mercoledì 17 giugno 2020

Usa: rivoluzione colorata dei ricchi (e del “manifesto”) ---- LA SINISTRA DI GUERRA VERSO IL COLPO DI STATO ---- Monumenti: liberi dal passato, pronti al vaccino



Voi siete qui


“È meglio avere aspri nemici che amici che sembrino affettuosi, perché quelli dicono spesso la verità, questi mai.” (Marco Porcio Catone)

Ci fottono e li paghiamo 

La sineddoche è quell’artificio linguistico, figura retorica, grazie al quale nel particolare si può intravvedere il totale. E’ l’uso della parte per il tutto e viceversa: senzatetto per senza casa, l’Italia per gli italiani, portafoglio di vitello per pelle di vitello. In campo mediatico, forzando, ma di poco, nella frase “la voce del padrone” si può leggere, sia una vecchia casa discografica, sia tutta la TV, dalla RAI a La7 a Mediaset, sia tutti i giornali, dal Corriere a Topolino. I giornali che la mia modesta pensione mi consente di comprare e assolutamente non per stima o affinità, anzi, sono “La Repubblica”, “il manifesto”, “La Verità” (per un’oncia di opposizione) e “Il Fatto quotidiano”.

La spesa più irritante è quella per il mattinale, da me involontariamente sovvenzionato, propagatore di certi precisi interessi politici e geopolitici, che da quasi mezzo secolo turlupina i gonzi che si credono ganzi, con la scritta “quotidiano comunista” sopra la testata. Insisto a comprarlo perché, grazie alla sineddoche, leggendolo è come ascoltassi CIA, FBI,.Pentagono, Open Society di Soros, Fondazioni Rockefeller e Ford, Hillary Clinton, tutti in conclave.

Da Catone a catino


Da qualche tempo mi provoca inappetenza anche il quotidiano di Travaglio, mascheratosi per un po’ da Catone il Censore nei confronti degli inquilini dei piani alti, ma quando costoro si sono fatti madamigelli di quelli dell’attico, ne è diventato il massimo celebrante. Già soffriva della neoplasia di una pagina estera di qualità giornalistica infima e scritto con l’inchiostro made in Pompeo. Ora siamo alla metastasi.

Torniamo un attimo a Catone il Censore. “Non possiamo controllare le malelingue degli altri; ma una vita retta ci consente di ignorarle”. Non lo ascolto e continuo a versare quell’obolo spropositato di €1.50 al “manifesto” per trarne indicazioni, più precise rispetto ad altri, di quanto la destra mondialista, nella sua espressione sorosiana, pensa e architetta. lealtà assoluta al sovrano. Nessuno le sa dare meglio del “manifesto”, scissosi dal PCI, per dar libero sfogo ad anticomunismo e russofobia, per calmierare l’incipiente rivolta sessantottina e per applicare il noto rossetto al suino imperialista.

“Il manifesto”, un po’ di storia



Il “manifesto” si è subito accreditato al Potere avvallando l’inganno delle BR “nati dall’album di famiglia”, filiazione dall’odiato PCI, a dispetto di tutte le documentate e politicamente evidenti derivazioni e sponsorizzazioni dallo Stato e dai suoi servizi segreti, per mandato di altro Stato e altri servizi. Presto è progredito nel supporto all’imperialismo con la formula delle “dittature violatrici di diritti umani” inflitta a tutti i paesi aggrediti da USA e Nato. Poi il supporto alla tratta di schiavi e schiave, a favore di agrobusiness e multinazionali, operata con il traffico di migranti. Segue la sostituzione della lotta di classe, oggi dei dominati ai dominanti, con la propaganda di genere e LGBTQI+ (il + sta per coprofagia e pedofilia tipo Mario Mieli?). 

Ottemperando a ordini di servizi, perlopiù impartiti dal Deep State, arrivano il superamento, tramite femminismi con le zanne, del contrasto al capitalismo, l’abolizione della sovranità nazionale a favore di organismi sovranazionali ademocratici e colonizzatori. Ma anche molto altro, sempre secondo gli OdG della Cupola globalista finanzcapitalista, fino a farsi agitprop dell’Operazione bio-tecno-fascista del Coronavirus e fino a gettare bidoni di benzina, magari quella rubata a siriani, iracheni e venezuelani, su una jacquerie statunitense travestita da antifascista e antirazzista.

Etichette applicate al complotto anti-Trump per conto dei più accaniti e potenti fautori e profittatori del razzismo e colonialismo di Stati Uniti e alleati. Il giornale si picca di opporsi alla repressione nei territori occupati da Israele, senza peraltro mai dirci che i poliziotti militarizzati da Obama, sotto Obama sono andati a scuola da istruttori israeliani (di cui qui un’esemplificatrice immagine), a partire da quelli dell’impostazione ginocchio sul collo  vista a Indianapolis. Uno su otto dei poliziotti di questa e di altre città sono stati istruiti da Yamam, Polizia di Frontiera israeliana, destinata all’anti-terrorismo e meglio nota in Palestina come squadrone della morte.


