venerdì 23 febbraio 2018

Odio-paura-razzisti-fascisti ARMI DI DISTRAZIONE DI MASSA - USA: il Watergate dei democratici. Italia: strategia della tensione 2.0


Non ditemi che è lungo, sono quasi tre settimane che sto zitto…

Odio-paura-razzisti-fascisti
ARMI DI DISTRAZIONE DI MASSA
USA: il Watergate dei democratici. Italia: strategia della tensione 2.0

Nella vita moderna niente è più efficace di un luogo comune: affratella il mondo intero. (Oscar Wilde)
Ecco uno striscione che fa felice strategisti della tensione e mondialisti

Asini e buoi dei paesi tuoi. E degli Usa
Quando si tratta di buoi, cervi, renne, rinoceronti, che danno del cornuto all’asino, gli Stati Uniti d’America sono, al solito, maestri e noi, al solito, i ragazzi e (non se l’abbiano a male le femministe) le ragazze di bottega: gli sguatteri che arrivano dopo, trafelati e ai piedi del podio. Negli Usa è successa una cosa che rovescia tutto nel suo contrario. Il Russiagate è svaporato e trasfigurato nel ridicolo. Il grande accusatore di un’elezione americana decisa da hacker russi, è il procuratore Robert Mueller, già capo dell’FBI, la più grande associazione a delinquere mai apparsa sul pianeta, fondata nel 1924 e retta fino al 1972  dal capo gangster Edgar Hoover che, a forza di spionaggio e ricatti, ha tenuto al guinzaglio tutti i presidenti della sua epoca (salvo Kennedy e Nixon e s’è visto). Di fronte alla clamorosa assenza della benché minima prova a supporto dell’assunto, in pieno affanno l’aspirante boia dello sventurato Donald Trump s’è inventato 13 blogger russi che, da un antro in San Pietroburgo, avrebbero diffuso notizie talmente malvage su Hillary Clinton da convincere 62,3 milioni di fessacchiotti tra Manhattan e Beverly Hills a votare il suo avversario. Talmente boccaloni da non aver avuto nemmeno bisogno, come gli italiani, dei pacchi-dono Usa per votare democristiano, o di una scarpa su due per votare Lauro.

Crolla il Russiagate, emerge l’FBIgate
A seppellire definitivamente la panzana Russiagate, con tanto entusiasmo spappagallata anche da noi nelle larghe intese tra “manifesto”, “Repubblica” e tutti gli altri fakenewisti dei massmedia atlantisti, è arrivata la deflagrazione di una bomba a talmente alto potenziale che...  non ne ha parlato nessuno. Né i paladini della libera stampa come Washington Post, New York Times, CNN, CBS, BBC, nè quei ragazzi della bottega di Soros, del “manifesto”, del “Corriere”, devi vari canali tv. Un esercito di “tre scimmiette”. Eppure l’affare è gigantesco, tanto grosso quanto le corna sull’ungulato del Russiagate. Vale per la mandria taurina dello Stato Profondo Usa, con dentro tutta l’intelligence, l’FBI, il ministero della Giustizia, Wall Street e il Pentagono, che si riprometteva di avviare all’impeachment il burattino sfuggito al controllo). Al confronto quelle di Trump sono corna di capretto.

Altro che Russiagate. Watergate!
Si chiama “Nunes Memo”, cioè memoriale di Devin Nunes, che è il presidente della Commissione Intelligence (Servizi Segreti) della Camera. Un rapporto risultante da un’inchiesta della Commissione che è stato prima secretato, poi pubblicato sotto pressione dell’opinione pubblica e del Partito Repubblicano, felice di poter rivoltare la frittata democratica che avrebbe dovuto incartare il presidente repubblicano e che ora, coinvolgendo ministri e direttori dell’FBI, potrebbe aprire le porte del carcere proprio a chi pensava di sotterrare la capa di pannocchia.

Conviene approfondire l’argomento andando su internet. Qui si dica solo che tranne silenzi, borborigmi imbarazzati, risolini e balbettii, l’establishment politico e mediatico non ha saputo contrapporre una cippa. L’inchiesta ha appurato che FBI e Ministero della Giustizia avevano cospirato per incastrare Trump nella fandonia di un suo ruolo di agente di Putin e traditore della patria. Utilizzando un noto pendaglio da forca ed ex-spia britannica, Christopher Steele, pagato per la bisogna da FBI e Ministero della Giustizia, ma anche dal partito Democratico, avevano fabbricato un dossier che pretendeva di provare che Carter Page, consigliere di Trump nella campagna elettorale, era in mano a Putin e ai suoi ordini rovinava la vita a Hillary.. Sulla base di questa bufala si erano fatti, illegalmente, assegnare dal Tribunale per la Sicurezza dell’Intelligenc (FISC), ricorrendo, abusivamente, alla Legge sulla Sicurezza dell’Intelligence (FISA), il mandato per spiare Trump e tutto il suo staff nel corso della campagna elettorale. In piena collaborazione con la CIA.

Niente di meno che un altro Watergate, ancora più sporco, da porre, oltrettutto, accanto al sabotaggio, effettuato dal Comitato Nazionale Democratico, dell’altro candidato del partito alla presidenza,  Bernie Sanders, in forte ascesa.  Un’ondata di calunnie tese anche a distrarre dall’immane scandalo (subito seppellito dall’FBI) delle mail riservate di Stato che l’allora Segretaria di Stato scambiava sul suo account privato addirittura con Anthony Weiner, marito della sua più stretta collaboratrice, Abedin, e pedopornomane scoperto e condannato. Era questa la candidata alla presidenza degli Usa pompata dalla “sinistra” italiana e, con particolare passione, dal “manifesto”.

Fascisti! Razzisti! Odio! Paura! Ci risiamo col bue cornuto e con la strategia della tensione. 

