favore di tutte le autorità, PD in testa – che al tavolo dell’osservatorio sedessero solo i sindaci preliminarmente favorevoli alla TAV, cioè la minoranza, mentre tutti gli altri non avevano voce in capitolo.


Se nel futuro vicino la resistenza della Valle dovesse attenuarsi, se altri, come me, vi dicessero “non contare più su di me, ho paura, mia madre, mia moglie, i miei figli, ci stanno troppo male”; oppure: “io sono troppo vecchio e debole per sdraiarmi per terra, farmi trascinare via a calci e pugni” – non sarà certo perché ha vinto la sana ragione di chi vuole lo sviluppo, isolare i violenti, tenere l’Italia agganciata all’Europa, promuovere il lavoro e i commerci… Sarà solo perché un governo sempre più esplicitamente fascista (organizzazione armata delle classi dirigenti) avrà vinto la battaglia per la sua pretesa legalità (Berlusconi prescritto docet!), costringendo i cittadini a una più o meno rassegnata clandestinità. Purtroppo ce n’est qu’un debut!
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Al di là delle giuste considerazioni sulle sinistre italiote, c'è un fatto che dovrebbe essere determinante per valutare chi fa meglio:
Dall'inizio della rivolta greca, il KKE si è mantenuto distante dal movimento di contestazione di massa, addirittura rifiutando di confluire in piazza Syntagma dove avveniva la vera lotta contro i killer della Grecia, e ripetendo l'infame ritornello di Berlinguer ed eredi degeneri dei "provocatori", "facinorosi", Black Block, e altra sussidarietà alle criminalizzazioni di regime.
Altro che Black Block e "facinorosi isolati". Le ultime battaglie hanno visto una partecipazione di massa alla resistenza ai gendarmi e ripetuti applausi ai combattenti. Anche qui il KKE, affetto dal vizio che ha distrutto tutti i PC, non c'era e arzigogolava distinguo altrove. Le chiacchiere stanno a zero quando nelle piazze decisive non ci sei, preoccupato di sporcarti la camicia rossa.
La Grecia è diventata avanguardia mondiale in Occidente e si è imposta al mondo come esempio di lotta al finanzcapitalismo killer, grazie ai compagni fuori dal KKE.




From: Ottobre Rosso
Sent: Friday, February 17, 2012 7:26 PM
To: undisclosed recipients:
Subject: Fds: KKE o Synaspismos-Syriza? Per il socialismo o per riformare il capitalismo?


Federazione della Sinistra: KKE o Synaspismos-Syriza? Per il socialismo o per riformare il capitalismo?
16 feb, 2012
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I fatti accaduti in Grecia e le avvisaglie per l’Italia hanno aperto un forte dibattito a sinistra sulle analogie che sotto il profilo economico e politico il nostro paese ha con la Grecia ed allo stesso tempo hanno messo in luce l’arretratezza dal punto di vista politico ed organizzativo delle forze di classe in Italia. Molti compagni, anche tra coloro che militano in Rifondazione o nel Pdci, guardano giustamente al KKE come ad un partito comunista coerente e radicato, in un certo senso un modello per quella che dovrebbe essere un vero partito comunista anche in Italia, e appaiono stupirsi sul perché nelle iniziative politiche nazionali della Federazione della Sinistra con Paolo Ferrero siano invitati esponenti del Synaspismos-Syriza (i Vendoliani greci) e non del KKE. A questi compagni è indirizzata questa riflessione perché escano dalla genuina convinzione che si tratti di una casualità, capendo invece le profonde ragioni politiche che sono alla base di una precisa scelta di campo che la Federazione della Sinistra ha fatto. Vorrei a questo proposito elencare alcuni punti fondamentali.
1) Contro il neoliberismo o contro il capitalismo?
La prima domanda viene spontanea leggendo il titolo dell’iniziativa che si svolgerà a Roma, “contro l’Europa del neoliberismo”. Nelle iniziative pubbliche, nei documenti politici, nelle interviste la Federazione della Sinistra ed i suoi dirigenti hanno sempre attaccato il neoliberismo, bollandolo come l’origine di tutti i mali. L’accusa di neoliberismo, lascia però indicare l’accettazione del capitalismo in sé e solo la predilezione per alcune teorie economiche perfettamente interne al sistema capitalistico. Dalle deduzioni implicite si passa alle affermazioni ben più esplicite di Diliberto, che a Ballarò pochi giorni fa, al posto di indicare la necessità storica del superamento del sistema capitalistico rispolvera Keynes e le sue teorie, come farebbe qualsiasi buon socialdemocratico. L’identificazione del neoliberismo come nemico per dirla con le parole di un documento del KKE dello scorso anno “diffonde la falsa speranza che il capitalismo possa risolvere i problemi attuali dei popoli, senza intaccare le relazioni economiche del sistema capitalista e la sua sovrastruttura politica.”
2) L’Unione Europea.
L’Unione Europea per la Federazione della Sinistra non è in discussione. Il convinto europeismo del gruppo dirigente si fonda sull’assunto che all’unione economica debba conseguire anche un più stretta unione politica, una maggiore democratizzazione, una lotta ad alcuni settori dell’economica capitalista (la speculazione, le banche). L’Europa dei popoli contro quella dei capitali. Chi come noi è abituato a ragionare concretamente a partire da un’analisi materialista e non idealista, sa bene che l’elemento economico è alla base di quello politico e che non potrebbe esistere una Unione Europea differente da quella che esiste attualmente, dati gli attuali rapporti di produzione. Solo il rovesciamento del sistema nel suo complesso potrà far sorgere una vera unione dei popoli europei sulla base di un altro modo di produzione. Per la Federazione della Sinistra al contrario l’Europa va difesa e deve essere migliorata con una serie di riforme. Nessun accenno poi al ruolo imperialista della UE, che anzi viene lodata ogni volta che esponenti della Federazione della Sinistra chiedono a gran voce un ruolo forte ed una politica estera comune della UE. Andrebbe ricordato che la competizione tra URSS e Stati Uniti era una competizione tra sistemi contrapposti, non una competizione di natura interimperialista come quella che si sviluppa tra UE e USA. La differenza è sostanziale. Così come la linea politica sull’Europa della Federazione della Sinistra e quella del KKE che senza mezze parole chiede “la disarticolazione dell’Unione Europea”.
3) Alleanze elettorali o alleanze di classe?
Ultima e più strettamente nazionale tra le questioni quella che riguarda il rapporto che i comunisti devono avere con le altre forze politiche nei rispettivi paesi. Il KKE da sempre è contrario ad ogni forma di appoggio a governi o coalizioni di centrosinistra. La Federazione della Sinistra, trovando di volta in volta varie argomentazioni buone per il momento, chiede in ginocchio di stare in coalizione con qualcuno a sinistra. Prima con il Partito Democratico, contro Berlusconi, ora che Berlusconi non c’è più almeno con Sel e Di Pietro. Il KKE ritiene che ogni appoggio a forze politiche di sinistra opportunista sarebbe un tradimento, Diliberto afferma che in cambio di dieci seggi sarebbero pronti a votare tutto (e si può starne certi…). Al contrario della Federazione della Sinistra il KKE è convinto che non ci sia spazio per alleanze elettorali in questo momento, mentre sia necessario costruire forti alleanze di classe tra i lavoratori, gli studenti, i piccoli commercianti, i piccoli agricoltori, schiacciati e proletarizzati dalla crisi.
Alla luce di tutto questo viene da chiedersi se ancora ingenuamente si creda che la Federazione della Sinistra abbia rapporti con il Synaspismos e non con il KKE per un caso, oppure se sia chiaro che esistono profonde differenze ideologiche tali da rendere oggettivamente molto diversa la natura dei comunisti greci da quella della Federazione della Sinistra. Da tempo, CSP-PARTITO COMUNISTA ha costruito forti rapporti con il KKE, a partire dalla convinzione comune della necessità del rovesciamento del capitalismo, del ruolo imperialista dell’Unione Europea e di conseguenza della necessità di condurre una lotta contro l’Unione Europea stessa (senza se e senza ma…), e per quanto riguarda le alleanze, dal rifiuto di ogni alleanza opportunista che avrebbe come solo obiettivo quello di ottenere seggi in parlamento. È sulla base di questa convergenza ideologica profonda che noi consideriamo il KKE un partito fratello, così come sulla base delle precedenti osservazioni la Federazione della Sinistra ha scelto nel Synaspismos il suo referente in Grecia, ed in generale da quale parte del campo posizionarsi in Europa. E allora invitiamo i compagni che militano nella Federazione della Sinistra credendo così di lavorare per la ricostruzione del Partito Comunista in Italia; compagni che guardano al KKE come esempio e che sono delusi dalle scelte dei loro partiti, ad avere il coraggio di riflettere seriamente sulla loro scelta.Anche noi abbiamo ancora molta strada da fare, dal punto di vista teorico ed anche correggendo mancanze organizzative che siamo i primi a rilevare e voler superare.Serve costruire un Partito Comunista forte e radicato, con l’esempio del KKE, con l’obiettivo di abbattere il capitalismo e costruire il socialismo.
Alessandro Mustillo
Responsabile Nazionale Giovani CSP-PARTITO COMUNISTA.


