giovedì 28 luglio 2016

TERRORISTI E POKEMON: STESSI MANDANTI e stessi corifei ("il manifesto" & Co.)





Virtuali per non morire….liberi.
Le creature virtuali sono perfette, non inciampano, non prendono cantonate, non si distraggono. Quelle in carne e ossa no, toppano, spesso alla grande. Si salvano solo perché c’è un coro assordante che ne copre le manchevolezze. Coloro che mandano la gente a caccia di Pokemon, in parallelo evidente, per quanto inconsapevole, ma certo gratificante, con i cacciatori di teste dell’Isis, maneggiano materia cerebrale già collaudata da anni di ciberpratiche sui cellulari e sui videogiochi. Il rapporto tra l’essere virtuale sullo schermo e l’essere apparentemente ancora reale che manovra l’apparecchio, è disciplinato da regole e meccanismi  che non prevedono sbavature, errori, uscite dallo schemi. Salvo che, come va capitando, il demente incaponito su un Pokemon all’incrocio tra Corso e Via Garibaldi non si faccia radere al suolo dal tram.

Non così quando cacciati e cacciatori appartengono tutti ancora alla specie degli uomini. Che a cacciare siano i cosiddetti terroristi jihadisti (e basta il clic di Rita Katz per rivendicare all’esercito del califfo chi ha picchiato la suocera, o incendiato il bosco, in tal modo includendo nelle di luii armate l’universo mondo di matti e delinquenti), o i cacciatori di terroristi cosiddetti jihadisti, il rischio di accidenti, imprevisti, dimenticanze, trascuratezze, è onnipresente e immancabilmente si verifica. Ora, poi, con il lancio dell’euroterrorismo a cadenza quotidiana (in Francia e Germania, notate, i due paesi che mantengono ancora briciole di inizativa autonoma. Da noi  ci pensa la mafia), quel rischio inevitabilmente si moltiplica. Solo che diventa anche più difficile, per coloro che provano a far emergere la testa fuori dal guano delle coperture mediatiche e a guardarsi in giro, stare appresso alle lacerazioni nel tessuto del complotto, individuarle e rivelarle. Come in tanti abbiamo fatto per la fallimentare bufala dell’11 settembre e seguenti (fino a quando non arrivano, nel tripudio dei Bush e dei Cheney, dei Giulietto Chiesa a dirci che, no, ci siamo sbagliati, sono stati davvero i dirottatori sauditi, dopo tutto, a buttar giù le Torri Gemelle).

L’epidemia terroristica in corso in Europa ha gli stessi connotati di altre epidemie fobìageniche lanciate dalle medesime centrali - aviaria, mucca pazza, Aids, il pericolo rosso d’antan, i rom rapitori di bambini, lo spread, l’apocalisse di un’Europa senza Ue e senza euro  -  e cioè assenza di rimedi compatibili con le condizioni di vita esistenti, sentirsi totalmente inermi e alla mercè e, quindi, panico, irrazionalità, accettazione di tutto quanto ti viene fatto passare per unica possibilità di salvezza: la tua riduzione in schiavitù. Questo, nel caso specifico dello “scontro di civiltà” con l’ottenebrazione islamica, “per difendere i nostri valori e il nostro stile di vita”.


Nostri valori impersonati da chi ha ridotto nelle condizioni che non vediamo Iraq, Libia, Afghanistan, Siria, Yemen, Somalia. Di chi nel solo Iraq ha sterminato, tra sanzioni e decimazioni, 3 milioni di vite. Stile di vita magnificamente esemplificati dalla banda di malfattori del giglio magico, dalla signora Clinton che sghignazza sul linciaggio di Gheddafi, dal Premio Nobel delle 7 guerre e conseguenti genocidi, dagli Agnelli che si beccano 7 miliardi di euro dallo Stato e se ne vanno a pagare tasse ridicole in Olanda, da Barbara d’Urso e Maria De Filippi, da, appunto, i mentecatti persi al mondo, arrovellati nei megabyte dello smartphone, i prosseneti – genitori e pubblicitari – che corrompono la fragile psiche dei bambini prostituendoli negli spot per prodotti di merda. Valori e stili, signori miei, che qualunque musulmano assennato, come lo è un miliardo e mezzo, tolti quelli che si sono prestati a fornire all’Occidente pretesti per far invadere e distruggere i paesi dei propri correligionari, o per disciplinare i cittadini dello stesso Occidente, trova ripugnanti.

Attentati gruviera
Ma ecco le più recenti falle nell’esecuzione e validazione delle operazioni terroristiche, tutte eseguite da personaggi borderline, fuori di testa, malviventi, manco per niente religiosi fino al giorno prima, curriculum criminale, attenzionati (ma mai bloccati) dalla polizia e dai servizi, schedati. E tutti silenziati perché uccisi. Ovviamente manipolati, istigati, istruiti e lasciati fare. Poi succede che a Nizza le telecamere riprendano tutto, l’assenza di polizia, la corsa indisturbata del camion per giorni e chilometri, il demenziale mitragliamento finale. Ma forse anche qualche altra presenza operativa, del resto denunciata da testimoni. E succede che il ministro degli interni disponga la distruzione di tutti i video, cioè di tutto quanto possa servire agli inquirenti, e che la poliziotta nizzarda responsabile rifiuti. Bravissima. Falla imprevista.

Analoga procedura in Germania per la strage del matto di cui ci si inventa spudoratamente, senza il minimo addentellato concreto, l’effetto imitativo del folle norvegese che aveva fatto fuori un’ottantina di giovani del partito di sinistra.Tanto per richiamare un altro innesco di panico: il lupo solitario stragista che colpisce chiunque ovunque. Anche qui il ministro impone il sequestro di tutte le registrazioni delle telecamere e il divieto alla circolazione di video. Incomprensibile? Mica tanto. Forse non è per nascondere l’agente del BND (Bundesnachrichtendienst, l’Intelligence tedesca) che da dietro l’angolo grida “Allah-U-Akbar” . Forse è per non suscitare inutili domande su come diavolaccio sia stato possibile che un singolo e disturbato ragazzotto per almeno tre ore, dalle 17.30 alle 22.30 (quando la polizia ne annuncia il ritrovamento), si muovesse indisturbato tra marciapiede davanti al McDonald’s, scantinato e poi tetto del centro commerciale e, infine, dopo aver sparacchiato e ammazzato, si allontanasse tranquillo per un chilometro e poi si suicidasse, visto che nessuno lo arrestava. E che tutto questo succedesse mentre le dirette ci mostravano stormi di poliziotti, di robocop, di militari usciti da Star Trek, al passo, di corsa, di qua, di là, da morir dal ridere, che imperversavano in zona senza concludere una mazza, senza che un drone, un satellite, un aquilone, gli indicassero dove fosse uno che stava sparando alle persone.


Ma il bello, il peggio, è un'altra cosa: Ricordate il video trasmesso in tutto il mondo in cui si vede il camion di Nizza correre a zig zag per la Promenade des Anglais? Colpo di fortuna per chi l’ha ripreso. Si tratta di Richard Gutjahr, israelita legato a Israele tramite consorte Einat Wilf, ex deputata del partito neonazista di Netaniahu, proveniente dall’intelligence militare di Sion, tenente nell’UNIT 8200, già in corsa per la presidenza del Congresso Ebraico Mondiale. Era il 14 luglio. E, toh, guarda il caso, il 22 luglio (fonte Maurizio Blondet) Richard Gutjahr gode di una fortuna doppia, perché, con la sua telecamera, si trova a Monaco, davanti al Centro Commerciale “Olympia”, sul marciapiede di fronte, proprio quando ne esce Ali Sonboly e si mette a sparare sulla gente. Di nuovo sono le sue immagini che fanno il giro del mondo. E’ molto azzardato, troppo complottista, sospettare che Gutjahr fosse lì perché sapeva cosa sarebbe successo? Proprio come queilla mezza dozzina di spie israeliane che filmarono gli attentati dell’11 settembre da un terrazzo di fronte, li festeggiarono, vennero arrestati, trovati in possesso di sofisticare apparecchiature di spionaggio, rimpatriati e in patria, alla tv, ammisero che erano andati per “riprendere l’evento”.