Questo abbagliante caso di corna di cartapesta affibbiate all’asino per distrarre da quelle ultraramificate e di duro osso piantate in testa al bovino, trova, come ogni misfatto amrikano, emulazione nella marca imperiale italiana. Non dubito delle buone intenzioni di coloro che il 10 febbraio hanno rinfoltito le file dei marciatori a Macerata. Dubito della loro chiaroveggenza. Dubito di chi ne presentava le ragioni  a livello di partiti e istituzioni. Dubito di portavoce della lotta al nazifascismo incombente che scoprono in una tranquilla e civile cittadina di provincia, sotto forma di un singolo disaddatato manifesto, preda di delirio xenofobo e revanscista, l’orrenda testa del rettile fascista che risorge dalle fogne. Dubito di strepitanti e virulenti accusatori di un mondo di odio e paura (il manifesto su tutta pagina:  I giorni dell’odio”, editoriale dell’ungulata Rangeri su chi semina paura. Ovviamente l’asino…) che starebbe rovesciandosi su di noi, a partire da eternamente minoritarie formazioni di frustrati nostalgici, ora irrobustite dal cosiddetto “fascioleghismo”.  

Si confondono artatamente le ottuse volgarità antislamiche di Salvini con chi contrappone all’ipocrisia buonista la corretta e fondata valutazione di un fenomeno, quello delle migrazioni, pianificato dai mondialisti, come quello delle migrazioni. E, come la speculare controparte colonialista dell’accoglienza senza se e senza ma, pervicacemente ignora il destino che guerrafondai, multinazionali predatrici, corruzione e terrorismo indotti, assegnano ai paesi da cui si sollecitano i titolari a partire. Partire nella nuova tratta degli schiavi e, in ogni caso, esclusivamente per perdersi in qualcosa di subdolamente razzista come la deidentificazione attraverso assimilazione e integrazione (nella superiore civiltà europea).

Lidia Mena...pace?

Dubito – e mi perdoneranno coloro che hanno elevato le donne alla categoria, vagamente specista, sessista, razzista, del genere migliore – di chi, in virtù di questa categorizzazione, si è posto alla testa della denuncia dei disseminatori di odio e paura, odio inesorabilmente razzista, maschilista, fascista, paura diffusa dai rimasugli di Salò e dal buriname leghista, mica istigata da chi vede tirannosauri dove ci sono solo lucertole. Tipo Laura Boldrini, Emma Bonino, Lidia Menapace.

Di quest’ultima, mi limito a ricordare due momenti significativi:. Quando suscitò in alcuni burloni il ghiribizzo di ridefinire la partigiana e pacifista “Menaguerra”, per aver lei, pacifista e partigiana, sorpreso il suo seguito elettorale votando in parlamento per la guerra imperialista all’Afghanistan: "Votiamo nella nostra qualità di componente originaria dell'Unione", ha detto la senatrice del Prc, precisando che quello di Rifondazione "è un voto ragionato, critico, preoccupato e responsabile, anche sofferto".  L’altra volta fu a un incontro pubblico sulle guerre, con lei e me relatori. Dichiarato che le donne, in quanto generatrici di vita e custodi di vite inermi, sono diversamente dai maschi, ontologicamente contro ogni guerra (vedi Albright, Rice, Clinton, Thatcher, Pinotti,,,,), pretese l’ultima parola per dire che quella della Siria era una dittatura criminale, implicando che quel paese si meritava quanto gli stava capitando. Un bel discorso dell’odio, in sintonia con indefessi promotori dell’amore quali Obama o George Soros.

Mentre la triade della lotta all’antifascismo, ai discorsi dell’odio e alle fake news (rigorosamente di rete) svettava sui bravi manifestanti di Macerata, eravamo una cinquantina in un altro centro delle Marche a vedere un mio film dell’odio “O la Troika o la vita” e a scambiarci  discorsi dell’odio. Tipo 300mila ammazzati in Siria da Nato e suoi ascari, tipo generazioni nostre cacciate dal Jobs Act nel fosso lungo la strada per il futuro, tipo 12 milioni che non hanno soldi per curarsi, tipo un vecchio satiro molestatore e delinquente  rilanciato a padre nobile  C’era però parso che un certo odorino di emotività, se non di avversione viscerale, quasi quasi di odio, si sarebbe potuto anche percepire da come la presidenta della Camera aveva gestito l’opposizione dei 5 Stelle a certe manifestazioni di odio antipopolare e antipace, come le ghigliottine e i canguri ai dibattiti sui regali miliardari alle banche, o sulle missioni di guerre imperialiste, o sulla devastazione dell’ambiente (“Sblocca Italia”), o sulla distruzione dell’istruzione (“Buona Scuola”), o sui favori a big del crimine multinazionale (vaccini, trivelle, tabacchi, azzardo…).

Odio de ché, di chi?
Bonino-Soros: è vero amore.

Un odorino che nel caso della portatrice d’acqua per le campagne d’amore di Soros, Bonino, diventa profumo asfissiante al percorrere gli appoggi che la radicale gandhiana ha assicurato a indistintamente tutte le guerre dei terminator USraeliani,  tutti i provvedimenti sociocidi finalizzati a elevare alla settima potenza le diseguaglianze di una società di predatori e predati, tutti gli abbracci e baci con un liquidatore di eccessi di popolazione e di abusive autodeterminazioni dei popoli, come Soros. Profumo che serpeggia anche nell’affettuosa convivenza, nel presiedere al benessere degli italiani, con gentiluomini come Berlusconi, Previti, Dell’Utri, nell’amorevole difesa dei camorristi alla Cosentino e nel simultaneo schifo fattole dai magistrati anticasta, nel saltabecchismo acrobatico da una forza politica al suo opposto in nome della continuità morale radicale. Poi, al culmine della carriera, renzianamente, sorosianamente “+Europa”. Più Juncker, cioè più dumping fiscale, più evasione istituzionalizzata, più ordini agli italiani di come votare, più tasso etilico…  Niente male come passione per  diritti civili  inalberati sulla tomba di quelli sociali e umani. Del resto, l’altra sera, dalla compariella in cupola finanzcapitalista Gruber, non ha la zannuta e grinzosa europeista, laico-democristo-renzista, rivendicato la comune appartenenza al circolo Bilderberg che “non è mica il Ku Klux Klan, ahahahah”. Vero, il Ku Klux Klan restava limitato più o meno all’Alabama. Bilderberg e i suoi Rothschild puntano al mondo. Un mondo possibilmente con meno gente inutile e molto più Soros, più deportati dai paesi ricchi di risorse, più Ong, più generi sterili.

