venerdì 22 maggio 2020

Caccia al morto ----- BRUTTI, SPORCHI E CATTIVI------- e belli, puliti e buoni



Il bene dell’umanità è sempre l’alibi dei tiranni(Albert Camus)
Inciso incidentale: Riccardo Ricciardi, deputato Cinque Stelle, soggetto-oggetto della gazzarra leghista in parlamento per due ottime ragioni: essersi reso colpevole di un del tutto ingiustificato servo encomio nei confronti del Torquemada d’Italia, Conte Pippo, ed essersi reso meritevole di coraggioso oltraggio all’indirizzo di un ceto politico lombardo,  che ha reso i propri cittadini i più inquinati d’Europa, i più elettromagnetizzati dal 5G e, anche per questo, i più  colpiti da quello che si vuole sia la pandemia del coronavirus.
Di buono, per Conte a padrini, hanno però di aver fornito l’alibi al trucco della lombardizzazione dell’Italia intera, fin lì dove l’ultimo virus s’era visto all’epoca di Renzo e Lucia.
La Germania com’è e come è vista dal Fatto Quotidiano

Siamo il popolo, Obbedienza = dittatura, Fermate la pazzia Corona, Proteggete la Costituzione, mai vaccinazioni di massa, Fermate la Merkel

Titolo di Marco Travaglio

Ieri tedeschi tutti nazisti, oggi tutti nazisti coloro che manifestano per la libertà. Dal confronto, si vede come siamo messi noi e come, per la rabbia di Travaglio, sono messi altri. In ispecie in Germania che, secondo la vulgata post-1945, è tutta una passione per autorità e disciplina. Invece no, è Brecht, Marx, Engels, Hegel, Goethe, Adorno, Mann, Sophie Scholl. Non solo Merkel, Bundesbank, Monsanto-Bayer, ecologisti guerrafondai e Schaeuble. Nel video che qui riproduco ve ne farete un’idea: https://youtu.be/yKIRgZ8uhO4  E solo uno degli episodi che si succedono da settimane.

“Ora basta!” Stoccarda contro il lockdown.

E’ la stampa al tempo del virus, bellezza


 
 Come un’idea vi potete fare, stomachevole, del quotidiano un tempo visto come tracimante di Catoni impegnati nella fustigazione del malcostume, politico e mediatico e, ora, eccellenza suprema dello stesso malcostume, in versione terrorismo a scopo di annientamento sociale, unito a quotidiano panegirico della cricca di untori cui è stato demandato il nostro destino.

 Travaglio, principe della categoria che ogni giorno, da direttore di un giornale davvero “Indipendente”, si inebria delle imprese di un governo che avrebbe scandalizzato Attila e trasuda anatemi contro gli sporchi, brutti e cattivi che non ne invocano la santità subito, si è aggiunta ieri un’eccellenza femminile procuratasi una certa visibilità pop, un po’ con la posta del cuore e un po’ col mestiere ad alto punteggio di giurata negli studi del meglio trash televisivo. Ieri, avvertita dell’ira di Burioni per chi rischia di annichilire il suo vaccino con altra terapia, ha alzato il tasso della sua ingiustificata spocchia, aggredendo il Prof De Donno. De Donno, dell’ospedale Poma di Mantova, è colui a cui dobbiamo, assieme ai colleghi di Pavia, il recupero di una vincente terapia anti-virus da sangue immune e, dunque, la possibilità di scampare al vaccino cum global dictatura di Bill Gates.
   
Selvaggia Lucarelli e Rocco Siffredi



Di male in peggio, con un trio di VIP che, diversamente da quelli cui alludo nel titolo, sono pulitissimi, bellissimi, e buonissimi.

Gestapizzazione regionale



Penso che sia dalle incursioni di certi signori, puliti, belli e buoni, nei villaggi abissini e libici, o tra le leghe operaie e contadine qualche anno prima, che non si sia più visto un tale cranio e udite tali parole: https://youtu.be/rezRcw3rgIU .

Siccome il modello è la Kristallnacht, la Notte dei Cristalli, dal 9 al 10 novembre 1938, un pogrom anti-ebraico in Germania, condotto dalle SA (Sturmabteilung) con la distruzione di oltre mille sinagoghe, c’è solo da augurarsi che ad analoghi esiti non porti il metodo Bonaccini di “andare e prendere casa per casa e rinchiudere” i simil-ebrei emiliani, forse, molto forse, più probabilmente no, affetti da coronavirus. Comunque la sorpresa, qui, è fuoriluogo. Avremmo dovuto capire tutto del personaggio fin da quando imperversava contro l’ambiente e la sanità dell’Emilia-Romagna e, ancora meglio, quando si circondava di sardine andate a male, imperdonabile offesa ai nobili pesci omonimi.

E fuori uno. Anzi, dentro uno, se solo la magistratura italiana, salvo poche eccezioni, non fosse quell’eccellenza di trasparenza e legalità che lo sconfinato giro di clienti di Palamara (compreso il procuratore nazionale Antimafia che aveva segato Di Matteo dal Pool Stragi!) ha rivelato e che l’ordine dall’altissimo al ministro della Giustizia, di soprassedere alla nomina di Nino Di Matteo alla direzione delle carceri (DAP) e, quindi, dei rapporti criminali dentro-criminali fuori, ha confermato.

Rockizzare Bilderberg
 
Agli ordini!


Dentro un altro (al gabbio, s’intende), sempre che, a comandare in Italia e in almeno metà dell’universo mondo, non ci fossero proprio quei pulitissimi, bellissimi e buonissimi che ogni tanto si riuniscono molto discretamente in alberghj a una dozzina di stelle, spesso svizzeri, e solo tra loro e relativi cortigiane e chierichetti, pifferai e violinisti. Abbiamo assistito con intima soddisfazione al lavaggio più bianco del bianco, da parte di Bonino e Lilli-Bilderberg-Gruber, del filantropo George Soros, insozzato da ogni genere di oltraggio e insolenza da parte, appunto degli sporchi, brutti e cattivi. Abbiamo goduto come scimmie con Formigli, quando Gad Lerner si è arrampicato a forza di encomi e inni sull’altissima statura morale del miliardario che abbatte i cattivi a forza di ONG e di colpi di Stato.