Ricordate il falso dell’aeroporto di Bruxelles? Un’immagine del 2011 di un esplosione a Mosca, con tanto di vittime per terra, fatta passare per la ripresa di una telecamera di sorveglianza dell’aeroporto belga? E’ successo di nuovo, a Monaco. La presunta immagine di morti e feriti nel centro commerciale Olympia, fatta circolare nei media, è la foto, trattata, di un’esercitazione svoltasi mesi fa nel Regno Unito. Vedete la foto originale trasmessa da RT e poi quella manipolata, con i volti oscurati, fatta passare per la scena di Monaco.
Nella prima foto, originale,, il tipo ha occhiali e mascherina contro gli effetti dell'esplosione simulata. Nella foto trattata lineamenti, occhiali e maxcherina sono spariti.
   



Cosa c’entra tutto questo con i Pokemon? Non credo che sia azzardato l’accostamento tra l’ossessione Pokemon, la caccia al mostro virtuale, ora non più collocato in ambienti artificiali, ma nelle nostre piazze, case, musei, parchi, cimiteri, bar, Hiroshima, bagni pubblici, chiese, e l’ossessione della morte, dei mostri-terroristi, del serialkilleraggio passato dal mondo virtuale dei videogiochi a quello reale delle guerre esterne e interne giustificate dall’Isis.Tutto, Pokemon, smartphone, videogiochi, guerre, terrorismo esterno e interno e guerre, esce dallo stesso laboratorio dello scienziato pazzo. Tutto serve ai fini per i quali i committenti lo hanno reclutato e incaricato, lo scienziato pazzo, ma ricco..

Pokemon e lobotomia
I Pokemon da inseguire, catturare, potenziare, liquidare, per strada sono la versione apparentemente giocosa e benevola, con mostricciattoli accattivanti, compatibili, dei nemici  orripilanti, ma posti in ambienti di fantasia, che il giocatore di playstation deve affrontare, frantumare, bruciare, sterminare. Sono i consanguinei dei chat, dei giochi, dei selfie immagazzinati, delle musiche negli smartphone, Ipad, Iphone. Sono gli strumenti di genii criminogeni al servizio dei sociocidi che si sono ripromessi il governo totalitario del mondo, la sottomissione del genere umano, l’illimitato sfruttamento della natura, l’arricchimento sensa remore con trasferimento di ogni ricchezza dai suoi titolari ai rapinatori della Cupola. Nella metro, sul treno, in qualsiasi sala d’aspetto, sulle panchine, tra i banchi di scuola, nelle assemblee, nove idioti su 10 perdono la percezione di dove stanno, di cosa e di chi li circonda, dei suoni, colori, degli stimoli esterni al ricordo, alla riflessione, all’emozione, per sprofondare nell’isolamento totale, travestito da comunicazione o gioco. E’ l’atrofizzazione dei sensi, dei processi mentali, dei rapporti con gli altri e con l’ambiente. E’ l’atomizzazionedella comunità, l’isolamento dell’individuo, la frantumazione di ogni coesione sociale. E’ rendere inoffensivo la persona e, quindi, il suo contesto storico e naturale.

Con i brutti ceffetti di Pokemon, del solito pessimo gusto disneyano nippo-americano che aveva già tolto dignità e autenticità agli animali biecamente antropomorfizzati (per sostituire nei bambini al rapporto con esseri altri ma veri quello con repliche di se stessi, parlanti e abbigliati, hanno fatto un passo avanti. Intanto e ancora non ci si rapporta più con i propri simili e il proprio ambiente naturale o urbano, costruito dalla natura e dalla creatività umana appositamente per noi. E magari, fissati su quell’aborto di fantasia che compare all’incrocio, si andasse a sbattere e ci si svegliasse! Sarebbe un effetto collaterale anche benefico, educativo. Ma si degrada tutto ciò che ci circonda, che vada amato, goduto, incamerato, o criticato, respinto, combattuto o sposato, facendone la quinta casuale e irrilevante di piccoli obbrobri virtuali. Obbrobri a cui i creatori e i politici sponsor hanno assegnato il compito di catturarci. E’ l’hybris per cui ci illudiamo di catturare, prevalere, affermarci, vincere e, invece, siamo catturati, sottomessi, vinti. Senza renderci conto. Come succede in quel grandissimo, profetico, orwelliano, film di John Carpenter “Essi vivono”, nel quale messaggi subliminali di autocastrazione e obbedienza, leggibili solo a chi aveva quell’ultimo paio di occhiali (metafora della capacità critica), venivano assorbiti e metabolizzati da una massa ridotta in schiavitù senza sapere perché e senza rendersene conto.

C’è un altro programmato effetto disumanizzante nei redditizissimi, in termini monetari e sociocidi, Pokemon. Nell’immaginario individuale e collettivo vanno a sostituire un mondo di fiabe popolato da personaggi con una storia, un carattere, comportamenti, contraddizioni. Insomma, al posto di un interlocutore impegnativo, con il quale misurarsi e grazie al quale penetrare in altre categorie di comportamento, confrontarsi con altri piani mentali, trovarsi in ragionata contraddizione o armonia, ci sono queste macchiette colorate che appaiono e, al più, si trasformano senza motivazione, senza passato e futuro, senza contesto, senza un mondo parallelo nel quale trovare riflessi o negazioni del proprio. Un vero assassinio di Biancaneve, del Lupo Cattivo, di Pollicino, di Pinocchio e del Gatto e La Volpe. Dunque un socicidio abilmente affiancato al culturicidio. Un’umanità lobotomizzata, è questo il compito assegnato, in cambio di fior di miliardi e nella standing ovation di milioni di lobotomizzati, a Bill Gates, Steve Jobs,  Nintendo e gli altri mercenari del potere assoluto.

Naturalmente, a parte qualche voce dissidente compressa tra gli osanna idolatri della tecnologia qualunque essa sia (una è quella dell’ottima Daniela Ranieri su Il Fatto Quotidiano), il coro è totalmente sincrono. Sembra che l’umanità abbia compiuto un altro scatto verso l’evoluzione: la realtà virtuale inserita in quella fisica, felice matrimonio che universalizza il ludico in tempi per altri versi cupi e deprimenti. E qui il “manifesto”, con quell’etichetta per i gonzi di “quotidiano comunista”, esprime tutta la sua autentica natura di organo di fiancheggiamento dei processi di decerebrazione e falsificazione mondialisti. Accanto al panegirico dedicato a una serial killer da manicomio criminale come Hillary Clinton (ripetendo, dopo gli scandali della sua corruzione, la sua frantumazione della Libia e di Gheddafi, i suoi servizi da  bella di giorno e di notte nei postriboli Wall Street, Pentagono e Neocon, l’esaltazione del 2008, racchiusa nel termine “Angelo biondo”), accanto all’istantanea esecuzione di ogni desiderio che traspaia dai poteri criminali supremi, che riguardi l’Afghanistan o Assad, Milosevic o Gheddafi, l’operazione Regeni o il salvataggio della democrazia turca grazie a Erdogan, ci sono gli ascari della Kultur.