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AMNESTY INTERNATIONAL
End the use of child soldiers


From South Sudan down to the DRC, the Lord’s Resistance Army, other armed groups, and all too often the national armies of the countries in which they operate, forcibly recruit children into armed conflict.


While the United States is supporting efforts to apprehend LRA leader Joseph Kony, it must also ensure that other armed groups and governments in the region cease recruiting child soldiers and help rehabilitate the children who are already soldiers.


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giovedì 16 febbraio 2012

Occhio! Un Golfo del Tonchino nel Golfo Persico? Con una lettera dal carcere del compagno No Tav di Antonio Ginetti

Notizia: Domenica 19 febbraio alle 12.00, in Piazza dei Partigiani (Stazione Ostiense) i seguaci del Consiglio Nazionale Siriano e del Free Syrian Army, cioè delle opposizioni che invocano l’intervento “umanitario” sulla Siria, allestiscono una manifestazione contro Assad. Inutile dire che vi aderiscono giganti del pacifismo e dei diritti umani come la CGIL, Luisa Morgantini, la Tavola della Pace. Non si ha notizia del Campo Antimperialista. Forse il suo uggiolìo è troppo fioco.


Rapidamente, cari interlocutori, perché l’impegno per produrre al più presto il nuovo docufilm su “Guerre Usa-Nato fino alla Siria” non mi lascia tempo per queste corrispondenze. E, del resto, risparmia a voi la lettura di estenuanti pipponi.




Nel frattempo stanno sbranando la Grecia. Popolo in eccesso. Toccherà anche a noi, al Portogallo, alla Spagna, agli eccedenti degli Stati Uniti. E’ la strategia della cupola criminale per tutti i Sud del mondo, sociali e geografici. Stiamo vicini all’avanguardia greca, a un popolo che per come lotta è d’esempio al mondo. O lasciamo che Europa-Usa ripetano lo stupro della Grecia con il massacro britannico dei partigiani di Marcos, o la dittatura fascista di Papadopulos? Internazionalizziamo! Greci, siriani, libici, tutti!


C’è da lanciare un allarme, urgente e planetario: USraele si va preparando a una provocazione tale da trascinare governi e opinioni pubbliche all’assassinio della Siria. Prove? La storia di tutte le guerre Usa e Nato. E anche un po’ di logica. Dopo il veto russo e cinese all’assalto dell’entusiasmante coalizione dei volenterosi democratici di Washington, Bruxelles, Tel Aviv e dittatori coronati del Golfo e alla luce delle rivelazioni sull’intervento già in atto di terroristi Al Qaida guidati, come in Libia, da teste di cuoio franco-britanniche, gli accannati di guerre sono nel marasma. Le farsesche rappresentanze della “rivoluzione democratica”, che continuano da Parigi, Londra e Istanbul a vomitare grottesche cifre sulle vittime del regime, sempre più clamorosamente smentite (anche in un ottimo articolo di Marinella Correggia sul “manifesto”), si accapigliano tra di loro con una virulenza che rimanda agli ammazzamenti di massa tra le bande dei ratti libici. Con Il Comitato di Coordinamento, interno, che si ostina (finge?) a respingere interventi stranieri e il Consiglio Nazionale Siriano, esterno, e i suoi lanzichenecchi Al Qaida della Free Syrian Army, che insiste a implorare a Occidente e Golfo la libizzazione della Siria. E nel ridicolo precipita anche l’Osservatorio Siriano dei Diritti Umani, messo su dal MI6 a Londra, quello delle 6000 vittime telefoniche accreditate dall’Onu e verificate da nessuno, i cui due corvi si stanno prendendo a sberle dai due siti in cui si è spaccato quello originario. Uno dei gaglioffi sta con i Fratelli Musulmani-Al Qaida del CNS e l’altro con i “moderati”, o meglio “realisti”, del Coordinamento.




I complottisti della guerra infinita sanno perfettamente che con quella marmaglia di miliziani libici, terroristi Al Qaida, mercenari qatarioti e sauditi, decerebrati islamisti locali, per quanto rimpinzati dalle “democrazie” di dollari e armi, il regime change, realizzato in Libia con lo sterminio bombarolo, senza no-fly-zone in Siria non funziona. C’è di fronte un forte esercito patriottico che s'è battuto con valore contro quattro aggressioni israeliane, ha alle spalle la stragrande maggioranza della popolazione (come conferma addirittura il sondaggio di un istituto del Qatar!); c’è un sostegno di Stati, compresi quelli del Sud del mondo, che rappresentano  i nove decimi dell’umanità, c’è un movimento in crescita in Occidente, con le sue fantastiche avanguardie in Grecia (dove il KKE immusonito continua a stare per i fatti suoi). che non accetta più di essere messo alla fame per carburare strumenti di morte e gonfiare le cassaforti di quattro megacriminali delle banche e del complesso militarindustriale. E c’è ora il paralizzante imbarazzo causato dal referendum sulla nuova costituzione indetto da Assad per il 26 febbraio, con le norme sul pluralismo politico e mediatico, le elezioni entro la primavera, cose che soddisfano tutte le richieste avanzate dall’ opposizione dal primo giorno, che Assad ha continuato ininterrottamente a proporre e che gli ascari del regime change hanno sistematicamente respinto. Altro che agognata democrazia! Regime change per qualcosa gradito alla Casa di Saud e a Wall Street, che si faccia derubare mentre gli tagliano le mani.




Al momento l’ordine del giorno Nato-satrapi è di incrementare la strategia terroristica – già denunciata nel soppresso rapporto degli onesti osservatori della Lega Araba – come dimostrano la carneficina di Homs, gli attentati di Damasco, gli assalti alle forze di sicurezza ad Aleppo (14 uccisi, 90 feriti), il cecchinaggio contro gli stessi dimostranti dell’opposizione, gli attentati ad autobus di linea pieni di gente, agli oleodotti e alle infrastrutture, i rapimenti, le torture, le uccisioni ed altre efferatezze stile Bengasi, tutte attribuite direttamente ad Assad. Si incomincia così, poi, quando l’opinione pubblica si presume si sia convinta di un Assad assassino seriale e infanticida (quasi fosse un Netaniahu, o un Obama qualsiasi), dovrebbe arrivare il botto vero, quello grande, quello collaudato in tutte le guerre Usa e Nato dai tempi dei tempi. 


 Andate, nella cronaca, a rivedervi le “bombe serbe”, ma di Izetbegovic, sulle donne del mercato a Sarajevo, la “strage di Racak” e la “pulizia etnica” di Milosevic in Kosovo, innesco alla distruzione della Serbia, i “neonati strappati da soldati iracheni dalle incubatrici del Kuweit”, raccontati da un’ “infermiera” che era la figlia dell’ambasciatore kuweitiano a Washington, le armi di distruzione di massa e la cooperativa con Osama di Saddam, da cui l’uccisione dell’Iraq, l’assassinio “siriano” di Rafiq Hariri a Beirut, per spaccare il Libano, la cattura di soldati israeliani effettuata da “infiltrati Hezbollah in Israele”, ma servito all’invasione di quel paese. Per non parlare del bushiano 11 settembre, invocato dagli psicopatici neocon quale "nuova Pearl Harbour"..


Ma riandate anche, nella storia, a Pearl Harbour, dove giapponesi, provocati a sangue dagli Usa, bombardarono, nella conoscenza preventiva di Roosevelt, una flotta statunitense dalla quale erano stati allontanati i pezzi migliori, o al Golfo del Tonchino, dove inesistenti barchini d’attacco nordvietnamiti effettuarono un assalto fantasma alle navi Usa e agevolarono lo sterminio di bombe su Nord Vietnam e Cambogia. Scovate il Piano Northwoods, formulato dal Pentagono (e rinviato da Kennedy a cui la mafia cubana la fece pagare) nel 1962 per giustificare l’attacco a Cuba e che prevedeva “attentati cubani” contro sedi governative negli Usa, “mortai cubani” contro Guantanamo e addirittura un aereo vero pieno di studenti nordamericani che, violando lo spazio aereo cubano, avrebbe dovuto essere abbattuto “da Fidel” con un caccia mascherato da cubano. E per quanto riguarda gli specialisti di queste operazioni false flag (sotto falsa bandiera), non fatevi sfuggire l’affondamento della USS Liberty (2000 marinai Usa morti) attribuito all’Egitto, ma poi riconosciuto lavoretto israeliano per invogliare Washington a disintegrare un po’ di scogli arabi. Potrebbe ripetersi per l’Iran. Nessuno meglio di Israele…


di Enzo Apicella


Nel colossale apparato di guerra collocato dagli Usa nel Golfo e nell’Oceano Indiano splende, nella sua vetusta imponenza, la portaerei “Enterprise”. E’ la più vecchia di tutta la flotta Usa, avviata da tempo allo smantellamento, per altro costosissimo e con ricadute ambientali spaventose, dati i suoi 8 motori nucleari e il relativo combustibile. Farla saltare, magari con qualche siluro da uno dei sette sommergibili atomici in dotazione a Israele (grazie Germania!), significherebbe come effetto collaterale un risparmio paperonesco, una contaminazione catastrofica evitata a casa, e un irresistibile pretesto per superare ogni remora, sbaragliare i pacifisti con un’indignazione planetaria, rendere irrilevanti le figuracce fatte dai terroristi antisiriani, e avventarsi sulla Siria e sull’Iran, a seconda di chi dei due, o magari entrambi, venga proclamato responsabile dell’orrendo crimine.