Squadracce nere o bancacce bianche?
Vista la risonanza riservata dai media alle tre eroine della lotta all’odio, al fascismo e ai critici del sistema migranti (il solito manifesto, con gigantografia che riesce a rendere addirittura avvenente la Bonino), ci tocca convenire che la lotta è impari. Che cianciavamo di tecno-bio-fascismo, protagonisti Wall Street, Obama e Silicon Valley, con incorporato odio per libertà e umanità, neanche più acquattato in qualche covo di periferia, ma bell’è installato ai quartieri alti e bassi dell’intero emisfero nord-occidentale, dotato delle armi-fine-del-mondo, nucleari per il fisico, cibernetici per il cervello, sociali per la cancellazione di diritti, identità, sovranità, cosa possiamo opporre a Boldrini, Bonino, Rangeri e mascolinità femminista al seguito?

Un inciso su Norma Rangeri, già acida critica televisiva delle mie “sanguinolente performances” contro la vivisezione al TG3, ora direttrice di un “manifesto”, “quotidiano comunista”, che sta all’imperialismo come un geometra sta all’archistar. Quello a cui fanno fare gli infissi e tappare le crepe. Il suo è anche l’House Organ di quella organizzazione sedicente non governativa, Amnesty International, sommamente governativa la dove occorre la vasellina delle calunnie per agevolare le guerre d’aggressione anglosassoni e Nato, da Kabul all’Avana, da Bagdad a Tripoli, al Cairo e a Damasco. Con inesauribile impegno per Regeni, nella misura in cui il giovane collaboratore di Negroponte serve a non parlare di un Egitto massacrato dal terrorismo dei fidati Fratelli Musulmani-Isis. Tappeto volante su cui ospitare questi emissari del Dipartimento di Stato e della Cia, “il manifesto” non si è privato del piacere di raddrizzare la schiena ai suoi molli lettori pacifisti pubblicando in pompa magna e con Croce di Ferro di Prima Classe proprio tutte le truculente invenzioni di Amnesty, ultima quella di giovedì scorso sull’odio e sul razzismo che permeano il linguaggio elettorale italiano (di tutti quelli che non concordano con Boldrini, Bonino, Rangeri, ovviamente).
 
Soros e Juncker: + Europa


Noi che pensavamo che il culto e la pratica della guerra fossero connaturati al fascismo di ieri, di oggi e di sempre, abbiamo dovuto constatare che si tratta di interventi umanitari  e che il vero fascismo sta in chi scribacchia cretinate su lapidi, o interrompe una trasmissione tv, o fa una manifestazione nazionale in cinquanta. Stiamo zitti e mortificati di fronte allo tsunami di odio di chi sbertuccia la Boldrini sul web, al razzismo di chi sospetta che dai migranti c’è chi guadagna ragion d’essere e molto altro, dai paesi svuotati delle loro genti ricava monoculture e miniere, da quelli inondati di spodestati e deportati produce conflittualità intersociale che distoglie da quella politica.
Abbiamo sbagliato tutto. Una volta che, a lezione da Boldrini, Bonino, Rangieri, Menapace, Gruber e, magari, Hillary, la spodestata dal cafone Trump, avremo capito che le fake news che fingono critica e opposizione non sono altro che viscerali e letali espressioni d’odio; che uno spostato con il tatuaggio pseudonazi sul cranio che spara a cittadini neri è Rodolfo Graziani alla guida degli squadroni neri e bruni in agguato al di là della siepe, pronti a rinchiuderci tutti nelle nuove Auschwitz; che chi non si presta ad integrare e assimilare alla superiore civiltà occidentale i selvaggi sfuggiti alla civilizzazione della Compagnie delle Indie, di Salazar, dei cotonieri della Carolina del Sud e di Churchill, avremo raggiunto la pace dei sensi, dello spirito e delle sinapsi.


Noi che ci eravamo limitati a ritenere, sia negli anni ’70 che oggi, che gli scazzi e le scazzottature tra fascisti da curva laziale e antifascisti museali, esprimessero l’idiozia dei boccaloni succubi dell’arma di  distrazione di massa Stalin contro Mussolini, convinti di stare sulla Linea Gotica e avere di fronte il Feldmaresciallo Kesselring (efficace distrazione dalla lotta necessaria, bassotti contro altotti), oggi abbiamo imparato dalla Boldrini  che odio è il conflitto tout court. Che dunque ogni conflitto, specie quello contro Juncker, Gentiloni, Marchionne o Nato, è male. E chi lo pratica Boldrini lo colga.



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martedì 20 febbraio 2018

VAI CON IL FILM E LE FAKE NEWS, PER LA MAGGIORE GIOIA DELLA BOLDRINI

  


Continuando il giro nelle Marche e in Centro Italia, terra di terremoti coadiuvati dall’incompetenza, malaffare e cattive intenzioni del regime, “O LA TROIKA O LA VITA – EPICENTRO SUD” si presenta sabato 24 sera a Filottrano e domenica 25 pomeriggio a Osimo (AN). Sarà anche l’occasione, assieme a una carrellata attraverso le devastazioni pianificate dai mondialisti contro Stati, popoli e ambienti sovrani (Usa, UE, FMI, BCE), a partire dalla Grecia e a finire con l’Operazione Migranti, passando attraverso la distruzione e lo spopolamento dei nostri territori, per qualche riflessione su cosa significhi “arma di distrazione di massa”. Tipo l’incombente minaccia del ritorno del nazifascismo, tipo la guerra dei fakenewisti al potere, Boldrini sulla prua,  contro la presunte Fake News delle verità non gradite all’establishment, tipo le categorie “politico-antropologiche” degli uomini tutti violenti e le donne tutte vittime. Tipo il fascismo vero, nuovo, travestito, dove sta. E altro che riguardi la frantumazione di società e comunità in vista del governo globalizzato totalitario. Con le forze politiche che vi partecipano, utili idioti o amici del giaguaro. Ma ovunque punteremo lo sguardo ci consoleranno la nascenti, irriducibili resistenze.

mercoledì 14 febbraio 2018

O LA TROIKA O LA VITA a Jesi (AN)