Alias, i paginoni detti culturali, astruserie elitarie da far sentire un allocco non solo il proletario, ma perfino un laureato di cospicui studi. Pagine perciò utili, con l’effetto esclusione e umiliazione, alla lotta di classe dall’alto, che hanno un loro campione in tale Federico Ercole. Quanto più splatter, orrido, corruttore, cultore di violenze efferate, sollecitatore di massacri  e devastazione, è un nuovo videogioco, tanto più orgasmatici sono i peana di Ercole. Il personaggio pare muoversi tra incoscenza e complicità con quanto è alla radice della necrofilia che gli Stati Unii coltivano nel proprio ventre e rovesciano sul resto del mondo. E naturalmente non poteva mancare all’appuntamento con i Pokemon, che la sua tagliente intelligenza ha classificato nell’amabile mondo del ludico. In pagine del giornale che avviluppano questa vera e propria apologia di reato, questo incitamento a spersonalizzarsi, se non a delinquere, si parla anche di altro. Tipo della campagna di killeraggio di afroamericani in corso negli Usa, su cui sono chiamati a sdottoreggiare comparse mediatiche rotte a ogni imbecillità: la diffusione delle armi, il secondo emendamento, il razzismo latente o patente, il disagio sociale, l’esclusione, l’incomunicabilità tra le comunità, bla bla bla.

In tanto, qualche pagina più avanti, Federico Ercole inneggia a tutto quello che è stato inventato e viene inventato, esaltato, diffuso, consumato al fine preciso di rendere normale e addirittura affascinante una polizia militarizzata, composta da energumeni in foia di pestaggio e spari in testa, appositamente addestrata perché i neri, e non solo i neri, si rassegnino. E, se non lo fanno, giustifichino l’inaugurazione di quei campi d’internamento, già allestiti dalla FEMA (Protezione Civile) in tutti i 52 Stati, in vista delle sollevazioni che ci saranno quando la gente non ne potrà più. O quando troverà gli occhiali che fanno scoprire i messaggi subliminali.

E’ il processo in atto in tutto l’Occidente. Dalle nostre partri la via la indica Erdogan che ha appena chiuso 130 pubblicazioni e incarcerato una cinquantina di giornalisti, oltre a 60mila altri sospetti. Autoattentati e autogolpe a questo servono. E’ confermato dall’11 settembre in poi. Germania e Francia si adeguano di corsa: Guardia Nazionale di nuova istituzione, tipo i pretoriani dell’imperatore, militari in strada, forze speciali, sorveglianza totale. I sospetti? Tutti. E’ il nuovo ordine mondiale, bellezza. Gli attentati servono a questo, non lo vuoi capire?

Manifesto e Amnesty: meglio Erdogan che Al Sisi

C’è Erdogan, al confronto col quale il presidente egiziano Al Sisi, malauguratamente laico e non Nato, è una mammoletta (diffidate dalle nefandezze che gli attribuiscono le vivandiere dell’Impero: è la tecnica Saddam, Milosevic, Gheddafi, Chavez…). Ci sono i capi che dalle capitali occidentali ordinano l’eliminazione dalla faccia della terra di paesi e popoli. Ma chi va a fiaccolar al Pantheon il “manifesto”, e con lui Amnesty Italia, e con loro Arci, triplice sindacale, Acli, i sindacalisti degli embedded Federazione della Stampa  e Usigrai, con la faccia come il culo, Save the Children, (quella del Viagra data da Gheddafi ai suoi soldati perché stuprassero bimbetti) e tutto il cucuzzaro ripugnante dei fiancheggiatori dei creatori di Pokemon e Isis? Ma come non indovinarlo: Giulio Regeni. Sì, proprio quello che a Londra se la faceva, nella simpatica ditta “Oxford Analytica”, con i più fetidi arnesi dello spionaggio atlantico e degli squadroni della morte: McColl, Young e Negroponte. Povero ragazzo che si è fidato di chi lo ha spedito a immolarsi per una bella provocazione a un presidente che si era permesso, con grave scorno del “manifesto”, di liberare gli egiziani dai cari e fidati Fratelli Musulmani.


Qualcuno al Pantheon avrebbe potuto scorgere qualche tesserino Cia. Qualcuno a Monaco avrebbe potuto intravvedere battaglioni di reparti speciali zampettare in giro per tre ore lasciando fare a un mattocchio iraniano. Qualcuno a Rouen o a Nizza, a Ansbach o a Wuerzburg, avrebbe potuto fare domande sconvenienti sul perché quelli che oscurano siti eversivi e ne catturano i titolari, non hanno mai beccato quelli dei siti Isis che rivendicano ogni nequizia. Qualcuno a Parigi, Bruxelles e altrove potrebbe aver visto che i terroristi si sarebbero potuti bloccare vivi meglio di un piccione a San Marco, ma che li si ammazzano apposta. Qualcuno avrebbe potuto… se intanto non fosse stato impegnato ad acchiappare quel maledetto Pokemon.

sabato 23 luglio 2016

L'11 SETTEMBRE SAUDITA DI GIULIETTO CHIESA E QUELLO VERO. Non è questione di capponi di Renzo. E' questione di vita o di morte. Una conferma Usa.





Curati. Non rispondo in pubblico perché non voglio dare soddisfazione né a te, né ai tuoi pochissimi tifosi. Questa non è una disputa tra giornalisti. E’ il peto di un frustrato”. (Giulietto Chiesa a Fulvio Grimaldi, 22/7/2916)

http://www.informationclearinghouse.info/article45154.htm (Paul Craig Roberts distrugge la manovra Usa “sauditi-11/9”)

Ragazzi, c’è un altro imbecille, un altro squilibrato, un altro disonesto, un altro infame. Uno che da Giulietto Chiesa si meriterebbe tutti gli appellativi che l’eminente collega mi ha dedicato in risposta a una mia argomentata contestazione (vedi “Giulietto Chiesa, l’iroso Debunker”). Per la verità, a buttare un occhio ad alcuni dei migliori analisti geopolitici internazionali e perfino al pubblico occhiuto ed evoluto che mi onora dei suoi commenti ai miei post sul blog e su FB, di altri imbecilli infamoni ce ne sono a iosa e, grazie allo spunto del diverbio Grimaldi-Chiesa, sembrano sollecitati a moltiplicarsi. Ma l’imbecille di cui parlo qui, e di cui potete leggere le infamie e imbecillità andando al link qui sopra, è speciale, merita attenzione e considerazione forse un tantino più alte di molti di quelli che ci raccontano le cose del mondo e, nello specifico, degli Usa.

giovedì 21 luglio 2016

GIULIETTO CHIESA, L'IROSO DEBUNKER




Mi capita tra le mani questo indegno post, scritto da un imbecille che pretende di fare analisi. 
Fulvio Grimaldi si rivela, ancora una volta, come persona fuori equilibrio. Non  più capace nemmeno  di leggere, tanta è la foga con cui pretende di demolire l’universo tutto. 

Accusarmi di fare inversione ad U sull’11 settembre è un’infamia che merita per lo meno una risposta, affinché la leggano quelli che sono ancora sani di mente. Io ho usato le 28 pagine del rapporto, finalmente desegretate , semplicemente per rilevare che la versione ufficiale dell’11/9 è falsa. Non per scaricare la colpe sui sauditi e salvare Cheney e compagni. Il fatto che Grimaldi scriva queste infamità (che sono le stesse con cui mi attaccano ora i debunkers), dice tutto del suo livello di scorrettezza. 

Mi spiace solo di avergli dato credito, pensando che fosse una persona onesta e solo un po' sopra le righe. Adesso vedo che è solo sopra le righe. 

