sabato 18 aprile 2020

Ecco il libro: CAMBIARE IL MONDO CON UN VIRUS ----- Geopolitica di un’infezione



Dovrebbe uscire a giorni, quando riapriranno le librerie tutte e sarà disponibile nell’ e-commerce, questo mio instant-book sull’ Italia e un po’ di mondo nell’era del coronavirus (Zambon Editore,160 pp, €12.00), Ve ne darò tempestivo avviso.

Viviamo nella morsa di coloro a cui è capitato di poter assumere un comando assoluto, senza precedenti, sulla nostra vita, sui nostri diritti fondamentali, violando Costituzione e ogni legge giuridica, morale, civile, umana. E’ il racconto di fatti, con relative riflessioni e analisi, che hanno alterato il nostro modo di vivere e di pensare come era successo solo nel capovolgimento che, con i successori di Costantino, a partire dal quarto secolo dopo Cristo, uccise una civiltà. Molto meno vi si può paragonare quanto abbiamo subito sotto occupazioni straniere, o nel fascismo. 

Tutta questa catastrofe nella quasi totale assenza di resistenza, come, invece, la percepiamo manifestarsi, alla faccia dei media occultatori, in altri paesi a noi vicini. Il tritapensiero, nel quale siamo stati inseriti da molti anni, ha di nuovo spurgato il dogma. Il libro annovera voci di scienziati, osservatori, pensatori liberi, che non si piegano alla terrificante manipolazione in atto. Riporta dati che smentiscono l’alluvione di propaganda intimidatrice cui ci sottopone il complesso scientifico-mediatico che si è completamente messo sotto i piedi la politica.. E, soprattutto, contiene una vasta disamina, che il lettore giudicherà azzeccata o meno, su cosa e chi ha preceduto, determinato, guidato, l’operazione coronavirus e su quali prospettive si prova a trarne sul piano dei rapporti di potere, sulle libertà individuali, collettive, nazionali e sugli assetti economici, sociali e geopolitici che ne dovranno sortire.



“Ci troviamo davanti a un vero scontro frontale tra le grandi multinazionali e gli stati. Questi subiscono gravi interferenze nelle loro fondamentali decisioni politicheeconomiche e militari da parte di organizzazioni mondiali che non dipendono da nessuno Stato, non rispondono delle loro attività a nessun governo e non sono sottoposte al controllo di nessun parlamento e di nessuna istituzione che rappresenti l’interesse collettivo. In poche parole, la struttura politica del mondo sta per essere sconvolta.” (Luis Sepulveda, scrittore, guardia del corpo di Allende, guerrigliero).

Centomila vittime solo a New York!” miagolò con voce da Niobe, cui Apollo e Artemide stavano uccidendo 14 figli. Ma purtroppo la velina di Enrico Mentana non rimase pietrificata come Niobe. Continuò a miagolare stramaledette minchiate dal TG La7 delle 08.30 del 13 aprile. Trattasi del canale che si è assunto il merito davanti a Bill Gates, uomo di Cupola, di fare da pifferaio del media-untoraggio a fini di vaccino coatto e di regime del controllo universale. Vittime, nel linguaggio che io conosco quando si parla di malattie, vuol dire morti. Quel giorno  in tutti gli USA si era arrivati a 11mila decessi, quasi tutti poveri e perlopiù neri.

Evidentemente l’ordine di servizio di chi sta gestendo questa pandemia era quella di sopperire alla normale attenuazione del fenomeno patologico dopo i consueti 70 giorni, con l’aggiunta di morti per forza di propaganda. Così veniamo a sapere che quasi 1,500 decessi in casa sono stati registrati dalle autorità sanitarie della megalopoli americana come “morti PRESUNTI di coronavirus”. Come al solito li aveva preceduti il laboratorio Italia, a cui quello del dr.Frankenstein fa un baffo quanto a etica e rigore scientifico, proclamando su tutte le testate che il numero della “vittime” era, par force, del tutto sottovalutato. Non terrebbe conto dei morti anonimi, non esaminati, non registrati, scelleratamente nascostisi in casa. E neanche dei milioni di positivi asintomatici (quelli di tutte le influenze, da che mondo e mondo, che guariscono e si immunizzano da soli senza Bill Gates, Roberto Burioni, intubatori vari e quaquaraquà padano-secessionisti  che sognano di trasferirsi in un avanspettacolo bavarese con jodl)).

A chi servono i numeri dell’ex-berlusconiano Mentana?

E qui si dovrebbe tornare alle invocazioni inutili, perché finiscono in orecchie di mercanti, di una numerazione corretta, scientifica, secondo standard evidentemente considerati antiquati, tanto che sono stati abbandonati da tutti, Mentana in testa (che, paonazzo, ricordate aver urlato dal suo schermo che non censura mai nessuno e, però, ha imparato a censurare i numeri di morti che non gli tornano, forse durante i 13 anni in cui ha berlusconianamente diretto il TG5). Ricordate quando si annunciava che 98 su 100 morti, quasi tutti ottantenni e passa, morivano PER polmonite, diabete, arresti cardiocircolatori, trombi, privati di difese immunitarie, cui s’era alla fin fine aggiunto il virus? Non causa determinante! Hanno smesso molto presto. E sticazzi! Come si sarebbe potuto giustificare l’imprigionamento di tutto un popolo e le punizioni tipo Al Capone, violatore del proibizionismo, a chi è un puntino su una spiaggia di tre chilometri (è successo, vedi la raccapricciante Barbara D’Urso incitare un drone poliziesco a inseguire una cellula umana sola in un immenso deserto di sabbia: “Piglialo, piglialo, coppalo, coppalo…!” Il faro spazzarughe sulla faccia ci ha impedito di scorgere gli occhi iniettati di sangue.

Sepulveda, bel colpo!

 

 
Pensate, non hanno avuto neppure il rispetto per un grande combattente con la parola e il corpo, come Luis Sepulveda, e ne hanno falsificato la morte. I media l’hanno subito sequestrato e sbattuto nell’elenco mortuario del covid-19. “Anche Sepulveda ucciso dal coronavirus”. Figurati se si lasciavano scappare una “vittima” di tale risonanza per l’operazione virus!