Non ci resta ora, dopo avergli perdonato la leggera sventatezza della devastazione di ambienti marini e montani col suo megaconcerto dello scorso anno, che rendere grazie e incensi al più puro dei giullari musicali alla corte dei puliti, belli e buoni, dell’incontro con la cui eletta cuspide (Bilderberg? Trilateral? Aspen? Davos?) ci narra felice in questo filmato:
  https://www.youtube.com/watch?v=MDEmI62X1c0  (estratto), e in quest’altro: https://www.dailymotion.com/video/x439vq7 (intero, e vale la pena),
E se a Bonino-Gruber-Lerner-Formigli è bastato il solo George Soros da riporre nel tabernacolo, il canarino nella gabbia dorata dell’élite si è fatto celebrante e agiografo dei meglio paperoni dei cinque continenti, con particolare dedizione a farmaceutici e digitali. Proprio quelli all’opera nella congiuntura fortunata in cui, liberi e felici, noialtri, brutti, sporchi e cattivi asintomatici, verremo prelevati dai nostri covi e finiremo nelle varie Villa Triste, o Via Tasso, dalle parti di Bologna. Hanno dischiuso un mondo affascinante al nostro canarino. Il mondo in cui la politica, rappresentante il popolo e da esso eletta, e destinata agli stessi inceneritori in cui sono finiti alcune migliaia di “morti da coronavirus” Il mondo da cantare e decantare, invece, è quello in cui ogni cosa è diretta dai farmaceutici e digitali. Quelli che decidono vita, morte e connessione.
La sgorbizzazione della satira


Dopo quello del monatto ai tortellini e l’altro del rock per polli nel nome delle volpi, abbiamo un campione della satira invertita, che è oggi quasi tutta: anziché contro i potenti, dalla loro parte: c’est plus facile.
Stefano Di Segni (che si mimetizza da “Disegni”) traccia col cacciavite delle orrende strisce sul giornale di Selvaggia Lucarelli, degne di lei e del suo direttore. Al tempo della guerra Nato alla Serbia, mi chiese di mandare reportage da Belgrado per il giornale satirico “Cuore”. Sia “Cuore” che gli altri farlocchi di “Radio Popolare” di Milano, mi segarono quando si accorsero che contro i serbi e Milosevic non lanciavo le attese contumelie di accompagnamento alle bombe di D’Alema. Ecco l’ultima striscia, di servizio ai suoi riferimenti e correligionari Bill Gates, Soros, Rockefeller, all’OMS, con abusivo reclutamento anche di Gandhi. La satira invertita consiste nella furbata-paradosso di rappresentarli come assurdamente li vedrebbero, diffamandoli, quei cialtroni di complottisti. Ora, nobilitare un bucaniere golpista come Soros è già impresa fumanbolica. Ma riabilitare il tipo che ha sterilizzato migliaia di giovani donne in Africa e India, nel nome della depopolazione, facendone morire un bel po’, va al di là di quanto è successo a Gesù tre giorni dopo Pasqua.

Notizie di reato. Lo diciamo a Palamara?
Pendagli da forca no, siamo contro esiti punitivi di quel tipo, ma pendagli da gogna di sicuro, per l’appassionato impegno al servizio dei nemici della patria e di tutte le patrie. Ma, prima che si faccia davvero la rivoluzione, ormai unica via di scampo, non succederà. Governi infetti di coronavirusite hanno la magistratura corrotta che si meritano. E ministri della Giustizia dimostratosi alla fine in perfetta continuità con predecessori che, in sintonia con scale gerarchiche varie, hanno regolarmente garantito il consociativismo società civile (politica e non) - società criminale. Quel connubio ideologico-operativo che morti defunti e morti in cammino, come Chinnici, Falcone, Borsellino e Di Matteo, hanno svelato. Di conseguenza certuni – politici, “giornalisti”, canarini, imbrattatori di schermi e carta e rispettivi mandanti - meritevoli di anni di galera per averci rovinato la vita e il mondo, imprigionato 60 milioni di innocenti su falsi presupposti, inesistenti minacce e delitti immaginari, i dovuti anni al gabbio non li faranno. Anzi, verranno lasciati e incoraggiati a proseguire nella loro missione di intorcinamento della verità a maggiore gloria, denaro e potere dei burattinai, appesi ai cui fili fanno la loro danza macabra.

 Sono provati i reati di circonvenzione di incapace, di favoreggiamento, di apologia di reato, di violazione della Costituzione, di minacce, di procurato allarme e procurata morte, di induzione al suicidio, di provocato disastro ambientale, sanitario, sociale, economico, di in-incitamento all’odio… Ma figurati se uno Stato capace di imprigionare tutti i suoi cittadini per due mesi e più, di inseguirli in tutti i loro comportamenti e in tutti i loro momenti di vita, alla ricerca di colpe da punire, per poi iniettargli qualcosa preparato da chi vuole ridurre la popolazione, si preoccupa di simili colletti dal bianco abbagliante.
Quali reati? Mascherine-bavaglio e ricettacolo di virus e agenti patogeni tuoi e altrui, riduttori di ossigeno nel sangue e perciò di difese immunitarie, oltre a strumento di sociocidio. Guanti che soffocano la pelle, il suo ph, non la lasciano interagire con l’aria, la luce, il sole, che raccattano agenti patogeni e li trasmettono da un soggetto all’altro, ma non si lavano, come si lavano le mani (vedi “American Society of Microbiology”, giugno 2016). Tamponi che al 60-80% falsano il risultato. Distanze idiote che servono solo come pretesto per punizioni (calciatori che non si devono stringere la mano, o scambiare gagliardetti, ma poi si scontrano o s’intrecciano rotolando per terra).
Ma non gli bastavano i morti da ventilazione sfascia-polmoni, ora in disuso per mancanza di soggetti da terapia intensiva, o piuttosto perché la malattia e, quindi, il rimedio, erano altri? A fine anno annegheremo in otto miliardi di mascherine che, assieme ai guanti, produrranno 450 mila tonnellate di spazzaturai da Covid, tutti nei rifiuti differenziati e, da lì, in discarica, o inceneritore (1.700 euro a tonnellata). Una pacchia per il territorio da risanare.
Col tele, tutte formiche ammassate.

Morti che vengono, morti che vanno
Vabbè che tocca rilanciare l’economia, specie quella degli amici che si occupano storicamente di rifiuti, ma un reato di disastro ambientale non ci scappa? O, alla vista dei media di convenienza, uno di “falso di massa” (esempio: lo Stato di polizia chiama alla rappresaglia contro gli infami che passeggiano sui Navigli, o qua e là? Pronta l’astuzia tecnoscientifica: gente distanziata ripresa col teleobiettivo in modo da farla apparire tutta ammassata). E uno di strage, quanto meno colposa per tutti quei morti cremati istantaneamente, fuori dagli affetti, e soprattutto dalla vista, dei parenti. Falso in atto pubblico? Peccato che Nino Di Matteo è tutto assorbito dalla mafia. E dallo Stato.
A New York, dove regna il Democratico Cuomo, intimo di Bill Gates, si può forse parlare di strage dolosa. Così la chiamano certe gole profonde dell’ambiente ospedaliero. Di certo dolose sono le cifre diffuse da Cuomo e dal suo compare di Washington, il capovirologo Anthony Fauci, altro pupillo di Gates, detestato da Trump. Al 21 maggio i decessi “accertati” sarebbero stati 16.000, più 4000 “probabili”, cioè indebitamente presunti, come da noi. Con 51mila ricoverati in ospedale e circa 20.000 di questi deceduti (si dice anche di ventilazione), il tasso di mortalità risulta orrendo: dal 31 al 39%. Ma calcolando 1,8 milioni di contagiati su 8,4 milioni di abitanti, il vero tasso di mortalità scende a 0,9%
E a proposito di numeri, fino a fine febbraio in Italia i morti, pur in presenza del virus, ma senza clausura (!), erano parecchio sotto la media dei cinque anni precedenti (13 casi su mille, anziché 15). Poi qualcuno ha preso in mano la situazione, ci hanno chiusi e sono esplosi gli aumenti esponenziali. Quelli dei morti tutti di coronavirus, subito cremati e, assolutamente, senza autopsia. Quelli che, da Roma (INPS) a Berlino a New York, vengono messi in dubbio da colleghi virologhi, ed epidemiologhi più rinomati e meno omologati. Ma anche quelli che, stupefacentemente, sarebbero invece meno di quanto riferisce la Protezione Civile. Dal calcolo ne mancherebbero quasi 20mila. E chi mai potrebbero essere? Un’idea, da profano, incompetente e complottista, ce l’avrei. Visto che di covid-19 si muore di media a 81 anni, che tra quei 20.000 non ci siano tanti vecchietti “single” e non autonomi, abbandonati dalle loro badanti in fuga verso Romania, o Ucraina, o ristrette in casa, lasciati a marcire/morire senza cibo, igiene, moto, cure, conforto, come da DPCM del Pippo Conte e dei suoi suggeritori?