Prosegue il tour di presentazioni del docufilmO LA TROIKA O LA VITA – EPICENTRO SUD, Non si uccidono così anche i paesi”. Domenica a Jesi (AN), ore 17.00, al Circolo Cittadino, Via XX Settembre 2.
Siamo a due passi da Macerata, nella regione più colpita dal terremoto del 2016 e più tradita da chi avrebbe dovuto affrontarne le conseguenze. Il docufilm, oltre a un vasto capitolo su questa sciagurata inefficienza dello Stato nel prevenire, intervenire, curare, affronta temi che stanno al cuore dello scontro tra dominanti e dominati: le guerre economiche come quella che ha distrutto la Grecia; le guerre contro l’ambiente e la salute, esemplificate tra l’altro dalle devastazioni anticlimatiche causate dalle energie fossili (TAP, piattaforme, trivelle, stoccaggi); le guerre contro le nazioni condotte con destabilizzazioni sociali e civili, aggressioni colonialiste, sradicamento e deportazioni di intere popolazioni. Il tutto nel segno di una mondializzazione totalizzante che, fingendo di opporsi a un fascismo di cartapesta, mette in atto il tecno-bio-fascismo del XXI secolo.

venerdì 9 febbraio 2018


A Cagliari, 15 febbraio, ore 18.30, Circolo ME-TI e Su Tzirculu, Via Molise 62, presentazione del docufilm di Fulvio Grimaldi e Sandra Paganini

"O LA TROIKA O LA VITA-EPICENTRO SUD, non si uccidono così anche i paesi?".



Immagini, parole, dibattito sula distruzione della Grecia, sull'assalto all'Italia, su devastazioni fossili, trivelle, gasdotti, stoccaggi letali, su operazione migranti, su come, grazie a un terremoto, si sgomberano paesi e terre per nuove destinazioni d'uso, tutto sullo sfondo della mondializzazione contro popoli e nazioni..

lunedì 5 febbraio 2018

MACERATA, MARCHE: CHI CIURLA NEL MANICO, CHI FA


Macerata è una delle città più significative –  storicamente e artisticamente . del Centroitalia e delle Marche. Agli smemorati dell’eterno presente senza capo né coda, fuscelli al vento strappati dalle loro radicime che non diventeranno mai né roseti, né querce, ricordo che a Macerata, strappata allo Stato della Chiesa,  Giuseppe Garibaldi formò la Legione Maceratese. Legione che a Roma, in difesa della Repubblica Romana contro papalini e francesi, il 30 aprile 1849, conseguì la grande vittoria di Porta San Pancrazio. Luogo suggestivo sul Gianicolo, cui vale la pena fare una passeggiata e dedicarci un pensiero, per sapere da dove veniamo, chi siamo  e dove vorremmo andare, a dispetto del ferro da stiro che qualche manovratore va passando sul "chi siamo" nostro e dell’umanità.
Quel pasticciaccio brutto di Via Velini

Di  Macerata tutti parlano e straparlano oggi come si trattasse del Bronx, o dell’Alabama del Ku Klux Klan. Ci si sono buttati a pesce tutti i fakenewisti di sistema e di regime e l’arte degenerata della distrazione di massa, del depistaggio, è stata elevata alla settima potenza. Tra ragazza bianca maciullata, umani neri falciati da fucilatore bianco, Hitler ante portas, la sagra degli stereotipi funzionali ai propri fini ha investito, a partire dalla bella, solida, tranquilla città, un’Italia che deve restare in stato perpetuo di arruffamento a base di paura e sospetto.. Almeno fino alle elezioni, dove dovrà vincere chi ha depistato, truffato, mentito, ma schiamazzato di più: migranti tutti squartatori e stupratori, migranti tutti bianche colombe in fuga da sterminatori, donne tutte a rischio di molestie dal taglio a pezzi al pizzicotto al gluteo, odio che imperversa su social da controllare, disciplinare, stroncare, fascisti che ormai incombono peggio che il 28 ottobre 1922, marcia su Roma (a proposito e per inciso, un omaggio alle 123 donne, professioniste di spettacolo, arti e lettere, che, in sintonia con la Deneuve e la Bardot, con il loro appello a un approccio meno manipolatorio alla questione delle molestie alle donne, hanno elevato ragione ed equilibrio al di sopra della canea  scatenata da chi punta a dividere, contrapporre, frantumare, in termini di generalizzazione e sollecitando rivalse da frustrazioni, arrivismi, istinti ricattatori,.mai diretti contro il manovratore alla guida del mezzo).

Il disadattato di Macerata, morfizzato in comandante della X Mas, che fa riemergere senza macchia dalla loro sozza fanghiglia di falsari, corrotti e frodatori. tutti i cicisbei politici del padronato euro-italiota, che permette di riqualificare eccelsi salvatori della democrazia e dell’immacolata informazione i più accaniti spargitori di odio, calunnie, fango (pensate alla fomentazione delle guerre e del conflitto inter-genere e intergenerazionale), fattucchiere e ciarlatani assisi sugli stalli dell’Ordine dei Giornalisti, della Federazione della Stampa, dei vari Articolo 21, tutti coloro che fino a ieri e ancora stamattina, e ancora domani, ci hanno stretto al collo il guinzaglio di un tecno-bio-fascismo 2.0, a tutto emisfero. Altro che rigurgiti  del ventennio, pompati e agitati per confondere le acque limacciose della morta gora nella quale ci tengono immersi fino al collo, lasciandoci fuori solo gli occhi puntati sui loro  schermi, sfiatatoi di menzogne e volgarità e credere che quello sia il mondo.

C’è altro a Macerata, nelle Marche, in Italia
A Macerata c’eravamo stati appena una settimana prima e, a una presentazione del nostro film “O LA VITA O LA TROIKA – EPICENTRO SUD, non si uccidono così anche i paesi?” avevamo potuto conversare con 300 maceratesi di cosa abbiano fatto alla loro terra, ai loro centri abitati, alla vita dei loro conterranei, non tanto il terremoto, quanto quelli che del terremoto e delle sue vittime avrebbero dovuto occuparsi secondo necessità, competenza, onestà, efficienza. Termini che il sisma ha dimostrato scomparsi dal dizionario mentale e dal manuale pratico delle classi dirigenti.