Tutto questo è con ogni evidenza dietrologia e complottismo. Proprio come quello delle migliaia di paranoici che si sono inventati una paternità Usa per l’11 settembre. Per quella porta aperta sull’inferno si sono precipitati le armate di serialkiller Usa-Nato. Ma solo per acchiappare Osama bin Laden e portare ovunque diritti umani e democrazia. Le spie del Mossad che filmavano le Torri Gemelle trafitte, ballavano e si davano dei cinque, sono pronti alla bisogna.




Nella Libia saccheggiata e martoriata dai vessilliferi della Sharìa, dove il sedicente governo del Consiglio Nazionale di Transizione, cacciato a furor di popolo dalla stessa Bengasi e dal resto del paese e che controlla appena 130 km lungo la costa da Tripoli verso ovest, 8000 persone sono in mano ai peggiori torturatori apparsi sulla scena imperiale dopo Abu Ghraib. Due fedeli ambasciatori libici (Francia e ONU) sono già stati torturati, uno a morte e l'altro quasi. E se lo dice Human Rights Watch significa che sono moltissimi di più. In compenso non è finita la caccia al nero, per fermare la quale ci si aspetta di minuto in minuto un appello di Napolitano e un intervento dell’ammiraglio-ministro-Nato, Di Paola. Purificata etnicamente dai rivoluzionari democratici di Misurata la città di Tawerga, popolata da discendenti neri della tratta degli schiavi, fatta pulizia etnica mediante mitraglia anche nei campi di sradicati attorno a Tripoli, le attenzioni dei “giovani rivoluzionari” di Rossanda si sono concentrate sul sudest del paese, dove nella grande oasi di Kufra vivono alcune centinaia di migliaia di libici neri, tribù dei Tobu, irriducibili sostenitori di Gheddafi. Da alcuni giorni Kufra è circondata e assediata. Hillary Clinton si compiacerà, sganasciandosi, dell’imminente carneficina. Ma non è detto che la vampira possa rallegrarsi.


Beni Walid è tuttora sotto controllo delle forze di liberazione e tutto il sud, con il retroterra garantito dai fratelli Tuareg di Mali e Niger, è impenetrabile per i ratti. E anche in Siria le va di schifo. Fino a quando non deciderà che è giunta l’ora per il grandioso scherzo della vaporizzazione dell’USS “Enterprise”. Spargiamo la notizia, tiriamo via il tappeto da sotto i piedi della jena ridens. Se, memori del Tonchino, avessimo tratto dai precedenti botti sanguinari negli Usa, la previsione che un 11/9 stavano per farlo, ecco che forse avrebbero dovuto ripiegare su uno sputtanamento diretto.




E non dimentichiamoci dell’Honduras. Nel paese del golpe pinochettista di Obama, dove imperversa un burattino Usa, Pepe Lobo, installato dai golpisti, sanguinario quanto serve, con ormai centinaia di militanti della Resistenza rapiti o trucidati e i contadini dal Bajo Aguan decimati dalle milizie del golpista latifondista della monocultura della palma da olio, Miguel Facussé, l’altro giorno sono bruciati vivi quasi 400 detenuti del penitenziario di Comayagua. Erano 800 oltre i 160 che il carcere poteva ospitare. Un’idea per la nostra ministra dell’Interno? I disperati e incazzati congiunti delle vittime del regime sono stati presi a gas tossici e pallottole vere.
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Dichiarazione di Antonio Ginetti dal Carcere di Pistoia
http://www.facebook.com/notes/silvano-fedi/dichiarazione-di-antonio-dal-carcere/245197055561577#!/notes/silvano-fedi/dichiarazione-di-antonio-dal-carcere/245197055561577

Enzo Apicella


Se mi chiedete se appartengo al movimento NO TAV vi rispondo che si, appartengo al movimento NO TAV.
Se mi chiedete la motivazione di questa mia appartenenza vi rispondo che il movimento NO TAV è alla guida di tutti i Movimenti popolari per la difesa del territorio, per la salvaguardia della vita dell’uomo e dell’ambiente in cui esso vive.
Se mi chiedete la motivazione per la quale una persona di Pistoia si impegni in una battaglia distante dalla sua città centinaia di chilometri vi rispondo che l’impegno civile per sviluppare questo nostro “piccolo” pianeta da un “progresso” che non si pone limiti nella devastazione, non ha confini temporali e territoriali.
Il TAV non è necessario; on risponde ad esigenze di sviluppo sociale, non risponde ai bisogni dell’uomo, al rispetto dell’ambiente. Il TAV, e tutte le opere di quella portata, rispondono al comando del profitto, della speculazione, dello sfruttamento dell’ambiente, peggiorano la qualità della vita delle popolazioni delle aree nelle quali si mettono in opera, portano interi territori alla devastazione, li espongono a rischi idrogeologici, per i quali il nostro paese piange spesso morte e distruzione. Un esempio fra tutti, il VAJONT.
Dalla valle che resiste ho appreso che necessita opporsi a tutte le opere “pubbliche” –grandi o piccole che siano- che non si pongono nella direzione di una migliore qualità della vita dell’uomo.
Dalla valle che resiste ho appreso le capacità che ho posto nella battaglia civile ed etica contro il parcheggio interrato che vogliono costruire in San Bartolomeo. Opera non necessaria, rispondente unicamente alla speculazione ( e quel che è peggio portata avanti da un ente morale).
Il parcheggio peggiora la qualità della vita di tutta l’area orientale del centro storico, di tutto il quartiere di S. Marco a causa dell’aumento esponenziale del traffico veicolare ed espone la città di Pistoia ad un serio e grave rischio idrogeologico a causa dell’intercettazione da parte dei lavori di una falda acquifera di superficie, che per di più è una falda sospesa.
Nel 1985, in un periodo emergenziale, in un’epoca comandata de leggi speciali nella quale si è sospeso il diritto civile, un pluriomicida (responsabile per sua stessa ammissione di due omicidi), nella necessità di comprare la propria libertà, denunciava più di cento persone, e tra queste vi era il sottoscritto. C’eravamo conosciuti una decina d’anni prima, allorché ero vissuto a Torino. Egli del sottoscritto ebbe a dire: “…Ho sentito dire che faceva parte…”. Solo queste parole si possono leggere nei fascicoli del procedimento, non sostenute da alcun riscontro probatorio. Procedimento che vedeva coinvolti anche alcuni “pentiti” di Firenze che alcunché ebbero a dire circa la mia del tutto presunta affiliazione.
La mia condanna fu dettata unicamente dalla necessità del periodo. Ma questo è bastato per “MARCHIARMI”.
Nel 1989 fui coinvolto in un secondo procedimento con le stesse imputazioni, e se vogliamo gli indizi –o presunti tali- erano maggiori che nell’ ’85, ma erano diversi i tempi. Il periodo emergenziale era terminato, le leggi speciali venivano tolte, e fui assolto. FUI ASSOLTO!!
Come giustamente ha affermato Alberto Perino: “Questi arresti sono solo una campagna mediatici”.
Vi servivano elementi “di grido”. Questo è stato il sottoscritto in questa operazione, o meglio ancora: pensate, con il mio arresto, di prendere due piccioni con una fava.
1- Dare in pasto alla disinformazione dei media un “Ex terrorista” , seppur il sottoscritto non sia mai stato accusato di nessun reato specifico; un “ex terrorista” mai accusato di nessun atto né di terrorismo né di violenza; un “ex terrorista” condannato unicamente per le leggi emergenziali , condannato unicamente per “UTILITA’”, assolto invece quando questa “UTILITA’” è venuta meno.
2- Colpire il movimento proletario con l’arresto di un militante sociale, di una persona che si è sempre impegnata in battaglie civili e per il progresso sociale, che ha sempre combattuto a testa alta e alla luce del sole sotto il ricatto della “MARCHIATURA” che gli è stata impressa. Questo è il messaggio che volete lanciare a coloro che oggi con il sottoscritto sono impegnati ad impedire il nefasto e distruttivo progetto del parcheggio interrato in San Bartolomeo a Pistoia.
Come in Val Susa è con la nostra FORZA delle IDEE che abbiamo (per adesso solo) bloccato questo progetto. IDEE che hanno trovato sostegno in tutta la popolazione pistoiese, testimoniato dalle oltre 1300 firme su di una petizione, oltremodo ignorate dalle istituzioni ma che hanno trovato il sostegno di tutte le associazioni culturali e ambientali, come dimosta il convegno sulla salvaguardia del complesso monumentale dell’ex monastero di San Bartolomeo, tenutosi il 20 Novembre 2011 e del quale presto usciranno gli atti.
Tutta la società civile di Pistoia ha espresso parere negativo su questo nefasto progetto. Da non dimenticare inoltre l’importante posizione assunta dall’ordine dei geologi della Toscana, che ha posto seri dubbi al riguardo dell’intercettazione della falda acquifera.
Democrazia avrebbe voluto che l’amministrazione comunale respingesse tale progetto dichiarandone la non fattibilità, ma i nostri amministratori, in barba alla volontà popolare, in ossequio ai poteri forti (e alle loro speculazioni) ai quali sono asserviti, sanno che la battaglia sarà (direi: potrà essere) da loro vinta in virtù della prevaricazione che può appoggiarsi sulla forza delle armi. Gli è sufficiente trasformare questa nostra legittima rivendicazione in una questione di ordine pubblico. Il loro confronto non sarà, come del resto già adesso, sull’etica e sulla morale delle nostre legittime rivendicazioni, sulla dignità ed il rispetto dei nostri diritti, sulla democrazia come volontà popolare, sulla salvaguardia da un eventuale rischio idrogeologico a cui sottopongono la città. Il loro non sarà un confronto, bensì una prevaricazione.
Alla nostra FORZA delle IDEE risponderanno con la violenza ed il sopruso militare, unici mezzi con i quali potranno portare avanti questo progetto distruttivo.. La stessa identica cosa che sta accadendo in Val Susa. Sono venti anni che con la sola FORZA delle IDEE stanno bloccando l’inutilità del TAV. Sono sei mesi che si parla di un cantiere che non esiste. Esiste solamente un’occupazione militare di parte del territorio. Nessun operaio che ci lavori, esclusi quelli impegnati per costruire la recinzione e oggi quelli impiegati a costruire IL MURO.
Centinaia di agenti, Carabinieri e alpini che difendono un territorio occupato. Decine, centinaia di migliaia di euro spesi mentre si tagliano i servizi in tutta la nazione (Sanità, scuola, trasporti, ecc…).
Antonio Ginetti.
Pistoia, 30 Gennaio 2012.