martedì 19 maggio 2020

NEL 100° ANNIVERSARIO DELLA NASCITA DI SAN KAROL WOJTYLA





Scritto nell’aprile 2011, con l’attacco Nato alla Libia di Gheddafi in corso, in occasione della beatificazione del “Santo subito” polacco. Ribadito oggi, con dedica al suo successore attuale, meritevole di analoghi apprezzamenti per aver perpetuato la storica adesione della Chiesa alle migliori pratiche del potere temporale. In questo caso Covid-19.

Frenesia mediatica di distrazione di massa, parallela a quella di distruzione di massa per la grande rivincita del colonialismo alla Graziani (un terzo dei libici gassati, sparati, impiccati), attorno alla beatificazione del migliore degli ontologicamente eccellenti papi e al matrimonio del principotto anglomassonico William, collaudatosi degno erede al trono della sterminatrice Vittoria con la partecipazione in ghingheri da guardia scozzese nel mattatoio Nato dell’Afghanistan.

Soffermiamoci sulla prima, degna di collera quanto la seconda lo è di nausea. Anche perché a turlupinare, truffare, obnubilare e manipolare la gente sono stati quelli i santi cristiani ad insegnarlo per primi, meglio di tutti e per duemila anni, alle cricche del dominio, dello sfruttamento e della morte. Vediamoli, i meriti di Karol Woytila, papa vandeano  e restauratore da far vergognare  Pio IX.


Teologia della liberazione, di cui ho conosciuto i nobilissimi esponenti in Brasile, vituperata e rasa al suolo come l’impero laico amico comandava. Teologia che affiancava gli esclusi nella ricerca della vita e della dignità. Cospirazione, in combutta con Cia, mafia, P2 e reazione mondiale, contro la Polonia sovrana e socialista, alla cui sovversione offriva i denari sottrattici con l’8x1000 “per il sostegno della Chiesa e delle sue opere di carità”. Riabilitazione e connubio con la setta fascista-vandeana del vescovo Lefevbre. Assalto al Nicaragua rivoluzionario dei sandinisti in combutta con i briganti “contras” finanziati dalla CIA mediante traffici di droga.

Micidiale epifania sul balcone accanto al generale Pinochet, a sostegno della più stragista delle dittature latinoamericane; fraterna solidarietà e incarichi di massimo livello (Propaganda Fide) al delinquente cardinale Pio Laghi, sodale dei generali argentini dei desaparecidos unitamente all’attuale conducator atlantista Bergoglio.
Intima collaborazione e protezione al braccio squadrista del papa, la mafia cattolica dell’Opus Dei, cane da guardia del potere finanziario e contro le eresie laiciste; lancio degli speculatori e trafficoni di Comunione e Liberazione e della Compagnia delle Opere alla conquista di mercati, servizi e della spoliazione dei beni pubblici in consorteria con il peggiore malaffare nazionale e internazionale.


Sostenitore dei “Legionari di Cristo”, altra miliizia squadrista, in spregio – o per merito – dei suoi sodalizi con la criminalità politica e di un superiore generale pedofilo; occultatore fuorilegge di tutti gli episodi di pedofilia che infestano ranghi bassi e alti dell’edificio ecclesiastico; padrino e patrono del banchiere mafioso e piduista, probabile assassino di Papa Luciani, Marcinkus; beatificatore di serial killer come il vescovo croato Stepinac, stragista ustascia al servizio della Gestapo, e due missionari battistrada del genocidio colonialista in Messico; cappellano militare dei fascisti croati responsabili del genocidio di serbi in Slavonia e nelle Krajine.

Beatificazione a furor di un popolo vittima di circonvenzione di incapace e di successori che, in tal mondo, si assicurano identico trattamento post mortem, dopo una vita in stile di marketing religioso finalizzato ad accreditarsi come partner politico, culturale e belligerante delle élites occidentali impegnate nelle nuove crociate per lo sfoltimento dell’umanità e la dittatura sui sopravvissuti. Oggi il beatificatore non ha trovato, nel suo impegno  per il rilancio di millenarie superstizioni lobotomizzanti, mezzo minuto per apostrofare, nel giorno di Pasqua, i responsabili della strage degli innocenti in Libia. Ma ha trovato tempi e agi ed encomi da dedicare al presidente dell’Honduras, Porfirio Lobo, installato grazie ai golpisti attivati da Obama e protagonista quotidiano della repressione sanguinosa di un popolo, martire vero, ma dal lato sbagliato.

Responsabile diretto di uccisioni, torture, sparizioni forzate, stupri, cacciata di contadini dalle loro terre a vantaggio di una banda di latifondisti e delle multinazionali, il narcofascista Lobo sarà ospite d’onore, insieme ad altri esponenti del crimine politico occidentale, alla beatificazione del facinoroso sodale dei suoi predecessori. 



Poi è venuto Bergoglio, cresciuto e prosperato, muto, cieco e sordo, nell’Argentina dei Videla e Massera, dei figli dei desaparecidos rubati e i loro genitori torturati e poi gettati in mare dagli aerei. Con lui, a mettere a frutto i meriti conseguiti nel proprio passato venezuelano, il segretario di Stato Parolin, collaboratore del noto cardinale Berton e poi nunzio apostolico. Un fulgido campione della Chiesa latinoamericana più impegnata contro la rivoluzione bolivariana ed emancipatrice di Ugo Chavez.Tout se tien.





sabato 16 maggio 2020

Dalla morte fisica alla morte economica, sociale, culturale ----- FASE 2: LA COMMEDIA DELL’ASSURDO----- “(Se)ti conosco mascherina…..”