Il “manifesto”, pronto come non mai ad appiattirsi sulle linee di forza della fase, lo ha detto ucciso dal virus almeno quattro volte tra prima e terza pagina. Una bandiera da sventolare davanti alle schiere di Bill Gates, Soros, Rockefeller, Kissinger. E invece no. Sepulveda ere. ancora in cura per una grave polmonite che lo aveva colpito nel 2019. E all’esame post-mortem (che in Spagna si fa e qui no) è risultato NEGATIVO AL’ESAME CORONAVIRUS!
Il peggior castigo non è arrendersi senza lottare. Il peggior castigo è arrendersi senza aver potuto lottare. (Luis Sepulveda)

Ave Cesare, senes morituri te salutant


Comunque, qui sta il punto, come sintetizzato nel saluto dei gladiatori a Cesare, appena un po’ parafrasato (senes=vecchi) nel titoletto. Secondo conoscenze mediche, che risultano inoppugnabili perfino nell’ abbecedario di Pinocchio, agli anziani negare il sole, uccisore di batteri e fornitore di vitamina D, indispensabile per l’immunodifesa, oltrechè per un vitale buonumore, risulta fortemente dannoso. E così l’immobilità degli arti compromessi da artrosi, reumatismi, fratture malsanate e osteoporosi; la mancanza di cure di malattie croniche e che richiedono trattamenti periodici, la mancanza di fisioterapie per tenere in sesto l’organismo tutto, o ridare funzionalità al ginocchio, la negazione di terapie del dolore, la totale assenza  di rapporti sociali, il ponte saltato dalle gengive, salvo che, a volte, con una famiglia che non è detto ti tratti bene e viceversa. (Forse è per questo che uno dei soliti ammanigliati OMS con certi istituti, suggerisce di distanziare in isolamento camerale (là dove si dispone di 200 mq?) i membri della famiglia, o di prelevarli e riunirli in stabili che ricordano la clinica del grande surrealista Dino Buzzati in “Sette Piani” (al settimo per un semplice accertamento diagnostico, poi, con scuse varie, discesa di piano in piano fino a quello della morte).

«Sull’orlo del baratro ha capito la cosa più importante» miagolò Zorba. «Ah sì? E cosa ha capito?» chiese l’umano. «Che vola solo chi osa farlo» miagolò Zorba. (Luis Sepulveda)

Eugenetica

Il dato clinico certo è, invece, che i vecchi così muoiono. Ecco, forse, trovati i morti “di coronavirus presunti”, ma calcolati, nelle case. L’ha ordinato il generale capocommissione UE, Ursula von der Leyen, al nostro plotone d’esecuzione. Fortemente segnata dal suo ex-ruolo di ministro della guerra, e perciò prontissima a impegnarsi in questa che tutti amano definire in termini guerreschi, così che sappiamo di stare allineati e coperti per fila destr-destr!,  la nobildonna ha dichiarato che gli anziani usciranno non prima di Natale (si presume 2020). Non si sa se in verticale, con le grucce, o in orizzontale. Più probabile la seconda opzione. E data la pervicacia con la quale si perseguono questi risultati, non è affatto improprio pensarla all’Andreotti, cioè malissimo: ingegneria sociale, togliere di mezzo coloro che non partecipano alla produzione e concentrazione della ricchezza.


Vecchio, da decenni dichiarato obiettivo dei promotori della riduzione della popolazione mondiale, in questo senso selettiva. Non ci può essere dubbio che il senectudicidio sia parte del programma. Pensate a come hanno sfruttato il terremoto, prima dell’Aquila e poi dell’Italia Centrale. L’abbiamo attraversato con la telecamera. Ricostruzione programmaticamente negata, territori abbandonati (a probabili nuove destinazioni d’uso neoliberista), giovani dispersi nel mondo, vecchi lasciati a morire tra le macerie, comunità eliminata.

Le categorie più deboli vanno maggiormente protette, si afferma gonfiando il petto. E non sarebbero i bambini e i ragazzi che, per sfuggire alla tirannia, anche affettuosa, ma comunque autoritaria e monopolistica, della famiglia, hanno bisogno di frequentarsi e confrontarsi tra loro, in autonomia e responsabilità, fisicamente. Anche nella scuola, e non su un tablet? E non è la più debole di tutti, quella degli anziani, peso gravoso, nella famiglia e nella comunità, improduttivi ma consumatori, seppure a volte sostegno ai genitori per i bambini e forse unica fonte di reddito nelle società ridotte nei termini che sappiamo dagli stessi che oggi ci organizzano la fine per coronavirus.

Uccidere gli anziani per far morire Mnemosine

Se non si vogliono la depressione, l’anoressia, la nevrosi, spesso il suicidio, comunque la morte, utile in quanto “presunta da coronavirus”, gli anziani tocca farli uscire, non per ultimi, ma per primi. Al sole, agli amici, allo sgranchiamento, alle cure tornate a esserci, alla cultura. Ma se sono inutili, prossimi comunque alla fine? No, in un mondo che ha ucciso Mnemosine, sradicando la dea della memoria a forza di digitalizzazione e di eterno presente dalle giovani generazioni, ridotte all’incoscienza di sé e quindi alla manipolazione, i vecchi sono i depositari di un patrimonio di cultura e civiltà. Sono quelli della guerra, dell’antifascismo partigiano, della ricostruzione, dell’arte, del cinema, del teatro, della poesia, di Totò ed Eduardo, di Gigi Riva e Sandro Mazzola, di Bartali e Coppi, di Che Guevara. Sono l’archivio del retto modo di vivere, di valori quali coraggio e onestà (quelli di Luis Sepulveda) di cui da noi, specie tra chi si pretendeva antagonista, non si vede più il segno.

