giovedì 19 novembre 2020

BERLINO 18/11/2020 PER LA LIBERTA’

 

BERLINO 18/11/2020 PER LA LIBERTA’

Libertà va cercando, ch’è sì cara, come sa chi per lei vita rifiuta” (Dante, Purgatorio, canto primo)..

 https://youtu.be/2NRzIN-vmoM

https://youtu.be/X099DRUUR38

https://youtu.be/FctzaNZxOEo

https://twitter.com/i/status/1329032294980591616    

Intanto, da noi, il governo sprofonda nel ridicolo con la vicenda del commissario della sanità calabrese (il millesimo cui distribuire pieni poteri sui cittadini italiani?), vicenda in cui, cacciato dal regime, si salva il solo Zuccareli per aver ribadito ciò che l’OMS, prima di essere meglio indirizzato, aveva sentenziato: le mascherine non servono. Lo strillone della banda tecnoscientifica perfeziona con nuove misure “restrittive”, o “nodo scorsoio”, il sociocidio, fratello minore del genocidio. Tutto il fallimentare grumo del potere istituzionale ribadisce la sua subalternità storica alla mafia (dal 1945, grazie USA), invitando all’ingresso in maggioranza il di lei partito per eccellenza, quello dell’attempato liftato, condannato, appunto, per mafia.


In Germania vanno più al sodo e fanno varare al Bundestag autocastrato, ridotto a figurante al pari del nostro parlamento, una legge che, al di là di ogni emergenza virus, vera o fabbricata, attribuisce al regime Merkel poteri bio-tecno-totalitari che rendono quelli adottati nel 1933 una strigliata di preside. Quella del 1933 è la misura che permise ai nazisti di imporre leggi senza approvazione parlamentare e contro la quale, poi, morirono in Europa 50 milioni di persone, soprattutto civili. Senza peraltro conquistare una vera libertà, dalla quale, infatti, si avviò un processo che oggi culmina nell’evoluzione bio-tecnologica di quel 1933 e seguenti.

E più al sodo vanno anche i cittadini tedeschi ancora liberi nel pensiero e non rinunciatari rispetto alla sottrazione della libertà fisica. A migliaia, demascherinizzati, hanno manifestato, per l’ennesima massiccia volta, contro la dittatura tecno-sanitaria basata sul Covid e contro le sue terrificanti derive in termini di abolizioni delle libertà fondamentali, di distruzione dell’economia e di povertà dilagante, di catastrofe psicofisica subita da tutto il popolo, di prospettive di aberrante Stato di Polizia tecno-digitale.

Hanno superato i blocchi e sono penetrati nell’area del governo e della simbolica Porta di Brandenburgo (dietro alla quale un tempo viveva il meglio della Germania, la DDR, dai fratelli dell’Ovest desertificata e colonizzata). Si sono battuti contro un ritorno a un passato elevato all’ennesima potenza tirannica. 10.000 per la polizia e per gli ossequiosi e timorosi media italiani. Ma se tanto mi dà tanto, cioè se il milione del 1. Agosto, a Berlino, era stato ridotto a 18.000, ieri nella capitale della Bundesrepublik, a prendersi le botte e l’acqua gelida dei pretoriani della coalizione CDU-SPD, erano almeno in 50.000 (vedi immagini).


Sotto il Bundestag

Nell’occasione, come del resto minacciato dalla Merkel, inviperita per l’ennesima sentenza del tribunale di Berlino che aveva annullato il divieto di manifestare, la polizia, richiamata da tutto il paese, è passata, al metodo francese. Quello che si conosce come il più brutale del mondo, quelle delle vittime mortali, o accecate, o picchiate a sangue e poi trascinate sull’asfalto. E, infine, neutralizzati dall’arma più violenta: il Covid.


A maniere forti, maniere forti. Ne va, come sappiamo del futuro del mondo. Perché come gli statunitensi sono primatisti dello strumento riduzionista del vaccino, così la classe antropofaga tedesca, ancora una volta, è mosca cocchiera della disumanizzazione psicofisica. La legge che il Bundestag va varando istituzionalizza, cioè rende permanente, il diritto (!) di ricorrere all’eliminazione dei diritti civili e umani fin qui limitati all’emergenza in qualche modo “giustificata”, da virus, guerra, o altro. Lockdown a volontà, isolamento e digitalizzazione universale, spada di Damocle perenne sui movimenti, sull’azione, sull’espressione del pensiero, sulla vita individuale e collettiva.

 Capovolgetevi voi, visto che non riesco a capovolgere l'immagine. E' il "manifesto" che dà degli "ultradestri" ai manifestanti di Berlino.

Vi dicono, con logori stereotipi, a cui amici del giaguaro e utili idioti s’inchinano per non avere guai, o sentirsi fuori dal seminato, che quelli di Berlino erano tutti ultradestri, nazisti e, con infame analogismo, negazionisti (e non si accorgono che apparentano il virus all’olocausto, magari senza neanche tanto sbagliare). C’erano tutti, a Berlino, anche stavolta, e quelli che c’erano, qualunque sia la loro sigla, già solo per essersi battuti contro questo nuovo  leviatano postumano, sono di quella parte che si batte per la verità/liberta. Un tempo si chiamava sinistra.


 
Berlino, bandiera DDR alla Porta di Brandenburgo



mercoledì 18 novembre 2020

VEDI BERLINO E POI VIVI !

 

https://www.youtube.com/watch?v=DfE4W9uVOpQ  Berlino 18 nov. 2020

Come in molte passate occasioni, da Stoccarda a Berlino, da Bamberg a Lipsia, da Monaco a Francoforte, da Costanza di nuovo oggi a Berlino, decine di migliaia di tedeschi,  da giugno complessivamente molti milioni, protestano nella capitale contro una legge biotecnofascista che, approvata dal Bundestag, servirà da modello a tutte le nazioni alle quali gli organizzatori del Nuovo Ordine Mondiale tecno-poliziesco stanno infliggendo la repressione Coronavirus.

 

La legge in corso di approvazione rende permanenti e utilizzabili, ogniqualvolta la maggioranza lo decida, le misure restrittive, limitatrici delle libertà e dei diritti costituzionali, demolitrici dell’economia, pesantemente punitive, che finora erano state messe in opera con la giustificazione dell’emergenza virus. Il Bio-tecno-totalitarismo diventa istituzione.

 

Nel momento in cui scrivo, almeno diecimila manifestanti sono già arrivati nelle vicinanze del parlamento, altre migliaia sono bloccate da un massiccio schieramento di poliziotti richiamati dai vari Laender della Repubblica Federale.