La “Comune” autonoma di Seattle

Pretendendo la derivazione dalla “Comune di Parigi” del 1971, prima democrazia socialista in Europa, dopo la Repubblica Romana del 1849, un gruppetto di “anarchici”, sotto le insegne care al “manifesto” e a tutti gli altri portatori d’acqua del Deep State, “Antifa” e “Black Life Matters (BLM), ha instaurato a Seattle, di dimenticata memoria antiglobalista, il CHAZ, “Zona Autonoma di Capitol Hill”. Capitol Hill è il nome di un quartiere derelitto e semiabbandonato. Lì, sotto gli occhi benevoli di polizia e pompieri, di genia e con sindaco Democratici, si è installato un regno del teppismo puro, caratterizzato da decine di ricoverati per overdose, risse tra occupanti, furti da tenda a tenda, che un “tribunale popolare” risolve con la sentenza “il giusto passaggio dai più ai meno abbienti”, pestaggi di cittadini che protestano, incendi di esercizi che invocano la polizia.

Più casino facciamo e meno, a novembre, vince Trump

 Antifa a Berkeley

Ora una squadra di bikers, tipo i famosi “Hell’s Angels”, ha promesso di ripulire la zona e restituirla ai suoi abitanti. Un episodio nella guerra civile vaticinata dal Partito Democratico e dai suoi filantropi, finanziatori delle due organizzazioni sopra citate, al fine di creare le condizioni in cui una nuova vittoria di Trump a novembre risulti impossibile. E che, se dovesse verificarsi, data lo spessore di mariuolo incallito e di alzheimeriano, di Joe Biden, candidato dei democratici e dei nostri PD e “manifesto”, lo stesso Biden ha detto si debba affrontare “con risoluto intervento dei militari contro Trump che, se dovesse perdere, sicuramente non mollerebbe”. Se pensiamo cosa succede da noi, privati di parlamento e forniti di covid-19, app di tracciamento, vaccini all’alluminio obbligatori, 5G, mascherine zeppe di germi e Co2 e distanziamenti, riscontriamo una volta di più che tutto il mondo è paese. Sanno già che la “seconda ondata arriva a ottobre, come sanno già che Trump perde, o, semmai, vince con i brogli.

Sardine in solidarietà con BLM

BLM e le Pantere Nere

Teniamo presente che questi sovvenzionatissimi e vezzeggiatissimi BLM – quanto le “#MeToo” d’antan, sparatrici di querele per fatti di trent’anni prima – rappresentano qualcosa che i movimenti di liberazione neri di sessant’anni fa bollavano di depistaggio dalla questione di base, il capitalismo. Quelli di oggi, con i mezzi forniti da Ford, Soros, fondazioni varie, stanno ai Black Panther, a Malcolm X, o perfino a Luther King, come il leone di gesso all’ingresso della villa stanno alla statua di Sacco e Vanzetti.

 
30 milioni di George Soros a BLM


Interessante e anche il fatto che una “FONDAZIONE BLACK LIVES MATTER”, che esiste da molto prima dei BLM, ha dichiarato di non avere niente a che fare con questi, finanziati e gestiti dalle più ricche banche e multinazionali e da Soros e li ha denunciati per avergli rubato il nome!

I monumenti della Storia e quelli del nichilista


Dal bombardamento di Monte Cassino e delle città d’arte tedesche e italiane, da Vietnam e Cambogia rasi al suolo con tutti i loro templi, dai monumenti e teatri distrutti in Serbia, da Palmira e Niniveh rase al suolo, sappiamo che il nichilista ha bisogno di erodere, fino all’annientamento, la memoria delle genti e della loro costituzione in nazioni, con tutto ciò che il processo ha prodotto ed è costato per costruire un’identità che unisca, rafforzi, garantisca un futuro di continuità della specie che, senza, si riduce a fenomenologia episodica, transeunte, senza tracce.

Il discorso vale per chi oggi butta giù monumenti e che, inesorabilmente, “il manifesto”, privo di distinguo, esalta ed esorta a proseguire. Perché, nelle parole su quel giornale del pensatore Alessandro Portelli, “la Storia è anche fatta di oblio e di cancellazioni”. Cosa che farebbe molto comodo al “manifesto” e alla criptodestra che si definisce sinistra. Noi, convinti dall’assunto, vorremmo collaborare, fornendo esempi di altre turpitudini del passato che potrebbero inquinare la nostra via dell’oblio (ringrazio di alcuni suggerimenti il nobile RT).

Lavoro da fare


Casa Bianca. Esempio di feroce razzismo è la Casa Bianca, sia per il suo nome, sia perché venne eretta e abitata da gente che possedeva schiavi neri, Si dovrebbe, anzi, radere al suolo l’intero Stato di Washington DC, visto che è nato sul genocidio dell’etnia nativa ed è intitolato nientemeno che a Cristoforo Colombo (District of Columbia).
Scacchi. Allegoria di violenza razzista, visto che i bianchi devono essere sempre mossi per primi.
Piramidi. Ricordano in eterno agli israeliani che i loro antenati furono schiavizzati dai faraoni e che furono costruite da milioni di schiavi neri.