 
Notizia porno e notizia sexy
Partiamo dalla notizia più scandalosa e, dunque, più rivelatrice della settimana (Scandalo: Turbamento della sensibilità morale e dell'innocenza altrui, provocato da quanto può offrire o costituire esempio di vizio e di colpa). Lo shock arriva da “Panorama”. Chi sono i nuovi semidei della propaganda olimpica mascherata da “giornalismo” che ogni giorno si perpetuano su schermi e giornali a impartirci virtù ed estrarci vizi? Li conosciamo meglio dei figli e di mamma e papà: Burioni, Ilaria Capua, Walter Ricciardi, Pierluigi Lopalco, Fabrizio Pregliasco, Massimo Galli…. Medici, virologi,.eroi salvavita nel tempo del Coronavirus. Sacerdoti che si spendono e a volte si sacrificano per la nostra salvezza. Altruisti per eccellenza. A tariffa oraria. Stabilita tra le tv e i loro agenti. Perché hanno gli agenti, come Fedez o Sophia Loren. La signora Capua, intima del divino Bill Gates, €2000.00 più Iva, per 10 minuti, sennò di più. Così Burioni Roberto. E vuoi che i colleghi siano, prendano, da meno?  E ora la notizia più edificante di tutta la stagione.

Finchè c’è Sara, c’è speranza, dignità, riscossa


https://youtu.be/mZ32rLrL2ag  Sara Cunial interviene alla Camera

Qualsiasi poster la vostra passione per kalos kai agathos, il buono e il bello dei greci, ha fatto attaccare alla parete della vostra stanza, ora mettetici accanto quello di Sara Cunial. Ci sta.

Questo è l’intervento di giorni fa della deputata Sara Cunial alla Camera dei deputati. Sara Cunial, dopo essere stata espulsa dal M5S, è oggi nel Gruppo Misto. Il suo è uno degli interventi più giusti e nobili, che siano stati pronunciati nel parlamento repubblicano. Ricorda quello contro la cricca Renzi di Paola Taverna, ormai ex-pasionaria dei 5Stelle. Oltre alla conoscenza più completa e profonda della criminale Operazione Coronavirus da noi e nel mondo e dei suoi massimi responsabili, Sara esprime una coscienza politica del più alto livello e una combattività sociale e culturale che una larga maggioranza aveva un tempo affidato alla rappresentanza parlamentare di quel movimento, ora sprofondato e auto-annientatosi nelle poltrone del suo inutile potere. C’è solo da augurarsi che le parole di Sara, come quelle dei migliori di quel movimento, Paragone, Barillari, Corrao, altri, susciti finalmente quel distacco radicale dalle sue macerie istituzionali e, riprendendo motivi, sentimenti, pensieri e obiettivi delle sue origini, occupi quell’immenso spazio politico che le malefatte e i tradimenti della consorteria bifronte hanno spalancato ai giusti e ai patrioti.

Finchè c’è Teresa, tu onore di pianti, migrante, avrai / ove fia santo e lagrimato il sangue per la Grande Distribuzione versato / e finchè il sole risplenderà sulle sciagure umano (Ugo, perdonami)

 

 
Ovviamente, avendo toccato il nervo più scoperto dell’orda barbarica all’assalto di civiltà, libertà, vita, Sara Cunial è stata fatta oggetto, sulla stampa di regime, di ogni sorta di contumelia, calunnia, invettiva: aveva colpito nel segno. Chi, invece è stato oggetto di incensamenti, elogi, felicitazioni, è la ministra Bellanova, ex-bracciante e oggi, in parlamento, abbagliante di haute couture e di haute parure ancora più preziosa. Dalla memoria della sua frequentazione con i campi concimati in natura, ha ricavato la passione per gli OGM e la Monsanto. Ha appena convogliato qualcosa come mezzo milione di sradicati e deportati da casa loro, con la promessa che avrebbero vissuto meglio qui, in campi, stabilimenti ed esercizi, dove gli ingrati autoctoni non sono più disposti a lavorare e morire da schiavi.  Gli africani, si sarà detta la Bellanova, a tutto questo sono già abituati, fin dal ‘700.

Un rasserenante senso di ritorno alla normalità, tanto sognato, ce l’ha dato proprio lei, Teresa, quando, al pari della Fornero dalle lacrime roventi sui pensionati, infierendo sui migranti, le si è spezzata la voce. Come dicono laggiù: chiagne e fotte. Un po’ come fanno i sedicenti intellettuali italiani che si sono precipitati a firmare l’appello del giornale del Deep State USA, “il manifesto”. Tante firme, madide delle calde lacrime di pietà per il bistrattato governo Conte, accerchiato e bersagliato di cattiverie, e di orgasmatico piacere per come questa squadra d’eccellenza ha saputo debellare la più letale pandemia da quella di Marc’Aurelio.

La Fase Due è la Fase Uno in forma di boomerang




Sembrerebbe che con il Decreto Rilancio si sia avviata la Fase 2, diversa dalla prima perché, se allora dovevamo morire di virus e di presunto virus, ora  ci accoppano miseria, inedia, suicidio e tutte le nostre malattie croniche che per quasi tre mesi non abbiamo potuto/dovuto curare (dati di pandemia non rilevati da commissari e Protezione Civile: mortalità per infarto triplicata per cure ritardate del 30% e riduzione dei ricoveri del 60%). Hanno chiagnuto e fottuto pure loro.

Comunque, qualche progresso lo dobbiamo registrare. Se nella Fase Uno si moriva come le mosche, anche perché nessuno sapeva come caspita affrontare questo virus del quale non si aveva la più pallida idea cosa fosse. Ma i luminari, illuminati da Bill Gates e altri frequentatori di Bilderberg e Davos, dicevano che sicuramente era polmonite e bisognava intubare e ventilare, chiudersi in ambienti ristretti dove fare circolare meglio il tipetto coronato, tanto da poterlo conoscere e acchiappare. Nella Fase Due, ugualmente si muore, ma di meno. Un po’ perché i ventilatori hanno smesso di disintegrare polmoni e un po’ perché a Mantova, Pavia e in giro per il mondo, gente meno illuminata, all’antica, s’era accorta che non di polmonite si trattava, bensì di malattia del sangue che provoca trombosi e uccide. E dunque ne trasse un insegnamento vecchio di cent’anni: il virus lo stronchiamo sparandogli contro sangue immunizzato donato. Aggratis! (leggi Maria Rita Gismondo, direttore virologia e microbiologia “Ospedale Sacco”, Milano).

Danza Macabra


E se si muore di meno di virus, tocca morire di più di altro, sennò che fine farebbe il grande piano della “Compagnia della bella morte”, di ridurre, come hanno detto, Rockefeller nel 2010 e Bill Gates nel 2015, la popolazione mondiale del 15% a forza di pandemie e vaccini? Ed ecco che arrivano i morti da arresto cardiaco per via di coprifuoco 24 ore su 24 e concentrazione della sanità nazionale sul solo coronavirus. Poi i suicidi, nel periodo pandemico 42, più 36 tentati, contro i 14 dell’anno scorso, più del 400%. I Servizi di Sanità Mentale? Fondamentali nella circostanza. Chiusi, o operanti online, da morir dal ridere. O d’altro. Mentana, Formigli, Gruber, Floris, tutti gli altri propagandisti della morte nera a forza di bombardamenti di numeri, tutti belli manipolati, ve ne hanno mai parlato?