 

Nei giorni precedenti la manifestazione, il governo Merkel aveva  minacciato una risposta durissima da parte della Polizia, che, oltre a vietare assembramenti, non avrebbe tollerato assenza di mascherine e violazione del distanziamento sociale. I manifestanti non si sono lasciati intimidire (organizzatori “Querdenken”) e nemmeno il tribunale di Berlino che, ancora una volta, ha annullato il divieto poliziesco-governativo.

 

Guardiamo alla Germania, il cuore della resistenza è lì.

domenica 15 novembre 2020

Il sole nell’inverno del nostro scontento ----- UN SALUTO DA GIULIO TARRO, IL MIGLIORE VIROLOGO DEL MONDO ------ Mentre i medici di Pinocchio trovano una nuova vittima

 

(dedicato ai miei amici ex-antagonisti, ex-rivoluzionari, oggi chierichietti del virus)

 


La cosa più rivoluzionaria che si possa fare è sempre quella di proclamare a voce alta cosa sta succedendo” (Rosa Luxemburg)

Più una società si allontana dalla verità, più odierà coloro che la dicono”. (George Orwell)

 

BUONA DOMENICA E BUONA SETTIMANA DI BIOTECNOTOTALITARISMO

 I poteri politici che ci sgovernano e perseguitano, il transnazionale, il tecnoscientifico, il religioso, il mediatico e, in subordine, quello politico (limitatamente a Esecutivo e Presidenza della Repubblica), danno segno sempre più travolgente di demenza, incompetenza e tendenza a delinquere. Si sorreggono a vicenda grazie alla forza che gli viene dal comune conflitto d’interessi, dall’avversità al popolo e dal principio del simul stabunt simule cadent (insieme staranno, insieme cadranno). Principio che li vedrà a terra il giorno che quel popolo si sveglierà. Speriamo che ciò non avvenga quando ci si troverà sul ciglio del burrone (ricordate “Gioventù bruciata”?).

 


Questi poteri, nel loro percorso di meriti assegnatisi, se qualcosina va bene e alle colpe e punizioni assegnate a noi tutti, se tutto va male, hanno trovato il nuovo Leviatano da indicare al pubblico ludibrio e da abbattere.

 


I vecchi (improduttivi e, dunque, eliminabili (come ha ben esplicitato il sentire comune il presidente della Liguria, Toti) sono stati fatti morire in casa per negazione di aria, sole, socialità, interventi clinici e cure, o in ospedale a forza di ventilazione e in Casa di riposo, dove scambiarsi desolazione e malattie. Toccava trovare il successivo segmento sociale da, per ora, legare alla Colonna Infame. Ed ecco che s’è scoperto il nuovo Leviatano, i giovani. Non quelli piccoli piccoli già sistemati, a cui, dai sei anni in su, si tappa bocca, respiro e mondo con la mascherina. Questo Leviatano da abbattere è l’adolescenza e anche un po’ la maturità. Ce lo presentano come un’Idra a tre teste: movida, discoteca e struscio. Socializzazioni pericolosissime, letali, da spazzare dalla faccia della Terra (sebbene, né dalle movide, né dalle discoteche, né dagli assembramenti di tifosi euforizzati, sia mai stata tratta l’evidenza di un particolare contagio).

 

45mila a Lipsia

 

Ma qualcosa si muove tra i giovani, ancora un po’ sommesso da noi, ma alla grande ed esemplare in altri paesi, tipo la Germania, vera avanguardia dell’un fronte e dell’altro. Alla legge in discussione al Bundestag, che vorrebbe istituzionalizzare per tempi normali le restrizioni, gli abusi e le violazioni dei diritti civili e umani pretesi per l’emergenza pandemica, hanno risposto, dopo le milionate di Berlino, decine di migliaia di smascherinizzati, ieri a Bamberg, l’altro giorno a Lipsia. Godetevene le immagini, rallegrano la domenica e i giorni successivi.

 

Nel frattempo, per alleviare l’inverno del nostro sconforto con un afflato di nobiltà umana e di verità effettiva, vi regalo un testo, che non è mio, ma di uno dei più validi e internazionalmente stimati scienziati italiani, Giulio Tarro, considerato il più grande virologo al mondo, candidato al Premio Nobel. Non lo vedrete comparire sugli schermi della nostra malavita mediatica, accanto ai Pregliasco, Ricciardi, Burioni, Galli e cerusici di corte vari (ricordate quelli, molto somiglianti, riuniti intorno al letto del nostro maestro di rivolta e di vita, Pinocchio?). Costoro stanno a Tarro, a livello mondiale, come cornacchie a un’aquila. Io ho avuto il privilegio di incontrarlo e ascoltarlo (e uscirne rinfrescato e rafforzato) alle assemblee e alle conferenze stampa del movimento R2020 di Sara Cunial.

 Il prof. Tarro alla confenza stampa di Sara Cunial

Sonno pochi, a valgono tutto il resto

E ne sono grato a Sara, l’unica parlamentare, forse l’unica politica che abbia avuto la visione strategica e in profondità per centrare il nodo, determinante per tutto, dell’attuale scontro “di classe”, o, meglio, tra dominanti e dominati. Scontro di una fase da cui l’umanità rischia di uscire snaturata, se non distrutta. Un merito enorme, al di là delle immaturità e dei passi scombinati che un movimento nascente non può non registrare. E che da me denunciate, credendo di avere ragione, o forse no, sono state da Sara sempre ricevute con generosità e interesse.



Una sintesi perfetta nella sua drammaticità. 

 

Scrive Giulio Tarro

"A brevissimo lo Stivale si colorerà tutto di rosso.

E durerà fino a maggio.

La notizia del vaccino serve per farci accettare il lockdown, nella convinzione che a brevissimo saremo liberi.

Invece non arriverà nessun vaccino.

Almeno non prima dell’estate.

Il lockdown durerà fino a maggio.

Giusto il tempo di portare a termine l’operazione.

Una volta che l’intero sistema economico sarà collassato, la grande speculazione finanziaria passerà all’incasso e si porterà via tutto a prezzi stracciati.

Come da copione.

Pochi di noi rimarranno in piedi.

Il “Salviamo il Natale” durerà solo 15 giorni!!

Serve per far entrare il bestiame nel recinto (o meglio, nel mattatoio). Dal quale non uscirà più.

Il nostro sistema sanitario è di nuovo in ginocchio.

Non per il virus.

Per la nostra totale disorganizzazione (organizzata).

I complici nostrani di questo scempio epocale hanno fatto di tutto affinché la situazione si ripetesse.