martedì 14 febbraio 2012

Cari amici,
avrei preferito dedicare un inno di gioia e di invidia ai combattenti greci contro la cupola criminale che sta divorando anche noi, avrei voluto parlare dell'incredibile capacità di tenere la piazza che da due anni dimostrano i greci (altro che quattro facinorosi e black block !), avrei voluto confrontare la successione di scioperi generali proclamati dai sindacati greci con le quattro misere ore del nostro unico sciopero generale, con gli abboccamenti tra Camusso e Monti, con la CGIL che si associa, con i soliti Tavola della Pace e vivandiere varie, alla kermesse antisiriana proclamata a Roma per il 19 febbraio, Piazza dei Partigiani, ore 12.00, dai ratti terroristi del foruncolo Nato, Consiglio Nazionale Siriano. Invece ai greci, memori delle Termopili e di Maratona, posso dedicare solo una foto esemplare.
 


Quella che urge, invece, è una questione personale. Ricordate che in un mio post (Aquile, bisce e ratti) ho parlato dei giornalisti Ricucci e Cristiano Tinazzi che, da Tripoli spargevano velenose ambiguità cerchiobottiste, utili a ratti e Nato, e poi qualificarono me e altri non omologhi di falsari al soldo di Gheddafi?
Ci fu una polemica cui prese parte anche qualcuno dei miei interlocutori. Dopo di noi, il Tinazzi s'è avventato contro altri giornalisti veri e, a volte, eroici, come Thierry Meyssan e Lizzie Phelan, che a Tripoli hanno resistito fino all'ultimo giorno, demolendo il menzognificio e rischiando il linciaggio dei ratti.

Ebbene, questo Cristiano Tinazzi (guardatevi il suo blog), dal passato fascista, anche elettorale (1999), mi ha querelato per avergli io risposto per le rime. Quello che chiedo a tutti coloro che abbiano qualche conoscenza del soggetto, è di farmi avere quante più notizie utili alla battaglia a venire.
Vi ringrazio. E' per la causa.
Fulvio


Intanto mi è arrivata questa comunicazione da una persona fidata. E' un buon inizio.

a)    Tinazzi per mesi ha attaccato chiunque avesse fatto controinformazione sulla Guerra in Libia  accusando che si trattasse di tour guidati dal Governo. Mentre lui si è sempre pagato tutto da solo rischiando la vita... Bene, qualche anno fa, Tinazzi partecipò ad un tour della Libia interamente pagato dalle autorità locali. Si trattava d'una gita propagandistica per mostrare ai giornalisti stranieri le "conquiste della rivoluzione". Già questo sarebbe interessante, visto che oggi Tinazzi biasima voi per veri o presunti rapporti con le autorità libiche. Ma c'è di più. Fonti credibili mi dicono che quei tour erano sfruttati dalle autorità libiche per crearsi agganci e cercare poi d'arruolare giornalisti stranieri come propri megafoni all'estero;

Ecco, trovato un documento in rete:
http://www.giovanniarmillotta.it/africana/AFR2007.pdf

Dal discorso di Giovanni Armillotta alla VI Conferenza Internazionale sul pensiero di Muhammar Gheddafi: "innanzitutto desidero esprimere la più profonda gratitudine della Delegazione italiana
– guidata dal noto giornalista e corrispondente di guerra Cristiano Tinazzi – a Sua Eccellenza
Mu’ammar al-Qaddafi e alla squisita ospitalità e generosità del Popolo Libico."

b)   E’ stato infatti rappresentante italiano dei Comitati Libici pro-Gheddafi.

c)    Tinazzi in gioventù era una testa rasata, finì anche sotto processo per rissa assieme ad uno dei leader degli "skinhead". Sto cercando di rintracciare qualche documento scritto su questo.

In seguito è stato attivo nel movimento neofascista "Fronte Nazionale", capeggiato da Adriano Tilgher

d)   negli anni 2004-2005 Tinazzi collabora con "Rinascita"magari un buon quotidiano ma all’epoca di chiara connotazione neofascista. Proprio in quel periodo il giornale usava, come immagine nella campagna abbonamenti, una prima pagina di "Rinascita rassegna mensile fascista", con tanto di foto di Mussolini a braccio teso.
e)    Per non farci mancare nulla Tinazzi ha pubblica una richiesta di lavoro in cui falsifica le proprie esperienze gonfiando il cv con collaborazioni in riviste varie in cui non ha mai lavorato (il Direttore lo può provare).


E un altro contributo, da Scintilla Rossa:

ho scoperto solo adesso che uno dei signori citati, Tinazzi, autodichiarato embedded del CNT, fino a qualche mese fa era embedded di Gheddafi, come si può leggere chiaramente qui:
www.giovanniarmillotta.it/africana/AFR2007.pdf
cito a pag.9:
IL PENSIERO DI MU’AMMAR AL-QADDAFI ED IL SUPERAMENTO DELLA DICOTOMIA
DOGMATICA ‘DESTRA’-‘SINISTRA’ (nota mia: un titolo molo rossobruno, non trovate?)
Nel nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso, la pace sia su tutti.
Signor Presidente,
innanzitutto desidero esprimere la più profonda gratitudine della Delegazione italiana
– guidata dal noto giornalista e corrispondente di guerra Cristiano Tinazzi – a Sua Eccellenza Mu’ammar al-Qaddafi e alla squisita ospitalità e generosità del Popolo Libico

e non solo. Prima di essere filoCNT, e ancor prima filogheddafiano da posizioni rossobrune, era un fascio duro e puro senza maschera:
http://it.wikipedia.org/wiki/Elezioni_ammi...del_1999#Milano
guardate chi è il candidato del Fronte Nazionale...

Ma a Mazzetta i bruni duri e puri non dispiacciono affatto, se sono svelti a cambiare cavallo in corsa e si adeguano alla diffamazione delle fonti libere sulla Libia e all'esaltazione dei "liberatori del CNT.