Pulizia generazionale

L’antesignana è stata la kapò degli esodati, Elsa Fornero, ovviamente fedele frequentatrice delle stamberghe sorosiane nel canale di Urbano Cairo. Sul modello delle pulizie etniche praticate da razze superiori nel Vicino Oriente, si è iniziata la pulizia degli eccessi per età. Non senza aver praticato in simultanea pulizie altre, generazionali e di genere. Magari senza strumenti coattivi e fisiologici e più sul piano morale e psicologico: paura e diffamazione. Esempi? Il terrorismo antisesso con l’AIDS, servito a vendere tonnellate di farmaco ATZ che, al solito, uccideva più del virus e dovette essere ritirato dopo vent’anni di stragi. La guerra delle donne, in quanto tali, agli uomini, in quanto tali, a prescindere, servita in patria e anche a livello geopolitico. La guerra al terrorismo, fatta dai coltivatori di terroristi, con relativo dilagare dell’odio e del sospetto e strette ai diritti democratici. La guerra fantasmatica in difesa dei LGBTQI. La guerra presunta per i migranti, ma in effetti contro i popoli del Sud e i lavoratori del Nord, fatta per conto delle multinazionali colonialiste e in nome della carità religiosa e laica. La guerra contro chi rivendica identità storica, sovranità nazionale e popolare, anatemizzato in sovranista e populista.
“Un vero ribelle conosce la paura ma sa vincerla” (Luis Sepulveda)

Uccidere gli anziani per far morire la Muse

Mi ha colpito il testo, davvero accorato e toccante di un medico piemontese, segnalatomi da amici e che voglio proporvi. Parla di chi se ne va, o e bell’e andato: operai, contadini, proletari, gente che lavora con le mani, gente devota a Cibele, Demetra, Gea. Io vorrei, traendolo dalla mia esperienza, particolarmente fortunata dato il mestiere, aggiungere anche un “se ne vanno” dedicato ai lavoratori della mente, quelli devoti alle nove figlie di Mnemosine: Clio, Urania, Melpomene, Talia, Tersicore, Erato, Calliope, Euterpe e Polinnia. Quelle che, come le divinità della terra e dell’opera manuale, a dispetto di 2000 anni di dogma tirannico, escludente e dannante, non sono riusciti a sradicare dal nostro inconscio collettivo, per cui di tempo in tempo resuscitano e tornano a liberarci. Sono duemila anni che provano a spazzarli via.

Se ne vanno

“Se ne vanno. Mesti, silenziosi, come magari è stata umile e silenziosa la loro vita, fatta di lavoro, di sacrifici.  Se ne va una generazione, quella che ha visto la guerra, ne ha sentito l’odore e le privazioni, tra la fuga in un rifugio antiaereo e la bramosa ricerca di qualcosa per sfamarsi.
Se ne vanno mani indurite dai calli, visi segnati da rughe profonde, memorie di giornate passate sotto il sole cocente o il freddo pungente.  Mani che hanno spostato macerie, impastato cemento, piegato ferro, in canottiera e cappello di carta di giornale.  Se ne vanno quelli della Lambretta, della Fiat 500 o 600, dei primi frigoriferi, della televisione in bianco e nero.
Ci lasciano, avvolti in un lenzuolo, come Cristo nel sudario, quelli del boom economico che con il sudore hanno ricostruito questa nostra nazione, regalandoci quel benessere di cui abbiamo impunemente approfittato.  Se ne va l’esperienza, la comprensione, la pazienza, la resilienza, il rispetto, pregi oramai dimenticati.
Se ne vanno senza una carezza, senza che nessuno gli stringesse la mano, senza neanche un ultimo bacio. Se ne vanno i nonni, memoria storica del nostro Paese, patrimonio della intera umanità.
L’Italia intera deve dirvi GRAZIE e accompagnarvi in quest’ultimo viaggio con 60 milioni di carezze...❤🙏
RICEVUTO da Dott.Begher, pneumologo ospedale S.Maurizio. Che chiede di divulgarlo... Grazie
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Per quanto mi riguarda, attingendo alle mie esperienze e conoscenze, se ne vanno i miei primi datori di lavoro, Arnoldo Mondadori, pescecane con naso fine per i libri; Valentino Bompiani, aristocratico, più mecenate che industriale; la  Londra con la bombetta e i primi jeans negli anni’50 e, poi, nei ’60, la  Londra dei capelloni, di musica e fiori al posto della bombetta e dell’ombrello; Umberto Eco, che si circondava più di belle donne che di parole ambigue; Elio Vittorini, che, con generosità infinita, mi ha chiosato le poesie; Beppe Fenoglio, che mi ha impressionato più di tutti; Italo Calvino, nelle cui storie mi sono riconosciuto, Dino Buzzati, generosamente curioso delle mie povere idee sui treni Milano-Genova; Luciano Bianciardi, con cui andavamo per bettole nella Milano ’50, proletaria e canterina, valorizzata da Aimonino  Ponti e Nervi, non distrutta da sindaci e archistar da bere; Eugenio Montale, musone sardonico e finto scontroso tra polverose poltrone Biedermeyer e pile di libri per terra; Salvatore Quasimodo, con i suoi baffetti da sparviero presuntuoso; e Brera, il quartiere, i caffè tracimanti di idee e minigonne.



Gabriella Ferri, grande amicizia, grande pasionaria e grande depressa; Giammaria Volontè, in strada insieme a provocare la gente con astuzie teatrali e poi a sfuggire ai rimbrotti ironici di Elio Petri; Piazza del Popolo dei geniali snob di letteratura, cinema, giornalismo e cortigianeria; piazza Navona di bighelloni semi-eversivi e strafumati; il folkstudio, un’aria sotterranea dipinta da Venditti e inghirlandata da De Gregori. Preferivo Sergio Endrigo. Thomas Mann, che mi insegnava Hoelderlin a Colonia, i combattenti dell’IRA, quelli di Palestina, il ’68, Gore Vidal che in Via di Torre Argentina mi intratteneva su un’America di schifo e donava soldi a Lotta Continua, Pasolini e Moravia a discutere nella terrazza di un americano sotto casa mia; et ceteri et ceteri…… Pensa come si deve sentire oggi uno con questi nella sua vita e, comunque nel mondo che c’era! E, peggio di tutto, se ne vanno Michelangelo, Caravaggio, Boccioni, De Chirico, i cui dipinti dai freddi schermi non riusciranno più a toccarci l’anima attraverso la pelle e farci vibrare di quell’ anticonformismo rivoluzionario che significa libertà.

Detto questo, noi non ce ne andiamo. Anche perché Ernesto bassotto ha bisogno di noi. E noi di lui.