Giulietto Chiesa

Sopra le righe
Il modo misurato e pacato con cui Giulietto Chiesa, gran bravo giornalista su temi a lui famigliari, argomenta la sua replica alle mie considerazioni sulla sua sorprendente rivalutazione del ruolo giocato dai sauditi nell’attentato dell’11 settembre mi pare la classica reazione di chi si sente colpito da un gesto di lesa maestà. Il fatto che gli siano saltati i nervi e sia uscito dai gangheri al punto da rispondere a rilievi fattuali con ingiurie che non solo negano all’interlocutore equilibrio mentale, onestà personale e correttezza, ma gli attribuiscono addirittura infamità e imbecillità, è inconfutabile prova che dell’uomo si è colpito un nervo scoperto. Con Giulietto Chiesa ho collaborato contro la Nato e su Pandora TV fino a quando la mia presenza non è risultata incompatibile con il suo ruolo di imperatore di un atollo dell’arcipelago di controinformatori, circondato da un corte di, a volte pur validi, yesmen. Ma questo lo approfondiamo dopo.

mercoledì 20 luglio 2016

FRANCIA: FANNO TUTTO DA SOLI E SONO CAPACI DI TUTTO (2) . Usa : Giulietto Chiesa fa inversione a U sull'11 settembre



Meglio un Erdogan oggi che chiunque altro domani
Intanto Erdogan fa sembrare il Terrore 1793-94 una campagna delle Dame di San Vincenzo. A tre giorni dal golpe siamo a 50mila dipendenti pubblici cacciati in strada o in carcere, insegnanti, accademici, magistrati, postini, avvocati, giornalisti. E ce n’est que le debut come, oltre a un sacco di brava gente, schiammazzava Cohn Bendit impegnato ad abbattere De Gaulle che non voleva saperne di Nato e Comunità Europea. Siamo all’epurazione e alla pena di morte che, secondo il solito astuto De Francesco del “manifesto”, è invocata “dal popolo turco”. Un’epurazione-lampo, partita quando ancora l’ultimo soldatino doveva essere catturato, bastonato, denudato, gettato all’ammasso, con una tempestività che conferma liste di proscrizione pronte da tempo e quiindi attivate a golpe pre-saputo e pre-gestito in vista del colpo di Stato vero, verso una Turchia nazificata su un popolo ridotto a brandelli dal fanatismo religioso, dagli attentati, dala carneficina subita e inflitta ai vicini.

E ai belati delle cancellerie occidentali che raccomandano cautela, moderazione, il necrofago sghignazza in faccia, conscio del suo potere ricattatorio: volete qualche milioncino di migranti che vi buttino per aria il fortino così ben costruito? Volete, voialtri che custodite il mio rivale Gulen, che vi chiuda le basi e mi metta con Putin? Che rinunci a far saltare Assad? Volete che faccia come Sansone e faccia venire giù tutto dicendo chi sta dietro al terrorismo? Non è Gulen, vecchietto rattrappito che non sembra averne per molto e, comunque, sta al guinzaglio della Cia (che ha tanti scheletri negli armadi del Medioriente da non poter muovere un dito contro Erdogan), che un falso scopo, a cui il moloch turco spara per tenere in piedi la fandonia dell’eversione antidemocratica. Qui tra Fratelli Musulmani tagliagole e strozzacervelli, che offrono riparo e rifornimenti ai propri surrogati jihadisti, e un infido laico come Al Sisi, la scelta dell’Occidente non è in forse. Anche perché, per come si pensa debbano andare le cose in Usa ed Europa a forza di attentati, stati d’emergenza, Patriot Act, Hillary e neocon, Hollande, Draghi, Juncker e FMI, Erdogan appare il vero battistrada.

Nizza e l’evoluzione della specie
 “L’Isis, Daish, lo Stato Islamico, il Califfo… ha rivendicato l’attentato di Nizza. L’Isis ha dichiarato che l’attentatore è un suo soldato…”.

Apperò.

domenica 17 luglio 2016

TURCHIA: FANNO TUTTO DA SOLI - E SONO CAPACI DI TUTTO (1)

TURCHIA: FANNO TUTTO DA SOLI – E SONO CAPACI  DI TUTTO (1)

La mente è come un paracadute, non funziona se non si apre.” (Frank Zappa)

Siamo gli strumenti e i servi di uomini ricchi dietro le quinte. Siamo le marionette; loro tirano i fili e noi balliamo. I nostri talenti, le nostre capacità e le nostre vite sono tutti la proprietà di altri. Siamo prostitute intellettuali”. (John Swinton, direttore del “New York Tribune”, 1880).

Partiamo dall’ultima bufala False Flag, quella dell’autogolpe del tiranno turco, destinata a completare, con l’ennesima carneficina di propri sudditi, la serie di autoattentati con cui è riuscito a governare uno Stato di Polizia quasi perfetto. Gli mancava la liquidazione di qualche residuo di esercito, magistratura, informazione, politica (il gruppo Fethullah Gulen) e una dimostrazione ad alleati vagamente perplessi che senza di lui non si va da nessuna parte. E così ha allestito il suo incendio del Reichstag, quello che nel 1933 servì a Hitler per rimuovere comunisti, socialisti e cattolici antifascisti e, nel 2011, con l’11 settembre, alla cupola militar-finanziaria-industriale USraeliana a lanciare la guerra per la loro dittatura mondiale.

giovedì 23 giugno 2016

RISPOSTA SUI 5 STELLE





Chiudo per qualche tempo il blog a causa di altri impegni (ma leggerò regolarmente i vostri commenti e, se del caso, risponderò) con questa lettera che un mio amico e interlocutore ha indirizzato al quotidiano dei morti viventi. La considero una risposta come meglio non avrei potuto scriverla io, semplice, efficace ed esauriente, a tutti coloro che, con toni vari ma con argomenti sostanzialmente uguali e, a mi avviso, anche un po' consunti, mi hanno rimproverato il sostegno - ragionato e legato ai fatti e agli sviluppi - al Movimento 5 Stelle.
Ciao a tutti.



Amici de 'il manifesto'
mi dispiace dirlo ma la sinistra di Fassina ed Airaudo non ha avuto il coraggio, nel voto di ballottaggio, di dare indicazione di voto a favore delle due candidate del M5S, Raggi e Appendino,  più vicine alla sinistra, basti pensare alla loro opposizione alle olimpiadi, alle grandi opere ed alla Tav e sostenitrici del No al Referendum, ed ha perso l'occasione, anche se a posteriori ininfluente sul risultato, di contribuire al cambiamento e dare un segnale di opposizione al PD  . Gli operai, i giovani, le parti più deboli e povere dei cittadini, a Roma e Milano, tra il PD ed il M5S hanno scelto le candidate del M5S, la sinistra si é astenuta. Non si é astenuta invece la sinistra di Rizzo a Milano che ha dato il suo appoggio al PD diventando probabilmente determinante per la vittoria di Sala.
SI é molto critica nei confronti del PD ma tra PD e M5S o non si schiera o sostiene il PD . Capisco che ciò accade perché se Fassina ed Airaudo avessero dato indicazione di voto per il M5S, SI sarebbe andata in pezzi, ma questo é un segno della sua debolezza ed inadeguatezza.
Il PD di Renzi non é di sinistra,ma non lo é mai stato in quanto partito neoliberista e filoatlantico, fin dai tempi di Prodi e Treu, con le privatizzazioni e la precarietà del lavoro, a D'Alema, il bombardiere della Serbia, a Bersani, sostenitore di Monti, delle liberalizzazioni e della guerra libica,  a Renzi che porta avanti il programma della destra, meglio di Berlusconi. Manca ancora solo l'attuazione delle gabbie salariali, la cancellazione dei contratti nazionali e l'adesione al Ttip. Se il PD continua a sopravvivere é solo per la sua rete di potere e per il sostegno di quelle generazioni di anziani, come la mia ,che un tempo votavano PCI ed ora credono illusoriamente che votare il PD significhi votare a sinistra, e lo vedo bene qui a Savona.        
 A mio parere, la sinistra e quegli intellettuali che insistono nel dialogo con il PD e considerano il M5S eterodiretto e di destra, sembrano prigionieri della loro storia, non hanno preso atto dei cambiamenti avvenuti nella società, non hanno fiducia nei giovani e criticano il M5S ma non sono capaci di creare una vera forza di sinistra. 
Con quale forza si vuol cercare di cambiare l'attuale politica italiana ed europea ? 
Cordiali saluti
Ireo Bono-Savona