Hanno fatto sparire LA CLOROCHINA.

Non hanno potenziato LA RETE DI MEDICINA TERRITORIALE per curare i pazienti a casa e abbattere il modello ospedale-centrico, totalmente fallimentare contro questo virus.

Non hanno ufficializzato, ancora oggi, un valido ed efficace PROTOCOLLO NAZIONALE DI TERAPIA DOMICILIARE, nonostante i farmaci che smorzano sul nascere le tempeste citochiniche (evitando che il paziente giunga in ospedale in condizioni critiche) siano disponibili da oltre sette mesi.

Il problema non è il virus.

Il problema è la nostra disorganizzazione (meticolosamente) organizzata.

Il resto l’ha fatto come al solito LA NOSTRA “INFORMAZIONE” che ha criminosamente contribuito a mettere in difficoltà il sistema sanitario generando una massa incontrollabile di persone terrorizzate che al primo starnuto ora, comprensibilmente, si riversano negli ospedali.

La paura è stata indotta, ingigantita e strumentalizzata.

Hanno scaricato la colpa sulla movida estiva o su qualunque cosa gli capitasse a tiro.

Invece di prendersela con chi (pur avendo tempo e strumenti) non è stato in grado di (non ha voluto) permettere che la gente vivesse la propria vita in piena libertà, senza il bisogno di alcuna restrizione.

I nostri medici, ancora una volta le vittime principali, oggi invocano il lockdown.

Si vedono arrivare di tutto, senza il filtro determinante (volutamente castrato) della medicina territoriale.

Se a marzo ciò si poteva comprendere, oggi va condannato e perseguito penalmente (a partire dai vertici del Ministero della Sanità).

La paura indotta e strumentalizzata ha fatto perdere la ragione a molti di noi.

Molti sono stati portati addirittura ad invocare le restrizioni.

Molti si indignano e denunciano se vedono per strada persone che compiono gesti quotidiani, naturali, umani.

Sembra di essere tornati ai tempi di Goebbels che indottrinò l’intero popolo tedesco.

Mentre le nostre forze dell’ordine non si oppongono per nulla.

Come i nazisti che a Norimberga dissero che avevano solo seguito degli ordini, che era il loro lavoro, che avevano rispettato delle regole, anche se assurde.

Tutto questo però non ci deve assolvere dalle nostre responsabilità.

Ci stanno portando via tutto.

Il tempo prima di tutto.

Poi la libertà, il lavoro, la dignità e le gioie della vita.

Se non reagiamo, in maniera pacifica ma con clamorosa partecipazione, la colpa più grande rimarrà la nostra.

Coraggio."

Giulio Tarro





Prendete e portate a casa.

 

venerdì 13 novembre 2020

Follow the money ---- TUTTI PER BIDEN, IL SACRO E IL PROFANO, RE MIDA E RE FRANCIS

 

Follow the money

TUTTI PER BIDEN, IL SACRO E IL PROFANO, RE MIDA E RE FRANCIS


Mentre gli amanuensi Italiani dei Grandi Poteri occidentali si sforzano disperatamente a tenere in piedi un presidente, vacillante anche sul piano psicofisico, ma eletto da CNN e sue donne delle pulizie, escono allo scoperto dati e fatti che rendono la questione per niente risolta, a dispetto delle sguaiate messe di celebrazione delle varie chiese, laiche e non. Fatti incontestabili come, ex-ante, la promessa di colpo di Stato, fatta da grossi calibri e rispettive milizie fondamentaliste, come Hillary Clinton, l’altra faccia di Obama, e Nancy Pelosi, speaker del Senato e del Deep State (ma dagli acrobati del “manifesto” attribuiti al suo bersaglio). O come, durante i conteggi e poi ex-post, la proliferazione di trucchi, brogli, campagne di intossicazione e i cento milioni di voti postali facilitati dal ben pensato incentivo Covid

 I media italiani soffiano da dietro

Carta (moneta) canta

I dati che emergono fanno chiarezza su quali forze, legate agli istinti totalitaristi e alle grandi ricchezze impegnate nella trasformazione distopica del Nuovo Ordine Mondiale, abbiano sostenuto, od osteggiato, l’uno e l’altro candidato alla presidenza. E qui non mi riferisco al corteo di scalmanate tifoserie mediatiche che hanno seguito questo stonato pifferaio di Hamelin nel burrone di quel futuro distopico che i di lui mandanti ci hanno predisposto. Parlo invece di coloro senza i quali il senile coadiuvatore di tutte le scelleratezze di Obama sarebbe probabilmente andato per stracci. Se, come è straprovato, la democrazia statunitense è una plutocrazia, quindi, i suoi funzionamenti ed esiti, devono essere determinati dal dollaro, ecco come il dollaro, nella partita presidenziale, ha provato a far fare gol al suo acciaccato bomber. Ed ecco che, nella classifica dei donatori a Biden, compaiono tutti coloro che, negli Usa e nel mondo, di dollari ne hanno predati di più e sono esattamente quelli che vanno cercando, non più con le buone o con le cattive, ma solo con queste ultime, di cambiare indirizzo al mondo.

Infatti, noterete in alto nella classifica i nomi che ci promettono un futuro integralmente digitale e robotizzato, con al primo posto assoluto, Alphabet (Google), il conglomerato di Larry Page che si occupa di biotecnologie (invecchiamento), bioricerca, WI-FI, banda larga, satelliti, droni, robotica, città smart, intelligenza artificiale, internet delle cose, spazio, satelliti, droni, finanza .… Dalle cifre potete dedurre quanto poco Trump e i suoi colletti blu piacessero a costoro e quanto pensassero gli convenisse investire in Biden.

 


 

 Le cifre nel grafico si riferiscono solo a quanto è stato versato direttamente ai due contendenti. Sono ben altre le cifre donate ai rispettivi partiti.

Io ti do una cosa a te, tu mi dai…

Tra i colossi tecnologici, quelli che ci vorrebbero trasformare in transumani con chip sottocutanei (vedi Agenda ID200 programmata dal loro consesso FEM a Davos a gennaio), secondo il “Center for responsive politics” di Washington, il comparto elettronico-teconologico ha donato nel ciclo elettorale 2020 ai Democratici 259,3 milioni, contro 58,3 ai Repubblicani. A Joe Biden personalmente sono andati quasi 49 milioni, a Trump 8.