“Essere libero, non è poter fare ciò che si vuole, ma volere ciò che si può”. (Jean Paul Sartre)

lunedì 13 aprile 2020

Il chi e il come delle Fake News---- LA BASTIGLIA OGGI SI CHIAMA MINISTERO DELLA VERITA’ Quelli che…. ci credono, almeno un po’



“Disobbedienza, agli occhi di chiunque abbia letto la Storia, è la virtù primaria dell’umanità. E’ attraverso la disobbedienza che si è fatto progresso, attraverso la disobbedienza e la ribellione”. Oscar Wilde, 1854-1900

https://youtu.be/mvDrRYvqBfo  Il Ministero della Verità”, di Massimo Mazzucco
Un documento audiovisivo per il nuovo Risorgimento

La notizia migliore dall’inizio di questa guerra al popolo italiano è senz’altro il documento audiovideo di Massimo Mazzucco, uno dei più qualificati demistificatori internazionali (debunker) di fake news di regime. Ne riproduco il link con tutte le adesioni che ha finora ricevuto. L’obbligo morale e politico è diffonderlo con tutte le proprie forze.

Bruxelles, fuori dai domiciliari
A livello internazionale, la notizia più sorprendente è la rivolta dell’11 aprile a Bruxelles. Centinaia di persone hanno infranto il “distanziamento sociale” e hanno invaso la piazza centrale. Sono state pestate dalla polizia, hanno resistito. 57 arresti, numerosi feriti. Si vorrebbe poter dire “ce n’est que un debut”. Poi ci sono le notizie da paesi come Svezia e Bielorussia, nel Nord, dove la mancata adozione delle “restrizioni” non ha provocato nessuna strage, o come la Germania, dove una restrizione molto blanda è all’origine del più basso numero di decessi (attribuiti al virus) d’Europa.

Ma ancora più convincente è il dato che nei grandi paesi del Sud, Africa, Latinoamerica, Indonesia, dove la vita continua come prima, con tutti i suoi assembramenti e dove pure sono carenti le strutture sanitarie, contagi e morti sono irrilevanti, niente al confronto con certe epidemie (ebola, colera). E ottima anche la notizia che sempre più nazioni adottano con successo la terapia con l’antimalarico Paquenil (idrossiclorichina), fregandosene dell’avvento (fra 10 mesi dicono gli avvoltoi in attesa di miliardi) del mitico vaccino, magari coatto.

L’ennesima informazione fetecchia arriva invece dagli schermi, dai faccioni di solito tra il protervo-saccente, l’angustiato materno e il corrucciato paterno, di ventriloqui politici, tecnici e mediatici, corredati di assolutamente rivoltanti chierichetti VIP di spettacolo e sport e volponi pubblicitari, che ti intorcinano con l’invito a continuare questa bella vita in casa, tra programmazione tv, che Teletuscolo sembra la Biblioteca di Pergamo, e Proust per tutti. La nuova parola d’ordine dei gufi, visto che, a dispetto della ricerca a tutti i costi, tramite tamponi, morti immaginari in casa, “presunti, o probabili”, la curva s’appiana, è a campana a morto: “possibile una nuova ondata” e “ segni di focolai di ritorno”, con il bombardamento a tappeto “non abbassare la guardia”.

Nuovi comitati, nuovi salvatori, nuovo MES


A questo proposito, nel segno dell’emergenza si succedono i comitati e le nuove nomine al vertice del sultanato, tutte assolutamente in linea con l’impostazione Bilderberg adottata dai Brancaleoni di Stato e di regione fin dall’inizio C’è quella dell’uomo 5G, Roberto Colao, con codazzo di innocui o collusi che ci sistemeranno per la fase 2, o l’ineguagliabile, in delazioni farlocche, David Puente, di “Repubblica” e “Open”. E bilderberghiana e lagardiana è anche la sodomizzazione, gioiosamente subita, del MES, Meccanismo Europeo di Stabilità, capitello della draghiana colonna Fiscal Compact. Una fregatura storica abbellita dagli inusitati insulti a rete unificate del commander in chief a un’opposizione che, per quanto cialtrona e fasulla, aveva correttamente definito la porcata “tradimento del popolo italiano”. Infatti, non ci saranno condizioni capestro per il prestito solo relativamente alle spese di riassetto sanitario, mentre per tutto il resto potranno poi intervenire le stesse condizioni – riforme strutturali austeriste – che hanno ammazzato la Grecia.

Di Stefano, dalle stelle a Matrix
E qui, tra le notizie che fanno rivoltare lo stomaco ed esplodere di bile la penna, merita menzione d’onore l’articolessa sul “Fatto Quotidiano” (vicedirettore Stefano-Bilderberg-Feltri) di Manlio Di Stefano, uomo-esteri del M5S e sottosegretario del nuovo Metternich, Di Maio. Alcuni di noi qui e molti all’estero si sono impegnati, alla mano di fatti storici e attuali, progetti, testimonianze autorevoli, a indicare come tutta questa manfrina di un virus-rana montato a bue (vedi Esopo) introducesse a un mondo digitalizzato tramite vaccinazione. Con il fine, ormai dichiarato, del controllo totale su una società frantumata in monadi. Niente congettura, sospetto, complottismo. Sta scritto nei propositi e nelle strategie di un concentrato di poteri tecno-scientifico-militari senza precedenti (digitale, salute, finanza, sicurezza), con tanto di nomi e cognomi.
 
Di Stefano, stelle appannate


L’ex-vessillifero di una politica estera libera dal giogo atlantico titola “Export, l’unica strada è quella del digitale”. Ma non è solo l’export, peraltro storicamente promosso a scapito del consumo interno, da sottomettere alle piattaforme. Quella che chiama la sua “condivisione della strategia che ispira questa febbrile opera di pianificazione”, intanto è fondata sul riconoscimento a Big Pharma-OMS di una “crisi pandemica di portata epocale” e della conseguente carcerazione di una nazione come “inevitabile condizionamento delle abitudini dei cittadini consumatori che prevede uno sparigliamento di carte (?) senza precedenti”. Segue l’entusiastica condivisione dell’annientamento dell’umanità corporea e sociale e della sua trasformazione in coriandoli virtuali tramite “smart working, scuole e ogni riunione in videoconferenza, e-commerce, digitalizzazione del commercio (centri commerciali, basta negozi, addio km zero. Ndr) dei servizi, delle imprese, per facilitare l’accesso ai market place (sic) globali e tutta una società che si sposta verso la cultura del digitale” …. Cosa avremo alla fine? ”Un nuovo Rinascimento digitale (R maiuscola!) italiano dalle Ceneri del Covid-19”. Che siano stati Zuckerberg, Gates e Bezos a suggerire a Beppe Grillo la piattaforma Rousseau?