E, restando tutti noi per tre ore liberi dal laccio vischioso che ci incapsula negli smartphone, abbiamo anche capito cosa la mala gestione, fino all’incuria e allo spopolamento strategico, di questo patrimonio di umanità e civiltà, abbia in comune con le altre storie del film, scritte dai superpoteri euro-occidentali, Fondo Monetario, Commissione Europea, Banca Centrale Europea,  la Troika, sui fogli sbanchettati delle nostre Costituzioni democratiche e antifasciste. La devastazione e l’impoverimento della Grecia e di tutti i Sud, la manomissione del territorio di cui alla sovranità del popolo e dello Stato si è sostituita quella delle multinazionali del fossile e del caporalato schiavista planetarizzato, gli spostamenti di popoli finalizzati all’eliminazione di ogni identità, sovranità, autodeterminazione, salvaguardia di radici e future fioriture.

Noi, quelli che nelle Marche ci danno una mano, quelli che vengono agli incontri, non ci siamo lasciati distrarre, depistare. Siamo rimasti sul pezzo. E così sarà anche a Grottammare (AP), sabato 10 febbraio, Sala Kursaal, Via Colombo, ore 17,  dove ora continua il tour del documentario in vista di altri appuntamenti.


Le coincidenze. A Grottammare è stato sindaco per due mandati Massimo Rossi, a cavallo del millennio. Ci siamo conosciuti a Belgrado, sotto le bombe dell’aggressione Nato del 1999. E a Zastava siamo scampati a un paio di missili diretti a testimoni che qualcuno aveva capito non avrebbero ripetuto in giro la vulgata  dei carnefici, feroci e buonisti uniti nel sostegno al  nazionicidio,. La Zastava Automobili della Fiat, massima industria serba e massima concentrazione operaia, giaceva sbriciolata sotto le bombe, alcune firmate Massimo D’Alema (per dire dove va visto il fascismo). Gli operai sopravvissuti raccoglievano pietre e ferri. Un anno dopo l’avevano ricostruita, da soli. Solo allora se l’è ripresa la Fiat: Milosevic non c’era più. E neanche la Jugoslavia. Chissà se Massimo Rossi verrà. 

Organizzano i 5 Stelle, coloro che ho visto battersi più di chiunque contro il malo-dopoterremoto.

mercoledì 31 gennaio 2018

Intervista con un economista contro - VLADIMIRO GIACCHE’: L’EURO, L’UE, LA GERMANIA, LA GRECIA, IL LAVORO, LA DEMOCRAZIA, LA SOVRANITA’, I MIGRANTI…..


Vladimiro Giacchè, della cui amicizia mi onoro da lunga data, è uno dei più autorevoli economisti europei. Ha svolto i suoi studi universitari a Pisa e a Bochum, in Germania, è laureato in filosofia alla Normale ed è presidente del Centro Europa Ricerche.  In Italia e in Germania è considerato una delle voci più critiche dell’assetto istituzionale europeo e dell’ordinamento finanziario basato sull’euro, con particolare riferimento al ruolo della Germania, specialmente nei confronti del Sud d’Europa. Dell’intervista che mi ha concesso alcuni brani sono inseriti nel mio nuovo docufilm “O la Troika o la Vita – Epicentro Sud – Non si uccidono così anche i paesi?” E a proposito di paesi, popoli, nazioni, culture da uccidere, ho trovato che uno dei libri più drammaticamente istruttivi su come la classe dirigente tedesca, nelle sue varie espressioni politico-partitiche, ha devastato e vampirizzato la parte del suo popolo riunito nella DDR, Repubblica Democratica Tedesca, sia l’irrinunciabile “Anschluss”, pubblicato da Imprimatur nel 2013. Se ne possono trarre ampie indicazioni su cosa Berlino, il suo retroterra atlantico e i suoi strumenti finanziari abbiano riservato alla Grecia e stiano riservando all’Italia.

FG   Popolari, Ligresti, Monte dei Paschi…Siamo al collasso del sistema bancario italiano?
VG  Sicuramente la situazione attuale, la nuova normativa della cosiddetta Unione Bancaria Europea è qualcosa che ha paralizzato in misura molto drastica il nostro sistema. In particolare, i tedeschi sono riusciti nel capolavoro di tenere fuori dalla Vigilanza Europea la gran parte delle loro banche che fanno credito alle imprese. La Germania, per dire solo una cifra, ha dato 259 miliardi di euro alle sue banche. Noi praticamente niente. Tutti gestiscono le loro crisi e le risolvono con fortissimi aiuti di Stato. Noi no. Gli altri fanno il loro gioco, noi non facciamo il nostro.

C’è questa idea dell’Europa per cui ogni passo ulteriore verso l’integrazione è una cosa positiva (gli “Stati Uniti d’Europa” dell’ultrà atlantico-sionista Bonino, dopo il richiamo-ingerenza del commissario UE Moscovici, divenuto obiettivo imprescindibile anche per il già dissidente Renzi. N.d.r.). IN realtà, se le regole non sono simmetriche, se non valgono allo stesso modo per tutti e aumentano gli squilibri all’interno dell’Europa, quel tipo di integrazione no  si vede perché la dovremmo accettare.

FG  Questo ci porta direttamente alla Grecia e all’annichilimento che è stato inflitto a quel paese.
VG  Si tratta di una crisi che deriva dal fatto che a un certo punto i paesi del Centro Europa prestavano agli altri, in particolare a quelli della periferia e non prestavano per fare beneficienza. Prestavano perché i tassi erano più alti, così guadagnavano un po’ di più  e potevano reinvestire i profitti esportando nelle periferie. Se uno va a vedere, le esportazioni tedesche sono enormemente cresciute a partire dall’introduzione dell’euro. Ci dicevano che tutto questo era una cosa fantastica, che dimostrava come l’euro fosse la più grande invenzione del secolo. Monti è arrivato a dire che la Grecia rappresentava il più grande successo dell’euro.

In realtà, cosa andava succedendo. C’era una serie di paesi che importavano di più grazie alla moneta unica perché questa abbatte un po’ i costi delle transazioni. Ma i paesi importatori ne traevano uno squilibrio sempre maggiore della loro bilancia commerciale. E anche un aumento del debito pubblico. In questo senso noi siamo molto vicini alla Grecia.