I dollari dati da Alphabet complessivamente ammontano a 11.373.000, di cui il 93% ai Democratici. Da Microsoft (Bill Gates) sono arrivati 8.847.000 dollari, di cui l’89% al partito del ciuco. Facebook ha donato 3.600.000, con il 90% ai soliti Democratici. Stesso discorso per Amazon dei cui 6.187.000 dollari l’84% sempre all’asinello. Apple è andata oltre: il 99,1% dei suoi 3.864.000 dollari, ancora ai Dem. Dei rispettivi tycoon, Jeff Bezos, Bill Gates, Marc Zuckerberg e altri predatori, le congratulazioni si sono precipitate su Biden.

Mancava, per l’investitura, l’infallibile spirito santo



La chicca, la ciliegina, anzi la ciliegiona, sulla torta, irrora di afflato sacro tutti questi soldi ben spesi. Il saluto, l’augurio, corrispondente al santo endorsement del candidato che tutta la brava gente vorrebbe presidente, non poteva che venire da papa Francesco, nome d’arte di Jorge Mario Bergoglio. Che non è mai venuto meno alla sua missione apostolica. Sempre in linea, fin da quando, capo dei gesuiti argentini, se la passava bene con i generali e il suo nunzio, Pio Laghi, con loro giocava a tennis. Magari dopo aver benedetto qualcuno di quei voli sull’oceano…(Vedi Horacio Verbitsky, il più stimato giornalista argentino)

E non vorrete mica che a tutti questi benefattori materiali e spirituali non gliene venga niente per la loro generosità?

Ai nostri signori della malavita sociale organizzata, ovviamente non gliene potrebbe fregare di meno della famiglia politica più corrotta d’America, con le sue prodezze speculative in Ucraina e Cina, favorite dallo status di vicepresidente del capofamiglia. Lui e loro allestiscono il futuro nostro e dei nostri figli, nipoti, pronipoti, fino al giorno del Giudizio. Che vorranno far arrivare presto.

E ora andiamo, con “il manifesto desinistra”, a celebrare la vittoria, forse, di Joe Biden. Distanziati e con mascherina, mi raccomando. Ma prima voglio fare una domandina al "quotidiano comunista". Chi secondo voi, caro "manifesto", è il candidato dei ricchi e chi quello degli altri?



giovedì 12 novembre 2020

DI BATTISTA, TROPPO POCO TROPPO TARDI

 

 ALESSANDRO DI BATTISTA, TROPPO POCO TROPPO TARDI?

 

 Fra pochi giorni ci saranno i cosiddetti Stati Generali del Movimento 5 Stelle. La denominazione data richiama la procedura francese con cui la monarchia tentò di evitare la rivoluzione di poco dopo. Non ci riuscì. Ci riuscirà di sicuro il vertice monarchico del Movimento che, copiando il modello tripartito istituzionale francese – aristocrazia, clero, popolo – si è precostituito una maggioranza di due a uno: parlamentari, amministratori e attivisti. Vale a dire due categorie di poltrone redditiere e una di volontari dell’impegno politico idealista. Dagli esiti politico-morali ai quali Grillo e Di Maio, l’emissario del Nuovo Ordine Mondiale digitale e il ragazzotto incolto, arrivista e furbetto, con i rispettivi cortigiani, hanno portato le due componenti di grillini diventati mestieranti della politica al servizio dei poteri antipopolari, questo pseudocongresso ha il risultato prestabilito.

 Invio un documento di Alessandro Di Battista, che verrà discusso a questi Stati Generali del Movimento 5 Stelle. Movimento che continua a intestarsi un nome che valeva per una realtà politica del tutto diversa, addirittura opposta.

Penso che questo programma per il futuro del movimento, seppure privo di una visione complessiva di una società che intendeva por fine allo “stato di cose presenti” (e invece lo ha rafforzato), possa essere di interesse per individuare quali ne sono le posizioni e direttrici. E’ sicuramente un segnale di netta opposizione a quanto si è andato configurando/degenerando ai vertici di un movimento che rimane ormai se stesso solo in settori della base, quelli della terza componente, e in alcuni rappresentanti europarlamentari.

 Comunque, in questo paese, rispetto alla coalizione politico/partitica, quasi onnicomprensiva, dall’estrema destra consociativa della sedicente “sinistra”, attraverso una democrazia cristiana imbarbarita (PD), con in funzione di supporto il M5S, fino alla destra-destra, che esprime qualche sprazzo populista, cioè della sinistra possibile oggi, siamo a uno stato di omologazione che neanche il più tragico Pasolini si sarebbe immaginato.



 L’unica forza, per ora minuscola, in formazione e con qualche posizione non risolta, ma attiva, di netta, coraggiosa e cosciente opposizione, è quella della fuoruscita dai 5 Stelle dalle idee chiare su chi combattere: Sara Cunial, con Davide Barillari e altri. Di Paragone e del suo giustificatissimo Italexit non si sente un granchè e dispiace non esservi dialogo con il movimento di Sara.

Per Dibattista per  lunga pezza ho nutrito affetto e fiducia, fiducia però ampiamente messa in discussione dal suo incredibile apprezzamento per come questo Governo e, in particolare, l’emissario di Bill Gates, di Padre Pio e del Nuovo Ordine Mondiale, Giuseppe Conte, ha gestito l’operazione disumana/anti-umana del Coronavirus. Oggi posso solo augurare a tutti coloro che nel Movimento  hanno creduto e che dagli opportunisti, rinnegati, comici, sono stati menati per il naso, che il suo intervento non sia troppo poco troppo tardi. La condivisione di Dibba dell’operato di questo sciagurato regime in materia di virus e della conseguente apocalisse sociale, culturale, biologica, lo rende meno attendibile.  

Fulvio

lunedì 9 novembre 2020

Colpo di Stato: “presidente” prima di essere presidente COSA CI SUCCEDERA’: TRIONFO DEL COVID, PIU’ GUERRE, VITA DA REMOTO, SORVEGLIANZA TOTALE, CULTURA FORTNITE ---- Il “Biden Pride” delle presstitute ---- e il Covid danese ci avverte: intanto ammazziamo 13 milioni di visoni “positivi”

 


“Joe Biden non è stato certificato come vincitore di alcuno stato, per non parlare di nessuno degli stati altamente contesi che si sono indirizzati verso i riconteggi obbligatori, o stati in cui la nostra campagna elettorale ha valide contestazioni legali che potrebbero determinare il vincitore finale. I voti legali decidono chi è presidente, non i media. Rimane sconvolgente il fatto che la campagna di Biden si rifiuti di accettare questo principio di base e voglia che le schede vengano contate anche se fraudolente, fabbricate, o spedite da elettori non eleggibili o deceduti. Allora, cosa nasconde Biden? Non mi darò pace finché il popolo americano non avrà il conteggio dei voti onesto che merita e che la Democrazia esige”.