C’è posta per noi


Senza merito, ma solo per carenze di organico, sto diventando una specie di cassetta delle lettere, probabilmente insieme ad altre penne e voci “dissidenti”, per tanta gente dal pensiero libero e dal giudizio indipendente che mi mandano preziosissimi contributi sul tema a cui mi dedico ormai da due mesi perché lo ritengo preminente su tutto il resto. Di sopravvivenza. Sono documenti, notizie, analisi, posizioni di gente comune, ma pensante, come di autorevoli esponenti del pensiero autonomo di tanti paesi di cui mi sono familiari le lingue. Senza, non potrei aver messo assieme l’alluvione di parole, più o meno azzeccate, dedicate al Grande Inganno Cambiamondo elaborato in caveau popolati da ratti.
Anch’io ho peccato. Tante volte. Non parlo di intemperanze cerebro-carnali che tutto sono fuorchè peccati. Parlo di rilassamenti della corda dell’arco, o, meglio, di incertezze nel volo della freccia. E così, a farla fuori dal vaso, specie se si è sotto una grandinata di propaganda che si fa credere informazione, può capitare anche ai migliori di me. Qui non si parla di quella subspecie della politica che sono i residui ammuffiti di quanto si dichiarava di opposizione, tipo Fratoianni– Fratochi? – e altri ossi di seppia Gente che ha toccato il fondo arrivando addirittura a plaudire alla libertà di stampa (?) offesa quando i russi non gradirono la bassezza di certe reazioni iacoboniane per i loro aiuti a questo scassatissimo paese. Aiuti tanto generosi quanto immeritati, visto che siamo “nemici” e ci serpeggiano per casa tanti iacoboni.

Volo ecologico sulle Frecce Tricolori?


Anni ’80. Eravamo a Rivolto, base delle Frecce Tricolori. Un gruppo RAI di appassionati alle tecnologie della diretta realizzata nelle situazioni più impervie e inedite. La combinavamo con la mia passione per gli sport estremi, con i quali provavo ad attirare l’attenzione dell’audience su problematiche eco-zoo-ambientali. Il tonfo ideologico capitò, quando a Mazzon, il più geniale ricercatore tecnologico che la Rai abbia mai avuto, dopo la diretta col bassotto in parapendio, quella in caduta libera dall’aereo, quella da rafting, torrentismo, roccia, subacquea, mi propose l’allora impossibile diretta in volo supersonico. Volammo in formazione, io dietro incapsulato dietro al capopattuglia, col microfonino in bocca sotto il respiratore, la telecamera sul casco, Mazzon con la sua squadra a terra. Dovevo riprendere e denunciare fiumi veneti e friulani finiti in secca per prelievi sconsiderati. Nella trasmissione ci fu qualche scroscio, ma tutto sommato funzionò.

Poche settimane dopo, il 28 agosto 1988, durante un’esibizione a Ramstein, Germania, ci fu una collisione. Perirono due piloti che avevano volato con me, Naldini e Nutarelli. Venne fuori che erano in volo nel cielo di Ustica, per un’esercitazione d’attacco, la notte della tragedia. Dettaglio irrilevante per gli inquirenti? Un episodio che m’è parso valesse la pena ricordare. E non solo per fare ammenda per quel mio cedimento al “militarismo”.

Virus, traccheggiare, esitare, assentire?



A non mollare neanche di mezzo passo rispetto al rifiuto radicale di tutto ciò che ci viene somministrato nel nome della lotta alla pandemia, basterebbe già l’immane, scellerato caos che continua a caratterizzare l’azione delle autorità, in gara di dispotismo, incompetenza e improvvisazione tra Stato e regioni. Se poi ci mettiamo la protervia cesarista del premier verso un’opposizione che, per quanto ciabattona e carogna, ha il diritto di dire la sua, la totale esautorazione del parlamento, per quanto di esanimi figuranti, la violazione della Costituzione, la svergognata subalternità a poteri extra-democratici, come minimo un bel piatto di scetticismo, come massimo il rifiuto almeno intellettuale, parrebbero cosa naturale e dovuta.


Invece c’è chi, fino a ieri e tutt’oggi consapevole e reattivo di fronte a ogni mormorio o sussulto criminale dell’establishment occidentale, perde scaglie della corazza contro la menzogna. Porgendo orecchio a una popolazione squassata tra terrore, imbonimenti e tricolori sui balconi, auspica tamponi ed esami sierologici per tutti e ripete a manetta i raggiri numerici su contagiati e deceduti. Altri torna a individuare nei nostri decisori poveruomini allo sbando che, pur malamente, si districano tra sciagure e input provenienti da qualcosa di mostruosamente ingestibile. C’è anche chi, tentennando alla don Abbondio, si sistema sul crocicchio tra bravi e Renzo Tramaglino. Il più accorto e pertinace non si scorda del Grande Vecchio a stelle e strisce e, nel tonitruante annuncio di Trump di mobilitare tutti gli USA in sostegno all’Italia infettata, scorge l’ennesima attivazione di una combinazione Gladio-Piano Marshall per approfittare del virus e mettersi in tasca la penisola al crocevia del pianeta.

USA, regista o solo, primattore?