Shakespeare. Non basta la raffigurazione razzista e malevola di un protagonista nero, Otello, rappresentato come un facilmente manipolabile suicida e assassino di donne. Senza dimenticare la vile misogenia e maniacale transphobia dell’opera “La bisbetica domata”. L’autore va radiato dalla Storia e la sua Royal Shakespeare Company dispersa al vento.
Carte di Poker. Siano maledette per aver escluso del tutto i semi e le figure bianche: segno di razzismo di ritorno, speculare a quello contro gli altri colori.
George Bernard Shaw. Impropriamente venerato come massimo commediografo irlandese, ma autore razzista eugenetico di “Pigmalione” e “Androclo e il leone” , che apertamente aveva elogiato ur-razzisti come Hitler e Mussolini.
Zucchero. La sostanza dolcificante di cui insistiamo a fare uso sebbene resa possibile dal lavoro degli schiavi e definita migliore quando “bianca” e “raffinata”.
Colosseo. Nel quale si esalta il transgenico già ricordata in “Androclo e il leone”, ma soprattutto per secoli si è praticato lo spettacolo razzista e specista del massacro di schiavi e di specie definite belve.



La Moschea Blu. La più spettacolare e offensiva struttura del mondo islamico, eretta dall’impero ottomano al quale si deve il crimine di aver utilizzato per costruirla lavoro forzato rastrellato in Africa, Asia e Balcani, costretto poi addirittura a combattere le guerre dei sultani e califfi. Quanto a schiavismo, c’è poi il raccapricciante esempio del costruttore della moschea, Ahmed, che usava abusare di minorenni, addirittura bambine, per generare figli. Ma forse questo ci porta troppo vicino a un certo giornalista italiano. Lasciamo perdere.


Foto Italico e Colosseo Quadrato. Da ridurre in polvere perchè costruiti sotto l’egida e l’impulso del dittatore razzista che ha sterminato bruni e neri in varie parti dell’Africa. E coloro che, infangandosi di complicità col razzismo e arrivando a dichiarare, definendo questi “capolavori universali dell’architettura italiana” e che “il fascismo ha fatto qualcosa di buono” (frase che per i bio-tecno-digital-fascisti merita il rogo), siano condannati a traghettare in perpetuo convocati naufraghi africani verso Lampedusa.

Scipione. Detto l’Africano in spregio agli africani che, invasa l’Italia dalle Alpi, anziché essere accolti come ospiti graditi a Roma, furono spietatamente macellati per puro odio della loro origine e del loro colore.



Mi fermo. Lascio alla vostra immaginazione la prosecuzione di un ripulisti che, procedendo come dovrebbe, ci libererebbe tutti dalle infamie dei padri e ci renderebbe d’un colpo solo i primi abitanti della Terra. Vergini come l’acqua del Dio Po. Con dietro un mondo ripulito da razzisti e cattivi di ogni genere e il presente sanificato da Bill Gates. Del doman non v’è certezza.

lunedì 15 giugno 2020

Nel giorno del suo “ritorno” --- LETTERA APERTA AD ALESSANDRO DI BATTISTA




Alessandro, benvenuto.
Te lo dice uno che ti segue da molti anni, ti conosce e del quale ricevi regolarmente i lavori, scritti e filmati, con particolare attenzione al Movimento 5 Stelle e a quello che tutti non possono non aver percepito come il progressivo declino e allontanamento dalle premesse sulle quali era nato ed era arrivato a prendere il 33% del voto espresso da italiani non rassegnati.

Sei rientrato sulla scena pubblica con l’intervista in cui ha chiesto, come legittimamente spetta a te, figura di primissimo piano del Movimento, come anche a qualunque degli iscritti, un convegno nazionale, congresso o assemblea costituente che sia. Mi auguro che tu sia arrivato in tempo massimo. Just in time, come ci fa dire la degenerazione linguistica che da diffusori di civiltà ci ha reso colonizzati da inciviltà. Appena in tempo, dal punto di vista della rappresentanza istituzionale dei 5Stelle, visto il progressivo radicamento di molta parte di essa, non nei principi, ma nelle poltrone sulle quali, a volte indebitamente, li ha insediati un’elezione che spesso si è trasformata in privilegio e poi in abuso. Sicuramente entro tempo massimo per la base, che, secondo quanto mi insegnano assidue e profonde frequentazioni, da amico e giornalista, nella sua misura più estesa ti aspettava con ansia e affetto. E speranza di riprendere la strada maestra.


