martedì 18 agosto 2020

 Lukashenko “come Videla”

IL GRANDE BLOB: ODIO - PAURA - MENZOGNA

Rivoluzioni colorate, la pandemia vera



Ogni volta che ti trovi dalla parte della maggioranza, è il momento di fermarsi e riflettere”. (Mark Twain)
Cercate su Google un’immagine dei 65mila (3000 per i nostri media) che l’altro giorno hanno manifestato per Lukashenko inalberando bandiere rossoverdi (quelle sovietiche). A fatica ne troverete una. Ma ne troverete tantissime con le bandiere biancorosse, quelle del dopo-URSS, di altre migliaia di manifestanti (milioni per i nostri media). Quelle pro-USA e pro-UE. Le uniche viste sui giornali e in tv. E’ la stampa, bellezza.

Badanti
Finora non se n’erano mai viste. A pulire le terga degli anziani non autonomi, a stramazzarsi a lavare scale e cantine, a spingere carrozzelle con vecchi e disabili, a procurare e procurarsi documenti fino alle sevizie e all’esaurimento nervoso, a essere imputati di untorame slavo da Coronavirus, a farsi pagare cinque euro/ora per spazzare una casa da cima a fondo, o svellere uva dai tralci, ad avere come unico momento di tregua e di socialità, in mancanza di figli o dei vecchi rimasti in patria, la panchina al parco con le sorelle della deportazione, ci avevamo le moldave, le ucraine, le bulgare, le rumene, le polacche, qualche russa. Se va male, per strada, a volte nelle “case”.

Battaglione Azov per la civiltà occidentale



Ora, se i colorati NED, Cia e Soros riescono a cacciare Alexandr Lukashenko – o a spaccarne l’intesa strategica con Mosca, come “il manifesto” sogna, ma è stato clamorosamente smentito, Putin mica è scemo - e ridurre l’ultimo paese a socialismo di Stato nelle condizioni dei rottami statali ex-sovietici, avremo qui anche le badanti bielorusse. Dicono che siano grandi lavoratrici, e anche bonazze…
Raramente, forse solo quando la Rossanda mobilitò “Brigate Internazionali” contro Gheddafi a fiancheggiare Nato e Jihadisti, o il “manifesto” riprodusse le veline CIA a sostegno del terrorismo Neo-Contras contro il Nicaragua, o i nostri media giunsero a entusiasmarsi per i neonazisti banderasiani di Kiev, la stampa italiana si è coperta di tanta vergogna. Propagandisti e PR pagati per questo, nella migliore (!) ipotesi; per il resto strilloni, falsari, presstitute, lustrascarpe, capeggiati dal bollettino Elkann-Molinari caro al Mossad, e al foglio abusivo “il manifesto”. Il quale ultimo, con Jurii (uno dei tre miliziani talmudisti della cabala Colombo, lui, Andrea e Furio), quanto a odio, paura, menzogna, con i quali affronta l’anomalia Lukashenko, arrivando a sovrapporlo al massacratore argentino Videla, supera ogni rivale della gabbia dei pappagalli nello zoo del Bio-tecno-totalitarismo globale.



Finora, per descrivere i lavori in corso, aveva usato la definizione Bio-Tecno-Fascismo. Tolgo fascismo e metto totalitarismo. Il fascismo, come sistema e ideologia, sta ai tecnocavernicoli di oggi, come il sacco di Roma del 510 sta all’atomica su Hiroshima e Nagasaki del 1945. Quanto al quotidiano, che davvero incredibilmente nella testata osa definirsi “comunista”, dando alla parola il contenuto più spregevole e immeritato, “nihil su sole novum”. Non c’è carro armato di Pentagono, o agitprop della CIA, cui il giornale non offra il companatico mediatico, dalla Tailandia all’Iran, dal Nicaragua al Libano, dalla Bielorussia ai negrieri ONG e al mondo intero.

Lukashenko resta comunista? Meglio i nazi di Maidan

Rally in Nezavisimosti Square in Minsk manifestazione pro-Lukashenko a Minsk 15/8/20, 65.000 persone con le bandiere della Bielorussia sovietica (intorno ai 3000, per i nostri media)

https://youtu.be/1h3YrYmqQso la vera dimensione dell’”oceanica manifestazione” contro Lukashenko

Immancabile e agli ordini, Amnesty International accorre per fornire l’etica del Dipartimento di Stato alle spensierate invenzioni e spaventevoli balle su nequizie, violenze, torture, su manifestazioni anti-governo centuplicate e pro falcidiate (vedi video). Siamo al tonitruante, quanto ripetitivo, spettacolo che, dall’esordio a Belgrado nel 2001, si rinnova pedissequamente di Georgia in Libano, di Venezuela in Ucraina, di Iran in Bolivia, di Hong Kong in Portland e Seattle e ovunque, per ridurre Stati e comunità all’obbedienza della Cupola. E’ la carta che si gioca il tecno-bio-totalitarismo quando non può utilizzare bombe, tagliagole mercenarie, o affamare il popolo con sanzioni non basta.

Il maestro. Goebbels: se la bugia la ripeti sufficienti volte…

Approfittando di uno Stato fin troppo tollerante e democratico, si dissemina un paese da “normalizzare” di ONG sorosiane, impegnate in varie attività sociali e culturali benefiche, dispensatrici di soldi, quanto politicamente tossiche. Solo l’anno scorso la National Endowment for Democracy (NED, agenzia creata da Reagan per farle fare ciò che per la CIA sarebbe sconveniente), ha finanziato almeno 34 progetti e ONG in Bielorussia. A forza di dollari si penetra nei media, definiti indipendenti in modo che gli ascari mediatici e politici dell’Impero li possano far apparire credibili. Si scatenano le radio della CIA, finanziate da Soros, “Radio Free Europe-Radio Liberty”. Si dà del dittatore al governante, a martello pneumatico, come dettava Goebbels, credendo in una bugia vincitrice purchè ripetuta infinite volte.