AFRICA - L'OTTAVA GUERRA DEL NOBEL PER LA PACE. E LO SCOGLIO ERITREA

“La storia della specie e ogni esperienza individuale trasudano prove che non è difficile uccidere una verità e che una bugia ben raccontata è immortale”. (Mark Twain)

La libertà è stata perseguitata su tutto il globo; la ragione è stata fatta passare per ribellione; la schiavitù della paura ha reso gli uomini timorosi di pensare. Ma tale è l’irresistibile natura della verità che tutto ciò che chiede, tutto ciò che vuole, è la libertà di apparire” (Thomas Paine, 1791)

“E’ mai concepibile che una democrazia che ha rovesciato il sistema feudale e ha sconfitto sovrani possa arretrare davanti a bottegai e capitalisti?” (Alexis de Tocqueville)

Cari corrispondenti, questo è l’ultimo pezzo per parecchie settimane. Un po’ sarò fuori, un bel po’ sarò impegnato nella realizzazione del documentario che abbiamo girato in Africa e in Eritrea e che spero porterà in giro per l’Italia, a partire da ottobre, una buona dose di verità su quanto ci deformano e manipolano in vista della riconquista coloniale del continente e della sua avanguardia nel Corno dì’Africa.  Comunque ci continueremo a incontrare nella posta.


 C’è una resistenza, addirittura un’avanguardia? Regime change!
Si parte con una campagna di demonizzazione del leader e del suo regime. Si attivano per la bisogna Amnesty International, Human Rights Watch, Reporters Sans Frontieres, Medicins Sans Frontieres, Soros, house organs coperti, come “il manifesto”, Ong del posto o, in mancanza, del circondario. Cotti ben bene i neuroni di un’ampia opinione pubblica trasversale, ci si prova con una rivoluzione colorata. Se localmente difettano le basi materiali, umane, come nel caso dell’Eritrea, se ne inventa una esterna, della dissidenza in esilio, possibilmente a Washington e in mancanza di massa critica si fa un fischio alle presstitute e i media sopperiscono. Se poi tutto questo non fa vacillare il reprobo, valutata l’ipotesi di un approccio da dietro col sorriso, alla cubana, vietnamita o iraniana, e trovatola impraticabile di fronte all’ostinazione dell’interlocutore, si passa alle maniere forti: sanzioni per ammorbidire ogni resistenza popolare, suscitare lacerazioni sociali e malumori nei confronti dei vertici  che preparino il terreno all’intervento armato. Diretto, perchè condotto con istruttori, armamenti, finanziamenti e forze speciali proprie, ma occultato dall’impiego visibile e teletrasmesso di sicari surrogati, tipo Isis o nazisti di Kiev. Nel caso in esame, etiopici.

martedì 21 giugno 2016

L'IDRA A NOVE TESTE - FALSE FLAG DA ORLANDO A LONDRA, DA PARIGI A BRUXELLES, HOOLIGANS RUSSI, DOPING RUSSO, ANACONDA 16, AL NUSRA...Ma poi c'è Roma (non solo), che non ha fatto la stupida stasera e ha scelto le stelle più brillarelle che cià...


S’ode a destra uno squillo di tromba, da sinistra risponde uno squillo. C’è Orlando, c’è Londra, ma c’è anche un controcanto, per ora a macchia di leopardo, non tanto contro l’Idra, che però resta sullo sfondo, quanto contro le sue mille testoline velenose locali. La luce in fondo al tunnel manda lampi di collera e di volontà, quali quelli che si sprigionano dalla fantastica lotta dei francesi contro il moloch terrorista Hollande-Valls, ormai lunga due mesi e vai, alla faccia di campionati europei, psicosi della paura, stati d’assedio e brutalità polziesche; o dall’insurrezione di massa degli insegnanti messicani coontro un riforma della scuola del tipo renziano “La Buona Scuola”, partita dalla solita Oaxaca e affrontata dal narcoregime di Pena Nieto con 12 morti, 25 scomparsi, decine di feriti, che sta mobilitando altri settori sociali, si allarga a tutto il Messico (70mila nella capitale) ed è una sorprendente risposta, nello Stato del NAFTA (vedi TTIP), al ritorno del Condor Usa sull’America Latina.


In Iraq e Siria le forze popolari e dei governi legittimi stanno ricacciando nelle caverne, dove Cia e Mossad li hanno addestrati, i subumani usati dall’Impero e dai suoi vassalli per cancellare popoli e civiltà. Un incoraggiamento per noi, con le nostre 90 basi Usa e Nato che infettano il territorio e che stiamo vincendo contro quella più criminale di tutti, il MUOS in Sicilia, arriva da Okinawa: dopo l’ennesimo stupro e l’ennesimo assassinio perpetrato da delinquenti Usa in uniforme, 80mila persone in marcia contro le basi Usa che dal 1945 violentano l’isola giapponese.
Non il meno peggio, il meglio su piazza
Da noi i lampi di luce ci arrivano nel travolgente voto amministrativo che sderena gangster, mafiosi e giocolieri e apre una strada nuova, illuminata dallo sfolgorìo di 5 stelle. Tutta da percorrere, questa strada, e da vedere come. Ma intanto la muraglia è sfondata e dal varco la strada si snoda. Restare spocchiosi ai lati, piagnucolando sui vecchi distintivi arrugginiti, denunciando voti che verrebbero da destra (conta per cosa si vota e colme i voti verranno usati!), è puro onanismo. Quel che conta è che, con i 5 Stelle, milioni di italiani hanno detto NO, quasi ovunque su temi veri di sinistra, all’organismo marcio del consociativismo e dell’inciucio, che è il posto di blocco dove ci hanno fermato i gangster e i bankster.

mercoledì 15 giugno 2016

VELINARI E BISCHERI



Datemi qualche ora in più e proverò a dire qualcosa di non insensato sul parallelo attacco alla libera Eritrea da parte dell’esercito etiopico e della Commissione del Diritti Umani dell’ONU a Ginevra e poi sulla mega False Flag di Orlando in Florida. Per ora torniamo su Regeni e su chi ciurla nel manico.

Né-Nè
Nel Comitato No Guerra No Nato di cui faccio parte si è sviluppata in questi giorni una polemica da me innescata e che riguardava l’eterna questione dell’equidistanza, volgarmente né-né, per alcuni irrinunciabile valore. Questione per la prima volta scaturita ai tempi della guerra contro la Serbia, da me raccontata sotto le bombe su Belgrado, e in cui avevo definito la variegata folla di pellegrini a Sarajevo, tra disobbedienti di Casarini, rifondaroli e sinistri tutti, sedicenti nonviolenti e realtà ecclesiali varie, in quel modo: quelli del né con la Nato, né con Milosevic. Quelli puliti e intonsi alla finestra, freschi di Mastrolindo, senza macchia.

E’ una genia che si ripresenta in tutte le occasioni in cui tocca prendere la scomoda e compromettente decisione di schierarsi: né con i Taliban, né con Saddam, né con Gheddafi, né con Assad  e, specularmente, né con gli Usa e con la Nato. C’era stato un antecedente, né con le BR, né con lo Stato, ma era falso, non c’entra niente perché lì si negava l’adesione a due facce della stessa medaglia. Come se oggi si dicesse né con Obama, né con Al Baghdadi, né con Trump, né con Killary. Come quando il Gasparazzo di Lotta Continua giustamente decideva né con il padrone., né con il sindacato. Tautologico.