(Donald J. Trump, presidente degli Stati Uniti)

 

Elezioni USA, il pre-giudizio che crea i fatti

Biden vede la Madonna, patrona dei golpe

A dispetto di fanfare, cimbali, tamburi e turiboli, con cui inservienti politici e giornalisti di piacere celebrano la vittoria del pupazzo dei mandanti delle guerre armate e di quelle sanitarie, la questione è tutt’altro che chiusa. La tengono spalancata nei cinque Stati decisivi un black out notturno, quando Trump era ovunque in testa, una ripresa dei conteggi con la valanga di voti postali (grazie Covid!) sopraggiunti, spesso con timbro postale post-datato per farli rientrare nella legalità del 3 novembre; le testimonianze di abusi eclatanti, come l’esclusione dai seggi degli osservatori repubblicani, le malefatte in tutto il paese dei “facilitatori” democratici per far arrivare il voto postale a quei 100 milioni mai visti prima, e soprattutto, in diversi casi, il surreale successivo 100% dei voti a Biden e zero a Trump. Ce ne vorranno di procedimenti giudiziari, prima che le celebrazioni dei sicofanti abbiano un qualche conforto istituzionale. Nel frattempo si godano la loro estasi i Pulitzer della nostra informazione: Giannini: “E’ giunta la liberazione!” E, blasfemo,”Il 25 aprile dell’America e del mondo”, Feltri (Bilderberg e “Domani”): “Cambiano davvero le nostre vite!” ; Riotta: “Beato il paese che ha un'élite di 75 milioni di elettori”.  E poi i  Molinari, Serra, Fontana, Gruber... Gentiloni li ha superato tutti: “Mi sono abbracciato da solo”. E ha trovato il nulla.

.L’ISPI traduce il programma dei padrini di Biden



Se il gruppo di neocon sociocidi dovesse riuscire a radicarsi nella Casa Bianca, a seguito di sentenza, o di tumulti e violenze del tipo di quelle visti nel pre-elezioni, ma forsennatamente maggiorate, portate a pretesto per un intervento militare, per noi sarebbe un potenziamento dell’indirizzo globale che Trump ha cercato di rallentare, senza troppo riuscirci. L’ISPI, Istituto di Studi di Politica Internazionale, una dependance dei Think Tank del Deep State, ci elenca alcuni degli sviluppi che ci riguardano. Ci possiamo fidare, le sue fonti sono credibili.

l’ISPI nell’antichità

Dice Biden: “Riunire la banda” per superare vecchie tensioni con gli europei. In linguaggio non orwelliano, significa ricondurre l’Europa all’ordine, far evaporare i sogni di autonomia franco-tedeschi, gli affari con Russia (North Stream), Iran, Cina e pussa via all’esercito europeo. Per l’ISPI significa “ripristinare la leadership americana” dopo anni di deleterio “isolazionismo degli USA”. Avendo Biden ripetutamente raffigurato la Russia come “la minaccia più grande alla sicurezza della Comunità Internazionale”, verremo tutti arruolati in una guerra fredda-calda contro Mosca senza precedenti. Ne usciranno nuovi, infiniti Russiagate contro chiunque si opponga. L’ISPI:

Fare quadrato contro Mosca, ricompattare la NATO contro vecchi e nuovi autoritarismi”…. Dopo aver fatto 30, con Biden l’Alleanza atlantica spera di fare anche di più (Kosovo, Georgia, Ucraina, America Latina)… Ritrovare quella leadership e quella guida (sinonimi che si rafforzano a vicenda) di cui ha bisogno dopo quattro anni in cui si è persino messa in dubbio la sua stessa ragion d’essere”. Conclude l’Istituto amerikkkano. “La sfida più grande sarà far riprendere agli Stati Uniti il ruolo che hanno sempre svolto (?). Con Biden, gli USA vanno in cerca del loro antico splendore, guidare il mondo. E guai a noi se non faremo una scelta di campo decisa”. E questo viene descritto come “il nostro più autorevole centro nazionale di geopolitica”!

In ogni caso, l’anticipazione è corretta: far quadrato contro Mosca vuol dire accentuato assedio Nato, propagandistico e terrorista, a Mosca, incominciando con l’assalto all’Iran e intensificazione dell’attacco USA-ISIS-Turchia a Siria e Iraq. 


 

Siria 2019, Germania 1945, sempre gli stessi.

A la guerre, comme à la guerre, comme à la guerre…

Potenziamento dell’intervento militare in altre parti del mondo, Yemen, Somalia, Africa. Destabilizzazione di paesi non conformi, a partire da Algeria e Filippine. Tentativo di rompere ogni intesa Russia-Cina e promuovere l’interesse, comune a Washington e Pechino, per un mondo farmadigitale High Tech che si imponga attraverso autoritarismo sociale e controllo sanitario.

C’è dell’altro. Biden è erede, sostenitore e promotore, da senatore e poi vicepresidente, di tutte le nefandezze di Washington nell’era del biotecnofascismo imperialista, che inizia con Reagan e raggiunge il suo picco con Bush, Clinton e Obama. Per quanto non vada dato troppo rilievo alla sua persona, visto che non è che il bamboccio cartonato che sta alla cosiddetta vice, Kamala Harris, e ai poteri predatori, esattamente come il Bush minore stava al suo vice, Cheney, fiduciario primo di quei poteri.

Le élites nella nuova Santa Alleanza


Una coalizione globale delle élite criminali, dall’Iraq alla Jugoslavia, da Guantanamo alle torture legalizzate CIA, dalla “querra” alla (con la) droga a quella al (con il) terrorismo, dall’Osama dell’11/9 all’ Al Baghdadi dell’Isis, dall’Iraq a Libia e Siria, dallo Yemen ai colpi di Stato e alle destabilizzazioni NED-Soros in Ucraina, Honduras e dappertutto, dalle crisi fabbricate dal turbocapitalismo in danno ai subalterni, fino allo strumento disumanizzante delle pandemie, lanciato sotto Obama con il primo tentativo della febbre porcina nel 2009. Progetto delle stesse élite, ma allora sconfitto da una maggioranza di medici non corrotti. Progetto transcontinentale per la sorveglianza e la riduzione all’onanismo dell’essere transumano, con ogni rapporto interspecie solo da remoto

 Gorgone con testa maschile mozzata

Ma quali lavoratori?  Viva le Minoranze!