Tagliare le unghie ai farmaceutici? Fermi tutti!
Vi hanno mai detto che l’ex-ministra della Salute, Giulia Grillo, 5Stelle d’antan, aveva approvato un provvedimento che avrebbe tagliato gli artigli ai big farmaceutici? Società che, nella complicità di governi corrotti, impongono alle popolazioni prodotti innovativi a prezzi pazzeschi, che nulla hanno a che fare con i costi della ricerca (del resto finanziati da soggetti come Bill Gates e affiliati)? Farmaci da 70mila a 100mila euro l’anno per paziente oncologico, prezzi assassini che Big Pharma avrebbe dovuto spiegare alla luce dei costi sostenuti. Dove è finito quel provvedimento di giustizia elementare? In Gazzetta Ufficiale subito subito, date le vite in gioco? Macchè, in un cassetto del ministro attuale, Roberto Speranza, appassionato di virus, vaccini e comitato tecnico-scientifico. E lì giace ancora, anche dopo che la Grillo ha presentato ora un ordine del giorno per riattivare il dispositivo, già ampiamente in vigore in altri paesi, tra cui Germania e Israele. Provvedimento salva-milioni, anche in vista di assalti all’arma bianca miliardaria del vaccino che Bill Gates e compari tireranno fuori contro Covid-19.

Respinta di parecchie leghe la signora nera con la falce, per merito sia della primavera inoltrata, quando le influenze si dileguano, sia del ritorno dei reclusi all’aria aperta e alla vita e sia dei sanitari non inquadrati di Pavia e Mantova, entra in crisi tutta l’operazione paura con, per fine, il vaccino universale obbligatorio. E, dunque, giù contumelie, irrisioni, sbertucciamenti per chi, con ‘sto sangue ricco di anticorpi, metteva i bastoni tra le ruote alla Scienza e, conseguentemente, alla Signora in nero. Dovendo, però, gli intubatori alla fine rassegnarsi all’evidenza e non rischiare l’accusa di sabotare l’unica diagnosi corretta e l’unica terapia efficace davvero, quella che oltre tutto non impone l’allontanamento dei cari dal malato perché non si veda cosa succede, l’offensiva anti-sangue iperimmune è cessata.



Cazzata nolente, o cazzata volente?

E allora la battaglia ha fatto nuovamente ricorso a un’arma di provata efficacia: il magico nonsenso. E così hanno messo insieme le loro sapienze, il governo, i tecnoscienziati, gli 800 delle taskforce, quasi altrettanti prelati al Concilio di Trento, qualche velina, i notabili appesi alle pareti, qualche tarlo negli antichi mobili. Quando le teste hanno iniziato a fumare, ecco che se ne sono sprigionate nuove cazzate, tanto da riempire un Decreto “Rilancio” forte di 460 pagine e 250 articoli. Un oceano di confusione da far invidia alla mitica pangea. Idiozie sempre lucidamente intese ad abituarci a ogni assurdità, dato che provengono da coloro cui inneggiano gli intellettuali del “manifesto”.Dovremmo mollare anche il nostro ultimo appiglio alla ciambella della razionalità e indurci a smarrire ogni via d’uscita dalla distopia e avviarci alla catastrofe economica individuale e collettiva.

Qui, però, tocca distinguere tra cazzata e cazzata. Abbiamo subito quelle incidentali, dovute a straconfermata incompetenza e incapacità, tipo i tamponi assolutamente da fare, ma assolutamente mancanti e che accertano solo al 60%, mollandoci un 40% di falsi positivi o negativi. Tipo la scomparsa dei reagenti, i congiunti che non si sa se comprendano anche l’amante Sofia e il cane Giulio, l’intera squadra che va in quarantena se un solo calciatore risulta positivo, l’impresa punita se un solo dipendente si ammala.


Poi ci sono le cazzate in bilico tra sevizia intenzionale o imbecillità. Quale dei due per il bagnino che può fare il massaggio cardiaco, ma non il bocca a bocca? Folgorante esempio, i distanziamenti. Il metro se si passeggia, i due metri se si corre, il metro sui mezzi pubblici, i due metri dal parrucchiere, il metro e mezzo sulla panchina e in chiesa, l’immaginazione al potere nelle distanze tra ombrelloni e lettini, due, quattro, cinque, chissà. E in acqua? E se l’onda ti sbatte addosso a un altro, ti multano? E sott’acqua? Al ristorante c’è il conflitto euclideo tra i due metri per persona e i quattro m2 per tavolino. Per i matrimoni e le comunioni si consiglia l’affitto di un hangar, o di Mirafiori. Infine, chiarissimo il sadismo: niente giochi di bambini nei parchi-gioco dei bambini. Fatti fuori gli anziani, per reclusione e mancanza di cure, tocca ai bambini: che crescano nevrotici, traumatizzati, asociali e depressi.

Esito previsto di tutto questo: la morte economica per perdita da metà a due terzi dei clienti/utenti. Dopodichè sarà solo multinazionali e mafie.

Mascherina, se la conosci…..


Ma restano tutti gli altri, troppi.  Per loro c’è un rimedio: le mascherine. E lì che possono ancora beccarti impunemente. Sia i gendarmi, privati della soddisfazione di buttare a terra e multare un runner, o un ragazzo in spiaggia; sia i produttori e rivenditori ringalluzziti dai prezzi determinati dalla perizia distributrice del commissario Arcuri, sia i delatori nati. Del compito di questo “dispositivo di protezione personale” di creare una società di nessuni, ignoti agli altri e, dunque, a sé, di eliminare la comunicazione più veritiera, quella facciale, di anonimizzarti, di privarti della tua identità, di massificarti pur isolandoti dagli altri, ho già scritto. Ora tocca agli effetti sanitari, come descritti da professionisti che non danno retta alla task force OMS-Big Pharma-Conte Pippo. Quale il Dr. Russell Blaylock, neurochirurgo già professore alla University of Mississippi Medical Center e noto nel mondo per aver perfezionato un intervento risolutore sui tumori del cervello. I suoi dati ci sono stati riferiti dal sito “Nogeoingegneria”..

Con la mascherina, che già raccoglie batteri, germi e polveri, nel caso fossi positivo, ma asintomatico, hai ottime probabilità di ammalarti sul serio: i virus espirati non si disperdono e si concentreranno nei passaggi nasali, entreranno nei nervi olfattivi e arriveranno nel cervello. 17 studi accademici confermano quanto l’OMS e la Scienza (S maiuscola) avevano affermato prima: “Non c’è nessuna relazione tra l’uso della maschera/respiratore e la protezione contro l’influenza”. E i cardinali del Concilio di Trento, Ricciardi, Fauci, l’ISS, ecc., lo sconsigliavano. Mai le mascherine erano state usate per contenere epidemie o pandemie.