A proposito di tempi, liquidiamo subito la rozza, collerica e perciò debole, reazione di chi sa benissimo che la tua figura e la tua storia contribuiscono, insieme alla nostra percezione dell’inversione di marcia compiuta negli ultimi anni, a strappare al re i vestiti della mistificazione e dell’abbaglio. Per non esserti adeguato ad un andazzo che vedeva gli esponenti 5 Stelle comportarsi come lemming in tuffo dal precipizio, l’anziano trasformista ti ha detto “di aver perso il senso del tempo”. Forse perché il tuo tempo lo avevi “perso” vedendo a raccontandoci i “fuori dal tempo” del dominante che infligge e del dominato che subisce o resiste, nel Sud del mondo sotto attacco USA. Iran, Messico, Guatemala… Quegli USA e quella Nato cui un tuo “fratello” sventurato non nega mai il suo “servo encomio”. Quanto a “tempo perso”, certo è che Grillo il suo lo ha ritrovato nel Congresso di Vienna del 1815. Quello della Restaurazione.


 


Usando logori borborigmi diffamanti su terrapiattisti e pappalardi, per ridicolizzare la tua sacrosanta richiesta che finalmente i vertici del M5S si acconcino, al di là del filtro telematico, deformanti come tutti i rapporti digitali, senza faccia, senza spazio, a far parlare e dare ascolto a chi del movimento è sangue, sudore, lacrime e integrità, Beppe Grillo conferma di volersi erigere a padre delle bussole perse. Una bussola pare l’abbia orientata, fin dall’inizio, verso il nono cerchio, nella ghiaccia del Cocito, dove si incontrano i traditori dei parenti e quelli della patria e del partito.


Un interrogativo lacerante, ma motivato da quel suo abbraccio, mortale per tutto ciò che il movimento rappresentava, con un ceto dirigente politico-economico e un primo ministro che in questi giorni stanno celebrando a Villa Pamphili, a porte chiuse come è di prammatica, il loro piccolo Bilderberg, o Davos.


Temo, caro Alessandro, che, per quanto doverosa, se non altro per mettere in difficoltà chi dei parlamentari si guarda allo specchio la mattina, la tua richiesta di un incontro nazionale sulla linea del movimento non troverà riscontri positivi. Forse un po’ di clic su like si potevano gestire. Con un’assemblea di corpi, senza mascherine, è più difficile. C’è già chi, percependo la tua chiamata al confronto, nessuno escluso, come il raschio del seghetto sulla gamba della sua poltrona damascata, ti risponde con i toni risentiti di chi si vede scoperto con le mani nella marmellata e quelle mani da lì non le vuole togliere. C’è chi, tra gli alleati PD e IV, terrorizzato dall’ipotesi di un M5S ricuperato e rilanciato contro il sistema, prospetta ai colleghi 5 Stelle l’apocalisse di una crisi con conseguente esito nefasto alle elezioni. E’ Il ricatto di una rottura col premier bilderberghino che si vaticinava leader del riciclato movimento, e a Grillo stava bene per la definitiva saldatura con quel mondo dell’”innovazione” inaugurato dall’operazione Covid-19.


La speranza rivoluzionaria di un Movimento Cinque Stelle, gravido di idee e volontà di riscatto, emancipazione, libertà, onestà, si è infranta contro l’inaudita adesione dei parlamentari a una combriccola di reazionari, corrotti nella politica e nella morale, sopravvissuti al deperimento politico e morale di due partiti dal poderoso passato, ma incapaci di affrontare la modernità in termini di liberazione, combattendone lo stravolgimento e la subalternità a economia e tecnologia antinazionali e sovranazionali, interne ed esterne. Tu, Alessandro, che ti sei sempre opposto a fare da puntello a questa gente, hai dovuto assistere al crollo di ogni diversità quando il movimento si è prestato alla più efferata guerra mai condotta contro il nostro popolo, incredibilmente all’umanità intera, i suoi diritti umani e civili, i suoi anziani e i suoi giovani, i suoi lavoratori e i suoi artisti, la sua libertà e autodeterminazione, l’intero suo futuro: l’operazione Coronavirus. Una disumanizzazione imposta dai necrofori della globalizzazione, accettata ed eseguita dai loro infiltrati e sguatteri locali, subita da una popolazione ridotta alla passività a forza di paura e menzogne. E della mancanza di un Movimento 5 Stelle.

Tra espulsi da un vertice di arroganti, incolti e opportunisti, o usciti di propria volontà, o rimasti in sofferenza e rabbia - parlo dei 5 Stelle nelle istituzioni - c’è il meglio degli eletti: Cunial, Barillari, Corrao, Lezzi, Grillo, Paragone, altri. Io non so che rapporti vi siano tra voi. Ma so che tutto quello che si oppone alla risacca, andrebbe unito. Alcuni di costoro credono in una rifondazione del Movimento partendo da dentro, dall’esistente in parlamento e sul territorio. Altri puntano a fare piazza pulita, alla creazione di un soggetto politico che del Movimento riprenda, rafforzi e approfondisca teoria e pratica, fondate sulla ricostruzione dei rapporti tra umani, contro la disgregazione sociale forzata di cui l’operazione virus è il principale strumento. Ma anche contro l’illusoria contraffazione di quei rapporti, attraverso la raggelante e totalizzante utopia digitale.