FG  Secondo te, dietro a tutta questa operazione, culminata con quanto abbiamo visto in Grecia e che si affaccia anche all’orizzonte nostro, quale potrebbe essere la strategia, quale l’obiettivo?
VG  Non so se c’è un disegno. Sicuramente c’è un’architettura che ha come perno la moneta unica. Questo è un punto fondamentale di cui quasi tutti si sono accorti molto in ritardo. Mandel, che ha anche vinto un Nobel  su questa roba ha detto una cosa un po’ più violenta: ha detto l’euro è Reagan in Europa. La moneta unica, per come è configurata, fa sì che tu non abbia più gli aggiustamenti del cambio possibili. Quindi potrai ricuperare competitività solo in due mondi: facendo più investimenti, che è un modo buono, oppure svalutando il lavoro, pagandolo di meno.

FG  Che è la procedura vigente.
VG  Che è la procedura vigente. Con un’aggravante. Quando si entra in questa mistificazione per cui è il debito pubblico la causa di tutto, agli Stati si impedisce di fare investimenti pubblici. Da noi è successo esattamente il contrario: si è chiesto di fare manovre restrittive precisamente quando avresti dovuto fare quelle espansive. Il risultato, non intuitivo solo per chi non capisce niente di economia, anche se ha studiato e insegnato alla Bocconi, è molto semplice: alla fine di questo processo tu avrai  impoverimento e maggiore debito di prima.

Così la competitività su cosa avviene? Avviene sulla svalutazione salariale, sul dumping sociale e sul dumping fiscale, sul fatto che le imprese pagano sempre meno tasse, e poi c’è quello che ne fa pagare ancora meno di te. E nel frattempo cosa succede? Per attaccare il debito cosa faccio? Riduco i servizi sociale, faccio mandare la gente in pensione sempre più tardi.

Il nostro paese ha componente molto forte di domanda interna nell’aggregato generale. Succede che questa domanda crolla e succede che tutti i produttori che producevano solo per l’interno vanno a chiudere. Di fatto abbiamo subito una distruzione di capacità produttiva, in particolare dell’industria, che si aggira sul 20%.

FG  Come spesso, noi siamo stati un laboratorio. Fin dal 1992, epoca dell’attacco di Soros alla lira, di Mario Draghi al Tesoro e della successiva svendita progressiva del nostro patrimonio industriale sotto Amato, Prodi, D’Alema…Si può uscire da questa situazione abbandonando l’euro, o ci sono altre ipotesi di sopravvivenza?


VG  O cambia il contesto, o tutta l’Europa si trasformerà in una grande Germania, cioè in una serie di paesi che hanno una domanda interna molto debole e che puntano tutto sulle esportazioni. Cosa che storicamente fa la Germania, però a scapito degli altri che non possono reggere il confronto.

FG  Cambiare il contesto vuol dire basta con l’austerity, con la distruzione del lavoro, il precariato, i minijob alla tedesca, la moneta unica…
Non è vero quello che spesso si sente dire, che una moneta è solo una moneta. Una moneta non è mai solo una moneta. Una moneta è l’espressione di determinati rapporti giuridici. L’euro è l’espressione dei rapporti giuridici che sono iscritti nei trattati europei e che ci dicono che il valore supremo è la stabilità dei prezzi. Ma ciò è una cosa non solo diversa, ma opposta, incompatibile, con quello che ci dice la Costituzione della Repubblica italiana. Cioè che il valore è il diritto al lavoro. Secondo i trattati europei questo valore deve essere subordinato alla stabilità dei prezzi. Allora, se per tenere bassi i prezzi io devo avere un disoccupazione all’11%, nel contesto dei trattati europei va bene così. Una configurazione di questo tipo dei trattati è una gabbia mortale.


FG   Questo significa che i discorsi di certi personaggi, tipo Varoufakis e tutti quelli che parlano di una UE riformabile e riformata, su un riscatto che ci verrebbe da un’altra Europa, non rappresentano altro che una tenaglia utopica. Inoltre, quali spazi di democrazia possono rimanere in una configurazione del genere?
VG  Sono sempre più esigui, lo stiamo vedendo in concreto. Alla Grecia è stato impedito di fare un referendum quando c’era Papandreu. Poi gli è stato concesso di farlo , ma tre giorni dopo il referendum il governo ha dovuto rinnegare quanto il voto gli aveva detto. Tra le cose su cui hanno capitolato c’è la privatizzazione massiccia di tutto l’apparato pubblico greco (quello che da npoi sta nei programmi enunciati di Berlusconi come di Calenda e Padoan. N.d.r.).

Io credo che invece si tratta di fare una cosa diversa- Di fare sì che il settore pubblico, lo Stato si riappropri dei propri diritti e anche del diritto di porre dei vincoli ai mercati. Ciò però comporterebbe di stracciare i trattati europei e non credo si tratti di ipotesi realistica, dato che per ogni minima modifica ci vuole l’unanimità dei paesi.

FG  Cambiando argomento: cosa c’è dietro a questo fenomeno cosiddetto epocale, la migrazione di massa che l’Europa e il maestro delle destabilizzazioni imperiali, Soros, ci impongono di accogliere? Oltre a tutto in maniera iniquamente sbilanciata a sfavore dell’Italia. Credo che ci sia motivo per sospettare di una vera e propria filiera criminale che incomincia con lo svuotamento dei paesi del Sud delle generazioni che dovrebbero costruirne il futuro.

VG   Si, questo è sicuramente un elemento fondante. Le cause e i fini sono diversi. Tra questi c’è stata la distruzione della Libi., inizio della devastazione e ricolonizzazione dell’Africa. Quanto a noi, un’immigrazione incontrollata non è gestibile politicamente, socialmente, economicamente. Mi sembra di dire delle cose un po’ banali e vedo che le persone sgranano gli occhi: oddio, è razzista. Proprio per niente. Ma uno ha il compito di impedire che la sua società vada in pezzi. Ancora una volta la situazione è di una profonda asimmetria nell’Unione europea. L’Italia e la Grecia sono lasciate a gestire da sole un fenomeno gravissimo e di dimensioni imponenti. Non gli è permesso neanche il controllo delle frontiere. Sta succedendo che all’interno dell’Europa alcuni Stati, alcune classi, alcuni poteri aumentano la propria forza e altri vedono diminuire la loro. C’è una dialettica sia di classe, sia di nazioni e di molti processi europei si deve dire che si tratta di atti criminosi.
Io credo che si tratti di ricuperare determinati interessi di classe e altri interessi che oggi vengono sacrificati nello scontro tra potenze, tra forti e meno forti. Il tutto mascherato e avvolto in questa bandiera blù con le sue 12 stelle. Bandiera che in realtà è la copertura della prepotenza di alcune potenze forti contro altre che si stanno dimostrando, per loro colpa, molto più deboli.