Invece ci son i problemi, anche grossi. Dal mal di testa che si sviluppa in un terzo dei lavoratori esaminati, all’accumulo di anidride carbonica, all’ipossia (riduzione dell’ossigeno nel sangue), alla resistenza delle vie aeree, fino a complicazioni che mettono a rischio la vita. Pericoli che si accentuano negli anziani e in coloro che soffrono di malattie polmonari, enfisema, fibrosi, cancro. Il calo dell’ossigeno nel sangue è risultato vistoso tra i chirurghi che indossano la mascherina. Più  hai sulla faccia la maschera e più diminuisce l’ossigeno nel sangue e più si riduce la tua immunità e quindi il rischio di infezioni. Se poi il virus ce l’hai, lo espelli sulla mascherina a ogni respiro, aumentandone la concentrazione nelle vie nasali, nel cervello e nei polmoni.

Hai visto mai che sia un altro modo per eliminare l’eccesso di popolazione mondiale che tanto grava sulla coscienza di Bill Gates e soci? Cosa s'è chiesta Sara Cunial? Quand'è che arrestate quelli? 





martedì 12 maggio 2020

Mascherine: essere nessuno e odiarsi ---- SILVIA ROMANO: MAMMA, LI TURCHI! ----- Bonafede: Stato-mafia 2.0



Due eventi avevano promesso di interrompere l’uragano terroristico, intimidatorio, manipolatore, unanimistico, squadrista, a giornale e schermo nazionali uniti (al guinzaglio del New York Times, organo di Soros, Gates e del profeta Malachia) e di farci eremgere, almeno con il naso, dal pantano di spazzatura politica e morale in cui ci hanno affondato.

Sprovveduta, ma santa subito

Invece niente. I due eventi ci hanno ricacciato col naso, gli occhi e le orecchie sotto, nella melma della propaganda falsa, bugiarda e ipocrita. Una retorica sgocciolante di emozioni farlocche (esaltazioni), che Mario Appelius, la voce tonante di Mussolini (“Dio stramaledica gli inglesi!”), era al confronto un sommesso ora pro nobis di beghine nella cappella laterale. Un trionfo epocale del regime e, dunque, a loro avviso, della nazione tutta, la liberazione della povera Silvia Romano. Povera perché, con ogni evidenza, travolta dagli avvenimenti costruitile addosso. E giustamente soddisfatta per essere tornata a casa dopo 18 mesi. 18 mesi durante i quali aveva capito che la ragione di chi l’aveva spedita a far girotondi con bambini neri, non era altro che una miserabile operazione colonialista in linea con quelle che, da qualche secolo, i bianchi cristiani infliggono ai diversi per fregargli radici, identità, cultura, fede, e farli sentire beneficati da alieni di qualità superiore (che poi gli avrebbero fregato anche il resto). Per cui s’è fatta musulmana, cioè della religione dei cattivi, malmessi e inferiori. Brava.


Con raccapriccio rivedo l’accoglienza all’aeroporto, tutti addosso a Silvia intabarrata nella veste islamica somala, ad abbracciarsi e baciucchiarsi, alla faccia dei tecnoscienziati e del loro banditore. Poi, invece, fatta, come si deve, con i gomiti, dal bischero mascherinato trricolore che, ore prima, aveva ribadito il suo ruolo di caporale di giornata dell’armata Brancaleone, giurando “fedeltà ai valori, che sono quelli del nostro perenne alleato americano”, con tutto quello che ne consegue: Nato e sue guerre, Deep State finanzcapitalista e terrorista, Bill Gates e relativa cosca di “Un vaccino per il Nuovo Ordine Mondiale”. Bel passo avanti rispetto ai tempi in cui borbottava di “rivedere la nostra presenza nella Nato e togliere le sanzioni alla Russia”. Si chiama Luigi Di Maio e, credeteci o no, è dei 5Stelle e fa il ministro degli Esteri. Cosa avrai mai fatto di male il buon popolo dei 5Stelle, la meglio gioventù vista da molti decenni, a meritarsi uno così!

Sulla sceneggiata a cui il popolo è chiamato a sbattere le mani, sbattendosene magari le gonadi, va ancora detto qualcosa. Sappiamo che non c’è stata nessuna liberazione da parte dei nostri prestigiosi servizi segreti, ma uno squallido ma doveroso mercato delle vacche, esclusiva tutta italiana, su quanti nostri soldi dovessero essere dati per riavere la nostra cittadina che va in giro per il mondo a rallegrare bambini, indifferente alle conseguenze (perniciose per quei bambini e costose per noi). E’ trapelata la cifra di 4 milioni, probabilmente il doppio.

Rapitori (chi?), pagatori (noi), sceneggiatori (loro)


Ricordate le “due Simone”, Torretta e Parri? Nel 2004, altra grande impresa dei servizi liberatori, e anche un po’ prestigiatori. Rapite in Iraq ad agosto, il 28 settembre al Jazeera ne annuncia la liberazione ed ecco che, con un allestimento degno di Hollywood, davanti a file di telecamere schierate, dalle brume dell’alba emergono, prima stagliate sull’orizzonte e poi lentamente avanzanti nel deserto, due figure intabarrate in palandrane nere: Simona e Simona. Come, dove, chi e perché non si saprà mai. Rapimento rivendicato da una “Jihad islamica”, prima epifania di integralisti islamici al servizio di Usa, Golfo e Turchia (quelli poi impiegati in mezzo mondo) in un Iraq dove tutta la resistenza contro l’invasore era laica e saddamista.

Nella Somalia del dopo-Barre, del dopo-invasione Nato, con governi-fantoccio installati dagli americani e spazzati via uno dopo l’altro da varie resistenze, dopo una successione di movimenti di liberazione nazionale, da quello del generale Farah Aidid (grande patriota che ebbi l’onore di intervistare prima che i colonialisti lo facessero fuori) alle Corti Islamiche (che riorganizzarono decentemente il paese), la lotta al colonialismo di ritorno era stata assunta dagli Al Shabaab. Islamici e anti-occidentali, necessariamente “terroristi” e dunque giustamente bombardati dagli Usa, con tanto di eccidi di civili. I media unificati sotto l’ombrello Nato-Bilderberg, fanno degli Shabaab l’ala regionale di Al Qaida. Vero o no, strano che Al Qaida e Isis non abbiano mai attaccato interessi USA, o dei loro proconsoli coloniali, ma sempre quelli dei nemici dell’imperialismo, mentre la guerra di questi islamici somali ha esclusivamente colpito obiettivi statunitensi, o di chi ne sono i soci e subalterni.
    
Guerriglieri Shabaab con bandiere Al Qaida chiaramente photoshoppate


Ma quale Al Shabaab!
Tutti attribuiscono il rapimento a questa organizzazione e, dal momento che gli Al Shabaab nulla avrebbero da aspettarsi in termini politici dall’Italia, che conta una mazza  da quelle parti, se non dei soldi, ecco che la questione viene presentata come risolta in termini puramente monetari. Sempre che sia vera la storia del riscatto, visto che la posta per i rapitori veri era di ben altra portata. Senza contare che una guerriglia in aree limitate del paese, costantemente bombardata dagli USA e inseguita dalle loro Forze Speciali, difficilmente avrebbe avuto l’agio di tenere protetta per 18 mesi e di trasferire ripetutamente in sicurezza un ostaggio. Altri, che controllano gran parte del paese e della sua amministrazione, invece sì. Domani potrà magari uscire una rivendicazione firmata “Al Shabaab”. E con questo? Anche l’assassinio dei miei colleghi Ilaria Alpi e Miran Hrovatin è stato rivendicato da qualche finto brigante somalo….