Secondo il tabloid scandalistico dei VIP, “La Repubblica”, cui la tua apparizione fa correre brividi lungo la schiena, non avrai la forza di liberarti dai legami d’affetto che ti hanno reso parte organica dei 5 Stelle, al di là delle dissonanze e crisi che si vivono in tutte le famiglie. Capisco benissimo quale dolore una persona come te, che è andata condividere le sofferenze dei più deprivati e oppressi, debba provare per la lacerazione degli affetti saldati in tanti anni di comunanza di lotta e di vita. Lo capisco per averlo provato nella parabola dei miei rapporti con Lotta Continua e poi con Rifondazione Comunista. Ma non credi che l’amore di cui sei oggetto da parte di migliaia di persone, che in te hanno riposto fiducia per le sorti loro e della comunità valga a colmare di ricchezze i vuoti lasciati da chi ha dimostrato di non meritarti. Delusione sì, illusione no.


Sulla scelta tra queste opzioni, io non ho titoli per pronunciarmi. So di certo una cosa. Non so se sia la parte maggioritaria dei militanti, degli iscritti, dei sostenitori, degli interessati. So di sicuro che è la migliore del nostro paese e nel nostro tempo. Non solo della base 5 Stelle, di tutta la società italiana. L’unica con la quale si possa costruire un futuro consapevole del nostro passato, delle nostre radici, della nostra sovranità e quindi degna del presente. Parlo di una base disorientata, arrabbiata, frustrata, indomita. Un popolo che non aveva mai smesso di lavorare sul territorio lungo le linee e con gli obiettivi a cui si era votato. E che non è fuori dal tempo, come dice l’ex-padre da uccidere ritualmente, ma è quello che non lascia che i suoi figli  ed esso stesso siano messi dietro un filo spinato, nei lager dell’intelletto e del corpo. Lager al cui confronto quelli del passato, strumentalmente deprecati dai recintori di oggi, ti avevano lasciato almeno padrone della tua mente.

Alessandro, è difficile vedere altri se non te e coloro che ti hanno preceduto in una insubordinazione che dovrebbe maturare in sollevazione. Coloro che hanno tenuto duro. Spero che tu non sia arrivato in ritardo e spero che tu rimanga determinato, a dispetto delle belve che ti si lanceranno contro. O si riesce a raddrizzare questo vascello di donne e uomini giusti, sottraendolo ai miasmi e affidandola a venti salubri, o se ne costruisce un altro. Non siamo mai tutti sulla stessa barca, come vorrebbero Bergoglio e come perorano ossessivamente oggi i coronavirusisti. Siamo NOI nella stessa barca. E siamo all’ultimo crocevia.Tertium non datur.



sabato 13 giugno 2020

L'OMS, l’Azzolina, il virus: un circo e tre clown ... IL GINOCCHIO DEL POLIZIOTTO SUL COLLO DI GEORGE FLOYD, IL GINOCCHIO USA SUL COLLO DEL MONDO ... La rivoluzione colorata torna a casa




Statue abbattute. “Chi controlla il passato, controlla il futuro; chi controlla il presente controlla il passato” (George Orwell)

Covid-19: tocca agli studenti
Come spesso, diamo un’occhiata in casa e poi ce ne andiamo fuori. In casa abbiamo fatto tremare i penati con la risata omerica, fatta però tra denti digrignanti, innescata da un paio di labbra rosso-cardinale, con sotto una ministra dell’Istruzione, dalle quali era uscito la formidabile, per quanto lugubre, battuta di scolari sotto plexiglass. Affine ad Alcmeone che, uccisa la madre, fu privata del senno dalle Erinni, Lucia Azzolina, avendo ucciso l’Istruzione, madre sua e di tutti noi, aveva subito analoga sorte. E fu la pazzia a dettarle deliri che solo degli irresponsabili come noi potevano prendere per barzellette. Tipo, facciamo che metà studia da remoto, e l’altra in presenza. E giù cataratte di ghignate.  Facciamo che voi entrare alle 8, voialtri alle 10, e voi laggiù a mezzogiorno. E visto che studenti come pesci nella boccia di plexiglass non vi stanno bene, facciamo che di plexiglass gli mettiamo solo una visiera da astronauta.

Mancano duecentomila insegnanti? Abbiamo altrettanti supplenti votati alla supplenza eterna E voi, ragazzi, andate a studiare sui prati, sotto i ponti, a gennaio sul laghetto ghiacciato, nei cinema e nei musei. Con plexiglas sul muso. Così, se ci cadete sopra, vi tagliate la carotide, ma vi salvate dal virus. Quante alle aule di 13 ragazzi ben distanziati, ne avremmo pronte centomila, ma solo dopo che Colao vi avrà convinti che studiare da casa e su schermi vi permette di finire imbecilli e squilibrati fin dalla terza media.