FG  Toccherebbe perciò stracciarla, quella bandiera….
VG  La mia opinione l’ho espressa in varie occasioni e i titoli dicono tutto.





venerdì 26 gennaio 2018

LA CORRAZZATA FAKE NEWS, RUSSIAGATE IL CARBURANTE, REGENI L’ADDITIVO, BOLDRINI LA POLENA SULLA PRUA, SOROS AL TIMONE

Al link qui sotto trovate un’ intervista fattami da Tatiana Santi, corrispondente da Roma dell’ottima agenzia di notizie ed emittente radiofonica russa “Sputnik”. Tema del colloquio, dalla madre di tutte le false notizie, il Russiagate, lo strumento con il quale la doppia piovra anglosionista-neocon dello Stato Profondo (Cia, NSA, FBI) e del Governo Ombra (le lobby finanzcapitaliste, Big Oil, Big Pharma, Big Agro, Big Bank, ecc.) cerca di condizionare la politica estera di Usa, UE e aggregati, fino alle effettive, costanti e decisive interferenze Usa nella vita politica italiana. C’è qualche refuso nel testo, come quando si parla di soldati italiani sbarcati in Sicilia. Evidentemente si parla di “soldati americani”.

https://it.sputniknews.com/opinioni/201801245556545-le-continue-ingerenze-usa-in-italia/

Dalla megaproduzione di fake news sulle farlocche ingerenze di Putin, affidata all’Intelligence, ormai centro di potere svincolato da ogni ordinamento istituzionale, ai grandi media, cane posto a guardia degli interessi dell’élite (non per nulla recentemente esaltati dal lavoro del fiduciario numero 1 a Hollywood, Spielberg), il salto alle modalità con cui i regimi Usa storicamente e infallibilmente si interessano della politiche ed elezioni altrui è stato automatico. E dovuto. Per cui nell’intervista nessuno si sorprenderà dell’accenno a un elenco di ingerenze statunitensi negli affari degli altri paesi del mondo che, per assicurarsi esiti politici, economici, elettorali in sintonia con gli obiettivi di dominio dei due gemelli-canaglia, Usa e Israele, si dota di varie opzioni. Si va dallo strangolamento mediante sanzioni, alla rieducazione con la maieutica delle bombe, dal finanziamento ai partiti graditi alle rivoluzioni colorate e ai colpi di Stato, fino all’incistamento di terroristi fascisti (Piazza Fontana e segg.) o jihadisti, finti o veri, (Charlie Hebdo, mercatino berlinese). Alla luce della sovranità con tanta dignità difesa dai nostri governanti, da noi basta e avanza un’ indicazione dell’ambasciatore Usa o, addirittura, il fischio di un qualche sozzone burocrate che fa il commissario UE.

Quanto alle Fake News, commissionate dagli illimitati poteri dell’1% ricco come conditio sine qua non per mantenersi al comando, essendone titolari la quasi totalità dei mezzi d’informazione in Occidente, giocoforza questi devono addebitare notizie false, imbrogli, inganni, truffe, raggiri, fregature, ai quattro gatti che all’elettrochock della menzogna lobotomizzante oppongono il modello di chi volò sul nido del cuculo, memorabile film ci avvertì di come si rischia di andare a finire. Del resto, chi campa di cospirazioni e complotti, e tale pratica incombe a quelli che in pochi devono governare nel proprio interesse contro quello dei tanti, i suoi stratagemmi li deve attribuire a chi i complotti prova a svelarli. Un apparato senza uguali per pervasività e impunità riesce tranquillamente a dinamitare piano dopo piano tre enormi grattacieli, tra i più controllati del mondo, poi spedisce missili travestiti da Boeing a fargli punture di spillo simultaneamente all’innesco a distanza delle cariche.. Poi dà dei dietrologi, maniaci dei complotti a chi si meraviglia come quattro sfigati arabi, incapaci di volare perfino in parapendio, abbiano potuto, con un po’ di kerosene, dar fuoco e incenerire quelle torri, una addirittura senza averla neanche colpita.



Quella volta l’hanno fatto troppo grossa per cui ha iniziato a germogliare tutta una scuola di “complottisti” che è andata a spulciare tra le gigantesche falle ricorrenti immancabilmente nelle vulgate ufficiali di ogni attentato. Srotola il filo del cappuccio di ogni terrorista e vai a finire sistematicamente su un gomitolo che sta a Washington, Tel Aviv e nelle dependances europee. Con risultati non disprezzabili, alla luce di quante eccellenze tecnico-scientifiche si sono manifestate fuori da quell’1% che campa di bugie e caviale. Si è reso necessario dargli la caccia sollevando un’enorme offensiva anti-fake news che, come le guerre scatenate sotto il pretesto della cacciata di dittatori, ha agevolato provvedimenti risolutivi ai danni di Stati disobbedienti. Nel caso di Stati Uniti, Regno Unito, Germania e Francia, si è avuta l’accortezza democratica di far pronunciare gli organi legislativi e decretando così per legge che le armi-fine-del-mondo create dai vari Zuckerberg, Tim Cook, Bill Gates, Steve Jobs, Larry Page (Google) potevano, anzi dovevano, essere adoperate per rimuovere dal web, sentina di ogni nequizia, tutto ciò che risulta difforme da quanto è gradito all’1% ( allo scopo massimo e ultimo di mantenere la stessa ricchezza del restante 99% e che vanta 80 licantropi con più ricchezza di 3,7 miliardi di esseri umani veri). Armi-fine-del-mondo che, nel plauso di innovatori della specie che considera il cancro un’innovazione utile agli sfoltimenti di eccedenze umane, vanno innestandosi sempre più nelle università, scuole, imprese, menti degli italiani.