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Abu Mazen, Al Thani, Mashaal


Questa foto mi sollecita ad aggiungere qualcosa. Nei giorni scorsi il rinnegato e corrottissimo presidente dell'ANP sionizzato, Abu Mazen, ha negoziato con il capo di Hamas, Mashaal, un accordo per la solita nefandezza del governo di unità nazionale, che prevederebbe addirittura l'aberrazione costituzionale di un Abu Mazen sia presidente, sia premier. Dove si sono incontrati e alla presenza e sotto la tutela di chi? A Doha, nel Qatar e all'ombra dell'emiro Hamad Al Thani, il satrapo, fiduciario arabo di Israele, dell'uccisione della Libia e della forsennata guerra alla Siria, due paesi che hanno sostenuto la lotta dei palestinesi. Si apprende che Mashaal ha anche incontrato il re travicello Nato-Sion Abdallah di Giordania, in vista di uno spostamento della direzione di Hamas da Damasco ad Amman. Tutto questo ha suscitato comprensibili turbolenze a Gaza, dove il capo del governo, Haniyeh, di Hamas, ha rifiutato ogni accordo del genere e si è precipitato a Tehran.


Stanno messi bene i palestinesi. Tanti dollari qatarioti e sauditi, la benevolenza di Usa e UE per aver sputacchiato su Gheddafi e Assad, le colonie che si mangiano gli ultimi brandelli della Palestina e Luisa Morgantini con i caravanserraglio finto-filopalestinese che, sbavando contro Assad in coro con i ratti terroristi, intimano la nonviolenza urbi et orbi. Il papa è della partita. Come faceva il Nazinger a non mettere la sua pantofola dorata in faccia ad Assad. Che gli frega che la vasta minoranza cristiana in Siria, felice e rispettata sotto quel governo laico, ora si sente a rischio di olocausto islamista come in Iraq. Quando mai a un papa glie ne è fregato qualcosa del "cristiano comune"?

venerdì 3 febbraio 2012

Il bell'Antonio e l'orrido Giorgio (e Siria e Iraq e Libia e Napolitano e Monti e...)

It’s easier to kill a million people than it is to control them. E’ più facile uccidere un milione di persone che controllarle. (Zbigniew Brzezinski)
La nostra società è governata da dementi per obiettivi demenziali. Credo che siamo governati da maniaci per scopi maniacali e credo che rischio di essere rinchiuso come matto per averlo detto. Questa è la follia. (John Lennon)


Primavera vera
L’unica primavera che ancora resiste nel mondo arabo è quella siriana, nazionale, socialista di Stato, antimperialista, laica. L’altra che non si rassegna a essere schiacciata dal perpetuo inverno della globalizzazione in versione colonialista, è quella egiziana, la più genuina e matura tra quelle così chiamate (ma non scordiamoci la rivoluzione altrettanto di massa nello Yemen, la cui definitiva vittoria viene ora rallentata dai massacri dei droni governati da consolle negli Usa, dove ha trovato asilo anche il despota carnefice Ali Saleh).Tanto che nemmeno il passaggio di consegne dai dittatori protetti dall’Occidente agli integralisti islamici all’Occidente graditi, per ora riuscito in Tunisia e in Marocco, grazie anche all’inconsistenza delle sinistre, è riuscito a svuotare Piazza Tahrir e le analoghe piazze in tutte le città egiziane. All’escalation dei criptomubaraqisti della giunta militare con a capo il Gauleiter Nato, Tantawi, escalation che ha assunto la faccia a noi familiare della strategia della tensione con la programmata strage di 73 tifosi a Port Said (Port Said come Piazza Fontana e come le Torri Gemelle), invariabilmente rispondono i milioni della rivoluzione “25 Gennaio”. A spegnere il salvifico incendio non sono bastati repressione feroce, stragi terroristiche di regime, sequestri di persona, tortura sistematica, stupri di attiviste, processi militari farsa. Accanto ai militanti del cambio radicale di questo Egitto corrotto, poliziesco, prostrato ai piedi dell’Occidente neoliberista e antidemocratico, stavolta anche le brigate di riserva dell’ìimperialismo, i Fratelli Musulmani, seccati per non aver ancora potuto assumere il ruolo dei generali, per quanto investitine dalle elezioni, con l’OK degli sponsor in Occidente. Le speranze arabe sono appese alla resistenza di questi rivoluzionari, come a quella dei giovani libici, iracheni, yemeniti, sauditi (non ci raccontano delle proteste in atto nell’Est saudita e delle ripetute uccisioni di quei manifestanti), del Golfo, e del popolo siriano che non si piega alla congiura internazionale.



Retate
Nel giro di due giorni i rottweiler da combattimento, in toga o in divisa, addestrati all’annichilimento della resistenza umana, hanno tolto dalla scena due miei carissimi amici, due ottime persone, due combattenti della politica e della morale. In Iraq, gli strateghi Iran-Nato (qui in collusione) del socicidio e spappolamento nazionale e i loro fantocci locali stanno tentando in tutti i modi di offuscare l’incredibile rilancio della Resistenza riscatenando la guerra civile sunniti-sciti a forza di attentati ai mercati e alle moschee e di criminalizzazione degli esponenti sunniti, tutti descritti come saddamisti. I dirigenti della coalizione laico-sunnita e anti-iraniana “Al Iraqiya” sono in fuga e, il premier Al Maliki, burattino di Tehran, ma anche degli Usa (i cui miliziani si sono rintanati nel Kuweit, lasciando quanto resta da distruggere e rapinare agli ascari locali e ai contractors), minaccia di appenderli tutti al cappio col quale sta compiendo il primato mondiale di esecuzioni in un anno.


Iraq
Era il 2003, marzo, i masskiller Usa-UE erano tornati ad avventarsi su un Iraq prostrato dalla prima guerra e dall’embargo, entrambi di sterminio. Da vecchie visite nell’Iraq prospero, forte e irriducibile, conoscevo Riyadh al-Addadh, medico, punto di riferimento sanitario, morale, politico della comunità di Adhamiya, un quartiere popolare, di piccole, aggraziate casette, non lontano dal Tigri. Lì, anni prima, quando embargo e bombe di Bush e Clinton avevano minato alla base uno dei servizi sanitari, oltreché gratuiti, tra i più avanzati del mondo, Riyadh aveva creato una clinica popolare, accessibile a tutti gli abitanti del quartiere. Mi ricordo, mancavano pochi giorni all’ingresso a Baghdad dell’ennesima ondata di barbari della sua storia, quell’ambulatorio sempre strapieno e i due medici, Riyadh e la giovane moglie, che si dannavano a stare appresso a tutti e, al tempo stesso, incitavano a tener duro contro l’invasore. Tante volte sono stato a cena a casa loro, con le due figlie adolescenti e il figlio più grande che non abbandonava per un istante il Kalashnikov, da opporre a eventuali irruzioni. Le bombe cadevano ininterrotte, anche nelle vicinanze, ma nessuno si impressionava. Si andava in strada a valutare dal fumo che serpeggiava verso il cielo chi potesse avere sofferto l’impatto. Il Tigri, non ancora avvelenato dai rifiuti e cadaveri che le milizie barbare, dette Marines, hanno poi continuato per 9 anni a scaricare nel fiume, forniva quel pesce che rimediava alla graduale scomparsa di viveri e che veniva consumato su grandi tavolate serali, sotto lucette colorate appese alle palme. Una comunità che, anche con la normalità del vivere, sapeva sfidare l’aggressore. Una delle ultime immagini che mi porto dietro da quel paese frequentato, ammirato e amato da decenni, era una corsa in macchina, tra crateri vicini ed esplosioni un po’ più lontane, con la quale le figlie di Riyadh, anche loro sfidando con risate e scherno i barbari, mi accompagnarono all’albergo, per l’ultima mia notte a Baghdad. Una delle presenze più calde e vibranti del mio docufilm “Iraq: un deserto chiamato pace” era questa nobile e dolce famiglia irachena.


La notte prima della mia partenza da Baghdad, con gli invasori che già avevano iniziato la bonifica terroristica della società irachena, un manipolo di questa feccia umana aveva fatto irruzione nella casa di Riyadh e s’era portato via il figlio. L’ho saputo dopo e non so come la vicenda sia andata a finire. Ma oggi il dottor Riyadh è in mano ai criminali che, per conto dei loro mandanti, stanno finendo di sfasciare l’Iraq. Lo hanno accusato di aver finanziato un gruppo terroristico attivo nel quartiere di Abu Ghraib. Non so se l’abbia fatto, può darsi che curare gratis un patriota, o anche solo un cittadino sunnita, per definizione “terroristi”, venga considerato “finanziamento di gruppi terroristi”. E’ con questi trucchi che Al Maliki, dittatore fantoccio e terrorista capo sotto le insegne dei suoi burattinai, sta cercando di liquidare, a partire dal presidente sunnita del Parlamento, Al Hashemi, rifugiatosi in Kurdistan, lo schieramento laico sunnita che aveva vinto le elezioni.