Ma non ce la dobbiamo prendere con due sfavillanti labbra rosse, per quanto minchiate ne escano. Se guardiamo all’Azzolina e le sue labbra come soggetto erotico le riconosciamo un ruolo assolutamente degno e la distanziamo – è il dogma salvifico del tempo – dalle donne dalle cui labbra, meno vermiglie, escono concetti e non minchiate. Del resto, ciò che determina i borborigmi culturali che sgocciolano da quelle belle labbra, non è altro che quanto una ministra di Conte, Zingaretti e di Maio, con rispettive task force di illuminati, deve al magistero dell’OMS, cui tutti si sottopongono. Mascherine inutili, no necessarie, no nocive; guanti indispensabili, no, che schifo, fanno malissimo, clorochina si si si, clorochina no no no, clorichina si si si, test sierologici buoni, test sierologici cattivissimi, gli asintomatici ti impestano tutti, nessun contagio dagli asintomatici… A seconda dell’input che via via prevale e dei talleri che via via arrivano da Bill Gates, o sono negati da Trump. Cosa mai possiamo pretendere dalla bella Lucia quando a istruirla  ci stanno dei cazzari col botto.


C’è rivoluzione colorata e rivoluzione colorata
Di “rivoluzioni colorate” contro governi non integrati, quelle concepite, organizzate e finanziate da organismi del Deep State USA per conto di globalizzatori imperiali e neoliberisti - CIA, NED, NSA, la Open Society di Soros, USAID, Amnesty, HRW, Avaaz e altre ONG – ce ne sono o di massa, che sfruttano rimostranze popolari, o di totalmente spurie. Di queste, solitamente riconoscibilissime per i soggetti messi in campo, si sono visti esempi in Libia, Siria, Serbia, Venezuela. Delle prime, il modello storico è quello egiziano, prima di “primavere arabe” assai diverse tra loro, le più recenti essendosi verificate in Libano, Algeria e Sudan. Al Cairo, una rivolta popolare contro un tiranno installato dell’imperialismo, Hosni Mubaraq, ma che era anche diretta contro i suoi sponsor in Occidente e Israele, fu presto infiltrata da manipolatori di segno opposto e consegnata nelle mani dei Fratelli Musulmani, storica opzione britannica e poi neocolonialista
L’esperienza, nata da elezioni boicottate da tutti fuorchè dalla Fratellanza, vide eletto con il 17% dei voti l’integralista Mohamed Al Morsi, che, prima di essere spazzato via da una nuova sollevazione di massa, riuscì a imporre a cittadini, lavoratori e aderenti ad altre confessioni un regime repressivo anche peggiore di quello del suo predecessore. Con la successiva elezione del presidente Abdel Fattah Al Sisi, i moti popolari cessarono e ai Fratelli, come ai loro padrini, non rimase che il ricorso al suo braccio terrorista, l’Isis. Quello che “il manifesto”, sostenendo spie spedite in Egitto dai servizi britannici, chiama “l’opposizione al despota Al Sisi”.
George Floyd in Palestina 

George Floyd: razzismo poliziesco e razzismo foglia di fico
 Le proteste in atto dal giorno dell’uccisione di George Floyd mediante ginocchio sul collo e altre ginocchia sul petto, il 20 maggio, sono del tipo egiziano: coinvolgono masse di cittadini mossi da giusta indignazione per i feroci abusi di una polizia fatta da Obama esercito in tutti i suoi mezzi e metodi. In una prima fase caratterizzata da violenza e saccheggi, ha visto poi crescere, fino alla preminenza, la partecipazione di bianchi i quali, al rifiuto del razzismo, aggiungevano la denuncia dell’iniquità sociale, esasperata dalle micidiali misure di restrizione con pretesto coronavirus. Queste, come ovunque, dettate eminentemente, contro lo scetticismo del presidente Trump, dalla cupola sanitario-farmaceutica facente capo al virologo vaccinista Anthony Fauci e allo stesso Bill Gates
Il poliziotto USA stile Obama

Gridare al razzismo, abbattere Trump
Colto fin dalle prime battute e nettamente percepita da Trump e dal suo entourage e seguito politico-sociale, l’obiettivo delle proteste divenne lo stesso presidente e il voto di novembre che rischia di confermarne il mandato, a meno che non lo travolgano sconvolgimenti sociali finalizzati ad aggravare un’economia che, a dispetto del covid-19, pare ancora reggere meglio che in altri paesi. Apparvero, nel ruolo di capi, alcune formazioni militarizzate legate al Partito Democratico e più direttamente gestite dal governo parallelo USA, o Deep State. Quello che Trump, a dispetto dei suoi accomodamenti, non lo ha mai digerito.
 