I servizi impegnati parlano di aver avuto contatti con varie bande, dette di malviventi. La prima, del rapimento, e l’ultima, che avrebbe avuto in consegna la ragazza dagli Al Shabaab. Quindi nessun contatto mai con costoro. E, allora, chi ci garantisce che siano stati loro i rapitori? Capro espiatorio geopolitico, sì, ma rapitori? I servizi condividono i propri meriti non con qualche entità somala, ma esclusivamente con i turchi. Quelli di Erdogan, uno che di scrupoli ne ha quanti Mr. Hyde quando esce di notte. Quelli che da dieci anni conducono guerre in Siria, Libia e Iraq, avvalendosi della peggiore feccia terrorista mai vista. Quelli che in Somalia, da qualche anno, fanno il bello e il cattivo tempo, vuoi collusi, vuoi collisi, con i concorrenti di Abu Dhabi (UAE) e dell’Egitto, la posta in gioco essendo il controllo del Corno d’Africa e dunque lo strategico passaggio di Bab el Mandeb, da Est a Ovest e da Sud a Nord.

Chi mai ce la può avere con Roma?

 
 
I ribelli somali non hanno contenziosi con l’Italia, per la sua irrilevanza nella zona. I turchi, invece, ne hanno a iosa. In primis nel Mediterraneo orientale, dove gas e petrolio nelle acque di Cipro e internazionali li hanno contesi all’ENI a suon di cannoniere, con bocche da fuoco solo per ora zitte. Sempre in termini di idrocarburi, non hanno per niente gradito le proteste italiane contro l’accordo tra Erdogan e Al Serraj (il fantoccio Occidentale di Tripoli) per un controllo congiunto di tutto il mare e di tutto il petrolio tra Turchia, Cipro e Libia. E mentre la Turchia è al 100% dalla parte del governo cartonato dei jihadisti di Tripoli e contro Haftar, che però controlla il 90% del territorio e della popolazione, Roma, al suo solito, traccheggia, teme il ricatto dei migranti scatenati da Al Serraj, occhieggia verso Haftar e l’Egitto che, assieme all’ENI, sfrutta i più ricchi giacimenti a mare dell’intero Mediterraneo.
Con Al Serraj e contro l’Egitto, troppo vicino alla Russia, (vedi Regeni, spedito lì dai britannici) sta l’intero Occidente predatore, anche se la Francia si distingue per doppiogiochismo. L’Italia, conta poco e se la giocano tutti. Ma l’ENI conta moltissimo, come ai tempi di Mattei è il convitato di pietra che fa saltare gli equilibri stabiliti tra le Sorelle e che, a dispetto della campagna forsennata lanciatagli contro, con Stefano-Bilderberg-Feltri, dal Fatto Quotidiano, con il confermato AD Descalzi è ancora lì, primo partner petrolifero della Libia e dell’Egitto.

Cosa s’è pagato al sultano in cambio della sventatella?

Sarà ancora così, ora che, grazie ai turchi, abbiamo riavuto Silvia Romano? E, allora, saranno stati davvero gli Al Shabaab ad aver rapito e ospitato la ragazza convertita? Lo si dovrebbe dedurre facilmente dai prossimi sviluppi negli scacchieri indicati, specie da cosa capita tra Ankara e Roma.

Bonafede-Di Matteo, guarda chi si rivede!


E questa era una delle storie che per un attimo ci hanno depistato dalla grancassa della Banda del Virus, assordandoci, peraltro, con clamori altrettanto stonati e cacofonici e annebbiandoci con altrettanti riflessi stortignaccoli da specchi deformanti. L’altra è cosa forse anche più seria, nell’immediato domestico. E’ Cosa Nostra, cioè cosa loro, l’eterno duetto Stato-mafia.

Riassumo la vicenda per chi, stando nelle carceri insieme ad altri 60 milioni di potenziali untori, si fosse lasciato distrarre dalle storiacce di Netflix o da Lilli-Bilderberg-Gruber. Cittadini, oggi, con il cervello in rimessa, ma da usare  al risveglio contro chi ci assassina, fisicamente, moralmente, intellettualmente, culturalmente, socialmente, e ci mina, inevitabilmente, nella salute. Si tratta del pasticciaccio brutto combinato dal ministro Bonafede, ultima stella spenta tra quelle finite in parlamento. Finite in parlamento per aprirlo come una scatola di tonno e per illuminarne, alla vista dei cittadini, la fossa biologica.

Sappiamo che i magistrati italiani si dividono in due categorie. In una circolano gli Ermini, Lo Voi, Pignatone, Bruti Liberati, Tinebra, Legnini, brave persone in ottimi rapporti con l’esistente. Nell’altra procedono i Borsellino, Falcone, Scopelliti, Chinnici, Livatino, Costa, De Magistris, Woodcock, Robledo, Di Matteo, molto poco apprezzati dall’esistente Tanto che quasi tutti sono stati ammazzati, o minacciati di morte. Di solito, la carriera dei primi procede senza intoppi fino all’ultimo piolo della scala. Quella degli altri, spesso s’intoppa e finisce a terra.


Della seconda categoria il più illustre e, oggi, più esposto ai risentimenti di chi delinque in una forma o nell’altra, è Nino Di Matteo, procuratore a Palermo e Pubblica Accusa nel processo sulla sinergia – chiamiamola “trattativa” – Stato-mafia. Una consociazione alla quale dobbiamo molti successi dalla lotta di classe dall’alto al basso contro il popolo italiano, da Portella della Ginestra alle stragi 1992-93. E fino al coronavirus.

Un magistrato che aveva spaventato tutta la scala istituzionale, fino in cima

Questo magistrato, medaglia d’oro del lancio della legge più in là di ogni record, fin nella casa in cima al colle, era stato invitato dal “nuovo che avanza”, nella persona del ministro della Giustizia Bonafede, a occuparsi dei carcerati, in primis di quelli della consociazione, facendo il capo del DAP (Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria). Di Matteo aveva accettato, la mafia dentro e fuori aveva espresso il suo belluino non gradimento e, nel giro di 24 ore, Bonafede aveva ritirato la nomina e l’aveva assegnata a tale Francesco Basentini. Un magistrato ignoto ai più e, forse, anche ai boss, i quali, però, lo conobbero e apprezzarono presto, quando, quatto quatto, consentì il ritorno a casa di quasi 400 mafiosi, compresi quattro mammasantissima al 41bis. Segnale più seduttivo di quanti ne avesse mai dati Andreotti. E che apriva la strada alla grande abbuffata, offerta ai picciotti dagli invasori del pianeta Virus, in termini di imprese schiantate da divorare e esseri umani da impiccare col cappio dell’usura.
 Charles-Henri Sanson