Libia
In Libia i ratti stanno torturando a morte, a partire dall’ex-ambasciatore all’ONU, Dora, chiunque si ritenga “associato” alla Libia di Gheddafi. E’ un lavoro di lunga lena: devono occuparsi di quasi sei milioni di libici su sei. Intanto, il CNT del rinnegato Jalil ha dato prova di meritare la qualifica di governo democratico, di cui lo onorano gli esportatori di democrazia e i loro compari dirittoumanisti, negando, dopo aver installato la Sharìa, che chiunque associato al vecchio regime possa candidarsi alle elezioni. Per trovare candidati dovranno ricorrere a comparse qatariote. Ma né per le vittime della de-baathificazione in Iraq, né per quelle della de-ghedaffizzazione in Libia, processi che tecnicamente si chiamano genocidi, né per i patrioti palestinesi prigionieri torturati e in sciopero della fame, dalle nostre parti si muove foglia. Né si muovono altre foglie da noi dove, spaventati ad arte dall’uragano di minacce di guerre all’Iran, nessuno si cura della guerra effettiva, mediatica e armata, in atto contro la libera e laica Siria, con episodi di atrocità Al Qaida pari a quelle che conoscemmo in Libia (e che ora, quanto tardivamente!, vengono denunciate da Amnesty e HRW, preoccupate per le sorti dei loro partner nel CNT, il cui buon nome viene messo a rischio dagli eccessi degli ex-"giovani rivoluzionari").


Internamento senza processo
A Oakland, Obama, faro della rinascita etico-politica-intellettuale americana dopo le depravazioni di Bush (come da noi Monti, dopo Berlusconi), fa spaccare ai soliti sbirri sadici di tutte le democrazie le teste inermi degli Occupy più in gamba dell’Occidente, con il plusvalore al femminile delle poliziotte che usano il taser, la pistola elettrica, sulle manifestanti. 50.000 volt per toglierti ogni dubbio che Bashar El Assad possa essere meglio di Barack Obama, o anche di Gingrich e Romney che, alla democratizzazione missilistica di Palestina, Afghanistan, Iran, vogliono aggiungere Cuba. Tutto il mondo è paese, è la globalizzazione, bambino. Non sorprendetevi se il Trio Medusa (quella che impietrisce con lo sguardo) Draghi-Napolitano-Monti, succursale Goldman Sachs-Cia-Mossad, farà sbarcare sui nostri lidi i campi di concentramento dettati da Obama per la “più grande democrazia del mondo” e per i cui internati, senza processo e senza fine detenzione, la FEMA (Protezione Civile Usa di stampo bertolasiano), sta allestendo lager in 50 Stati dell’Unione.


Antonio libero!
Ne abbiamo i primi assaggi. Antonio Ginetti e gli altri 25 No Tav arrestati e i 15 mandati al domicilio coatto da giudici tipo quello del paese degli Acchiappacitrulli (libero il ladro, in carcere il derubato), vanno restituiti alla giustizia e alla libertà. Subito. Come oggi pastori, contadini, studenti, operai, disoccupati a milioni e pensionati, che resistono all’essere rasi al sottosuolo perché su quel suolo possa banchettare la criminalità organizzata mafiosa e politica, in Valdisusa sono stati bastonati e inondati da gas tossici per aver tentato di opporsi all’uccisione di un territorio e di una comunità. Ora li rinchiudono perché hanno insistito a non morire di botte e CS. Come il “baratro” economico, col quale ci hanno frantumato da mesi i coglioni per ridurci a pecoroni sotto la finanzdittatura, così, fabbricando terrorismo vero e terroristi fasulli, vogliono far passare su corpi, terre e acque le armate dei razziatori. Capostipite e modello, l’11 settembre. A criminalizzarli servivano un ex-BR settantenne, allora di quelli non infiltrati e collusi, è un ex-Prima Linea, esente da ogni reato e che da decenni ha trasformato in battaglia civile la sua resistenza al fine-corsa intimato dalle associazioni a delinquere che si succedono nel nostro paese.


L’Antonio del titolo è Antonio Ginetti, sequestrato nella retata montiana dei No Tav. L’aggettivo “bello”, non è ironico come quello del libro di Brancati e del film di Bolognini. Significa bello nel senso proprio. I greci dicevano kalos kai agathos. Antonio è una bella persona e un grande compagno, da decenni impegnato con instancabile generosità a fianco dei giusti e aggrediti. Antonio è mio amico e un uomo di  intelligenza, integrità e passione rivoluzionaria. Un incorruttibile da qualsiasi mancia o lusinga, un resistente a qualsiasi sopruso. Siamo nello stesso Circolo di Italia-Cuba. Eravamo insieme a Caracas, nel Festival Mondiale dei giovani e studenti, né giovani più, né studenti, ma, al pari delle migliaia accorsi da tutto il mondo e dei giovani venezuelani, entusiasti di una rivoluzione da riportare a casa. Cosa che lui non ha mancato di fare. Nelle veline dei segugi giudiziari del capitale figurano al massimo le insolenze commesse da Antonio nell’organizzare manifestazioni pacifiche, incontri (anche con i miei documentari) in cui si tratta in termini diversi un mondo adulterato dalle falsificazioni di regime. Sono persone come Antonio, vero punto di riferimento per la migliore Pistoia, i nodi che tengono insieme i fili di un tessuto sociale che per la dittatura oligarchica del Nord del mondo va disintegrato. Il loro reato è tutto qui. E dunque guai a chi non sostiene questi nodi. Nella catastrofe di una sinistra, o fattasi destra, o pacifinta, questi connettori sono i primi a impedire che si finisca a brandelli.


L’orrido Giorgio
All’ultimo “Infedele”, il canarino natosionista Lerner si è azzardato a invitare tre studentesse dell’esaltante genìa che, finalmente, a Bologna, facendoci colmare i polmoni di un formidabile sospiro liberatorio, hanno detto a Napolitano quel che va detto a Napolitano. Stracciatone allori, ghirlande e bolsa retorica da imbonitore di sciroppii, a questo esecutore per conto BCE e Wall Street, a questo embedded della tirannia plutomassonica, hanno fatto capire di che lacrime grondi e di che sangue il suo orrendo settennato, il più reazionario e in armi della storia repubblicana (alla faccia dell’uomo-Gladio, che ritenevamo insuperabile). E gli hanno risparmiato, per carità di patria (è il caso di dirlo), i paralleli tra la passione fascista con cui inneggiò alla spedizione contro i barbari slavi dell’URSS e l’analogo entusiasmo, oggi, per i nostri interventi subcoloniali a far carne di porco dei popoli extra-atlantici. Noi non vorremmo invece risparmiargli quello che il nostro diritto e quello internazionale esigono: un bel processo alla Norimberga, non però celebrato da vincitori che non erano migliori degli accusati, ma dai milioni delle vittime della sua demolizione della Costituzione, del suo berlusconismo e del suo golpe in patria, come di quelle di cui ha autorizzato e promosso lo sterminio in giro per il mondo. Intelligenza, competenza, serrata argomentazione di queste ragazze sui vent’anni, ci hanno dato alcuni minuti di alta televisione, alta comunicazione, alta informazione, individuando nell’istituzionale Difensore della Costituzione, il garante di tutte le malefatte berlusconian-montiane. Di quel bombardamento dei diritti e delle libertà che tale Costituzione ha ridotto a paravento della dittatura del 10% che possiede il 50% della nostra ricchezza e ora sta azzannando il resto. Arrancava a distanza il sindacalista, portavoce degli operai rimasti sotto le macerie della Fincantieri: “Mi basta che ci ridiano il lavoro, poi Monti o non Monti, che se la vedano loro”. Più o meno così. Così, come 35 anni di arretramenti sono riusciti a estinguere nella classe operaia qualsiasi visione complessiva, qualunque approccio strategico che andassero oltre il disperato appiglio alla zattera salariale. Se c’è un’avanguardia politica oggi a sinistra, qui e in tutte le primavere, a rappresentarla sono quelle ragazze, non l’operaio della Fincantieri. C’è solo da sperare che le prima riescano a tirarsi dietro un giorno anche il secondo.


Il Cyborg, o organismo bionico, scaturito dalla provetta dello scienziato pazzo, non è da meno del suo creatore. Sarà pure una fanfaluca (gli scienziati pazzi sono sempre commissari prefettizi della Cupola) che la data dell’11/11/11, le cui cifre sommate danno 33, massimo grado della massoneria, sia stata scelta apposta per l’ingresso al potere di Mario Monti, ma non sono fanfaluche queste frasi da lui sputate in faccia al nostro volgo disperso che nome non ha. “La ricchezza è un valore, i ricchi italiani dovrebbero essere più orgogliosi, il posto fisso che monotonia!”. Già, troppo modesti e umili i Marchionne, Ligresti, Passera, Berlusconi, Briatore, coglioni sui Suv e sui panfili. Diamogli coraggio. Qui alla proterva stupidità di un tecnico d’accatto si unisce una spudoratezza da far impallidire i garanti di Ruby nipote di Mubaraq. L’uomo dal posto a vita assicuratogli da Napolitano ha così risposto alla rabbia, disperazione, fame, che sta attanagliando un intero popolo. Al confronto Maria Antonietta, con il suo non hanno pane, dategli brioches!, era un campione di giustizia sociale. Non potevano non farlo, Monti, “Uomo dell’anno”.