Soros e “Antifa”
Come al tempo dei tumulti contro la vittoria di Trump nel 2016 e la sconfitta della prediletta Hillary Clinton, continuatrice del militarismo guerrafondaio e del golpismo dell’amministrazione Obama, sotto la copertura della condivisibile parola d’ordine Assembramenti buoniantirazzista e antifascista, presero la direzione della rivolta i “Black Lives Matter” e gli “Antifa”. Entrambe organizzazioni che godono dei finanziamenti, del supporto mediatico e del sostegno propagandistico di ambienti legati all’obama-clintonismo, al Deep State, all’Intelligence. La prima delle due è partita grazie a 33 milioni di dollari versatile da George Soros. Il corrispettivo italiota sono le Sardine e utili idioti di pseudosinistra che si sono ritrovati “contro il razzismo” a Piazza del Popolo, il 7 giugno. In queste occasioni vedete molti pugni. Non sono quelli della rivoluzione. IL pugno chiuso lo ha reinventato e pervertito Otpor, il gruppo anti-Milosevic di Soros a Belgrado.


Le criptomilizie dell’élite
Vi figurano protagonisti eccelsi della ricchezza americana e mondiale, quali la Open Society di Soros,Amazon, America Express, Bank of America, Apple, Barclay’s Bank, BP, Citygroup, Coca Cola, eBay, FILA, Goldman Sachs, Google, IBM, Ikea, Levi’s, Vuitton, Merck, McDonald’s, Microsoft, Nike, Pepsi, Pfizer, Sanofi, Starbucks, Uber, Wall Mart. Complessivamente le 279 maggiori multinazionali e banche Usa, compresi i colossi farmaceutici e compresi alcuni tra i più spietati sfruttatori razzisti del lavoro a basso costo e a pessimo ambiente. All’indirizzo unitario ci pensano i Rockefeller, i Rotschild, i Soros, la cabala che si riunisce come Bilderberg, o a Davos. A volte in Vaticano.

Da come la nostra popolazione si è sottomessa, obbediente e terrorizzata, alle falcidie di libertà, diritti umani e civili, salute, solidarietà sociale, autodeterminazione, commissionata dalla cosca tecnoscientifica internazionale e domestica al Conte Pippo, non dovremmo meravigliarci di come tante brave persone si siano fatte trascinare in piazza da manipolatori di questa risma. Che tutto avevano in testa fuorchè razzismo e fascismo, ma invece l’eliminazione dell’inaffidabile testamatta Trump che, al di là dei toni da sconquasso imminente, mai si decideva ad andar giù davvero pesante con Russia, Cina, Iran, Libia, Siria. Anzi, iniziava a preparare il ritiro delle truppe USA da Afghanistan, Iraq e Germania, tutte indispensabili per la guerra a Putin. E, gravissimo, si faceva beffe dell’apocalisse pandemica e tagliava i fondi ai commandos OMS di Bill Gates.
A questo punto, però, non è dribblabile la domanda di come si siano fatti abbindolare centinaia di migliaia di bravi americani, che avevano assistito rassegnati alla violenza razzista della polizia, cronica sotto tutte le amministrazioni federali e statuali, mentre abbruttiva la società in cui vivevano, riflettendo altre violenze, sociali ed economiche. Come stavolta si siano fatti trascinare a una rivolta che è diventata il clou della campagna elettorale dei nemici di Donald Trump: il partito democratico e tutto l’apparato militar-finanziario-digitale che, dal fallimentare Russiagate, all’epifania di un imbroglione senile, butterato dagli scandali ucraini e altri, come l’impresentabile Joe Biden candidato presidenziale, ha condotto una guerra senza tregua a chi si teme possa rivincere le elezioni. 
Assembramenti buoni, assembramenti cattivi, razzisti di complemento e razzisti in sevizio permanente effettivo.


Una chiave di lettura la dà, nel nostro piccolo, la discrepanza che caratterizza i plausi e i biasimi indirizzati dal nostro establishment destro-“sinistro”, e comunque imperialista, rispettivamente agli assembramenti. “cattivi”, quelli di chi si oppone alle manipolazioni e privazioni, di portata epocale, della falsa pandemia, e “buoni” quelli di chi urla “abbasso il razzismo” (e intende “abbasso Trump”), o “viva la democrazia” (intendendo il ritorno del colonialismo anglosassone a Hong Kong).
La sollevazione nordamericana senza precedenti, con le sue più modeste ricadute europee, per i suoi agenti potrebbe anche sfociare in guerra civile, letale per le chances di Trump a novembre e prodromo di uno Stato di Polizia auspicato a livello mondiale dai gestori della pandemia. Uno stato d’emergenza permanente che sospenda il processo elettorale e favorisca la rimozione forzata del presidente. Ma più che altro, nei vari Stati americani coinvolti (tutti governati dai Democratici), come a Berlino, Londra, Parigi, Roma, le manifestazioni hanno lo strategicamente prezioso effetto collaterale di mettere il razzista cartonato al posto del razzista in carne, ossa, uniforme, consiglio d’amministrazione, servizio segreto, Stato.
Nancy Pelosi e parlamentari Democratici in ginocchio per Floyd


Con l’inginocchiarsi di eroi della convivenza umana, come i soliti VIP di servizio nello sport e a Hollywood, e come la speaker del Senato Nancy Pelosi e i suoi, tutti virulentemente guerrafondai, dall’Iraq 1991 in poi; o con le invettive contro Trump di Bush Junior, quello delle Torri Gemelle, o del mega-imbroglione e spergiuro Colin Powell, ministro della Difesa che truffò il mondo intero sulle armi di distruzione di massa di Saddam, ora si permette di sollevare l’indice contro Trump, siamo al parossismo dell’ipocrisia. E capiamo il tasso di depistaggio insito nei tumulti in corso. Come ne è segnata al massimo grado l’intera Operazione Covid-19.