Il né-né si è consolidato e istituzionalizzato. Ha trasceso vecchi accostamenti a pesci in barile, cerchiobottisti, panciafichisti. Da una base di gentildonne e gentiluomini perbene che volevano restare tali e compatibili con l’ambiente in cui vivevano, si è allargato ed è cresciuto fino a vertici un tempo impensabili. Si è costituito in organizzazioni, partiti, Ong, pubblicazioni, agenzie. Per un attimo ne è diventato luminoso portavoce addirittura Berlusconi. Ricordate quando azzardava “non (più) con Gheddafi, non (ancora) con la guerra”?

La polemica partiva da una piccola agenzia di notizie, house organ del Partito Umanista (sì, esiste ancora) che nei suoi bollettini, tra una condanna della guerra alla Siria, una rampogna alla Nato, un rimbrotto al golpe della malavita brasiliana contro Rousseff, ti inserisce quatto quatto una sfilza di calunnie e bugie sull’Eritrea del “dittatore Afewerki”, una repulsa dell’omobofo e autoritario Putin, qualche dubbio sulla democraticità di Assad, una condivisione della rivoluzione color Cia in Iran contro il despota Ahmadinejad e, un piantarello sulla Grecia scassata, o su indigeni latinoamericani in estinzione e, sistematicamente, la riproduzione delle manovre affidate dal Dipartimento di Stato, o dalla Cia, o da Soros, a Amnesty International, Human Rights Watch, Reporters Sans Frontieres.

Così veniamo a sapere di Regeni “trucidato dal regime egiziano”, ma non del suo lavoro al servizio di spioni e serial killer internazionali; del Darfur, ma non delle operazioni di destabilizzazione del Sudan; di Karadzic e delle sue colpe per Srebrenica (massacro inventato e a lui attribuito); del “tiranno” Mugabe, presidente dello Zimbabwe (e dell’ultimo paese, insieme ad Algeria e Eritrea, che non ospita truppe e multinazionali Usa e latifondisti bianchi); addirittura dei poveri Tartari della Crimea, oppressi e repressi dagli “occupanti” russi…...

Camaleonti
Di Ong e agenzie come questa sono pieni gli scaffali imperiali. Sei attirato dallo zuccherino del pacifismo, della condivisione della sorte di aggrediti, dalla condanna di guerre e tiranni e poi te ne torni a casa intossicato dal nocciolo di cianuro che alla zolletta era stata infilato da Amnesty o HRW o NED o Freedom House o Soros. Si chiama “savianismo” ed è l’evoluzione del né-né. Prende il nome da uno scrittore che se la prende, facile facile, con  il personaggetto de Luca, governatore della Campania, per poi poter impunemente iscrivere il personaggione De Magistris tra i seguaci di Hamas, intesi come i barbarici persecutori dell’amato Israele e Hugo Chaves tra i peggiori caudillos latinoamericani  Con il né-né  ti paravi il culo non stando né di qua, né di là e restavi a galla. Con il savianismo fai un passo avanti. Non stai né con la camorra, né con Hugo Chavez, ma con la camorra ti sei costruito un piedistallo dal quale, riconosciuto eroe, puoi tuonare contro Hugo Chavez o Luigi De Magistris ed essere credibile poiché sono credibili coloro che hanno un piedistallo. Come mettere su un piatto della bilancia un moscerino e sull’altro un caimano, ma la bilancia è certificata.

Ultimamente Il fenomeno è dilagato ed è diventato pericolosissimo. Pericoloso per chi, ammaestrato da battesimi, cresime, catechismi ed oratori, si compiace di farsi gabbare. Non dai grandi media, che si sanno e si ammettono di regime. Con un grano di sale in zucca e  l’occhio non troppo catarattizzato, di Stampa, Messaggero, Repubblica, Corsera, vari tabloid scandalistici come questi, dei Tg e degli altri media di regime, si percepisce la natura di trombette e tromboni, zufoli e organi e si vede bene chi, di spalle, dirige la musica. Di questi giornali si dà per scontata l’ottusa disonestà intellettuale, non ci si sprecano soldi, per capire dove vanno a parare basta sbirciarli in rete. Vale anche per la tivvù.

Poi ci sono i giornali di opposizione a seconda. Dunque farlocchi. Ma pericolosi. Più avanti leggerete come due dei più illustri si siano rivelati patetici velinari  rimasticando, ognuno in forma leggermente reinventata, la stessa velina centrale su Regeni.

Sono questi due giornali, strepitosamente savianei, che compro e leggo da capo a coda. Uno è il “manifesto”  che, per quanto tenuto in vita dalle pere pubblicitarie di compagni sostenitori come Enel, Eni, Telecom, Coop e, per quanto venda meno del marronaro all’angolo, insiste a rappresentare un vociante grumo di sedicente e secredente sinistra. Gli rimane, dunque, una capacità di sgambettare un bel po’ di gente illudendola di accompagnarla verso il sol dell’avvenir. L’altro è “Il Fatto Quotidiano”, che va fortissimo e ha un gruppetto di  giornalisti  di varia tendenza, ma di penna acuminata e ben condotta. Sono i due unici quotidiani da edicola che passano per essere “altro”, “contro”, “alternativi”. Infatti ci danno giù alla grande contro Berlusconi, prima, e ora contro Renzi. Poi si passa alle pagine estere e si scopre che siamo davanti a due portentosi esempi di savianismo.

Dicesi savianismo la conquista di un piedistallo di credibilità e fiducia nel settore sociale genericamente opposto al potere esistente attraverso la critica condivisibile alle sue più evidenti manifestazioni negative, per poi indirizzare quella fiducia e quella credibilità a sostegno delle grandi operazioni strategiche, eminentemente internazionali, quelle che poi contano davvero e decidono il destino di tutti. Abbiamo così  questi due giornali d’opposizione che conducono una fiera lotta contro, oggi come oggi, il regime Renzi e in difesa degli strati che da quel regime sono colpiti, impoveriti, esclusi, repressi. Coinvolti fino all’indignazione e all’entusiasmo nelle filippiche contro Expo, le trivelle, le spedizioni libiche, il Jobs Act, i voucher, gli stupri dei cementificatori, il ladrocinio delle Grandi Opere, Banca Etruria di papà Boschi,  passiamo dalle veementi intemerate della redazione interni, dalle cose di casa, agli esteri, dal calcetto del bar ai Mondiali. E qui giocano quelli che ti risolvono la partita, i Colombo, i Gramaglia,i Rampoldi, i Di Francesco, gli Acconcia, i Battiston, i Celada…

Ed è qui che si gioca la partita. Sei certo che ti hanno detto delle sacrosante verità, contro il conformismo, contro il senso comune, contro le balle del Giglio Magico. Trovi conferma dell’affidabilità del tuo comunicatore anche quando ti dice che la spedizione Nato contro la Libia ha prodotto solo disastri, magari dimenticandoti che qualche anno prima l’aveva sostenuta, se non con le bombe, con la denuncia degli “spaventosi delitti” di Muammar Gheddafi. Quindi, vasellinato da tanta autonomia giornalistica, la bevi con gusto anche quando ti rifila una società civile afghana che si sente protetta dagli occupanti Usa, o una Forza d’Intervento francese che salva il Mali dal jihadismo terrorista, o un dittatore carceriere e torturatore come Afewerki in Eritrea, o una Hillary Clinton che, comunque, è mille volte meglio di Trump, o un Pannella che stava dalla parte dei popoli oppressi e di un Dalai Lama vertice sublime di umanità, o un Regeni, per niente ambiguo collaboratore di spioni e masskiller angloamericani, anzi combattente per il riscatto degli operai schiacciati dallo stivale del Pinochet egiziano, o un Putin che sevizia le candide Pussy Riot e scatena la rediviva GPU contro gli omosessuali, o quel Kim Yong Un che fa sbranare lo zio dai cani, o la santa subito per meriti Usa San Suu Kyi, o Fratelli Musulmani che da Levante a Ponente innalzano i vessilli della democrazia sulle macerie del dispotico nazionalismo laico. Sempre allineati e coperti sotto i vessilli finto-umanitari del depistaggio, della mistificazione, dei trampolini di guerra HRW (Soros), Amnesty (Dipartimento di Stato), Reporters Sans Frontieres (Cia).