Siria
Il marasma provocato dalle rilevazioni degli osservatori della Lega Araba (ora clandestinizzate), che in Siria hanno trovato e denunciato la violenza di insorti locali e miliziani infiltrati e il sistematico rifiuto delle opposizioni a ogni apertura di Assad, riequilibrando così drasticamente la narrazione per cui ogni vittima siriana era da attribuire al solito “dittatore sanguinario”; la ragionevole e credibile proposta russa di mediare a Mosca tra le parti in conflitto, anch’essa istantaneamente respinta dai volenterosi insorti; l’ennesima cattura di mercenari infiltrati dal confine turco; la provata – anche da un prestigioso Istituto di sondaggi a Doha – adesione al proprio presidente da parte della stragrande maggioranza dei siriani, tutto questo ha costretto l’alleanza tra despoti democratici e despoti wahabiti ad accelerare. Con in testa lo screditatissimo cappuccio ONU, si vuol calare sulla Siria la mannaia “Fuori Assad, dentro il suo vice e subito governo di unità nazionale con dentro tutte le opposizioni”. Un governo che riscatti ratti vari: il Consiglio Nazionale Siriano che a Istanbul si alimenta di fondi Cia e delle vittime attribuite da anonimi ad Assad; i Comitati di Coordinamento che, all’interno, sparano cifre oniriche di “martiri del regime”, riportate all’esterno dall’Osservatorio Siriano dei diritti umani (sotto tutela MI6 a Londra); e la “Free Syrian Army”, la congerie di alqaidisti e briganti di ventura che anche gli ignavi del “manifesto” insistono a definire “disertori dell’esercito siriano”, onde nobilitarne in azioni militari gli orrori terroristici. Divisione del lavoro, gioco delle parti.


Se gli uni, per farsi agevolare dagli spiriti animali della sottoumanità in SUV e droni, invocano l’intervento militare della “comunità internazionale”, gli altri, per convincere e arruolare i perplessi del pacifintismo, promettono di non cercare tale intervento e così, a loro volta, contano di arrivare a una Siria regressiva, denazionalizzata, desocializzata, teocratica, a forza di terrorismi chiamati “guerra civile”, ma sottobraccio ai nostrani amici del giaguaro e utili idioti. L’amore degli insorti per il loro paese ha espressioni varie: particolarmente benevola è in questi giorni la “guerra del pane e dell’acqua”, finalizzata a far esplodere una fin qui introvabile collera del popolo contro il governo. I ratti prelevano grandi quantità di pane ovunque siano in grado di imporlo, svuotano negozi e forni e, una volta distribuito il necessario alle proprie bande, ne gettano tonnellate nelle fognature. Quanto all’acqua, il governo ha dovuto staccarla a Damasco per alcune ore e fare delle analisi, di fronte alla minaccia degli islamisti di avvelenarla alle sorgenti. Minaccia credibilissima, visto che la stessa marmaglia aveva già compiuto questo crimine a Sirte, in Libia. Gli attentati terroristici contro civili, restano l’arma preferita, come in tutte le “rivoluzioni” fomentate dall’Occidente utilizzando il presunto nemico ed effettivo ascaro “Al Qaida”. Obiettivi sono, come in Iraq, luoghi affollati di gente, e poi soldati, strutture militari, statali, giudiziarie, oleodotti, ferrovie, sequestri di persona, assassinii mirati (a Homs cinque scienziati uccisi e quattro ingegneri iraniani, da anni impegnati nella centrale elettrica, rapiti e fatti passare per pasdaran infiltrati, col chiaro scopo di implicare Tehran e depistare dalle provate interferenze Nato, turche e del Golfo, con i loro campi di raccolta e addestramento di mercenari in Turchia e Giordania).


A tutto questo la Siria decente e libera risponde con le ininterrotte manifestazioni di massa pro-Assad in tutte le città., con il necessario intervento di difesa del paese e, pochi giorni fa, con la suggestiva commemorazione delle vittime del terrorismo celebrata in significativa unità dal Gran Mufti siriano (gli islamisti gli hanno ammazzato un figlio per non essersi il padre schierato con Al Qaida), dal Metropolitano della Chiesa Ortodossa, e dal Priore del monastero cattolico. Tra i fedeli delle varie confessioni, come tra tutti i laici del paese, soprattutto tra le donne (ma di queste nessuna femminista occidentale si cura) è ben presente cosa capiterebbe a questa società aperta, solidale, unita, libera, se dovessero prevalere gli sgherri bigotti che l’Occidente ha spedito a distruggere la Libia. A maggio, con la nuova legge sul pluripartitismo e sulla libertà dei media, con i nuovi mezzi d’informazione sorti negli ultimi mesi, si terranno, sotto osservazione internazionale neutrale, le elezioni parlamentari. Lo strepitìo con cui all’ONU e nella Lega Araba dei tagliamano e lapidatori si invoca la dipartita di Assad e un governo di unità nazionale, che includa le opposizioni con peso determinante, ha proprio lo scopo di impedire quelle elezioni, sicuro appannaggio del Baath e dei sette partiti opposti alla destabilizzazione, e rimandarle al momento in cui potranno essere manipolate alla maniera afghana, irachena, e perfino statunitense.


Al Consiglio di Sicurezza, dove il gaglioffo capo del Consiglio Nazionale Siriano è giunto in compagnia dell’uomo del Qatar (!), in queste ore si assediano i governi perché acconsentano allo sfracello. Si usa la sacrosanta offensiva del governo contro i terroristi, che erano arrivati ad imperversare nei sobborghi della capitale, con le sue inevitabili vittime, come la pistola fumante che dovrebbe sollecitare bombardamenti e invasione e assicurare il consenso di un’opinione pubblica rimasta senza difese nello tsunami delle menzogne mediatiche. Si parla dell’opinione pubblica occidentale, dato che, checché ne dica lo slavofobo Astrit Dakli del “manifesto”, impegnato da mane a sera a sbertucciare la Russia che resiste – “L’opinione pubblica mondiale non ha una gran simpatia per il regime siriano” – i miliardi che vivono tra noi e il Polo Sud non hanno una gran simpatia per chi quel regime, e il resto del mondo, attacca. Speriamo che Russia e Cina tengano duro col loro rifiuto.


Ripresi i sobborghi di Damasco


Visto che gli insorti che ammazzano a destra e manca chi non sogna una Siria qatarizzata, è d’uopo che se ne occultino gli aspetti che escono dal quadretto dei “rivoluzionari”, “martirii” e “disertori”, proiettato dalle spie del londinese Osservatorio Siriano. Così non si deve assolutamente tappare al mondo le orecchie mentre sulla Siria risuona l’incitamento lanciato da Omar Bakri, famoso predicatore siro-anglo-libanese, che, galvanizzato dalle imprese dei suoi in Libia, trovandosi “a rota” di sangue, incita i Fratelli Musulmani ad attentati suicidi contro Assad e contro il parlamento siriano “quando è pieno di baathisti”. Va nel particolare, Omar Bakri, suggerendo “bombe pizza da consegnare ancora calde”. Con particolare attenzione ai cristiani. Sapete qual’ è l’urgenza degli esportatori di democrazia alla saudita? Quella di evitare a ogni costo le elezioni che il governo siriano ha programmato entro due mesi. Anatema! Ne uscirebbe, lo sanno tutti, un verdetto democratico: maggioranza assoluta per il Baath e i partiti alleati e non venduti. Come da quel sondaggio di Doha che ha confermato le peggiori apprensioni di monarchi e atlantosionisti fascistizzanti. E affermazione anche di un’opposizione corretta, pronta a mettere alla prova le proposte di riforma avanzate dal governo fin dall’inizio della crisi. Quel Bakri è stato arrestato a Londra e poi a Beirut, dove fu condannato per istigazione all’omicidio, rapina, terrorismo. In entrambi i casi è stato messo fuori dopo pochi giorni. Non per nulla si è dichiarato di Al Qaida. I propri agenti i servizi occidentali non li abbandonano.


Mashaal, ministro esteri Qatar, re Abdallah, ad Amman


E neanche Israele abbandona il campo dei suoi amici. Non c’è solo la recente visita del feldmaresciallo arabo e satrapo qatariota Hamid bin Khalifa Al Thani in Israele. C’è anche la discreta ma stretta collaborazione di contractors paramilitari israeliani con Abu Dhabi, sotto l’etichetta della “sicurezza dei giacimenti petroliferi e delle frontiere”, nonché la condivisione tra emirati e nazisionisti di satelliti di comunicazione, utilissimi per guidare sul bersaglio proiettili e truppe. Turba non poco, su tale sfondo, la visita di Khaled Mashaal, capo di Hamas, insieme al ministro degli esteri qatariota (ovviamente fratello del re), al re travicello giordano Abdullah, altro manutengolo di Nato e Israele. Venendo nella scia delle voci di un trasferimento della direzione di Hamas da Damasco ad Amman e anche delle sciagurate prese di posizione di organizzazioni palestinesi contro Gheddafi e Assad, corredate dal plauso idiota dei filopalestinesi nostrani, il cattivo odore di opportunismo non è facilmente dissipato. Che fine ha fatto la “rivoluzione palestinese”, quella dei Fedayin, di George Habbas, Najef Hawatmeh e anche del primo Arafat? Sepolta sotto i 30 denari degli emiri?