Con la fazione Biden vedremo una risorgenza dei temi di distrazione di massa, che siano massimamente divisivi in una società che, unita, rischia di sfuggire al controllo. Il femminismo con le zanne, tipo Me Too e Non Una di Meno, che esultano per sorelle come Hillary, o Lilli Gruber, condurrà a fondo la frammentazione sociale con la guerra all’uomo in quanto tale. Né è l’anticipazione la statua di Luciano Garbati posta davanti alla Corte Suprema di Manhattan. Una Gorgone che pietrifica chi la guarda e per la quale noi ci aspettiamo che giunga presto un Perseo con il suo scudo riflettente. Affiancate ad altre “minoranze” discriminate, riprenderanno vigore le campagne LGBTQI, dei migranti, “disperati” votati a essere sbattuti qua e là, via da casa loro per far posto alle multinazionali. Vittime, che non sanno di esserlo, delle tante dittature da obliterare.

Quanto alla disoccupazione da eliminare, lo si farà eliminando i disoccupati. Con i pensionati hanno già fatto un buon lavoro. E non ci sarà più nessuno a mettere in discussione l’eliminazione del lavoro, della scuola, dei circoli, dei negozi, dei medici in carne e ossa, del commercio, dei contadini, di una cultura, fatti da donne e uomini in carne e ossa. Ci penseranno i logaritmi, i robot e i robotizzati. E tutto si vedrà su degli schermi.  E’ il compito delle misure anti-Covid.


Le quali, poi, prepareranno con più impeto la rimozione, militarmente o con virus, degli ostacoli al Nuovo Ordine Mondiale: chi insiste a lavorare, studiare, amare, comprare. mangiare a contatto con altri, chiunque si riunisca, chiunque non prenda vaccini per tutto, compreso per la inappetenza da McDonald’s, chiunque non si faccia controllare e orientare dal chip identitario, chiunque rivendichi una nazionalità che non sia USA e, ancora per un po’, tedesca, britannica o francese. Chiunque ricordi cosa c’era prima e usi la parola “ritorno”, o normalità. Chiunque ci tenga alla famiglia di prima, di oggi e di domani. Esecuzione immediata per chi osi digitare la parola “libertà”. S‘è già sperimentato nella Grecia dei colonelli, quando "ἐλευθερία", “Elefteria”, la dovevamo labializzare, o sussurrare coprendoci la bocca. E i cantanti nei locali dei resistenti omettevano la parola nella canzone, creando un vuoto che gridava.

L’ordine di servizio della malavita organizzata ai suoi “giornalisti”

 

Biden già presidente per “La Repubblica”

Per questo personaggio, che ricattava il governo ucraino perché non processasse il figlio fellone e poi vendeva i suoi favori a oligarchi cinesi, ha perso ogni compostezza, perfino linguistica, il nostro “quotidiano comunista”. La sua pattuglia dei cantori del Deep State aveva salivato per la serialkiller golpista Hillary (oggi in predicato di far parte della squadra di Biden) e, poi, per le prodezze covidiane della cupola globale bio-tecno-fascista. Oggi, altaleneggia tra orgasmo per il canditato presunto vincente e invettive da bassofondo al “gangster” che si era permesso di “ergersi contro le élite”,nel nome delle famigerati plebi razziste, sovraniste, populiste: i “deplorables” di Killary. Cosa resta della credibilità di questo quotidiano, cosa della sua pretesa ideologica, cosa della sua dignità professionale?

Il male della banalità

Detto questo, per capire come vanno le cose del mondo, spesso bastano episodi, neanche di portata cosmica, che, però, ne riassumono il succo, come il cacciatore di cardellini, o chi deturpa l’ambiente con ecomostri, o guadagna avvelenando un fiume, esprime la necrofagia degli attuali, e anche storici, strati “superiori” dell’umanità.

La mia esperienza giornalistica, dopo una trentina d’anni in un ambiente dagli alti e bassi morali e professionali, registra nel decennio al TG3 due esempi particolarmente emblematici della decadenza professionale nello status di chi, da informatore del pubblico, si è fatto PR e pubblicitario alla corte del principe. Hanna Arendt, a proposito del mini-processo di Norimberga celebrato da Israele a Eichmann, s’era inventata l’improprio e perciò poi abusato lemme della “banalità del male”. Per quel giornalismo impersonato da due mie colleghe in RAI, oggi collocate al vertice degli onori e del prestigio, mosche cocchiere dell’atlanto-sionismo, si dovrebbe parlare piuttosto del “male della banalità”.  Come se ne dovrebbe parlare a proposito dei predicozzi buonisti del Bergoglio, che mettono la croce sulla prua delle corazzate imperiali.

Se banalità significa parole vuote come gusci di noce e roboanti come tuoni senza temporale, se banale deve essere chi si vale di rigoglio ruffiano e di deserto culturale, se la banalità è retorica senza onestà e sta all’autenticità e alla sostanza come un selfie sta a una foto di Robert Capa, quel giornalismo oggi è il male.

Sinistra e destra per me pari sono: due vedettes


Oggi, dalle posizioni guadagnate al servizio dei giochi di guerra con i loro milioni di morti, vedi le due “colleghe” spargere rose sul cammino di un vegliardo rimbambito, curato da una badante-sbirro, che entrambi si propongono di navigare – accelerare – nella scia di un trio di predecessori manigoldi, Clinton-Bush-Obama e della loro politica necrofora che ha fatto registrare un primato di crimini a livello mondiale. Dieci anni di bombe su inesistenti armi di distruzioni di massa e che finivano sui depositi di grano, sugli ospedali, sugli acquedotti; successivo assalto genocida a Iraq e altri sei paesi, con un totale di almeno 5 milioni di morti ammazzati solo dalle armi e almeno altrettanti per effetti collaterali e conseguenti.

Provengono entrambe, le tessitrici di scendiletto per il principe, da Sinistra, l’una da Telekabul e l’altra da “il manifesto” e anche da Telekabul. Quest’ultima dalla poltrona RAI, la prima da una delle massime capitali del mondo, hanno meritato per aver accompagnato con lauri e canti le imprese suddette. Hanno raccolto medaglie in America Latina e Israele, in Kosovo e Iraq. Oggi potranno confermarsi vallette del presentatore il cui spettacolo tornerà a essere: vecchie e nuove guerre e colpi di Stato, magari per procura a mercenari terroristi (Iran, Russia, Libia, Siria, Armenia, Venezuela, Bolivia… e pandemie fino all’ultimo “positivo”, con tutti a casa, soli davanti al computer, a sopravvivere elettromagnetizzati, senza tentazione di incontrarsi con gli altri e di guardare nient’altro che Sky e Netflix. Ultimamente, la principale commentatrice politica del “manifesto”, Preziosi, è stata accolta da De Benedetti nel suo bilderberghiano “Domani”. Chi vuole instupidirsi stupendosene?