O, la cosa più oscena e al tempo stesso rivelatrice della sotterranea complicità con il mostro, l’avallo dato a tutti gli attentati terroristici, anche quelli più scopertamente di Stato, le più eclatanti False Flag (vi eccelle “Il manifesto”), con contemporanea criminalizzazione o ridicolizzazione degli analisti non omologati, i famigerati “complottisti”. Non ammettendo, neanche davanti a una mole inconfutabile di contestazioni, prove, testimonianze, documenti, quello che qualsiasi professionista della comunicazione dovrebbe coltivare come principio fondamentale: il dubbio.  L’unilaterale assegnazione della verità alle fonti ufficiali per nesso logico comporta la condivisione delle ragioni che i mandanti traggono dal terrorismo, dal loro terrorismo, per condurre guerre di sterminio, assassinare migliaia di persone extragiudizialmente, trasformare le proprie apparenti democrazie in Stati di polizia e in demolizione dei diritti umani veri. Con il che si rasenta il tasso di criminalità degli stessi Stati terroristi.

Ed ecco che, prendendoti per il verso dei diritti umani e della democrazia, ti hanno beccato. E non ti sei manco accorto che ingurgitavi dolci e tossici sciroppi cripto-Nato. Perché nel tuo piccolo domestico ti puoi anche permettere di sbraitare.Tanto ci sono le misure di controllo e di isolamento. E’ sulla grandi questioni, quelle che dai piani alti calano a mannaia sulle turbolenzucce dei seminterrati, che non devi sgarrare.

Un piedistallo d’oro umanitario, tempestato di diritti civili e GLBT, circondato dal tripudio delle genti, per farne calare le zozzerie del menzognificio imperiale. Che sono quelle che contano. Giacchè, povero bischero, puoi pure, in coro con questi scaltri velinari, abbaiare quanto vuoi contro il ciarlatano zannuto dell’Arno, sbertucciare la virago idiota che fa il ministro, scoperchiare zuppiere di mota politico-mafiosa servita per pranzo a palazzo, scoprire carogne fetecchiose in mezzo agli scranni delle istituzioni. Ma quel che conta è che, così addomesticato da tanta bella denuncia e indignazione, hai il cervello spalancato all’ingresso della cavalleria pesante: quella delle cose del mondo.

Due giornali, una velina
Due dimostrazioni eclatanti di questo assunto le ho trovate giorni fa nelle cronache identiche, ma differenziate nella confezione, che due giornali, che si dicono distantissimi, tanto da ignorarsi pervicacemente perché concorrenti sul medesimo bacino, hanno pubblicato sullo stesso argomento. Trattavasi con ogni evidenza di velina distribuita agli organi “amici” dalla centrale alla quale non si può dire di no. E riguardava un nervo scopertissimo del corpo imperiale: Giulio Regeni.
C’era stato un contraccolpo inaspettato e al limite della catastrofe per l’ordito imbastito tra Israele e Occidente allo scopo di far saltare l’Egitto, il suo ruolo sulla scena mediorientale e mondiale, i suoi rapporti con partner preziosi, come un’Italia affamata di energia di cui l’Egitto si è scoperto fornito in abbondanza.  Già si era riusciti a tagliare gran parte dei convenienti rifornimenti di gas russo e iraniano a Italia ed Europa (South Stream, Turkish Stream, gasdotto Iran-Siria-Mediterraneo), reimponendo l’esclusiva delle multinazionali anglosassoni e francesi. Figuriamoci se ci si poteva permettere che l’Italia approfittasse anche dell’enorme giacimento egiziano, dando essa già fastidio con i gasdotti arabi libico e algerino sotto controllo ENI. 

Botta fatale di Cambridge
A Cambridge il pellegrinaggio della procura di Roma, affiancata per la giusta carica mediatico-emotiva dalla famiglia Regeni, ha sbattuto contro le alte mura medievali dell’ateneo. I professori dell’augusto college si sono valsi della facoltà di non rispondere. Come mai se, come famiglia Regeni e gazzettieri di mezzo mondo giurano e spergiurano da mesi, il giovane aveva eseguito un compito assegnatogli dai suoi docenti di esplorare natura e comportamenti dei sindacati egiziani cosiddetti “indipendenti” e di questo gli fosse stato fatto pagare il fio dal “Pinochet del Cairo”? Che non fosse quella la missione? Che fosse un’altra, magari imbarazzante, magari inconfessabile? Magari quella di una struttura diversa, forse parallela, forse sinergica, forse no?

E’ tradizione consolidata che i servizi britannici traggono ampi rincalzi dagli istituti in cui l’élite, anche internazionale, alleva la sua classe dirigente. Ma stavolta tale dato risulta confermato da una circostanza assolutamente rilevante e rivelatrice, tanto che tutti gli apologeti di Regeni combattente e martire, e ovviamente i suoi professori di Cambridge, più o meno coinvolti, ma certamente al corrente, come anche coloro che avrebbero il dovere professionale di accertarsi e comunicare ogni dettaglio della vicenda, pervicacemente la occultano. Un mezzo grammo di buonafede, oltre a un filino di deontologia, avrebbero dovuto indurre costoro a chiedersi e a chiedere all’universo mondo che cosa mai avesse fatto Regeni, primo, nell’università del New Mexico, nota per le sue vicinanze all’intelligence Usa e, secondo e soprattutto, perché poi avesse proseguito quella formazione lavorando dal 2013 al 2014 per Oxford Analytica, una gigantesca rete di spionaggio privata con sedi a Oxford, Washington, New York e Parigi e 1.400 collaboratori nel mondo. Impresa diretta da tre allarmanti figuri che proprio per niente si conciliano con l’immagine che la voce del padrone, regolarmente ospitata anche dal “manifesto” e dal “Fatto”, i giornali “alternativi”,  ha voluto proiettare: David Young, reduce dal carcere per il Watergate di Nixon, Colin McColl, ex-capo del Mi6, l’intelligence britannica per l’estero, e John Negroponte, ricordato in Centroamerica e Iraq per i suoi squadroni della morte.
Da mesi il coro regeniano si affanna a fantasticare tra speculazioni e certezze apodittiche. Ultima quella di un Regeni caduto vittima di faide tra servizi di sicurezza rivali. Pian piano lo sfortunato e azzardoso giovanotto finisce sul retro del proscenio, mentre vengono proiettati sullo schermo le nefandezze del presidente egiziano, automatizzato in mandante, se non in esecutore. La lotta del governo e delle forze di sicurezza contro il terribile dilagare del terrorismo dei Fratelli Musulmani, spodestati dalla presidenza da una rivoluzione popolare, con gli inevitabili arresti e le inevitabili condanne di chi fa stragi di poliziotti, soldati e civili, diventa nella narrazione di Amnesty, manifesto, Il Fatto, una repressione di oppositori rispetto alla quale la Turchia o l’Arabia Saudita eccellono quali protagonisti dei diritti umani.