L'idea è buona, anche se inventata


Può anche darsi. Ma non basta. Qui non è più questione di soli Stati Uniti. Sono i più grossi, i più vociferanti, armati e cattivi. Ma restano uno strumento, il principale tra tanti. Ne siamo uno anche noi, nanetto da giardino ma in posizione strategica. C’è chi è meno vociferante, meno armato di armi che sparano e più di armi che ci penetrano senza rumore. Più cattivo e più coeso di qualunque Stato. Degli stessi Stati Uniti decide opere e strategie. In parecchi, più fuori che a casa nostra, ne hanno indicato le fattezze, i trascorsi, i piani, nomi, cognomi e le ventose mediatiche sui loro tentacoli locali. Le loro ascendenze sono statunitensi solo in seconda linea. La mossa di Trump, che, con i suoi 33mila soldati in Italia, dovrebbe rafforzare l’occupazione del paese, non credo sia molto di più di un tentativo propagandistico di rispondere alla profonda impressione lasciata nell’opinione pubblica italiana dalla generosità di russi, cinesi e loro amici in occasione dell’epidemia, confrontata con il cinico egoismo dei nostri, di padrini e padroni, UE e USA.

Certo, si tratta di premerci, ricattarci, perché si strappi il filo di seta che ha iniziato a legarci al grande progetto eurasiatico per un mondo radicalmente alternativo a quello che promuove pandemie, sanzioni, guerre, intossicazioni mediatiche, in vista di vaccini per tutti, anello al naso e catena sottocutanea per ognuno (e qui parlo al netto del 5 G della coppia collusa-collisa Colao-Huawei). Ma gli Usa rottamati da un debito di fantastilioni, da una stampa delirante di soldi che non rappresentano più nemmeno un equivalente in latta, travolti dalla miseria e con tutte le infrastrutture in sfascio, forse alla vigilia di un collasso agevolato da insubordinazione sociale, non sono più lo strumento fornito da Roosevelt, o Eisenhower. Per colpire nel segno tocca mirare più in là delle basi Usa e degli spioni di USAID, più in alto e anche più vicino. Perchè questi sono dappertutto. Come un virus.

sabato 11 aprile 2020

“Andrò tutto bene”. A chi? ---- I FANTASTICI QUATTRO ----- Liberarsi degli eretici





Per Bill Gates i vaccini sono una filantropia strategica che nutre i suoi numerosi affari legati ai vaccini, compreso l’obiettivo di Microsoft di controllare un’identità digitale universale che gli assicurerebbe il controllo dittatoriale sulla politica sanitaria mondiale, punta di lancia dell’neoimperialismo tecnoscientifico multinazionale” (Robert Kennedy Jr.)

Prima regola, non credere a niente di quanto dice il governo” (George Carlin, umorista statunitense)

LUNGO? CREDO CHE VALGA LA PENA

Robert Francis Kennedy Jr. è figlio di Robert F. Kennedy, ministro della Giustizia USA, assassinato il 6/6/1968, e nipote di John F. Kennedy, presidente USA, assassinato il 22/11/1963. Avvocato impegnato nella difesa dell’ambiente, oppositore della vaccinazione forzata, è fondatore e presidente della “Waterkeeper Alliance”, un’organizzazione non-profit per la difesa delle riserve d’acqua mondiali. Torneremo sulle sue posizioni.




E’ già successo e, ogni volta, è andata peggio. Stiamo facendo la fine dei pagani sotto Costantino e Teodosio, dei sassoni sotto Carlo Magno, dei catari-albigesi con papa Innocenzo III, degli ugonotti (protestanti) per due secoli fino a Luigi XIII e Luigi XIV (e ne sa qualcosa il mio antenato, Pierre de Gerbaulet, che si rifugiò in Vestfalia nel ‘600 e si fece cattolico). Per finire, limitandoci ai genocidi, all’eliminazione pressochè totale dei nativi d’America. A ognuna di queste pulizie etnico-religiose, ma essenzialmente, come oggi, politico-economiche, seguirono arretramenti civili, totalitarismi feroci, desertificazioni culturali, devastazioni morali e ritorni di barbarie. Ogni posizione che sfuggisse all’ordine era criminalizzata come “eretica” (αἱρετικός: “colui che sceglie”. Bello, no?). Protagonista, immancabilmente, l’apparato cristiano nelle sue varie denominazioni, principalmente cattolica. Prima da protagonista, poi da fiancheggiatore.

Eresie!


L’eretico che si opponeva al dogma dei pensieri unici di allora (più o meno gli stessi di sempre), o soltanto non vi si adeguava, al meglio era privato della parola, al peggio della libertà, al pessimo della vita. Oggi non siamo ancora all’ultimo stadio. Ma i primi due sono ampiamente in vigore. Alle mosche cocchiere dell’omologazione coatta sono stati affidati i ballons d’essai dell’operazione: dall’anatema, alla calunnia, alla diffida, alla denuncia legale, all’oscuramento online di tutti gli eretici. Ne sono attualmente vittime, in Italia, Germania e altri paesi europei, giornalisti, blogger, medici e accademici di riconosciuta autorevolezza. Ne ho citati alcuni in altri articoli. Alle mosche cocchiere hanno fatto seguito provvedimenti ufficiali. Il terreno era stato arato da numerosi atti censori contro protagonisti del dubbio, o di verità alternative, anche scientifiche, definiti tout court “negazionisti”. Misure adottate con decreti di piccoli Cesari e sanzionati da parlamenti di eunuchi. Vi davano immediata concretezza i titolari delle piattaforme digitaIi che, del resto, dall’alto del loro potere, le avevano suggerite

Quelli degli acciarini per il rogo

Ora il procedimento ha avuto il pregio e la forza di venire istituzionalizzato. Prima con una “task force” anti-fake news della RAI, gestita da Antonio Di Bella, il più soft dei direttori che abbiamo subito al TG3, nella loro tragica successione (unica a non sfigurare dopo Curzi, Daniela Brancati, presto sabotata da una congiura di Corradino Mineo, che seppi neutralizzare in qualità di membro del CDR). Bravino, Di Bella, passato su tutte le poltrone damascate dell’azienda, bravino soprattutto con la chitarra. La Task Force con poteri di scimitarra è stata invece affidata al PD Andrea Martella, sottosegretario del poscettaro con bella presenza e immaginetta di Padre Pio, Pippo Conte, e fiorita da un ceppo ineguagliabile per indipendenza, autorevolezza, forza di cane da guardia del potere: “Repubblica”, con Riccardo Luna e “Open” con David Puente.