Il ginocchio sul collo di 7,3 miliardi di George Floyd, neri, bianchi, gialli, bruni
Gli Usa hanno condotto in media una guerra all’anno da quanto il bubbone si è installato nel Nuovo Mondo. A dispetto del virus, le proseguono in Afghanistan, Siria, Iraq, Libia, Somalia, Yemen, Africa e le minacciano a Russia, Cina, Venezuela e Iran.. A forza di crimini inflitti ad altri, ma costati al suo stesso popolo ha accumulato un debito di 26 trilioni, 70.000 dollari a persona, il più grande della Storia, ma che, a forza di impunità, non pagherà mai. Da Bush padre, attraverso Clinton, Bush il minore, Obama fino a Trump, il Deep State che li ha espressi tutti, salvo l’ultimo, governa uno Stato che conduce sette guerre pubbliche e una trentina di occulte, per milioni di morti e oceani di distruzione. Impone sanzioni a nazioni libere che mirano al genocidio. Opera colpi di Stato militari o colorati ovunque ci si distacchi dagli ordini di servizio delle élites. Impone ai governanti Nato di sabotare gli interessi del proprio paese per favorire quelli degli Usa e della Cupola, di cui è l’arma principale. Per cui, in piena reclamata pandemia mortale, manda il suo esercito a imperversare in Europa lungo la frontiera russa.

Coloro che utilizzano i mezzi più efferati per ridurre in quantità e qualità la specie umana, le specie viventi, appartengono in stragrande maggioranza a questo Stato e alla stessa confessione. Perseguono un Nuovo Ordine Mondiale totalitario, disumano, transumano, basato su un iper-bio-tecno-fascismo, in cui è permesso di vegetare solo all’uomo digitale, sanitarizzato, distanziato dalla sua specie e dalla natura. L’uomo-macchina.
Con il 4,5% della popolazione mondiale, ha una forza armata delle dimensioni e dei costi pari a quelle degli undici paesi che lo seguono e che arrivano al 50% dell’umanità. Ha il più alto numero di suicidi, omicidi, tossicodipendenti (oppiacei e psicofarmaci), malati da farmaci, assassinati da polizia, carcerati pro capita, del mondo (2,3 milioni, di cui i neri, il 13% della popolazione, sono il 50%). Forma i suoi giovani a perpetuare la “nazione eccezionale” con un’educazione alla violenza sociale e bellica, a forza di film, spettacoli, gare e videogiochi di devastazione e stragi.
Meglio buttar giù statue che l’establishment



Ora questa nazione decapita e rovescia le statue dei benemeriti di ieri, oggi malfattori. A buttare giù qualche necro-simbolo della “civiltà” occidentale, tipo Cristoforo Colombo, si prova pure comprensione. Se non fosse che chi approva tali “rimozioni”, punta a rimuovere la Storia intera. Elemento fastidioso nell’immaginario collettivo dei popoli, e, soprattutto, di quelli oppressi: la memoria. Senza la quale è molto più facile manipolare la gente. Giudicare personaggi di ieri con i criteri di oggi, perlopiù balordi o falsi, ma politicamente corretti, serve a questo, a recidere il passato, le radici.


E, comunque, sempre meglio protestare contro lontani morti, buttandone giù le statue, che, diononvoglia, contro gli attuali innumerevoli crimini di guerra e contro l’umanità dell’Occidente. Le élites del Potere sono estasiate di tanta rivolta. Di solito l’incitamento a una folla decapitatrice, inferocita per altra causa, viene da chi di quell’altra causa è responsabile. Non per nulla il nostro organetto del Deep State, “il manifesto”, mette in pagina ben tre articoli di peana ai distruttori di monumenti. Lasciando che si taglino teste di marmo, si conta di evitare che gli si taglino quelle vere.

 

P.S.
Io che ho vissuto nelle città tedesche come Dresda, mentre Winston Churchill le inceneriva  con tutta la gente dentro; io che ho per terza patria l’Iraq, polverizzato dagli eredi ed emuli di Churchill, che già ne aveva gasato la popolazione settant’anni prima; io che ho frequentato i luoghi e gli esseri viventi in tanta parte del mondo, mentre venivano devastati dai simil-Churchill, dell’imbrattamento della statua del mostro da parte dei suoi stessi concittadini, non posso che essere felice.