Ora nel pesante contraccolpo di Cambridge, nel quale il non-detto  delle autorità accademiche, intime di Regeni, diventa un colossale detto su una sceneggiatura del tutto diversa e talmente imbarazzante per i britannici da non potersi, appunto, dire. Con in più la totale assenza di smentite sull’ipotesi, tuttavia circolata, da noi e anche all’estero, del nerissimo retroterra spionistico dell’italiano e quindi della crescente credibilità dell’ipotesi che, più o meno ignaro, dai suoi padrini sia stato sacrificato per dare a una poderosa provocazione contro l’Egitto di Al Sisi (e contro i suoi rapporti economici con Italia, Russia, Cina e altri concorrenti dei capintesta Nato) la copertura di un giovane schierato con sindacati e democratici. Perfetto. Se solo da là dietro non emergesse Oxford Analytica  combinata con il ritrovamento del corpo torturato nel giorno degli accordi Cairo-Roma. Il che, insieme all’evidentissimo cui prodest derivato dalla speculazione sulla vicenda,  rade al suolo l’idea di una responsabilità del regime egiziano, solo a pensare quali sventure gliene sono venute.

Due personaggi in cerca d’autore
Ed ecco che in redazione arriva una velina che deve parare il colpo sia dell’eloquente riserbo di Cambridge, sia delle misteriose telefonate intercorse tra Regeni e suoi interlocutori britannici alla vigilia della scomparsa e su cui si è subito steso un chiassoso silenzio. Velina uscita dalle centrali dell’operazione Regeni come dimostrato da come l’abbiano pubblicata, ognuno manipolandola secondo la chiave ritenuta più opportuna, il Fatto e il manifesto.

Il nocciolo del depistaggio sta nella scoperta di intrighi e rivalità tra servizi di intelligence egiziani, con uno civile dalla parte di Al Sisi e l’altro (ce n’è anche un terzo, tra coloro che son sospesi) militare in mano ai suoi rivali. Non si può affermare, ma si implica che il secondo abbia buttato il cadavere mutilato di Regeni tra i piedi dell’odiato presidente. Dunque l’ennesima fantasticheria, stavolta intesa a rappresentare un Egitto dilaniato da forze, ovviamente tutte orripilanti, interne al  regime, con un Al Sisi debolissimo e sul punto di precipitare e, quindi, per conseguenza logica, il terrorismo sanguinario dei Fratelli Musulmani riabilitato a civile interpretazione della rivoluzione democratica del 2011. Cosa che viene utile anche per sostenere i Fratelli Musulmani libici di Al Serraj e i tagliagole e scuoiatori di neri di Misurata.

Il bello è vedere come il rispettivo redattore abbia colorito la velina ne Il Fatto e nel manifesto. Il Fatto Quotidiano scopre l’immancabile ma affidabilissimo “anonimo” in Turchia, dove Travaglio può permettersi di spedire un inviato che ne viene relazionato da un presunto leader dei Fratelli in esilio a Istambul, tale Amr Darrag. Nel meno abbiente manifesto, dove Chiara Cruciati  è la nuova pasionaria dei  bombardamenti su Al Sisi da parte della Fratellanza, visto che il suo fan Acconcia è passato a sostenerne la versione Nato in Libia, si fa ricorso a un meno prestigioso “anonimo”: un “attivista egiziano che per ragioni di sicurezza chiede di non essere identificato” . Comprensibile no? Mica vogliamo buttarlo tra gli zoccoli del Satana Al Sisi!

Anonime entrambi, le fonti dei due organi cripto-Nato, e dunque credibili. Sia quando danno per scontato che il nobile militante per gli oppressi e sfruttati Regeni sia stato liquidato dal regime, qualunque testa dell’Idra l’abbia materialmente fatto (entrambi concordano con l’attribuzione del delitto alla NS, National Security che, sentendosi scavalcata dall’intelligence dell’Esercito, si sarebbe vendicata facendo trovare accanto al corpo di Regeni – ucciso da chi? – una coperta militare. Mostruosa astuzia, non vi pare?).
Per il resto è tutto un guazzabuglio di intrighi di palazzo da far invidia a Macbeth, nel quale, con un expertise da far invidia a un Le Carré all’apice della forma, si descrive una specie di rettilario di gruppi, enti, caporioni, che di reale non hanno nulla, ma di virulenza propagandistica anti-egiziana quanto serve ai riconoscibilissimi nemici di questo ultimo grande Stato arabo unito, indipendente e perlopiù ora ricco di risorse energetiche più di tutti quelli che si affacciano sul Mediterraneo.

In sostanza si tratta di un tentativo per sostenere, con le solite illazioni e accuse basate su assolutamente nessuna prova, testimonianza, evidenza, i colpi di coda dello schieramento Regeni: la proposta, grottesca, di una commissione d’inchiesta parlamentare e, addirittura, la richiesta dei genitori al parlamento europeo di rompere con l’Egitto. Sullo sfondo, la solita soluzione per tutti i paesi che non marciano al passo del 4° Reich: sanzioni genocide e poi bombe. Qui c’è di sicuro un morto ammazzato. Non si sa da chi. Tutt’intorno, lungo alcuni meridiani e paralleli, sono sparsi milioni di morti ammazzati. Com’è che nessuno esige gli stessi provvedimenti contro gli assassini di costoro che, in questo caso, sono noti e confessi? Forse perché questi sono del 4° Reich? 

La sovrapposizione dell’anonimo turco e dell’anonimo egiziano è tale da sembrare concordata tra Travaglio e la direttrice dsel “quotidiano comunista” Norma Rangeri: Dobbiamo lanciare questa velina, tu come la metti? Io pensavo a un Fratello Musulmano scappato in Turchia, vittima di Al Sisi come Regeni… Bè, io a Istanbul non ciò nessuno, però un attivista egiziano perseguitato da Al Sisi va bene uguale….

I due quotidiani di cui citiamo le imprese sono pericolosi. Ti prendono per i capelli e ti trascinano con sé e contro i notabili domestici fino a pagina tot. A quel punto sei bell’e cotto e finisci fiducioso nella palude della politica estera, ti bevi secchiate di poltiglia  pensando che sia rum cubano e manco ti accorgi che i caimani ti asportano fette di cervello. L’uno vanta fuoriclasse della penna, l’altro ti seduce con l’orizzonte tracimante di “nuovi soggetti politici” che faranno rinascere la sinistra (una volta D’Alema, una Obama, una Bertinotti, una Cofferati, e poi Tsipras, Landini, Fassina, Corbyn, Sanders, … 

Intanto ti rifila quattro paginoni che ti raccontano un’Asia dove i cattivi veri sono i Taliban e i cinesi, un inserto redazionale (non pubblicitario) in cui mozza le gambe ai NoTriv raccontandoti quanto sia divertita e abbia imparato una scolaresca in viaggio-premio tra i pozzi dell’Eni in Basilicata (poi sigillati dal magistrato perché corpo del reato), una stroncatura per eccesso operaista del film “I, Daniel Blake” con cui Ken Loach ha trionfato a Cannes e, per contrasto, un’esaltazione della regista Cia Kathryn Bigelow e del suo spot Cia sull’Iraq “Zero Dark Thirty”, un’irrefrenabile avversione a russi, cinesi, 5Stelle e a tutti quelli che stanno sul cazzo all’imperialismo, una smodata passione per quinte colonne come curdi e Fratelli Musulmani, dire peste e corna di Trump cosìcchè ne risulti rigenerata Hillary, per finire con il sempreverde Asor Rosa che, invadendo gran parte della foliazione, insiste a ripeterci che o ci si salva con il PD e con il centrosinistra, migliore dei mondi possibili, o è la fine.

E’ la fine. Come volevasi dimostrare.