Il Ministero della Verità si chiama Mentana

Di “Repubblica”, dei combattenti della verità e per i diritti degli esclusi, De Benedetti e Fiat-Chrysler, tutti sapete tutto. Meno di “Open”. Lacuna recuperabile. E’ il sito di Enrico Mentana, uno che si muove nella pandemia con la leggerezza di Sharon a Sabra e Chatila. E Puente lo ha arricchito di una specie di mattinale della Questura, con foto e didascalie, tipo cupola mafiosa, dei reprobi e delinquenti che si scostano dalla verità sul coronavirus. A Puente non interessa che ognuno dei soggetti, medici, giornalisti, esperti, ha alle spalle una dignitosa e, a volte, prestigiosa storia professionale e neanche che quanto il poveretto cita siano espressioni del pensiero perfettamente legittime, razionali, in linea con ciò che garantisce la Costituzione. Bastano lui e Mentana a dire Fake News e il gioco è fatto, la partita vinta. Abbiamo un Di Bello o Orsato, o addirittura un Casarin, che tira il rigore per la Juventus.

Don Rodrigo e don Abbondio

Tutto questo a chi, modestamente ma lungamente del mestiere, è perfettamente consapevole che in un paese in cui le figure don Abbondio, don Rodrigo e Badoglio si fondono in unico archetipo, il giornalismo non esiste proprio. Viviamo in un macabro Helzapoppin di fake news mainstream. Siamo impegnati alla morte a utilizzare le sinapsi per camminare dritti e i neuroni come granate contro chi ci costringe a deviare. Il Ministero della Verità di Orwell ci fa un baffo e la Bocca della Verità, in Santa Maria in Cosmedin, mozza la mano a chi la dice. Ci salva la rete, finchè Zuckerberg, Cook, Bezos e Gates ritengono opportuno chiudere un occhio. E ci salva il meteo, unica trasmissione senza balle covid-19 e che, bene o male, ci propone la realtà. Per ora Mentana-Puente lo hanno risparmiato.

E a proposito di Bill Gates, com’è che nessuno ne parla mentre tutti si affannano per mari, monti, cieli, grotte con pipistrelli, cinesi al mercato, gatti con la rogna, alla ricerca del come, chi, perché, dove, prima e dopo, del coronavirus? E nemmeno di George Soros, David Rockefeller e Henry Kissinger con cui il filantropo di Microsoft e dei vaccini costituisce un coretto più affiatato del Quartetto Cetra. Andiamo a trovarli.

Un tiro a quattro di cavalli di razza con siringa


Con la fidata John Hopkins University, la fondazione di Bill Gates, l’OMS e grandi Di Big Pharma, organizzano a ottobre 2019 quella profetica simulazione di un coronavirus mondiale che avrebbe ucciso fino a 60 milioni di persone. Da un convegno organizzato nello stesso periodo da GAVI, l’Alleanza pubblico-privata per l’immunizzazione universale tramite vaccini, pure di Bill Gates, esce la famigerata Agenda ID2020, poi ufficializzata al Forum Sociale Mondiale di gennaio di Davos e avviata alla sperimentazione in Bangladesh. A sostegno del progetto si esprimono Rockefeller, Kissinger e George Soros, protagonisti da decenni, con Gates, sia dei vaccini, sia della depopolazione, come condizione per la salvezza del pianeta (e di chi ci rimane sopra).

L’Agenda prevede una vaccinazione universale all’atto della nascita, con inserimento sottocutaneo (una specie di tatuaggio) di un’identità digitale che accompagni la persona per tutta la vita e ne archivi e comunichi tracciabilità e dati. Puente, al quale Massimo Mazzucco (Luogomune) dedica un ritrattino niente male nel suo video di smascheramento dei bufalari di regime (https://www.youtube.com/watch?v=SzIVnVcn6bY, da diffondere), urlerà “fake news” a salve e non potrà smentire.

Un mese dopo, l’intelligence USA, con il Centro Nazionale dell’Intelligence Medica” (NCMI) della DIA (servizio segreto del Pentagono), avverte la presidenza di un’imminente catastrofe in forma di epidemia virulentemente contagiosa. Il modello pare tratto da una previsione del 2010, nientmeno. Non si muove niente. Wuhan è ancora lontana.

Se vanno in giro, beccano il virus e guariscono da soli. Malissimo.
In un’intervista di 50 minuti a Chris Anderson della celebre TED Talks, vista da milioni di spettatori, Bill Gates, pur ammettendo che il covid-19 comporta una minaccia lieve (e i dati onesti confermano che non è nulla più di una normale influenza), letteralmente dichiara che “non si augura molta gente in giro che guarisce da sola. In tal modo, si sa, acquisisce un’immunità naturale permanente”. Cosa che si verifica per quasi il 100% dei positivi in cui non sia presente qualche patologia più grave e che, perciò, guarisce senza cure. Gates, impunemente e spudoratamente, aggiunge che sarebbe “meglio se la gente avesse un’identità digitale che dimostrasse la propria condizione vaccinale” e che “senza questa prova di immunità digitale non si dovrebbe essere autorizzati a viaggiare”. Gates aveva previsto a febbraio, sulla rivista “New England Journal of Medicine”, che il coronavirus sarebbe stato la pandemia del secolo. Oggi aggiunge “potrebbe essere qualcosa come il vaiolo che uccida il 30% dell’umanità”.

Al minuto 33’45 dell’intervista Gates dichiara: “Non vogliamo avere un sacco di guariti. Con la chiusura di tutto negli USA cerchiamo di non arrivare all1% di infettati (“infettato” non vuol dire “malato”. Ndr) e con la maggioranza che guarisce…. 34’14
: Ciò che vogliamo sono certificati di guarigione e di vaccinazione. Per cui ci dovrà essere quella prova di immunità digitale a consentire la riapertura globale. Mica vogliamo in giro gente che si sposta di qua e di là e magari passa per paesi dove non c’è controllo”.