 

“Il manifesto” annuncia la vittoria di Biden: "BELLEZZA AMERICANA"

Depopolare! E gli animali?

E gli altri? cosa ne sarà degli autoctoni originali del pianeta, quelli a cui noialtri abbiamo sottratto nove decimi dello spazio e, nel tempo, ridotto a un minimo le varianti? C’è lo scienziato pazzo, ma megalomane e narcisista, che, dopo essersi inventato il virus con la pretesa infondata di attribuirsi tutte le morti nel mondo, tranne quella degli animali, rimbrottato da Bill Gates e da Biden, ha rimediato alla mancanza. Sta facendo i primi esperimenti in Danimarca, paese incline alle innovazioni: i danesi sono i primi per colonie eoliche e i primi col chip sottocutaneo previsto dal Grande Resettaggio del Forum Economico Mondiale. Tutti i corona virus prediligono i climi freddi ed ecco che, dopo essersi aggirato tra cani, gatti, fringuelli e le zanzare care a Crisanti, ora è stato autorizzato alla caccia grossa. In Danimarca vivono ingabbiati 13 (tredici!) milioni di visoni. Tredici milioni per cinque milioni di abitanti (pare che lì si mettano la pelliccia anche i merluzzi).


13 milioni di visoni, animaletti simpatici, intelligenti e utili all’equilibrio biologico, dovranno essere sacrificati all’ultimo dei coronavirus sparsi dai Grandi Seminatori e che, prima dei Crisanti, Burioni e Ricciardi, a loro e a noi non facevano che il baffo di una normale influenza. Il Conte di Copenhagen, impostato dai rispettivi tecnoscienziati, ha previsto che al mito virale siano immolati tutti e 13 (tredici) i milioni Avendo fin lì evitato la morte post-tortura su pavimenti di fil di ferro che laceravano le zampe ed erano strette da far impazzire

Chissà se li scuoieranno per farli mettere addosso alle signore e diffondere ulteriormente il virus? Chissà se prima praticheranno ciò che vedemmo in un’irruzione della LAV nell’allevamento di Valmontone?  Elettroesecuzione, con un polo nell’ano e l’altro in bocca perché il pelo si rizzi e rimanga vaporoso a vantaggio delle sorelle Fendi. Finito il suo lockdown, sparirà anche questa specie, dopo il 99% di specie estinte dalla comparsa dell’homo allora sapiens, le mille all’anno di oggi e le 844 scomparse nei cinque secoli prima del 1.900. Resteremo soli. E neanche per molto.  Non è di depopolazione che si parla a Davos?



venerdì 6 novembre 2020

Nel caos quelli che contestano le elezioni degli altri ---- USA, DALL’IMBROGLIO SEMPLICE, ALL’IMBROGLIO AL QUADRATO, A QUELLO ALL’ENNESIMA POTENZA ----- La bomba, disinnescata dai media, dei voti al 100% per l’uno e dello 0% per l’altro. Indovinate chi.

 


Il capo imbroglia? Tutti ciechi, sordi e muti

Toltomi dalle lenti gli schizzi di deiezioni che mi sono arrivati dalla, purtroppo, indispensabile (per capire come si muove la destra neocon USA) lettura del “manifesto” e anche di altri media, però meno oscenamente ipocriti, provo a scorgere nello scenario delle elezioni americane qualche barbaglio di realtà. Bagliori che, per quanto accecanti e che illuminano a giorno l’intero evento (verificatosi di notte e anche nella notte della deontologia dei nostri mezzi d’informazione) sono rimasti invisibili.

Del resto i nostri giornali e tv hanno la vita facile e ben ricompensata per fare da amanuensi che copiano i testi sacri degli organi statunitensi devoti a Clinton-Bush-Obama e, dunque, alle guerre armate, farmacologiche e digitali. Su una massa umana allevata alla paura dall’escalation strategica “AIDS, Terrorismo, catastrofe climatica, crisi fabbricate, terrorismo e Covid”, hanno gioco sempre più facile. Per cui almeno metà mondo e quasi tutti i cittadini nostri, oggi sono convinti che per Joe Biden e la sua famigliola di corruttori in Ucraina e trafficanti tra oligarchi cinesi, sia ormai per tre quarti aperta la Casa Bianca.

Tanto che nessuno ha da obiettare quando succede l’incredibile per un paese sedicente democratico: prima Twitter e Facebook, dell’unico Zuckerberg, cancellano i tweet del presidente degli Stati Uniti. Poi NBC, CBS, CNN, tutte imprese private, arrivano a interrompono la diretta tv, la notte scorsa, dell’intervento della massima istituzione, mentre commenta quanto succedeva nel paese. Che una roba del genere passi, si spiega con un terreno, già ben seminato e irrorato di glifosato giornalistico, da anni di falsità, invenzioni, frodi della grande comunicazione anglo-sion-massonica: Washington Post, New York Times, NBC e quattro quinti di Hollywood.

 

Verità e plotone d’esecuzione

2006: il precedente del mini-Biden, Prodi

Mentre scrivo, e siamo a fine-settimana, continuano i conteggi in cinque grandi Stati USA. Sono quelli decisivi per l’assegnazione dei Grandi Elettori e non tanto del voto popolare, in cui primeggia definitivamente l’uomo venuto da un futuro non gradito all’ Intelligenza Artificiale dei globalisti bio-tecno-fascisti. Il ritardo è dovuto al fantastico botto che ha percosso il mondo intero (ma non le redazioni italiane), nel pieno della notte, in quei cinque stati: Pennsylvania, Michigan, Wisconsin, North Carolina, Nevada. Di colpo s’è fatto buio, i conteggi si sono fermati e, dopo ore di sospensione in un’altra dimensione, il futuro degli Stati Uniti appariva un altro, opposto. Un po’ come accadde da noi la notte delle elezioni del 2006, quando nella centrale del Viminale si spensero le luci e i conteggi. Quando ripresero, al vantaggio di Berlusconi si era andato sostituendo quello del piccolo Grande Vecchio, Prodi.