Si arriva alle elezioni suscitando malcontento attraverso una falsa rappresentazioni del bengodi occidentale. Si stimolano gli appetiti di una borghesia che conta di ingrassare a forza di privatizzazioni fin qui negate. Si mobilitano un po’ di donne titillandole con storie di oppressione femminile. Si tira fuori un candidato avversario inetto (la totalmente impreparata e ignara casalinga Tikhanovskaya) e perciò appropriatamente manipolabile e gli si fanno attribuire stellari vantaggi nei sondaggi (succede in questo momento con l’altra megamanipolazione, Biden), in preparazione di una virulenta campagna contro “i brogli”. Campagna anticipata e poi condotta e portata al diapason dalla stampa globalista, nel dopo-vittoria del candidato sgradito. Nel caso di Lukashenko, con l’80% dei voti, dato per falso prima ancora che fosse annunciato e, tento meno, che fosse condotta una qualsivoglia inchiesta. Naturalmente gli osservatori internazionali, visto che non ce n’erano di imperiali,valgono il due di Picche.


Mela sana. L’unica.
Diamo un’occhiata alla mappa della regione in cui è incastonata la Bielorussia: unico dei paesi – o strepitanti paesuccoli baltici - attorno ai confini occidentali della Russia che non sia in mano a regimi ultradestri e ultratlantici, con manifesta egemonia neonazista. Dunque preda irrinunciabile dell’Impero, della Germania, dell’UE, della Nato.
Poi diamo un’occhiata dentro il paese di Alexandr Lukashenko, unico governante che dal 1994, dissoluzione e vendita dei paesi a socialismo reale, ha saputo difendere l’indipendenza, la sovranità, la democrazia vera, il socialismo, per quanto di Stato, ma alla base del migliore welfare di tutto il continente, disoccupazione all0 0,5%, quella fisiologica, apparato industriale non smantellato e svenduto, come negli paesi ex e, colpa degna di un trattamento all’irachena, vittoria sull’imbroglio Coronavirus senza misure restrittive, senza catastrofi economiche e dunque sociali e senza il vaccino di Bill Gates. Semmai quello russo (di cui anch’io mi fiderei più che di qualunque schifezza spurgata da Big Pharma-OMS).



Welfare? Scuola e salute gratis? Sovranità? Non sia mai!

Ma Lukashenko che è lì da 26 anni (meno che i prodotti di Goldman Sachs alla testa dell’UE) è un “dittatore”. Come Maduro, Assad, Gheddafi, Morales. Infatti è uno che non ha accettato di entrare nè nella UE (con cui giustamente commercia), né nella Nato. Ha cacciato gli untori dell’OMS e ha sputato in faccia a FMI e BCE che gli offrivano 30 denari per adottare il lockdown. Ricatto infame che da noi gli è costato molto meno. Vanta la migliore economia di tutti i paesi già URSS, o già sotto URSS. Non rinnega e prosegue il meglio dell’esperienza sovietica. Ha conservato sotto controllo di Stato le risorse del paese negandole ai tappetari occidentali. Scuola e sanità sono pubbliche e gratuite, un dato degno di provocare massima irritazione al capitalismo, al PD e suoi aggregati, all’UE tutta, a Pompeo, al papa.

Blob


E ai loro sguatteri mediatici che, rintronando la gente con i presunti orrori di Lukashenko, le sottraggono un minimo di attenzione alle atrocità del Blob imperiale. Un Blob che, mentre si espande a spese di popoli renitenti, fa a pezzi persone e cose in Yemen, in Palestina, in Bolivia, con Benetton, reinstallato in Autostrade, tra i Mapuche, con gli USA e loro sguatteri curdi in Siria, con turchi, Fratelli Musulmani e Isis in Libia, Siria, Iraq, Mediterraneo. E poi 19 anni di oppio e sangue in Afghanistan, mafia e terrorismo in Europa, predazioni e deportazioni in Africa, caudilli sanguinari in Latinoamerica. Un blob che ora, iniziando con gli Emirati, è giunto finalmente all’israelizzazione del petrolio e dei dollari dei democratici schiavisti del Golfo, prodromo di quella definitiva della Palestina.

Dopo che la Nato e gli USA hanno ammassato truppe ai confini della Bielorussia, il governo bielorusso si è permesso di salvaguardarsi da un’invasione a regime change fallito, contrastando quella manovra con le sue forze aerotrasportate. Gravissima provocazione, minaccia mortale a tutto l’Occidente. Come, invece, sarebbe un clamoroso cedimento al “popolo rivoluzionario” la sua ipotesi di nuove elezioni, “ma solo una volta che un referendum abbia approvato una nuova costituzione”. Cedimento? Alla luce dell’indubbiamente travolgente vittoria conseguita alle ultime elezioni, il presidente sa quello che dice e che farà.

E che così siano serviti anche i riservisti delle armate del Blob, indegnamente affiliatisi all’ignaro Trotzky e perennemente frustrati dall’inconsistenza del loro ruolo (fino a quando non diventano neocon). Ancora una volta, blaterano di “opposti imperialismi” riferendosi a chi si difende e a chi aggredisce, o, se volete, all’ontologico conflitto tra carnefice e vittima che, evidentemente, per loro pari sono. Chi è che aveva parlato di “Immondezzaio della Storia”? (Zitti zitti: Leo Trotzky)

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