Appello e contrappello
Ricordate l’ineccepibile appello contro le minacce di guerra e gli embarghi a Siria e Iran lanciato in Germania, assunto dal Comitato dei Diritti Umani del Bundestag, che io ho tradotto e messo in rete e che poi un numero di prestigiosi compagni ha diffuso sui giornali? Ebbene non bastava, non convinceva, non tornava all’arcipelago nel soffice rosa del tramonto dei nostri buonisti cerchiobottisti. Non sia mai che ti identificano con quei “dittatori sanguinari” di Assad e Ahmadinejad! Bisognava intervenire, farsi sentire, distinguersi. E così Marinella Correggia, buona giornalista dell’immancabile “manifesto”, ha pubblicato un altro di appelli, a costo di dividere le firme in due, confondere il colto e l’inclita, annacquare. Dice questo appello: La situazione sul campo da mesi vede violenti scontri tra truppe governative e le truppe (sic) di insorti armati… in un crescendo di violenze che ha già provocato enormi perdite anche di civili, delle quali entrambe le parti recano responsabilità. Dopodichè, i firmatari fanno una pia richiesta di tregua, mediazione,  fine alle interferenze straniere, stop alle sanzioni, invio di osservatori neutrali. Benissimo. Senza peraltro menzionare che ogni proposta di Assad, rispondente alle richieste “ufficiali” delle opposizioni, è stata trattata come il moccio che sgocciola dal naso. Ma, porco Obama, la responsabilità di tutto questo di chi diavolo e?!
Le firme annoverano gli Us citizens for peace and justice, prìncipi storici dell’ambiguità perbenista, Contropiano, Rete Disarmiamoli, Lega Internazionale delle Donne per la pace e libertà, quei collusi del Ponte per, Fiom, Ecoistituto Alex Langer (buono quello, quando invocava le bombe sulla Serbia), Assopace (la “fate i buoni”- Morgantini), filo palestinesi al traino dei palestinesi che inveiscono contro Gheddafi e Assad e altri. Potete firmare questo rosario di buone intenzioni. Che con la rettifica delle infamie razziste e colonialiste rovesciate sulla Siria non hanno niente a che fare.

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La situazione a Damasco vista da Chehayed Rustam
venerdì 27 gennaio 2012

Dopo tutti questi mesi dall'inizio della crisi siriana ormai e' innegabile la presenza del terrorismo, della minaccia e dell'intimidazione a fini politici da parte dei gruppi d’ opposizione.
Questi episodi sono prevalentemente concentrati nelle zone periferiche della capitale, mentre all'interno della città e nelle zone centrali e' evidente un clima di tensione degli abitanti a causa dei recenti attentati come quello di Kafer Suse e del Midan. Anche oggi nella zona del Midan si e' verificata l’esplosione di una bomba artigianale con comando a distanza che ha causato la morte di un giovane di 12 anni di nome Ibrahim Mabrouk e il ferimento di altre 12 persone; lo stato d'animo della popolazione e' portato all'esasperazione da questo tipo di episodi sempre più all'ordine del giorno, realizzati dagli oppositori al governo che hanno lo scopo di mantenere alta la tensione e terrorizzare la gente.
Non si sono registrate manifestazioni di protesta oggi a Damasco come viene invece fatto credere dai soliti canali satellitari. In questo preciso momento mi trovo nel quartiere Barzee, vicino al Caboun, dove la situazione e' da diversi mesi indubbiamente tranquilla e sotto controllo, sporadicamente si verificano piccoli episodi di proteste all'uscita dalle moschee il venerdì, con piccoli gruppetti di circa 50 persone. Manifestazioni che durano sempre solo pochi minuti (giusto il tempo per fare qualche ripresa sotto commissione e inviarla alle emittenti satellitari del Golfo che ormai da tempo provvedono ad ingigantire e diffondere una realtà falsificata degli avvenimenti).
Si registrano, inoltre, episodi di intimidazione, con tentativi di attacco a edifici pubblici e abitazioni private dei rappresentanti dell'amministrazione pubblica, ormai sempre più nel mirino dei gruppi di terroristi armati.
Come misure precauzionali il governo ha istituito posti di blocco all'entrata e all'uscita della città e raddoppiato il personale di guardia, fortificando con sacchi di sabbia e barriere le strade circostanti degli edifici pubblici considerati più sensibili agli attentati – in particolare a possibili autobombe.
L'energia elettrica viene staccata 3 ore al giorno: circa 2 ore al pomeriggio e 1 ora la sera, con varianti a seconda del quartiere. Questa mancanza di elettricità comprende anche le sedi ministeriali e il palazzo presidenziale, che comunque usano generatori a gasolio in alternativa, ed e' la conseguenza degli attentati che hanno interessato centrali elettriche, oleodotti e gasdotti nel paese , oltre all'effetto delle sanzioni economiche imposte dai paesi occidentali che vogliono mettere in ginocchio il paese e che impoveriscono palesemente la popolazione, uccidendone l’economia.
Nonostante questa situazione e il malcontento generale, la popolazione continua a scendere in piazza numerosissima per mostrare il suo sostegno al presidente siriano e ai suoi piani di riforma.
Nelle zone periferiche, invece, l'energia elettrica viene staccata per 3 ore al pomeriggio e 3 ore la sera indifferentemente se la zona sia prevalentemente abitata da oppositori o sostenitori del governo.
Le zone periferiche sono quelle nelle quali si concentrano le bande armate di oppositori, quelle che alcuni chiamano esercito libero composto da disertori, ma che a tutti gli effetti comprende prevalentemente ex criminali, delinquenti comuni, trafficanti di droga, elementi poco istruiti o fanatici religiosi.
Questi gruppi, che sono finanziati dall'opposizione e dai loro alleati internamente ed esternamente, a loro volta creano fortificazioni, barriere e posti di blocco all'entrata e all'uscita della zona periferica sotto il loro controllo.
Si tratta di gruppi che non esitano a derubare o uccidere i civili che non sono schierati dalla loro parte, che non chiudono i loro negozi in segno di protesta o che continuano a mandare i loro figli a scuola;
oltre a commettere i più svariati reati (come, ad esempio, rapimenti, sequestri di persona) per avere denaro, auto e mezzi per quella che loro definiscono ipocriticamente una “rivoluzione per la libertà e la democrazia”.
Nelle manifestazioni di protesta contro il governo questi gruppi armati sono mescolati ai manifestanti, e, tra i loro slogan in questi giorni, mi hanno colpito particolarmente quelli che definiscono la nuova costituzione in programma una “presa in giro”, dal momento che la loro nuova costituzione deve essere unicamente il Corano.
Simili manifestazioni in genere vengono tollerate finché rimangono all'interno delle zone periferiche. Recentemente, nella zona di Zamalka, un corteo di protesta si è diretto verso la strada principale che la collega a Damasco; una volta arrivati al posto di blocco dell'esercito regolare all'ingresso della capitale è stato imposto l'ALT. A quel punto i manifestanti hanno reagito colpendo con pietre i soldati, i quali, per disperdere il gruppo, hanno dovuto sparare alcuni colpi in aria. Una volta che il corteo di protesta ha indietreggiato, sono comparsi i gruppi armati che non hanno esitato a sparare e colpire a morte sei giovani soldati dell'esercito regolare e solo dopo l'arrivo dei rinforzi, cui è seguita una lunga sparatoria, sono fuggiti verso la periferia.
Questa tolleranza da parte delle forze di sicurezza non è condivisa da buona parte della popolazione, che si trova così a soffrire maggiormente a causa della presenza di questi gruppi criminali di opposizione e che desidererebbe un intervento più duro da parte dei militari in grado di eliminare definitivamente la presenza di queste bande armate criminali.
Alla luce di questa situazione, anche molti degli indecisi, in un primo momento non schierati né con il governo né con gli oppositori, si stanno sempre più orientando dalla parte dei sostenitori del governo e delle riforme promesse, dal momento che, con il passare del tempo, risulta sempre più evidente che l'obbiettivo degli oppositori non sono libertà e democrazia, ma caos, fanatismo religioso e divisioni settarie. Sempre con maggior evidenza, infatti, stanno emergendo le continue falsificazioni e fabbricazioni ad hoc degli eventi, più volte smascherate, e i continui crimini commessi da questi gruppi, come l'uccisione di innocenti dopo aver estorto loro false dichiarazioni volte ad incolpare e mettere in cattiva luce le forze di sicurezza e il governo, debitamente filmate e poi trasmesse dalle solite tv satellitari menzognere del Golfo, complici, nonché, probabilmente, mandanti di questi crimini.