Cinque Stati dell’Unione che decidono per il mondo



Dato che gli Usa sono ancora la superpotenza che riesce a fare più casino nel mondo, se vince Trump, nonostante il rozzo e incalcolabile trambustone che è,  sappiamo che la degradazione globale dell’Umanità in transumanità automatizzata, il cosiddetto Nuovo Ordine Mondiale, non partirà da quel paese, che risulterà sovranista, anti-cibernetico e anti-Covid. Se vince il fantoccio minus habens dei malformati digitali spurgati da Madre Terra, parte da lì e dalla Cina. E saremo fatti.

I cinque Stati in questione, tutti governati da Democratici, a un certo punto dei conteggi indicavano una prevalenza di Trump, o netta, o modesta. Ognuno di essi, a un certo punto della notte, fermò i conteggi. Quando ripresero, quasi dappertutto i nuovi voti risultarono tutti per Biden.

 In particolare, in Michigan e Wisconsin, Stati decisivi per il numero dei Grandi Elettori necessari per superare l’attuale impasse, la ripresa dei conteggi produsse un 100% dei voti per Joe Biden e, perciò, uno 0% per The Donald. Nel Michigan a Biden arrivarono 138,339 voti, mentre a Trump, nello stesso tempo, neanche uno. Vi pare possibile? Chi si è poi permesso di segnalare l’improbabile anomalia su Twitter, ha visto il suo cinguettio censurato e i suoi “like” e condivisioni bloccati.

Più tardi, dalla commissione elettorale venne la “spiegazione” secondo cui l’inconcepibile dato era dovuto a un errore nella contea di Shiawassee, dove si era aggiunto uno zero al totale dei voti per Biden! Cosa che non spiega affatto lo zero assoluto dell’uno e il 100% dell’altro.

Il cilindro dell’illusionista



In Wisconsin il candidato di Obama, Clinton, Bush e del complesso militar-digital-covidiano, supera miracolosamente, a metà notte, un vantaggio trumpiano di 4,1 punti, grazie a un’alluvione di voti al 100% per Biden, anche qui contro il corrispondente 0% per Trump.

In Pennsylvania ci hanno provato in modo diverso. Il Segretario di Stato Dem ha ordinato che si validino voti postali giunti dopo la data del 3 novembre, come se fossero arrivati in tempo, anche se non mostrassero il timbro postale, o non coincidesse la firma sulla scheda con quella della registrazione elettorale. In tal modo, ovviamente, non è possibile sapere quando, o da dove, le schede fossero state spedite.

Se si osservano queste procedure all’insegna di tale meravigliosa correttezza contro lo sfondo dei 100 milioni di voti per corrispondenza accanitamente sollecitati dai Democratici, dei voti di persone defunte, dei voti con firme contraffatte, delle masse di voti pro-Trump trovate nelle discariche, del doppio voto per posta e al seggio, del divieto a osservatori repubblicani di accedere ai seggi e svolgervi il proprio lavoro, se non dopo interventi dei tribunali, ci si pongono alcune domande.

Quelli che avevano previsto tutto



A volte succede che qualcuno abbia previsto, se non pianificato tutto. Ricordate la Fondazione Rockefeller che, nel 2015, aveva previsto la pandemia? O la simulazione fatta da Bill Gates, nell’ottobre 2019, perfettamente coincidente con quanto ci è piombato addosso nel febbraio scorso?  Vediamo come queste cose, nelle grandi occasioni, si perpetuano.

E’questo un processo elettorale trasparente e del tutto privo di manipolazioni? Cosa ne è stato della “landslide”, della valanga democratica, che avrebbe travolto quella screditatissima anomalia di un Trump che, ora, quanto meno, lotta testa a testa con quelli della “landslide”? A cosa fa pensare il “Transition Integrity Project” (TIP), nato un anno fa, composto per intero da alti esponenti neocon del complesso militar-industriale, dell’Intelligence, delle Fondazioni di Soros e simili, legati, o attivi nella precedenti amministrazioni di Obama (tipo John Podesta), Bush e Clinton? Autorevoli e potenti personaggi che avevano simulato quattro scenari elettorali e post elettorali, tutti risoltisi in scontro istituzionale, violenza e caos. Salvo nel caso di una vittoria schiacciante di Biden a livello sia di Grandi Elettori che di voto popolare. Il progetto è stato pubblicato nell’agosto scorso e prevedeva, come più probabile, un iniziale vantaggio di Trump e poi una rimonta di Biden, fino alla sua vittoria di misura. Su quali Stati si è concentrata l’attenzione del TIP? Indovinato: su quelli in cui si sono verificate i miracoli di cui sopra.  

Di imbroglio in imbroglio, verso lo splash finale



Chiudo ricordandovi l’eccellenza “comunista” del “manifesto”, la cui appassionata campagna di disinformazione per Biden ricorda quelle con cui il sovvenzionato giornale “de sinistra” si è sempre impegnato per le meravigliose rivoluzioni democratiche e di popolo, sorosianamente rivoluzionario. Quelle che si coloravano di arcobaleno ad Algeri, Hong Kong, Bielorussia, Venezuela, Nicaragua, Iran, Russia, Tailandia, Libano, Egitto, Libia e ovunque un governo e un paese non si ritrovassero nella stessa squadra in cui milita quel giornale, da tutti noi tenuto in piedi. A nostra insaputa.

Ci dibattiamo nel grande imbroglio del virus. Ma di imbrogli è oggi disseminato il mondo. Ci sono quelli nostri, vernacolari, tipo 5Stelle, tutto il centrosinistra e la sinistra. Più grave è quello a 28 gambe, due teste, una succursale bancaria di Washington e un cappello a stelle e strisce, che vorrebbe chiamarsi Europa. Quanto a quello NATO, c’è solo da ridere a leggerne lo statuto di organismo per la difesa e vederne le baionette infilate in molti degli organi vitali del pianeta Terra. Sorvoliamo su quello ecclesiastico, noto padre di tutti gli altri, e vediamo la scala degli imbrogli USA. Prima c’è quello del “Faro della Democrazia” (copyright “il manifesto”) a cui nessuno fa più caso, è un dato assodato e tollerato. Poi quello, storico, della “nazione speciale dal destino manifesto”, che, come tale, e come l’analoga Israele, tutto si può permettere. Infine, l’imbroglio all’ennesima potenza, perché frega i suoi stessi cittadini e, come il cosiddetto virus, contagia tutti gli altri Stati. E’ quello a cui stiamo assistendo.


Un’ultima domanda. Saranno mica, gli Stati Uniti, che non accettano osservatori internazionali alle proprie elezioni, ma che ne impongono a quelle degli altri dei quali contestano, giudicano e rifiutano, con sedizioni e golpe e a prescindere da inchieste e controlli, i risultati non graditi?