Noi altri, nel regno dell’unanimità di nani, briganti, streghe cattive impegnati a trattenere sotto vetro la bella addormentata nel bosco, di tali procedure omaggio alle apparenze democratiche ne facciamo allegramente a meno. A noi bastano una Boldrini e un Minniti qualunque per tagliare il nodo gordiano delle verità sgradite. La prima, fiammeggiante polena sulla nave cocchiera, presidenta dalla desinenza imbecille ma politically correct, non più appesantita dagli oneri parlamentari (che affrontava con la ghigliottina quando intemperanti pentastellati provavano a impedire un regalo di oltre 7 miliardi alle banche) è precipitata su un liceo romano con tanto di decalogo mosaico per come individuare e scoprire le infami fake news. Ovviamente tutte quelle di internet, mentre giornali e tv sono il riflesso delle verità evangeliche (che è tutto dire). Al progressivo decadimento di questo personaggio alla luce della sua conduzione disciplinare e faziosa della Camera dei deputati e del suo impegno per un’Europa ancora peggiore dell’attuale, poi arriva tempestivo il soccorso di quei ballilotti di Salvini che, bruciandone l’effigie, le consentono di riemergere con l’aureola della martire. Classica finta opposizione, quella della Lega, ed effettiva stampella del regime.

Se quel decalogo puzzava ancora un po’ di normativa, in qualche modo derivante da qualcosa di istituzionale, il ministro degli interni non si è fatto attardare neppure da quella remora. Con addirittura il braccio destro legato dietro alla schiena, ha raso al suolo ogni tentativo di dissentire dall’establishment istituendo il Ministero della Verità (George Orwell, “1984”). Ministero tanto irrinunciabile caposaldo del nostro futuro globalizzato che non c’è voluto manco la firma del Capo dello Stato. Anche perché la scelta di una cinquantina di poliziotti, ovviamente di elevatissima cultura sistemica, per un commissariato annidato in rete e incaricato di sceverare il vero dal falso e annichilire gli autori del secondo, a quali menti, mani e manette migliori avrebbe potuto essere mai affidato?



Di tutto questo s’è fatto subito forte lo schieramento trasversale destra-finta sinistra, unanime come sempre nei casi di rilevanza globale, celebrando in una ventina di città e su oceaniche pagine di giornali (“manifesto” ovviamente in testa) e telegiornali la giornata della memoria. No, non di quella memoria, che pure s’è celebrata, tra l’altro con l’ottimo effetto collaterale di sviare dai 55 milioni di morti ammazzati che una ricerca ha attribuito dal 1945 agli Usa, alle loro guerre e operazioni sporche tuttora in corso. Di quell’altra, di Giulio Regeni, trovato morto e torturato al Cairo due anni fa. Visto che per Socrate come per Brecht anche il silenzio in certi casi deve essere classificato menzogna, affermata la verità unanimistica di un giovane ricercatore idealista andato in Egitto per vedere come stavano messi i sindacati all’ombra della Sfinge, chissà se quei 50 gendarmi del Ministero della Verità si sono posti un quesito in più. Eccolo.



Di Regeni si sa che ha lavorato per un anno per la multinazionale dello spionaggio industriale e geopolitico “Oxford Analytica”, diretta da pendagli da forca come lo specialista degli squadroni della morte John Negroponte, dall’ex-capo del Mi6 Colin McColl e dal complice dello spionaggio Watergate David Young; si sa che al Cairo ha fatto base presso quell’eccellenza dell’infiltrazione Usa che è l’Università Americana; si sa che la sua tutor a Cambridge è una signora vicina ai Fratelli Musulmani, forza politica che sta cercando di rovesciare il governo di Al Sisi a forza di una spaventosa guerra terroristica; si sa che la missione assegnata a Regeni era di andare a sfrucugliare i sindacati egiziani disposti a partecipare alla lotta contro il governo; si sa che a un dirigente di uno di quei sindacati, da Regeni ritenuto oppositore, ma in effetti sostenitore del governo, il “ricercatore” ha proposto il bel gruzzolo di 10mila dollari purchè gli presentasse un “progetto”; si sa che, avendo il sindacalista patriota filmato di nascosto le offerte di Regeni per un “progetto” evidentemente eversivo e avendone reso edotte le autorità, il giovane disturbatore era stato “bruciato” e a eventuali mandanti conveniva toglierlo di mezzo, possibilmente facendone cadere la responsabilità sul regime.

Tanto più che mettere in imbarazzo il Cairo, nel momento in cui si concludevano grossi accordi energetici con Roma, avrebbe comportato il beneficio dell’eliminazione di un concorrente per il gas egiziano e della messa in crisi uno Stato che s’impicciava troppo della Libia, faceva giri di valzer con Putin, non si schierava contro Assad. Crisi che con tutti i loro sforzi, tanto apprezzati dagli odiatori di un Egitto libero e laico, dalla Cia al “manifesto”, i tagliateste dell’Isis non erano riusciti a far precipitare.

Sapranno, le 50 guardie del Ministero della Verità, individuare e punire le menzogne da omissione sul caso Regeni che tanto hanno inciso sul quadro geopolitico del Mediterraneo, sugli interessi nazionali dell’Italia e che tante Fake News hanno generato tra amici del giaguaro e utili idioti?

Soros, come può mancare quando si tratta di fake news, fake solidarietà, fake Ong?
Finiamo con un personaggio che pare entrarci proprio con tutto quello che succede vicino e lontano, che sembra avere le mani in pasta da Kiev ai barconi in mare e agli oltre 200 europarlamentari di cui vanta l’obbedienza (tra cui Cofferati, Pitella, Spinelli). I nostri 50 segugi delle balle in rete (a proteggere quelle su schermo o in edicola ci pensa l’AGCOM,.come quando rampogna chi ha fatto dire a Orietta Berti che vota Cinque Stelle e si compiace quando l’elegante Santoro definisce “giornalisti da vomito” quelli candidati dallo stesso Movimento), cosa avranno individuato e eliminato in quanto delittuose fake news? O piuttosto e peggio, come linguaggio dell’odio, che pure, secondo Boldrini, rientra nelle competenze dei novelli Torquemada? Quelle di chi dà del razzista, xenofobo, fascista a quanti pensano che le migrazioni di massa non siano un bene per l’umanità e, tanto meno, per chi migra e chi riceve? O quelle di coloro secondo cui razzista, xenofobo, fascista e pure colonialista è chi trova giusto e benefico strappare i popoli dalle loro terre e culture, per porli a disposizione di predatori e distruttori?