Domiciliari? Decide Re Bill. E cade la maschera



Per Bill Gates e i suoi confratelli tocca evitare a ogni costo, con il lockdown, che la gente, vivendo normalmente, si contagi (come è sempre successo) e si immunizzi a vita, senza quasi mai subire complicanze. Meglio, per i giganteschi profitti che ne derivano, a fronte dei milioni-miliardi di umani che resteranno nel fosso per le conseguenze economiche, che la gente si rinchiuda, venga testata, si ricoveri, muoia o guarisca, per poi immunizzarsi a tempo, mai a vita, contro il particolare coronavirus dell’anno. Per le previsioni di Bill Gates, dei suoi pari e di quelli di Davos, la previsione era che il 65% della popolazione avrebbe finito col beccarsi un vaccino, sviluppato e brevettato dalle stesse strutture di Gates. 
Sorprende che il “filantropo” della vaccinazione coatta universale esiga che non vi siano assembramenti pubblici – sport, teatro, cinema, musei, scuole, convegni, manifestazioni, ristoranti - per almeno i prossimi 18 mesi? E che dopo vi siano a condizione che tutti siano vaccinati? Agitando il bastone del feldmaresciallo, è lui, Bill Gates, che decide su un’umanità reclusa e fino a quando.

La posta mammona in gioco
La ricchezza e il conseguente potere politico-economico che si ergeranno su un pianeta socialmente derelitto sono di proporzioni tali da rendere Re Mida uno straccione da angiporto. Il business dei vaccini è oggi sei volte più grande di vent’anni fa. Valle annualmente oltre 35 miliardi di dollari e procura un utile di 44 dollari per ogni dollaro investito. Per prendersi questo mercato, insieme agli amici di Big Pharma, la Fondazione Bill e Melinda Gates, che ha una dotazione di 52 miliardi, dal 2000 ha donato all’OMS, proclamatrice di pandemie su ordinazione, ben 2,4 miliardi (da “Politico”). Questo ente ONU, statutariamente indipendente, coordina ora circa 50 gruppi nel mondo che lavorano tutti sul vaccino contro covid-19.



Stendendosi ora le curve del contagio sul pianoro, o iniziando la discesa, l’OMS corre ai ripari con il dirigente Michael Rjan. “Si potranno andare a prelevare i malati anche a casa”. Tipo le irruzioni senza mandato delle squadre SWAT della polizia USA. Hai due linee di febbre, l’altro ieri hai starnutito, appari giù di pentola, hai più di sessant’anni? Sei nostro! E Nicola Zingaretti che fa? Denunciato alla Corte Costituzionale dallo stesso suo compagno PD Franceschini, MIBACT, per un piano paesistico privo di tutele contro palazzinari persino nel centro storico di Roma, tanto per capire il personaggio, si adegua. Ha dichiarato che almeno 2, 5 milioni di abitanti del Lazio devono essere vaccinati.

La Tetrarchia e la sua corte

Kissinger and friend

Costoro sono i cortigiani. I Fantastici Quattro, o i quattro cavalieri dell’Apocalisse, come li chiama chi pensa male, equivalgono a una tetrarchia nella quale Bill Gates sta per Diocleziano. Ma non sono il vertice della piramide. Ne sono la proiezione sul globo. Henry Kissinger, resosi indimenticabile all’umanità per i genocidi bombaroli in Vietnam, Cambogia e Laos e per i generali masskiller latinoamericani, si manifesta avallando una “pandemia senza precedenti per ferocia e diffusione, che esige mezzi straordinari per passare all’ordine post-coronavirus”, che, ovviamente, non può essere di nazioni sovrane, ma sempre più un Nuovo Ordine Mondiale globale “fondato sulla meraviglia della diagnosi medica tramite intelligenza artificiale e vaccini per tutta la popolazione”.
Ecco chi fa gli arcobaleni!

A sua volta George Soros, il “cambiagoverni” cacciato dall’Ungheria dal cattivo Orban, sentenziando che “tempi disperati esigono misure disperate”, come microchip e tracciamenti tramite smartphone, approfitta della pandemia per raccomandare, insieme a quelli di Davos e a Zuckerberg, di eliminare del tutto il denaro contante (“le banconote sono sporche, trasmettono virus”), pallino vecchio suo, sussunto da Bilderberg e dai nostri governanti. La sua “Open Democracy” va oltre. La scrittrice sorosiana Sophie Lewis si pretende sgomenta all’idea di famiglie chiuse in casa insieme: “Le case di famiglie sono per definizione assolutamente insicure, gravide di ineguaglianza. La famiglia è in sè una struttura oppressiva”. Tradotto, dice: “La famiglia privata, in quanto modo di riproduzione sociale, è francamente un disastro. Ci rende genderfobici, nazionalisti e razzisti, ci fa credere di essere individui”. Meglio allora che OMS mandi i suoi a prelevarne i membri superflui.


Ragazzi, il Mondo Nuovo è qui.

Henry Kissinger, David Rockefeller

nfine l’uomo ragno. Lo scenario, chiamato “Lock Step” (passo bloccato) previsto dalla Fondazione Rockefeller per il dopo-virus scopre governi che hanno dato al fenomeno una risposta autoritaria. Non ci crederete, ma l’hanno previsto, nei precisi termini di una pandemia da virus nel…2010. Dice il documento: “Gli scenari sono un mezzo attraverso il quale è possibile non solo immaginare, ma anche attualizzare un grande cambiamento”.

Altri piccoli estratti: ”Sarà una pandemia che costringerà i governi di tutto il mondo a un controllo molto stretto dall’alto verso il basso e una leadership autoritaria. Infetterà quasi il 20% della popolazione mondiale e ucciderà 8 milioni in sette mesi….. I leader imporranno regole e restrizioni ermetiche, dall’obbligo di indossare maschere facciali, ai controlli della temperatura corporea negli spazi comuni….. La sorveglianza nei paesi sviluppati assumerà molte forme: Identità digitale biometrica per tutti i cittadini” (come dettata da Bill Gates e assunta a Davos con la vaccinazione obbligatoria universale). 
“I sistemi di comunicazione risponderanno a varie situazioni, distinguendo tra ceti; banda larga e molto larga in alto, banda più bassa e mezzi meno sofisticati per popolazioni i cui spostamenti saranno limitati”.
Capito mi hai?

Chissà se il buon Puente invocherà la messa alla gogna su “Open” di Mentana di questi fakenewsari
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