Qualcuno di quelli che, fino al giorno prima, avevano considerato il magistrato peggio di Charles-Henri Sanson (boia della ghigliottina, esecutore di Luigi XVI), di colpo coprirono di elogi lui e di vituperi il ministro. E gli chiesero come mai non avesse denunciato la maleodorante offesa già allora, nel 2018. La risposta, di cui peraltro costoro non sono degni, avrebbe potuto essere che, col senso delle istituzioni che lo distingue, Di Matteo non abbia voluto farsi protagonista di una vicenda poco onorevole per il governo. Ma che, davanti allo spudorato rilascio dal carcere e ritorno all’operatività di 400 criminali, con la mina posta sotto al lavoro suo e quello di tutti coloro che si battono, si sono battuti e sono morti nella guerra contro la piovra di Stato, tacere sarebbe stato come apparire connivente. E far prevalere chi, come Giorgio Napolitano, aveva intralciato il suo lavoro, imponendo la distruzione delle conversazioni telefoniche tra il Quirinale e l’indagato ex-ministro Mancino.
Del resto chi mai avrebbe un’autorità così alta da potersi permettere di imporre a un onesto e, fin qui, agguerrito ministro, espresso dal Movimento sulla cui bandiera sta scritto “onestà”, il veto al migliore dei nostri magistrati anti-mafia? Fatevi una domanda e datevi una risposta. Facile facile.

Mascherina, se la conosci….


Torniamo nella palude dalla quale siamo usciti un istante e dalla quale eravamo finiti non proprio in un giardino di rose. Un paio di fatti occorsi negli ultimi due giorni mi permetteranno, cari amici, di fare il protagonista. Parliamo di mascherine, uno dei dispositivi definiti di “protezione individuale” più odiosi e dotati di occulte intenzioni che siano usciti dalla caverna del drago tecnoscientifico. E anche uno dei più ridicoli, se pensiamo a quando i bonzi del ramo ci dicevano che non servivano, a quando divennero obbligatori qua e là, a quando dovettero costare meno del costo di produzione e non se trovava una neanche nella farmacia del Vaticano, a quando, rassegnato, lo sventurato commissario all’emergenza ci disse che potevamo farcele da noi, con le magliette.

Da una tale saga dei controsensi non poteva che uscire una cosa balorda. La sedicente protezione è una pezza di materiale qualunque, anche rimediato e senza il minimo controllo d’efficacia, sul quale l’eventuale virus, se non lo attraversa come lama nel burro, si accoccola e permane, in attesa di nuove imprese, sia che lo espiri tu, sia che te lo soffino altri. E’ dunque nient’altro che un ricettacolo di patogeni: un salottino per batteri, germi, germi, nanoparticelle, polveri. Dopo un po’ ti gira la testa perché respiri forzato e vai in debito d’ossigeno. Poi te la togli, la metti in tasca, o in borsa, accanto ad altre impurità, la posi sul tavolo accanto alle briciole e alle macchie di sugo, ti cade per terra e lo rimetti per qualche giorno, visto che t’è costato minimo 6-8-12 euro e per il lockout sei già o mezzo sbroccato, o tutto rovinato. In compenso qualcuno a produrlo s’è già fatto un po’ di soldini, aprendo la via a quelli di altri “dispositivi”, tipo i vaccini. Tutta roba che serve a farti star male. Sempre che, mettendo fine allo spettacolo, il deus ex machina del sangue iperimmune non sbatta fuori di scena i commedianti di mascherina, intubazioni, distanziamenti, carceri e sfascio.

Ma, nel frattempo, di tutto questo ai tecnoscientifici non frega un’amata cippa, giacchè il mandato conferitogli è quello di farci tutti uguali ma separati, diffidenti, anonimi, irriconoscibili, senza faccia e senza espressione-comunicazione. Fa parte della nuova ingegneria sociale dell’atomizzazione, detta distanziamento. E si sa, chi non si tocca, chi non si aggrega, chi non si assembra, peste lo coglierà. E, soprattutto, non rosica. Il formaggio resta, tutto intero, agli inventori promotori della mascherina.

Mascherine da guerra civile?


E il distanziamento tramite anche mascherina sarebbe niente (si fa per dire), se non coincidesse con l’assembramento di cattivi pensieri e cattive azioni tra i mascherinati. Ecco cosa mi è successo ieri e oggi. In fila davanti al ferramenta, insieme ad altre tre persone, debitamente mascherinate e distanziate. Nel Lazio la pezza sul muso non è obbligatoria, se non entrando in qualche esercizio pubblico. Dunque posso girare smascherinato. Preferisco evitare, quando con mascherina, gli sguardi ansiosi e diffidenti di chi mi indaga se sono io, o un altro, amico o nemico, stronzo o gentiluomo. E viceversa.

E lì mi capita per la prima volta di assistere agli effetti programmati da chi ci ha inflitto le mascherine. Un omone del quale appare solo la pelata e che prima bofonchia l’incomprensibile attraverso il doppio tessuto, poi, aumentando il volume, libera i suoi improperi contro di me che metto a repentaglio la sua vita non tappandomi bocca e naso. E’ un crescendo, fino al diapason, che riecheggia per tutto il corso e lo riempie di mascherinati dagli occhi strabuzzati. Sarebbe il caso, o di mascherinarsi, cosa che mi pare politicamente corretto, dunque scorretto, o di darsela, di pari valenza. Fortuna vuole che l’omone, forse temendo il contagio, si induca ad andarsene lui, così che i tonitruanti improperi si perdono molto lentamente verso il fondo della via. Però sono bravi: gli è riuscito di aggiungere un altro innesco al conflitto orizzontale, un nuovo diversivo da quello verticale.


Invece, stamane, davanti all’autoscuola per il rinnovo della patente. Siamo in una decina, perlopiù maturotti, ben distanziati. Tutti con mascherina. Io no, non è obbligatorio nel Lazio, siamo all’aperto. Sto leggendo il giornale quando mi arriva, come uno schiaffo di tramontana, un “Si metta la mascherina!”, perentorio quanto, nei film americani, l’intimazione del colonello SS al partigiano da fucilare. Obietto che sto fuori e qui non c’è obbligo. “Sì che c’è, non vede che l’abbiamo tutti, abbia rispetto, coglione!”. Subito un rumoreggiare di molti brontolii, sui quali si erge uno strepito femminile: “Io chiamo i carabinieri””. Il dialogo, del tutto unilaterale, si perpetua nel tempo con monotona, quanto impetuosa, regolarità con, ogni tanto, un solista che lancia l’acuto. Il volume in espansione, l’intrecciarsi dei latrati, il colore paonazzo di quanto resta fuori dalla mascherina, diffondono aria di linciaggio. Il primo intervenuto, alto e grosso quanto la sua voce, fa per venirmi addosso e tradurre le percosse verbali in atti. Ma si ferma al metro arcuriano di distanza sociale. Più della collera potè il terrore del virus. Grazie, seminatori del terrore!